lunedì 16 aprile 2012

Droga

Svegliarsi, lentamente.
Ho dormito con solo mezzo bicchiere di Whyskey. Non ho dormito per l'alcool.
Lui dice che mi ama ed io so che è innamorato di me. Lo guardo dormire e penso che sarebbe tutto più facile se io mi innamorassi di lui.
Mi piace sentire le sue mani, le se braccia, mi piace il modo in cui mi bacia. Mi piace come può piacere una droga che lascia il mondo vuori e rilassa la mente in maniera indotta. Come l'whyskey, ma in maniera decisamente più piacevole.
Mi piace guardarlo mentre dorme e studiare sul suo volto le espressioni di soddisfazione, di riposo, di relax... senza bisogno di alcuna alterazione genetica.
Mi piace l'idea di averlo reso soddisfatto. Ma non c'è altruismo, in questo. E' solo il sorprendersi ogni volta del fatto che lui provi piacere nello stare con me. E' come sapere che non lo fa per appagarmi, ma per essere appagato al tempo stesso. Non finge, lui.
Non vuole qualcosa da me. Lo guardo dormire dopo aver passato la notte con lui a fare altro che dormire e so che non finge, che non mi sta raggirando, che non ha un doppio fine.
Mi piace sapere di avere accanto qualcuno che non finge.
Mi alzo cercando di non svegliarlo. E' così prezioso, il sonno, per quelli come noi.
Raggiungo il bagno, mi chiudo dentro, non accendo la luce e non cerco vestiti.
Passo dal letto alla doccia, avviando il getto, caldo. Le abluzioni mattutine favoriscono la chairezza mentale. Piego il capo all'indietro e chiudo gli occhi.

Sto tradendo qualcuno?
No. Il tradimento si basa sull'inadempienza di qualche impegno o sulla menzogna. Sono due cose che io non farò mai. Non fanno parte della mia natura.
Io non mento mai. Ometto.
Io onoro i miei impegni. O non li prendo.
Non ho mentito a Brent, mai. Ho omesso di dirgli... alcune cose. Se le avesse chieste... avrei risposto. Perché tutti non capiscono che io... rispondo? Non regalo nulla, ma non nego niente a chi chiede.
C'è solo una persona che lo ha capito. Una sola che... chiede. La stessa che mi ha chiesto di non tradirlo, che mi ha detto che... se lo tradissi, sarebbe ferito. Ma io non voglio tradirlo. E non lo sto tradendo. Perché non ci sono impegni, né menzogne, tra noi.
Io non sto tradendo nessuno.

Sto facendo del male?
No. Il dolore nasce dal tradimento o dalla disillusione. Non sto tradendo e non sto illudendo, perché ogni singolo patto che io stipulo è sempre chiaro e lampante. Anche quelli personali.
Il volto che aveva mentre dormiva non era un volto sofferente. Non sto facendogli del male e non lo sto facendo a me stessa perché io non illudo neppure me stessa.

Brent mi ha posto una condizione. Non vuole che ci siano altri uomini nella mia mente, quando sono con lui. Gli ho risposto che non è possibile. Sono una persona onesta.
Ma non parlavo di Ektor, che prima o poi troverò ed ucciderò. Finché non lo trovo, significa solo che è morto. O meno pazzo del previsto.
Non parlavo neppure di Cole, benché non possa evitare di chiedermi se Brent abbia capito... abbia collegato i due discorsi della serata. Perché mi fido ciecamente di Cole prima e perché non sono innamorata di Brent poi.
No. L'alcool non ha funzionato. O, meglio... ha ragione Jack. L'alcool funziona ogni volta, ma solo ogni volta.
Mai per sempre.
E' questo l'alcolismo.
E' questa la droga.
L'alcool e Brent.
Ogni volta.
Ma solo ogni volta...

domenica 15 aprile 2012

Barriera Corallina

Non abbiamo abbastanza prove per stabilire quanto fosse diffuso nella Terra che Fu l'habitat naturale ricostruito come "Barriera Corallina".
Siamo stati in grado di preservare alcune specie di pesci, di replicarne alcune, di studiarne altre. Abbiamo trovato varietà di corallo, analizzato e catalogato i generi e sottogeneri di vegetali marini e calibrato matematicamente la salinità dell'acqua.
Ma non sappiamo quanta barriera corallina ci fosse sulla Terra Che Fu. Non sappiamo se fosse una eccezione o la regola, se fosse replicata in più parti del pianeta o localizzata a specifiche aree delimitate.
Non sappiamo cosa pensasse la gente della Barriera Corallina né quante barriere coralline ci fossero nella Terra Che Fu.

