Ho scoperto che il secondo bicchiere è sufficiente. Credo di ricordarmi più o meno tutto quello che è successo. Spero.
Ricordo esattamente i punti fermi della discussione. Ho l'impressione che lui non abbia capito quello che gli ho detto. O forse mi sono spiegata male io. O forse ero troppo annebbiata, magari era troppo annebbiato lui.
L'importante è che non si sia accorto di come ho fatto a sapere ciò che so. No, non se ne è accorto. Sono ragionevolmente sicura che non se ne sia accorto. Non sono altrettanto ragionevolmente sicura che non si sia accorto che ho una vulnerabilità.
Ma non è scappato urlando. Ha più fegato di quanto credessi.
Questo Blog è legato al gioco di ruolo online "Ballad of Serenity" (www.balladofserenity.net) e non rispecchia dati o fatti reali, bensì invenzioni di fantasia legati alla finzione narrativa del gioco.
lunedì 31 ottobre 2011
domenica 30 ottobre 2011
Interessante, Meraviglioso, Affascinante
Ci sono diversi uomini che mi hanno definita interessante, meravigliosa ed affascinante. Che mi hanno guardata con interesse, che mi aspettavano con ansia in un ritardo.
Ma mai nessuno quanto lo Studioso. Anche perché lui, tutto questo, non lo rivolgeva a me... ma a quello che mi è successo. A quelle catene di dna mutate, a quelle anomalie sensoriali.
Sono qui, sono viva e sono... una cavia da laboratorio.
Adesso so esattamente cosa mi sta succedendo. Ma dal "saperlo" al "capirlo" la strada è lunga.
Percezioni extrasensoriali delle emozioni e pensieri altrui. Lo Studioso lo ha chiamato "un dono" ed ha parlato di problemi etici e morali dell'utilizzarlo.
Io sono qui e penso... penso al fatto che non sono una persona normale. Penso a Lui e vorrei tanto essere grigia, perché sarebbe estremamente più semplice da affrontare Devo imparare a controllare questa cosa, perché lo Studioso non si farà togliere il suo giocattolo tanto presto. Prima di curarmi, vorrà tutti i dati possibili ed immaginabili per studiare quello che mi è accaduto. E replicarlo, probabilmente.
Intanto, devo andare avanti. Devo controllare il panico, controllare le percezioni. Devo valutare cosa è vero e cosa è retaggio di questo assurdo scherzo genetico. Ho un indizio, importante. La stanchezza che mi prende dopo le visioni. Chiamarle "allucinazioni" sarebbe sbagliato adesso.
Sono Visioni.
Rielaboro i fatti.
Il sicario ha detto la verità. Lavorava veramente per Ekleston: li ho visti chiaramente concordare il prezzo. Solo lavoro, niente di personale.
Poi c'è l'Ingegnere. Qui la faccenda si fa complicata. Molto più complicata. Dilemmi etici e morali? No. Parole. Sa metà della storia, non so se devo dargli l'altra metà della storia. E se lo faccio... dovrei dirgli un'altra cosa. O potrei solo dirgliela senza spiegargli il tutto. Immagini. Solo immagini. Niente Emozioni, posso omettere questo dettaglio.
Altrimenti si metterebbe a balbettare e la discussione finirebbe lì.
Ma mai nessuno quanto lo Studioso. Anche perché lui, tutto questo, non lo rivolgeva a me... ma a quello che mi è successo. A quelle catene di dna mutate, a quelle anomalie sensoriali.
Sono qui, sono viva e sono... una cavia da laboratorio.
Adesso so esattamente cosa mi sta succedendo. Ma dal "saperlo" al "capirlo" la strada è lunga.
Percezioni extrasensoriali delle emozioni e pensieri altrui. Lo Studioso lo ha chiamato "un dono" ed ha parlato di problemi etici e morali dell'utilizzarlo.
Io sono qui e penso... penso al fatto che non sono una persona normale. Penso a Lui e vorrei tanto essere grigia, perché sarebbe estremamente più semplice da affrontare Devo imparare a controllare questa cosa, perché lo Studioso non si farà togliere il suo giocattolo tanto presto. Prima di curarmi, vorrà tutti i dati possibili ed immaginabili per studiare quello che mi è accaduto. E replicarlo, probabilmente.
Intanto, devo andare avanti. Devo controllare il panico, controllare le percezioni. Devo valutare cosa è vero e cosa è retaggio di questo assurdo scherzo genetico. Ho un indizio, importante. La stanchezza che mi prende dopo le visioni. Chiamarle "allucinazioni" sarebbe sbagliato adesso.
Sono Visioni.
Rielaboro i fatti.
Il sicario ha detto la verità. Lavorava veramente per Ekleston: li ho visti chiaramente concordare il prezzo. Solo lavoro, niente di personale.
Poi c'è l'Ingegnere. Qui la faccenda si fa complicata. Molto più complicata. Dilemmi etici e morali? No. Parole. Sa metà della storia, non so se devo dargli l'altra metà della storia. E se lo faccio... dovrei dirgli un'altra cosa. O potrei solo dirgliela senza spiegargli il tutto. Immagini. Solo immagini. Niente Emozioni, posso omettere questo dettaglio.
Altrimenti si metterebbe a balbettare e la discussione finirebbe lì.