...non sappiamo veramente quanti Ranch ci fossero nella Terra che Fu. Quanti Core, quanti Border, quanti Rim. Quanti Skyplex c'erano, nella Terra Che Fu?

venerdì 13 aprile 2012

Due Caffé

"Io prendo un caffé"
"Due caffé"

Ci sono due persone.
Uno è un lurido bastardo.
Una è una lurida bastarda.
Uno indossa una uniforme della flotta.
Una lavora per uno Skyplex.
Uno è convinto che l'altra sia una lurida bastarda.
Una è convinta che l'altro sia un lurido bastardo.
Entrambi sono seduti ad un chiosco in Carpathia Square. Entrambi allo stesso tavolo. Entrambi, ordinano un caffé.
C'è un significato strano nell'ordinare caffé. Non posso fare a meno di pensare alla Rooster.

"Non ho mai capito come mai a Ryan piaccia il caffé"
"E' morto"

Una correzione grammaticale da parte di Jack Rooster. Ma ha ragione lei: c'è un tempo verbale sbagliato nella mia frase.
Ma torniamo alle nostre due persone.
Uno è convinto di saperne più dell'altra.
Una è convinta di sapere meno dell'altro.
Uno cerca di mettere a disagio l'altra.
Una è così sicura di essere la parte debole, che non avverte disagio.
Uno si vanta di una manovra di troppo.
Una capisce che l'altro non avrebbe dovuto fare quella manovra, se avesse veramente saputo tutto.
Uno viene colto alla sprovvista.
Una viene colta alla sprovvista.
Ed ecco che una base di valutazione errata stava portando a conseguenze drammatiche.
Ma la differenza tra un professionista ed un dilettante è che il professionista sa adeguare la propria strategia allo scorrere degli eventi.
Uno cambia la piega del suo approccio con l'altra.
Una cambia la piega del suo approccio con l'altro.
Uno non diventa amico dell'altra, ma parla con lei.
Una non diventa amica dell'altro, ma parla con lui.
Uno si rende conto di saperne meno dell'altra.
Una si rende conti do saperne più dell'altro.
Il giuoco delle parti domina la scena. Quell'autore di teatro europeo, codificato alla Biblioteca di Ghandi come "I33", ha scritto una frase interessante: Io sono Colei che mi si crede.
Uno, crede l'altra una lurida bastarda, utile.
Una, crede l'altro un lurido bastardo, utile.
Entrambi, si danno appuntamento per un drink.
E' dannatamente ironico come i miei rapporti con la gente che mi odia si riducano sempre più spesso ad incontri alcolici.


...e poi, analcolico con Adams e Ritter. Parlare di uomini, donne, preferenze e relazioni di letto come se non... non ci fossero guerre e problemi. Come se non ci fossero morti e battaglie. Come se non ci fossero soldi ed affari. Una sensazione strana. Una sensazione piacevole.
Credo di volerlo... rifare. Qualche volta.


A fine serata, mando un messaggio a Scott. Poche righe, giusto per dirgli che forse... forse... abbiamo un insospettabile alleato. Almeno per questa volta, almeno per questa storia.
Una riga di risposta da lui. Mi piacciono le sue risposte: sono semplici e contengono tutte le informazioni utili e necessarie.
Si è solo dimenticato di aggiungere che si trovava su Hall Point.
Mi chiedo se Jack gli abbia detto qualcosa del nostro incontro...


"Credo di aver capito che il tipo di uomo che le piace, miss Winter, è quello che non si concede facilmente"
"Suppongo lei abbia ragione, miss Adams... potrei perdere la testa per un uomo che mi dica di "no" per tre o quattro volte..."

giovedì 12 aprile 2012

Archetipi Emotivi

"E' strano tu ti fidi di me. Io non mi fido di te"

Non ho mal di testa e non ho amnesie sue ieri sera. Mi sono svegliata stanza, con la voce di Richard.
"Vuoi un thè?"
Non un caffè. Richard non mi offre mai caffé. Richard sa molte più cose di quanto ammetta di sapere. E non ha mai sopportato Ryan. Ecco, non ho funzionato. Appena sveglia e già penso a Ryan.
Mi raddrizzo sul divano. Non ci sono letti veri e propri su questa navetta, ma i divani sono estremamente comodi.
Mi ha tolto il cappotto, i pugnali e le scarpe. Chi? Lui o lei? Non me lo ricordo. Ma di sicuro è stato lui. Non credo Jack sia salita sulla navetta.
"Allora? Hai finito di farti del male? Torniamo ad Hall Point?" sbuffa, infastidito.
"Non mi sono fatta del male. Me l'ha promesso... Mi ha promesso che mi aiuterà a ricordarmi che Ryan non era una... brava persona"
"Donna... questo potevo farlo anche io..."
Una pausa. Scuoto il capo.
"No, Richard... no. Tu lo avresti detto perché ti infastidiva che lo frequentassi. Lo avresti detto per la percezione di rapporto tra me e lui. Lei lo ha detto perché ci crede davvero e continuerà a ripetermelo perché ci crede davvero"

Jack è una stronza. Ma è leale, a modo suo. Lo sapevo che avrebbe accettato.
Ho parlato io, quasi tutto il tempo. Mi ci sono delle cose che ha detto che non riesco a non sentirmi rimbombare in testa.

"A te non te ne frega niente di Blackbourne"

Non è vero. A me Blackbourne piaceva. Ma lui piaceva a tutti... tutti lo hanno pianto, tutti lo hanno ricordato, tutti lo hanno accompagnato al cimitero dietro Saint Quentin.
Stanno facendo di Blackbourne un dannato eroe nazionale. Buono, perfetto, santo.
Blackbourne non era un santo. Era solo una persona coerente a se stessa. A me piaceva Blackbourne.
Mi ricordo quando esplose il patio del Black Oak Ranch. Mandai in regalo un dondolo, lo feci fare uguale a quello che c'era. Perché se Blackbourne fosse tornato e non avesse trovato il dondolo, magari non si sarebbe sentito a casa.
Ma io non faccio pubblicità alle cose. Io lavoro in maniere diverse. Nessuno mi dirà mai Grazie, per le cose buone che ho fatto. Perché nessuno saprà mai che le ho fatte.
Andai a chiedergli di parlare con James. Di fargli capire se stava sbagliando. Di farlo ragionare.
Oh, ma certo. E' facile allevare un pistolero, insegnargli le vie dello spazio. Poi lui impazzisce ed è facile urlargli contro e farlo arrabbiare ancora di più. Solo Blackbourne mi capiva, su questo.
O, almeno, credo...

"Cosa è successo in questi due mesi e mezzo tra te e Cole?"

Lei lo chiama Cole. A me non riesce farlo, non così spesso. E' veramente ridicolo che, di questa domanda, la prima riflessione sia che lei lo chiama "Cole". Ed io lo chiamo "Scott". Eppure forse questo delinea la risposta meglio di molte altre parole e frasi.
Ma la cosa che mi sconvolge, anche se non lo ammetterò mai, è quanto sia strano il mondo emotivo degli esseri umani.
Da un punto di vista obiettivo, Jack ed io siamo due persone completamente diverse. In alcuni versi, opposte. Quanto lei è rapida a passare ai fatti, io sono lo stereotipo della lentezza. Io valuto, statisticamente, ogni mossa. Lei si limita a muoversi e lo fa prima che io possa fare qualsiasi altra cosa. Lei non sa usare un cortex pad. Io non so cavalcare. Lei spara. Io parlo correntemente quattro lingue.
Eppure siamo riuscite non solo ad innamorarci dello stesso uomo, ma anche a fare lo stesso identico ragionamento su cosa sia meglio per lui. Siamo entrambe convinte che sarebbe estremamente meglio per lui stare con l'altra.
Come è possibile che Jack ed Io arriviamo alla stessa, identica, speculare conclusione?
Non c'è una base comune tra noi due. Nessuna. Percorro a ritroso la mia storia e le mie idee e non trovo nessun punto di contatto con la storia e le idee di Jack Rooster.
Guardo la mia immagine riflessa nello specchio sintetico del bagno del mio Evolution, dopo aver chiuso Richard fuori.
Mi ci voleva una notte di alcool con Jack Rooster per capire una cosa così lampante: i sentimenti e le emozioni sono univoche ed universali.
Non importa essere cresciuto a Capital City, avere tre fratelli morti a Serenity Valley, essere nella Flotta per imposizione familiare o contrabbandare droga per vivere. Non importa l'estrazione sociale, né l'educazione ricevuta. Non importa il tipo di vita e di idee e di variabili di ognuno. La sfera emotiva è insita nell'animo umano in maniera trascendente all'essere singolo. L'atto spontaneo della respirazione viene instillato naturalmente dai meccanismi corporei alla nascita. Su Horyzon come su Albany, i bambini nascono con lo stesso istinto vitale di respirale in quanto esseri umani.
I sentimenti sono altrettanto universalmente patrimonio del genere umano e non del singolo, parte della razza "uomo" e non dell'habitat specifico.
Sono reazioni ataviche, archetipi dell'essere umano in quanto tale.
Quindi, abbiamo due donne. Se le spogliamo del loro vissuto personale, restano due donne, due unità similari. Questo crea la base perché si verifichi la possibilità che le due donne maturino e gestiscano lo stesso sentimento nello stesso modo.
Devo parlarne ad Heisenberg, decisamente.
E' questa la base dell'empatia. E' questa la base della mia anomalia. Il fatto che l'emotività sia collettivamente intrinseca in ogni essere vivente allo stesso identico modo.
Per questo, continuo a dire che Max è un clone. Non può essere un essere umano. E' privo degli archetipi emozionali.
Mi fermo, esco dal bagno e cerco lo sguardo di Richard.
"Sto pensando a degli uomini e nessuno di loro è Ryan Gibbs", dichiaro, sorridendogli.
In fondo, il mio obiettivo della serata era non pensare a Ryan. Smettere di pensare a lui.
Non so se ci sono riuscita.
Ma so che almeno ho molte altre cose a cui pensare.