Evoluzioni
Ho cambiato camera. Ma ugualmente non riesco a dormire. Guardo il pavimento, sdraiata sul mio letto, avvolta dalle lenzuola anche se non ho freddo.
Lui se ne è andato. E' fuggito, dicono. Una elaborata strategia? No... non è adatto allo Sceriffo bluffare. A meno che lo Sceriffo stesso non sappia nulla. Perché se ne è andato, se veramente se ne è andato? Che lo Sceriffo creda ciò che vuole. Che creda che ho perso il controllo perché tutte le dannate voci di me e Lui sono vere. Meglio creda questo che... che sappia la realtà.
Sono terrorizzata. E se fosse un effetto collaterale di quello che ha subito? E se... se quella roba portasse alla pazzia? Non c'è alcuna correlazione logica o scientifica tra ciò che hanno iniettato i militari a Lui e cosa può aver iniettato un dannato sicario a me... ma in fondo quando si parla di genetica, Lui è il mio unico riferiento valido, l'unica esperienza a cui possa appigliarmi.
O, forse, lo era.
Continuo a dover pendere dalle labbra dello Studioso. E la cosa non mi piace. Mi sento debole, fragile, a dover dipendere da un uomo. Se Lui fosse qui, avrei due strade da percorrere. Ma Lui non c'è ed io non ho un piano di riserva. Odio non avere piani di riserva, mi fa sentire nuda ed indifesa.
Non era in programma che l'Ingegnere sapesse. Non era in programma neppure che dovessi avere un'altra dannata allucinazione. Molte cose non erano in programma. Ma forse, tra tutte le persone che conosco. L'Ingegnere è l'unica che manterrà il segreto. Lui e la Bambina. Non credo esistano altre persone che possano avere interesse e volontà di farlo.
Mi ha sorpreso quando ha chiesto chi fosse stato il mandante del mio attentato. Mi ha sorpreso che non mi abbia dato alcun prezzo, ma abbia solo voluto nomi e dati. Non credevo che nel 'Verse potessero esistere persone con una etica ed una morale. Ma più frequento l'Ingegnere e più mi rendo conto che è un personaggio peculiare.
Ho il terrore che prima o poi riuscirà sul serio a farmi ubriacare.
Lui se ne è andato. E' fuggito, dicono. Una elaborata strategia? No... non è adatto allo Sceriffo bluffare. A meno che lo Sceriffo stesso non sappia nulla. Perché se ne è andato, se veramente se ne è andato? Che lo Sceriffo creda ciò che vuole. Che creda che ho perso il controllo perché tutte le dannate voci di me e Lui sono vere. Meglio creda questo che... che sappia la realtà.
Sono terrorizzata. E se fosse un effetto collaterale di quello che ha subito? E se... se quella roba portasse alla pazzia? Non c'è alcuna correlazione logica o scientifica tra ciò che hanno iniettato i militari a Lui e cosa può aver iniettato un dannato sicario a me... ma in fondo quando si parla di genetica, Lui è il mio unico riferiento valido, l'unica esperienza a cui possa appigliarmi.
O, forse, lo era.
Continuo a dover pendere dalle labbra dello Studioso. E la cosa non mi piace. Mi sento debole, fragile, a dover dipendere da un uomo. Se Lui fosse qui, avrei due strade da percorrere. Ma Lui non c'è ed io non ho un piano di riserva. Odio non avere piani di riserva, mi fa sentire nuda ed indifesa.
Non era in programma che l'Ingegnere sapesse. Non era in programma neppure che dovessi avere un'altra dannata allucinazione. Molte cose non erano in programma. Ma forse, tra tutte le persone che conosco. L'Ingegnere è l'unica che manterrà il segreto. Lui e la Bambina. Non credo esistano altre persone che possano avere interesse e volontà di farlo.
Mi ha sorpreso quando ha chiesto chi fosse stato il mandante del mio attentato. Mi ha sorpreso che non mi abbia dato alcun prezzo, ma abbia solo voluto nomi e dati. Non credevo che nel 'Verse potessero esistere persone con una etica ed una morale. Ma più frequento l'Ingegnere e più mi rendo conto che è un personaggio peculiare.
Ho il terrore che prima o poi riuscirà sul serio a farmi ubriacare.
venerdì 28 ottobre 2011
Cavia Volontaria
Ho messo la mia vita in mano ad un uomo. Non parlo di morte o di sopravvivenza. Parlo della vera cosa importante, della cosa che può veramente distruggere la mia vita: mente, controllo, padronanza. Sanità mentale.
Ho preso tutto questo e l'ho consegnato ad un uomo che conosce pochissimo, di cui so solo una cosa. So cosa vuole. La cosa fondamentale.
Se esattamente che Lo Studioso vuole studiare e studiarmi. So che vuole conoscere, so che vuole capire, so che vuole scoprire. So che la sua droga si chiama scienza, così come quella di Lui è la logica. Ne sono consapevole.
Ed io mi sono offerta volontariamente come dose della sua droga. In cambio di questo, voglio risposte. Esattamente quello che vuole anche lui, per altri motivi. Comunione d'intenti incentrati sul mio corpo, su un dannato sciacallo e sul ronzare delle macchine mediche.
Non sono sicura di aver fatto la scelta giusta. Non conosco Lo Studioso abbastanza bene da capire veramente se ci possa essere altro, un'altra droga più importante, obiettivi primari che sovrastano la voglia di ricerca e conoscenza. Ma non credo di avere molte alternative.