Richard torna in cabina per fingere di avere qualcosa da fare, per lscairmi sola. Devo cambairmi, indossare abiti più adatti a me.
E mi sorprende un nuovo pensiero, mentre inizio a spogliarmi.

"Ho passato al serata in compagnia di una donna che odia me ed ama lo stesso uomo che amo io... e l'unica cosa che riesco a pensare è... agli archetipi emotivi?
Decisamente sì. Scott... Cole starà sicuramente meglio con lei"

mercoledì 11 aprile 2012

Noi Non Siamo I Buoni

L'Evolution viaggia verso Hall Point. Non ci sono rumori, né sensazioni di movimento. Mi sto abituando a viaggiare nello spazio. Mi sto abituando a molte cose. Aspetto di lasciare l'atmosfera di Safeport prima di sentirmi veramente sulla strada di casa.
Tolgo la giacca. Una giacca marrone, di cuoio. Sento nella testa la voce di Ryan.
"Vedi di stare attenta, tu... che magari qualche posto di blocco dal grilletto facile ti spara per errore"
Non mi rattristo, non ci faccio più caso a tutte le volte che penso a lui. So che devo levarmelo di testa. So che devo bere fino a perdere il lume della ragione, se voglio riuscire ad urlare veramente. E' una valutazione obiettiva: per non essere obiettiva, dovrò impegnarmi parecchio.
Lascio il cappotto su una sedia, ripiegato come se fosse una cosa a cui tengo o che ha valore. Ma anche quella è solo abitudine. Non è un cappotto marrone ed io non sono Scott.

Scucito e ricucito. Risistemato, riparato, curato. Qualcosa a cui tiene veramente. Lo guardo, fisso Scott mentre dà ordini a Mughain che è un suo superiore. Lo guardo mentre si volta verso di me e mi risponde malissimo. E tutto ciò che vedo e che percepisco è solo quanto sia legato a quel Cappotto Marrone.

Sfilo la coppia di sai dai fianchi. Un movimento che potrei fare ad occhi chiusi. Faccio perno sugli tsuba per ruotarli tra le dita senza neppure rendermene conto, abituata anche a questo. Li appoggio sul tavolo. Mi sono abituata anche a girare armata. Mi sono abituata anche alla temperatura del metallo tra le dita, all'equilibrio dei sai, al bilanciamento dei miei pugnali.
Probabilmente non sarebbero serviti a nulla contro un colpo di pistola. A nulla. Ma le pistole finiscono le munizioni, prima o poi. Le lame non perdono il filo, durante un combattimento. Ma non ho mai veramente combattuto. Non ne ho avuto mai bisogno. Ma penso che lo farei, prima di farmi ammazzare. Mi sono abituata anche all'idea di rischiare la vita...
Mi avvio verso la poltrona. Ho bisogno di sedermi, rilassarmi. Mi fermo giusto in tempo. un bel sospiro. Distratta, Donna distratta. Torno al tavolino portando le mani alla schiena. Sfilo i sai dalla cintura, quelli di riserva.
Il mio maestro mi disse che bisogno avere sempre tre sai, in modo da poterne lanciare uno senza restare disarmati. Io ne ho quattro, perché una volta sprecato spazio per un pugnale aggiuntivo non crea ulteriore aggravio strutturale inserirne un quarto incrociato al terzo. Non compromette l'equilibrio, non inficia i movimenti. Ha fatto una analisi tattica della disposizione delle lame e non crea svantaggio aggiungere un quarto sai.
O due o quattro. Il tre non è ottimizzazione.
In linea teorica sarebbe strutturalmente corretto aggiungerne altri due in fibbia. Ma lo troverei ridicolmente eccessivo.
Non mi troverò mai in situazioni da dover rischiare di perdere quattro sai e necessitare un quinto o sesto. E poi... parliamo di lame lunghe, di carico sulla postura e...
...che sto facendo?
Sospiro. Sfilo i sai da dietro la schiena e li appoggio accanto ai gemelli. Ecco... ora posso sedermi e rilassarmi.

"La prossima volta che sento qualcuno parlare dei rapporti tra me e te, James, non me la prenderò con il traditore, ma direttamente con chi se lo è scelto"
Lo fisso negli occhi. Quegli inespressivi occhi dannatamente grigi. Sono ad un passo da lui. Potrebbe tendere una mano a torcermi il collo senza problemi. Ma io so benissimo che non lo farà. Lo so.
Non per i sai. Lui ha più armi con sé di quante io possa anche solo pensare di trasportarne.
Non per la giacca marrone. Lui sa perfettamente com'è fatto un vero cappotto marrone.
Non per la mia bella faccia. Non ci sono rapporti emotivi o relazionali tra noi due.
No.
Perché io sono Donna Winter.
E non faccio più parte dei Buoni da molto, molto tempo. Anche a questo, mi sono abituata.

martedì 3 aprile 2012

Berishan 02.04.2514

Nessun funerale militare. Una lapide bianca in un cimitero civile. Non ci sono divise... solo una veglia di pioppi lungo il viale che divide due campi costellati di croci e marmi. Non piove, su Berishan.
Sarei dovuta andare su Greenfield, cercare la base del MAC, cercare Anthony. Avrei potuto passare la giornata su Horyzon, parlare con Heisenberg, vedermi con Phillps. Non l'ho fatto: sono venuta qui.
Una cerimonia spoglia.
Una sola corona di fiori da "La Famiglia". Un solo mazzo di fiori, bianco come la lapide, come i miei vestiti.

Tre lapidi bianche ed anonime in un cimitero militare, tre mazzi di fiori, io vestita di bianco e lui che riconosce il colore del lutto. Si stupisce, forse non crede veramente che possa essere io. Forse non crede che io abbia pensieri e sentimenti di commiato per quattro cadetti morti in un blindato in fiamme. Eravamo in un cimitero, la prima volta che non abbiamo parlato di lavoro, di accordi, di equilibri e disequilibri. Abbiamo parlato di tre ragazzi morti, di come ci si sente a morire.
Tre ragazzi uccisi dai mercenari del Fulham Ranch. Tre ragazzi per cui lui ha disertato... pur di vendicarli. Se li ricorda ancora, quei tre ragazzi. Anche se lui non era lì dentro a morire con loro. Io sì.

C'è un prete, od un pastore, che presiede una funzione con tre persone.
Il padre di Ryan non piange, l'altro uomo accanto a lui non gli somiglia abbastanza per essere un parente, ma forse mi sbaglio.
Solo quest'uomo ha gli occhi arrossati, come se stesse per scoppiare in lacrime da un momento all'altro.
Io? No. Sono seria, sono serena.
Guardo una manciata di terra su una bara. Terra, un senso di origine, forse.
Non so se Ryan volesse tornare su Berishan. Ma Buck voleva tornare su Greenfield. Credo Ryan pensasse la stessa cosa, di casa sua. Spero.
Casa.
Non c'è terra su uno Skyplex, dove potermi seppellire.
Il padre di Ryan non mi accusa di aver ucciso suo figlio. Non lo ha fatto neppure una volta. Me ne domando il motivo. Ma non lo chiederò a lui, né ad altri. Mi ha rivolto parola solo per le formalità di rito, ma non percepisco ostilità. Forse, se è degno padre di degno figlio, verrà a cercarmi dopo domani per piantarmi una pallottola in fronte.