Quindi, che lui prenda il mio corpo e ci faccia ciò che vuole. Ma che mi restituisca l'unica cosa che per me conta veramente: fiducia nella mia mente.
Sto iniziando a ritrovare la forza di provare rabbia.
Ho preso tutto questo e l'ho consegnato ad un uomo che conosce pochissimo, di cui so solo una cosa. So cosa vuole. La cosa fondamentale.
Se esattamente che Lo Studioso vuole studiare e studiarmi. So che vuole conoscere, so che vuole capire, so che vuole scoprire. So che la sua droga si chiama scienza, così come quella di Lui è la logica. Ne sono consapevole.
Ed io mi sono offerta volontariamente come dose della sua droga. In cambio di questo, voglio risposte. Esattamente quello che vuole anche lui, per altri motivi. Comunione d'intenti incentrati sul mio corpo, su un dannato sciacallo e sul ronzare delle macchine mediche.
Non sono sicura di aver fatto la scelta giusta. Non conosco Lo Studioso abbastanza bene da capire veramente se ci possa essere altro, un'altra droga più importante, obiettivi primari che sovrastano la voglia di ricerca e conoscenza. Ma non credo di avere molte alternative.
Quindi, che lui prenda il mio corpo e ci faccia ciò che vuole. Ma che mi restituisca l'unica cosa che per me conta veramente: fiducia nella mia mente.
Sto iniziando a ritrovare la forza di provare rabbia.
mercoledì 26 ottobre 2011
Viva e Vegeta
"Dopo aver affrontato in rapida successione una molotov e due pistole puntate contro, in casa mia, credo di sapere cosa voglia dire aver paura..."
Sarò stata punita per tanta superbia? Ma io ne ero veramente convinta. Ero veramente convinta che non potesse accedermi niente di peggiore... ero.
Non posso ammettere di aver paura. Per Foster sono stanca e arrabbiata, per Dorris sono arrabbiata e stanca.
Nessun processo degenerativo in corso. Non ho avuto altre allucinazioni. Forse era lo stress, la paura del momento. Paura... terrore. Terrore puro.
Terrore di impazzire. Dannazione, uccidetemi, ma non fatemi impazzire. E se i tormenti di cui parlava l'Ustionato fossero questi? E se fosse una degenerazione non fisica, ma mentale? Avrebbe ragione, perché mi porterebbe alla morte. Al suicidio, probabilmente.
Il dottor Foster non può aiutarmi. E' in gamba, ma non fino a questo punto.
Ho fissato per degli accetramenti all'ospedale di Horyzon, per un generico avvelenamento. Non ho il coraggio di... approfondire. Anche se dovrei. Anche se vorrei.
Ho voglia di spaccare qualcosa. Ma se ne accorgerebbero, qualcuno se ne accorgerebbe.
Non posso dare segni di debolezza, non posso dare segni di cedimento. Non voglio.
C'è già troppo Caos, troppo Caos.
Devo mantenere l'ordine, dove lo posso mantenere. Fuori dalla mia testa, lo posso mantenere.
Ed il fatto di non essere più sicura di riuscire a mantenerlo nella mia testa, continua a terrorizzarmi.
Voglio cambiare camera. Non voglio più dormire.
Sarò stata punita per tanta superbia? Ma io ne ero veramente convinta. Ero veramente convinta che non potesse accedermi niente di peggiore... ero.
Non posso ammettere di aver paura. Per Foster sono stanca e arrabbiata, per Dorris sono arrabbiata e stanca.
Nessun processo degenerativo in corso. Non ho avuto altre allucinazioni. Forse era lo stress, la paura del momento. Paura... terrore. Terrore puro.
Terrore di impazzire. Dannazione, uccidetemi, ma non fatemi impazzire. E se i tormenti di cui parlava l'Ustionato fossero questi? E se fosse una degenerazione non fisica, ma mentale? Avrebbe ragione, perché mi porterebbe alla morte. Al suicidio, probabilmente.
Il dottor Foster non può aiutarmi. E' in gamba, ma non fino a questo punto.
Ho fissato per degli accetramenti all'ospedale di Horyzon, per un generico avvelenamento. Non ho il coraggio di... approfondire. Anche se dovrei. Anche se vorrei.
Ho voglia di spaccare qualcosa. Ma se ne accorgerebbero, qualcuno se ne accorgerebbe.
Non posso dare segni di debolezza, non posso dare segni di cedimento. Non voglio.
C'è già troppo Caos, troppo Caos.
Devo mantenere l'ordine, dove lo posso mantenere. Fuori dalla mia testa, lo posso mantenere.
Ed il fatto di non essere più sicura di riuscire a mantenerlo nella mia testa, continua a terrorizzarmi.
Voglio cambiare camera. Non voglio più dormire.
lunedì 24 ottobre 2011
Toni di Grigio
"Foster? Ha un attimo?"
"Mi dica..."
"Non è una questione di lavoro... è più... un parere... personale, diciamo"
Prima era solo il "dottor Foster". Ma il tempo passa, le persone si conoscono meglio e lui è uno degli elementi più affidabili di tutto lo Skyplex. Preciso, puntuale, instancabile. E' esattamente tutto quello che io vorrei essere alla sua età. Produttiva al 100%. Ed è estremamente riservato.
Forse è l'unica persona in tutto il 'Verse con cui possa veramente parlare liberamente.
"Ho incontrato un uomo... che ha subito una mutazione genetica... uno di quegli esperimenti dell'esercito, che ti manipolano il DNA e la vita..."
Non faccio nomi. Non sono rilevanti. O forse sì. Ma se facessi nomi, lui ricomincerebbe con le sue raccomandazioni sul non diventare amica di gente "schierata", specie se "palesemente schierata". Già accetta poco che frequenti il dottor Blackbourne, dopo il suo arresto. Di miss Rooster non sa che l'ho incontrata più volte e di Scott... beh, di Scott non sa l'orientamente "politico". Gli argomenti Sheperd e Gibbs sono da evitare assolutamente, se non voglio che il discorso diventi un suo monologo sulla neutralità dello Skyplex.
Ormai neanche mi offendo più, non quando è lui a parlarne. Perché so che, in fondo, si fida di quello che faccio. Ma stavolta non ho voglia di digressioni.
"Non sapeva che esistevano queste cose?"
"No, dottore... ne avevo sentito parlare. Ma vederle di persona è diverso"
"E' rimasta scioccata?"
Ecco la domanda attorno a cui ruota il tutto. Ecco la risposta che mi ronza in testa. Sì, un poco. All'inizio. Ma poi ho pensato a qualcosa di più grosso, che ha superato l'essere scioccata.
"Ho visto come la gente si relaziona con le uniformi, nei pianeti del Border. Credo che potrebbero avere le corna, gli occhi rossi od essere di carnagione grigia ed ugualmente la gente li guarderebbe come alieni. Anzi, forse almeno è meglio così. Almeno la gente ha un motivo per guardarlo di traverso, che non sia il fatto di avere un'uniforme o di essere nato su Horyzon..."
"Sta prendendo le parti dell'Alleanza o di qualcuno in particolare, Donna?"
Una pausa, non rispondo subito. Mi prendo il tempo di chiarirmi il concetto in testa prima di esprimerlo.
"Sto prendendo le mie parti, dottore. Secondo lei... se diventassi grigia, la gente inizierebbe a mostrarmi veramente quanto mi disprezza?"
"Mi dica..."
"Non è una questione di lavoro... è più... un parere... personale, diciamo"
Prima era solo il "dottor Foster". Ma il tempo passa, le persone si conoscono meglio e lui è uno degli elementi più affidabili di tutto lo Skyplex. Preciso, puntuale, instancabile. E' esattamente tutto quello che io vorrei essere alla sua età. Produttiva al 100%. Ed è estremamente riservato.
Forse è l'unica persona in tutto il 'Verse con cui possa veramente parlare liberamente.
"Ho incontrato un uomo... che ha subito una mutazione genetica... uno di quegli esperimenti dell'esercito, che ti manipolano il DNA e la vita..."
Non faccio nomi. Non sono rilevanti. O forse sì. Ma se facessi nomi, lui ricomincerebbe con le sue raccomandazioni sul non diventare amica di gente "schierata", specie se "palesemente schierata". Già accetta poco che frequenti il dottor Blackbourne, dopo il suo arresto. Di miss Rooster non sa che l'ho incontrata più volte e di Scott... beh, di Scott non sa l'orientamente "politico". Gli argomenti Sheperd e Gibbs sono da evitare assolutamente, se non voglio che il discorso diventi un suo monologo sulla neutralità dello Skyplex.
Ormai neanche mi offendo più, non quando è lui a parlarne. Perché so che, in fondo, si fida di quello che faccio. Ma stavolta non ho voglia di digressioni.
"Non sapeva che esistevano queste cose?"
"No, dottore... ne avevo sentito parlare. Ma vederle di persona è diverso"
"E' rimasta scioccata?"
Ecco la domanda attorno a cui ruota il tutto. Ecco la risposta che mi ronza in testa. Sì, un poco. All'inizio. Ma poi ho pensato a qualcosa di più grosso, che ha superato l'essere scioccata.
"Ho visto come la gente si relaziona con le uniformi, nei pianeti del Border. Credo che potrebbero avere le corna, gli occhi rossi od essere di carnagione grigia ed ugualmente la gente li guarderebbe come alieni. Anzi, forse almeno è meglio così. Almeno la gente ha un motivo per guardarlo di traverso, che non sia il fatto di avere un'uniforme o di essere nato su Horyzon..."
"Sta prendendo le parti dell'Alleanza o di qualcuno in particolare, Donna?"
Una pausa, non rispondo subito. Mi prendo il tempo di chiarirmi il concetto in testa prima di esprimerlo.
"Sto prendendo le mie parti, dottore. Secondo lei... se diventassi grigia, la gente inizierebbe a mostrarmi veramente quanto mi disprezza?"
venerdì 21 ottobre 2011
Sbagliare mira
Sbagliare mira può determinare la sconfitta, la fine infelice di una guerra, l'esito peggiore di una disputa. Può portare alla morte, alla perdita di tutto ciò che di più caro si ha a mondo.
Ma solo se si preme il grilletto.