"Chi ha ucciso Ryan?"

Me lo ha chiesto solo Arkan. E' l'unico a cui è interessato avere un nome. Forse, per cercare vendetta. Forse, per capire. Forse, per curiosità. Ma lo ha chiesto.

"Secondo l'autopsia, sarebbe morto a breve per i colpi di Blackbourne... gli altri colpi hanno solo accelerato la cosa".

Non lo so se è vero. E' questo il bello: non ho mentito. Ho solo dato la versione a cui credo. A cui voglio credere. Eppure, Donna Winter non ha fatto domande, sull'autopsia, a nessuno. Donna Winter non vuole sapere chi ha veramente ucciso Ryan tra Blackbourne e Scott.
Perché saperlo non cambia lo stato delle cose: una bara, niente bandiere, niente musica.
Isabel non è venuta. Lo immaginavo. Sono l'unica a cui non interesse veramente perdere reputazione. O che saprebbe esattamente come gestire determinate domande scomode sulla questione.
Anthony non è venuto. Credevo di vederlo, accucciato dietro un albero, ma se per questo credevo di vedere anche un presidio alleato ad aspettarlo qui per arrestarlo. Né l'uno, né gli altri.
Arkan non è venuto. Ha da nascondersi, lui. Ha da proteggersi. Sospettano di lui, dice. E' comprensibile che prenda le distanze. E' autoconservazione. Eppure sono certa che se fosse morto Arkan... Ryan sarebbe venuto al funerale. Ad ogni costo.

Il becchino fa calare la bara nella fossa. Osservo, senza una parola, immobile. Non mi sento stringere il petto, non provo dolore neppure adesso. Non ho potuto chiedere a nessuno di portare i miei ultimi saluti all'ultimo viaggio di Ryan Gibbs. Quindi, sono venuta io stessa. Semplice, logico.
Prima pala di terra. Suo padre ha voluto far fare le cose a mano, come ai vecchi tempi. Non ne capisco il motivo, ma percepisco debba essere una specie di rituale. Lentezza.
Ryan non era lento. Non mi piace salutarlo con un rito lento. Mi concentro, senza chiudere gli occhi.
Sento l'odore della terra, dell'erba tagliata. Sento il mio profumo di sandalo, che non mettevo da giorni. Forse, la sua mutazione gentica èa ncora attiva, anche da morto. Non posso saperlo.
Forse, adesso, sta percendo gli odori della terra, dell'erba tagliata e del sandalo. Ma non c'è afflusso sanguigno al cervello per poterli elaborare.

Ricordo le parole di Silas. Adesso, in questo momento, penso alla discussione che ho avuto con lui. Con l'unica persona non emotivamente coinvolta nell'evento. Con l'unica persona che mi ha fatto sentire emotivamente coinvolta nell'evento, per antitesi. Solo adesso mi rendo conto che non provare dolore non significa non provare emozioni. Che non piangere la morte di Ryan non significa non avergli voluto bene. A modo mio. In una maniera diversa da tutti gli altri.
Ma "in una maniera". Perché io sono emotivamente coinvolta. A modo mio, lo sono.
Il mondo, vive in gradi di freddezza ed in gradi di calore. Il freddo di Silas è più freddo del mio. Quindi, da qualche altro punto di vista, ho calore.
Verso questa storia.

lunedì 2 aprile 2012

Punti Deboli

Tradire. Ferire.
Penso di odiarlo.
Lo odio perché ho un punto debole.
Vorrei che sparisse.
L'unico ostacolo che ho, le uniche remore che ho. L'unica coscienza che ho.
Vorrei essere Max, non per essere potente. Non per essere temuta. Potrei chiedere ad Heisemberg se veramente esiste una operazione gentica per rimuovere ogni emozione da un essere vivente. Vorrei essere Max.
Gli esseri umani sono deboli ed io sono un essere umano. A mio vantaggio, conosco esattamente ogni mio singolo punto debole.
Vorrei che sparisse, che non fosse mai esistito.
Vorrei che non mi avesse salvato la vita durante l'attentato neo luddista.
Vorrei che non fosse andato a scovare Eklestone senza chiedere nulla in cambio.
Vorrei che non avesse accettato di lavorare per me.
Vorrei non aver mai litigato con lui, perché le alterazioni psicologiche di un litigio comportano un residuo gradi di empatia, di emozioni, positive o negative che siano.
Vorrei che quando gli ho detto "so chi sei", mi avesse puntato una pistola alla testa.
Vorrei che avesse sparato a Ryan senza motivo, per sport.
Ryan...
Ci ho pensato spesso. Molto spesso.
Credo che dovrei piangere e sfogare una qualche forma di dolore. Non provo dolore, eppure non riesco a smettere di pensare a lui, obiettivamente, ma continuamente.