Avevo sbagliato mira. Stavo puntando il mirino contro un volto inesatto ed avrei ucciso l'uomo sbagliato con la mia pallottola d'odio. Ma non ho sparato. Ho atteso, ho controllato, ho... aggiustato la mira. Ed adesso so a chi sparare. Ho un altro nome, un altro volto, una mira migliore.
E più odio.
Lo odio anche per tutto l'odio inutilmente speso sul bersaglio sbagliato. Lo odio perché dovrò andare da Sheperd per dirgli "hai ragione", che significa "avevo torto". Ma almeno su una cosa avevo ragione io. Il posto in cui cercare, l'istinto.
Mi ha detto che... che potevo proseguire in quella direzione. Mi ha detto che mi avrebbe portata con lui nella sua ricerca. Mi ha detto tante cose ed io non ho creduto ad una sola parola, perché so che lui non crede alle mie. E' una catena più forte delle più moderne manette e delle più salde prigioni.
In ogni modo, io ho fatto esattamente quello che avevo detto avrei fatto. Ed ho ottenuto più di quanto speravo. Il mio piano era già corretto, devo solo raffinarlo.
"Non vada da sola"
Non sarei mai andata da sola. Ma adesso giungo alla domanda più forte e roboante di tutte. Di chi posso fidarmi? Con chi sarei pronta ad addentrarmi nella tana del lupo?
Il primo nome che mi viene in mente è esattamente il nome di chi ha già rischiato troppo e non posso continuare a coinvolgere. Questo è disarmante.
Il secondo nome è quello di una persona che mi serve più da viva che da morta. Ed il fatto che pensi questo mi allarma. Non ho la minima intenzione di andare a morire, con lui o senza di lui.
"Ti fidi ad andare sola con quel tizio? Ti accompagno io!"
Notevole. Discorsi che si intrecciano. Mi fido? Voglio che tu mi accompagni?
Mi sento un artificiere davanti ad una bomba atomica.
Il timer è già avviato
Ma solo se si preme il grilletto.
Avevo sbagliato mira. Stavo puntando il mirino contro un volto inesatto ed avrei ucciso l'uomo sbagliato con la mia pallottola d'odio. Ma non ho sparato. Ho atteso, ho controllato, ho... aggiustato la mira. Ed adesso so a chi sparare. Ho un altro nome, un altro volto, una mira migliore.
E più odio.
Lo odio anche per tutto l'odio inutilmente speso sul bersaglio sbagliato. Lo odio perché dovrò andare da Sheperd per dirgli "hai ragione", che significa "avevo torto". Ma almeno su una cosa avevo ragione io. Il posto in cui cercare, l'istinto.
Mi ha detto che... che potevo proseguire in quella direzione. Mi ha detto che mi avrebbe portata con lui nella sua ricerca. Mi ha detto tante cose ed io non ho creduto ad una sola parola, perché so che lui non crede alle mie. E' una catena più forte delle più moderne manette e delle più salde prigioni.
In ogni modo, io ho fatto esattamente quello che avevo detto avrei fatto. Ed ho ottenuto più di quanto speravo. Il mio piano era già corretto, devo solo raffinarlo.
"Non vada da sola"
Non sarei mai andata da sola. Ma adesso giungo alla domanda più forte e roboante di tutte. Di chi posso fidarmi? Con chi sarei pronta ad addentrarmi nella tana del lupo?
Il primo nome che mi viene in mente è esattamente il nome di chi ha già rischiato troppo e non posso continuare a coinvolgere. Questo è disarmante.
Il secondo nome è quello di una persona che mi serve più da viva che da morta. Ed il fatto che pensi questo mi allarma. Non ho la minima intenzione di andare a morire, con lui o senza di lui.
"Ti fidi ad andare sola con quel tizio? Ti accompagno io!"
Notevole. Discorsi che si intrecciano. Mi fido? Voglio che tu mi accompagni?
Mi sento un artificiere davanti ad una bomba atomica.
Il timer è già avviato
giovedì 20 ottobre 2011
Whatever I say I am
Frasi che tornano a galla senza preavviso.
"Ha mai pensato a dove potremmo essere se avessimo fatto scelte differenti?"
"Ogni sera, prima di addormentarmi"
Sono certa che non mi abbia creduta. Anche Lui fa parte delle persone che non si fidano di me, mai. Eppure è probabilmente la cosa più sincera che abbia mai detto a voce alta.
Penso a mio padre, a mia madre, al mio professore del liceo, alla professoressa con cui discussi la tesi di laurea, a Lucas, persino a mr. Camus. Penso a tutte le persone che hanno fatto progetti su di me e con me. Penso ad ogni progetto, ad ogni variabile.
Creo un flowchart della mia vita, scandendo il mio passato in rombi, infiniti rombi in un diagramma immenso. Ogni sera, prima di addormentarmi, analizzo ogni singolo rombo e guardo dove porta la freccia che non ho scelto.
In un'altra vita, sono una madre di famiglia. Non posso dire che vorrei dei figli, oggi, che vorrei una casa vera ed un marito a cui preparare la cena. Ma oggettivamente, se non avessi attraversato determinati rombi seguendo determinate freccie, forse non avrei maturato le consaevolezze che oggi non mi fanno desiderare tutto questo.
C'è un'altra vita ancora in cui non ho mai lasciato Horyzon, in cui non ho mai assaggiato il "miele millefiori" ed in cui parlo ancora meno rispetto al parlar poco di cui già sono accusata oggi.