"Devo chiederti un favore personale, Brent. Se Ryan metterà piede su Hall Point, aiutami a tenerlo lontano da Scott e Scott lontano da lui"

Sono una profetessa migliore del previsto. Anche se ho omesso la variabile "Blackbourne" dal calcolo dell'equazione.
Quando ho detto quella cosa a Brent, l'ho detta perché ero obiettivamente certa che avrei avuto disagio dalla morte di uno dei due. O di entrambi.
Scott ha ucciso Ryan ed io non provo senso di vendetta, nonostante inizi a comprendere un senso di mancanza.
Se Ryan avesse ucciso Scott?
Oh, sarebbe stato tutto più semplice. Molto più semplice. Probabilmente avrei provato vendetta. La rabbia è emotività.
Ma poi... poi non avreia vuto più punti deboli. Ryan non è mai stato un punto debole... e magari nel mio senso di vendetta sarebbe morto anche lui. Nessun punto debole. Libera. Forte.

Mi guardo allo specchio. Rifletto immagine e pensieri.

Perché quando ho letto del rapimento di Heisemberg ho provato l'istinto di intervenire? Non ho già abbastanza problemi?
Jacob è il mio medico. Quello che conosco, quello che so cosa vuole. Jacob fa parte di una sfera di persone le cui etichette, nella mia testa, iniziano con "mio". Jacob è qualcosa che conosco, qualcosa che posso gestire.
Jacob c'era, quando Fagin ha mandato un sicario per uccidermi. Jacob è quello che c'era quando avevo bisogno di un medico, di uno che sapesse capire cosa mi era successo. Jacob mi ha visto debole e non mi ha derisa.
Jacob non è un mio punto debole. Ma ero pronta a ricomprarlo, per riaverlo indietro.
Ne avrei avuto vantaggio.Ne avrei avuto sollievo.

Perché quando ho visto l'identikit di quella donna, ho temuto che Mughain fosse coinvolta?
Mughain ha lavorato per me, è collegata a me. Sebbene non abbia più divise e dati di Hall Point, è un volto associabile alla mia stazione. Conosce molte cose di me che non so se voglio che James sappia.
Mughain è impulsiva. Non lo saprebbe gestire un rapimento. Finirebbe per farsi male o per far male a qualcuno. Non la galera, ma pallottole. Non ho paura della galera, ma non la voglio veder sanguinare. Mughain si è confidata con me, spesso. Io mi sono confidata con lei, qualche volta. Mughain mi ha venduto la sua anima ed è mio dovere prendermente cura.
Mughain non è un mio punto debole. Ma ero pronta ad insabbiare il mondo, per proteggerla, per restarne al di fuori.

Perché non vedo né sento Brent da tre giorni ed avverto un senso di solitudine?
Brent lavora per me, è fidato, posso assegnargli incarichi riservati e so che resteranno tali. Sa esattamente come funziona Hall Point e come si gestiscono le cose. Conosce le priorità e sa destreggiarsi nel problem solving. Posso delegargli incarichi senza doverli ricontrollare, dando per certo che saranno condotti alla perfezione.
Brent mi fa sentire "tranquilla". Come se veramente non ci fossero problemi. Non mi conosce, eppure mi capisce. Un tempo, riuscivo a non pensare al lavoro solo quando ero alle Terrazze Verdi di Horyzon. Ora, ci riesco anche quando sono con Brent. Non è solo una questione "fisica". Non riuscirei a lasciarmi andare con molti altri. Non amo Brent, ma amo le sensazioni che provo quando sto con lui.
Brent non è un mio punto debole. Ma mi manca il suo lavoro e mi manca la sua presenza.

Bene. E' chiaro. So a chi tengo. Tutti gli altri, tutti, sono sacrificabili. Per ottenere ciò che voglio.

Sai cosa vuoi, Donna Winter?
Sì. Adesso, sì.