Ci sono infinite altre vite, persino una in cui devo mettermi sull'attenti per parlare con Sheperd.
Ma il punto è che ci sono infinite altre Donna, una per ogni singola scelta fatta, con una esperienza in più ed in meno, con una lezione in più od in meno lungo il suo percorso.
Ed io... io mi piaccio. Così come sono, so di essere una persona che voglio essere. Se ripercorro il flowchart dall'inizio, ripercorro la stessa identica strada ogni volta. Ed anche alle esitazioni ed ai rimpianti, pago il prezzo di tutto ciò che ho ottenuto dalla scelta sbagliata o giusta che ho fatto.
Mi addormento ogni notte pensando che il mondo, senza di me, non sarebbe il mondo che voglio vivere. Perché io non ci sarei. Non così, almeno. Non sarei io. Sarebbe un'altra Donna, un'altra persona.
Ed io mi debbo rispetto.
"Ha mai pensato a dove potremmo essere se avessimo fatto scelte differenti?"
"Ogni sera, prima di addormentarmi"
Sono certa che non mi abbia creduta. Anche Lui fa parte delle persone che non si fidano di me, mai. Eppure è probabilmente la cosa più sincera che abbia mai detto a voce alta.
Penso a mio padre, a mia madre, al mio professore del liceo, alla professoressa con cui discussi la tesi di laurea, a Lucas, persino a mr. Camus. Penso a tutte le persone che hanno fatto progetti su di me e con me. Penso ad ogni progetto, ad ogni variabile.
Creo un flowchart della mia vita, scandendo il mio passato in rombi, infiniti rombi in un diagramma immenso. Ogni sera, prima di addormentarmi, analizzo ogni singolo rombo e guardo dove porta la freccia che non ho scelto.
In un'altra vita, sono una madre di famiglia. Non posso dire che vorrei dei figli, oggi, che vorrei una casa vera ed un marito a cui preparare la cena. Ma oggettivamente, se non avessi attraversato determinati rombi seguendo determinate freccie, forse non avrei maturato le consaevolezze che oggi non mi fanno desiderare tutto questo.
C'è un'altra vita ancora in cui non ho mai lasciato Horyzon, in cui non ho mai assaggiato il "miele millefiori" ed in cui parlo ancora meno rispetto al parlar poco di cui già sono accusata oggi.
Ci sono infinite altre vite, persino una in cui devo mettermi sull'attenti per parlare con Sheperd.
Ma il punto è che ci sono infinite altre Donna, una per ogni singola scelta fatta, con una esperienza in più ed in meno, con una lezione in più od in meno lungo il suo percorso.
Ed io... io mi piaccio. Così come sono, so di essere una persona che voglio essere. Se ripercorro il flowchart dall'inizio, ripercorro la stessa identica strada ogni volta. Ed anche alle esitazioni ed ai rimpianti, pago il prezzo di tutto ciò che ho ottenuto dalla scelta sbagliata o giusta che ho fatto.
Mi addormento ogni notte pensando che il mondo, senza di me, non sarebbe il mondo che voglio vivere. Perché io non ci sarei. Non così, almeno. Non sarei io. Sarebbe un'altra Donna, un'altra persona.
Ed io mi debbo rispetto.
martedì 18 ottobre 2011
La Semplicità
"Cosa vuole in cambio per questo regalo, Winter?"
Una delle poche persone che ha capito che nessuno fa niente per niente e che bisogna sempre diffidare da chi reca doni senza chiedere qualcosa in cambio. I disinteressati non esistono.
Il mondo si muove per scambi, volontari od involontari. La generosità è solo l'acquisto di soddisfazione per il proprio ego, sempre che non abbia un altro secondo fine.
Ma la cosa che neppure lui ha capito è che spesso le cose più semplici sono le migliori. Che spesso lo scambio è una collaborazione per il semplice fatto che vogliamo entrambi la stessa cosa è possiamo dividerla, raggiungendola assieme, invece di rischiare di perderla entrambi.
Ed in questo momento, io desidero qualcosa, ardentemente. Se vogliono aiutarmi a prenderla, sarò la loro migliore amica. Non vedo cosa ci sia di così difficile in tutto questo.
Anzi. Lo so perfettamente. Il punto è che non ci si può mai fidare di uno Skyplex.
Non ci si può mai fidare di una Donna.
...e poi dicono che quelle complicate siamo noi...
Una delle poche persone che ha capito che nessuno fa niente per niente e che bisogna sempre diffidare da chi reca doni senza chiedere qualcosa in cambio. I disinteressati non esistono.
Il mondo si muove per scambi, volontari od involontari. La generosità è solo l'acquisto di soddisfazione per il proprio ego, sempre che non abbia un altro secondo fine.
Ma la cosa che neppure lui ha capito è che spesso le cose più semplici sono le migliori. Che spesso lo scambio è una collaborazione per il semplice fatto che vogliamo entrambi la stessa cosa è possiamo dividerla, raggiungendola assieme, invece di rischiare di perderla entrambi.
Ed in questo momento, io desidero qualcosa, ardentemente. Se vogliono aiutarmi a prenderla, sarò la loro migliore amica. Non vedo cosa ci sia di così difficile in tutto questo.
Anzi. Lo so perfettamente. Il punto è che non ci si può mai fidare di uno Skyplex.
Non ci si può mai fidare di una Donna.
...e poi dicono che quelle complicate siamo noi...
domenica 16 ottobre 2011
To Bee
Credo Blackbourne abbia frainteso. Suppongo pensi io mi senta l'Ape Regina di un alveare fluttuate nello spazio. Penso che questo sia quello che quasi tutti pensano di me. Oltre al fatto che io parli poco.
E con chi dovrei parlare? Con persone politicamente schierate che non compredono la differenza tra essere ovunque e non essere in nessun luogo? Con persone che credono io non sia un essere umano?
Amo parlare con Lui. E' stimolante, quanto da tempo non trovavo in giro. Come due studenti della stessa scuola sopravvissuti alle stesse interrogazioni degli stessi professori. Ma con Lui non parlerò mai, veramente.
Amo parlare con Il Combattente. Forse tra tutti è l'unica persona con cui possa essere veramente sincera, in ogni parola. Ma Il Combattente non parla la mia stessa lingua, lo vedo nei suoi occhi quando traduciamo l'un l'altra i nostri discorsi.
Amo parlare con L'Ingegnere. Anche se ogni tanto i fili dei nostri discorsi si perdono lungo la strada della discussione stessa, sebbene neppure con L'Ingegnere potrò mai parlare veramente.
E sorrido ripensando al Medico. E' divertente che l'niverso non si veda come lo vedo io, ma è interessante vedere che anche le arnie ce lo insegnerebbero, se sapessimo osservarle.
Mi piace anche parlare con la Bambina. Ma non è lo scambio che cerco, quello che ho con lei.
Blackbourne ha ragione. Io parlo poco. Smith ha ragione. Io parlo troppo poco.
Il punto è che non capiscono che è inutile parlare con chi non ha orecchie per ascoltare e che è inutile parlare quando si hanno orecchie per ascoltare.
Guarda quanto è perfetta la società delle api. Spietata e perfetta.
"E quello che vediamo noi, dall'esterno, è tanto lavoro e tanto miele"
E con chi dovrei parlare? Con persone politicamente schierate che non compredono la differenza tra essere ovunque e non essere in nessun luogo? Con persone che credono io non sia un essere umano?
Amo parlare con Lui. E' stimolante, quanto da tempo non trovavo in giro. Come due studenti della stessa scuola sopravvissuti alle stesse interrogazioni degli stessi professori. Ma con Lui non parlerò mai, veramente.
Amo parlare con Il Combattente. Forse tra tutti è l'unica persona con cui possa essere veramente sincera, in ogni parola. Ma Il Combattente non parla la mia stessa lingua, lo vedo nei suoi occhi quando traduciamo l'un l'altra i nostri discorsi.
Amo parlare con L'Ingegnere. Anche se ogni tanto i fili dei nostri discorsi si perdono lungo la strada della discussione stessa, sebbene neppure con L'Ingegnere potrò mai parlare veramente.
E sorrido ripensando al Medico. E' divertente che l'niverso non si veda come lo vedo io, ma è interessante vedere che anche le arnie ce lo insegnerebbero, se sapessimo osservarle.
Mi piace anche parlare con la Bambina. Ma non è lo scambio che cerco, quello che ho con lei.
Blackbourne ha ragione. Io parlo poco. Smith ha ragione. Io parlo troppo poco.
Il punto è che non capiscono che è inutile parlare con chi non ha orecchie per ascoltare e che è inutile parlare quando si hanno orecchie per ascoltare.
Guarda quanto è perfetta la società delle api. Spietata e perfetta.
"E quello che vediamo noi, dall'esterno, è tanto lavoro e tanto miele"
sabato 15 ottobre 2011
Percezioni
Sto rendendomi conto che le persone hanno di e una percezione interessante.
Tanti, infiniti specchi, composti da occhi che mi guardano e non sono i miei. Non avevo mai pensato seriamente a questa cosa, pur non avendola mai sottovalutata.
Credo che sarà un nuovo campo di studi, forse ben più utile di molti altri.
"Chi è Donna Winter?"
Non è la domanda che posso porre alle persone, ma è la risposta che inizierò a collezionare, molto meno banale ma molto più complicata di una raccolta di francobolli.
Tanti, infiniti specchi, composti da occhi che mi guardano e non sono i miei. Non avevo mai pensato seriamente a questa cosa, pur non avendola mai sottovalutata.
Credo che sarà un nuovo campo di studi, forse ben più utile di molti altri.
"Chi è Donna Winter?"
Non è la domanda che posso porre alle persone, ma è la risposta che inizierò a collezionare, molto meno banale ma molto più complicata di una raccolta di francobolli.
venerdì 14 ottobre 2011
Specchio delle Mie Brame
"Di cosa si occupa?"
"Faccio in modo che vi siano scorte al bar e che le fiches siano pulite"
Ero pronta a questa responsabilità? Sì. Ne sono profondamente convinta, ogni giorno di più. Io sono la persona adatta per questo lavoro e questo lavoro è il lavoro adatto a me.
Eppure c'è un dettaglio sbagliato. Il più semplice e sottile dettaglio. Guardo lo specchio e vedo l'unica persona su cui so che posso sempre contare, di cui posso fidarmi al cento per cento.
Ho collaboratori affidabili. Pochissimi, che si contano sulle punte delle dita. Ma non ci conosciamo abbastanza da lavorare all'unisono. Condividiamo la visione finale, ma ho ancora dubbi che perseguiamo esattamente la stessa strada per raggiungere ciò che vogliamo conseguire.
Mi chiedo quando potrò iniziare a togliere alcuni fascicoli dalla pila delle cose da controllare, dando per scontato che siano già perfetti.
Forse, mai.
"Faccio in modo che vi siano scorte al bar e che le fiches siano pulite"
Ero pronta a questa responsabilità? Sì. Ne sono profondamente convinta, ogni giorno di più. Io sono la persona adatta per questo lavoro e questo lavoro è il lavoro adatto a me.
Eppure c'è un dettaglio sbagliato. Il più semplice e sottile dettaglio. Guardo lo specchio e vedo l'unica persona su cui so che posso sempre contare, di cui posso fidarmi al cento per cento.
Ho collaboratori affidabili. Pochissimi, che si contano sulle punte delle dita. Ma non ci conosciamo abbastanza da lavorare all'unisono. Condividiamo la visione finale, ma ho ancora dubbi che perseguiamo esattamente la stessa strada per raggiungere ciò che vogliamo conseguire.
Mi chiedo quando potrò iniziare a togliere alcuni fascicoli dalla pila delle cose da controllare, dando per scontato che siano già perfetti.
Forse, mai.
giovedì 13 ottobre 2011
To Feel
Mi fermo davanti ad uno degli oblò di uno dei corridoio di una delle sezioni dello Skyplex. Guardo lo spazio e trovo facile proiettare i miei pensieri oltre al riflesso sfumato della mia immagine nel vetro.
Eppure, per quante idee si affollino, priorità si affaccino e nodi si sciolgano, pensiero dopo pensiero, ce n'è uno che resta immobile. Incrollabile come una immagine di sfondo e roboante come il più importante dei suoni.
Non ho mai provato un sentimento tanto forte verso un uomo
Eppure, per quante idee si affollino, priorità si affaccino e nodi si sciolgano, pensiero dopo pensiero, ce n'è uno che resta immobile. Incrollabile come una immagine di sfondo e roboante come il più importante dei suoni.
Non ho mai provato un sentimento tanto forte verso un uomo
mercoledì 12 ottobre 2011
Con il Sari Rosa
Cinque bottiglie di cognac, sei di whisky...
Ho gettato il sari nell'inceneritore. Se anche fosse stato possibile recuperarlo, non lo avrei mai più indossato.
...tre casse di birra di SafePort, due scatole di biscotti Russel...
Probabilmente non ero neppure consapevole di essere a rischio. Di aver rischiato di morire. Non mi era mai successa una cosa simile... una minaccia, un pericolo per la mia incolumità. Eppure non ricordo di aver avuto paura. Suppongo sia l'effetto della famosa "scarica di adrenalina" di cui ho sentito parlare.
...sette chili di carne di manzo, tre di vitello...
Però ci sono attimi che non riesco a focalizzare, di quella sera. Ricordo di essere stata in piedi davanti al bancone e ricordo di essere stata sdraiata a terra dietro il bancone. So esattamente che tra una scena e l'altra c'è stata la transazione di Scott che mi ha gettata a terra, che mi ha fatto da scudo durante l'impatto della molotov e che si è rialzato ed allontanato. Deve aver impiegato del tempo a fare una cosa simile, eppure non riesco a rivedere nella mia testa nessuna di queste scene. Eppure so che sono avvenute.
...otto servizi di bicchieri da birra, tre di bicchieri di vino...
Sono strane reazioni mentali a cui non avevo mai fatto caso. Probabilmente non le avevo mai sperimentate prima. Forse è per questo che la gente dei borders è così diversa da noi? Perché noi non abbiamo mai vissuto in questo modo e perché loro vivono così ogni giorno? Interessante.
...e poi passiamo al mobilio distrutto. Continuo la lista, Miss Winter?
"Prego, Allison, continui..."
Ho gettato il sari nell'inceneritore. Se anche fosse stato possibile recuperarlo, non lo avrei mai più indossato.
...tre casse di birra di SafePort, due scatole di biscotti Russel...
Probabilmente non ero neppure consapevole di essere a rischio. Di aver rischiato di morire. Non mi era mai successa una cosa simile... una minaccia, un pericolo per la mia incolumità. Eppure non ricordo di aver avuto paura. Suppongo sia l'effetto della famosa "scarica di adrenalina" di cui ho sentito parlare.
...sette chili di carne di manzo, tre di vitello...
Però ci sono attimi che non riesco a focalizzare, di quella sera. Ricordo di essere stata in piedi davanti al bancone e ricordo di essere stata sdraiata a terra dietro il bancone. So esattamente che tra una scena e l'altra c'è stata la transazione di Scott che mi ha gettata a terra, che mi ha fatto da scudo durante l'impatto della molotov e che si è rialzato ed allontanato. Deve aver impiegato del tempo a fare una cosa simile, eppure non riesco a rivedere nella mia testa nessuna di queste scene. Eppure so che sono avvenute.
...otto servizi di bicchieri da birra, tre di bicchieri di vino...
Sono strane reazioni mentali a cui non avevo mai fatto caso. Probabilmente non le avevo mai sperimentate prima. Forse è per questo che la gente dei borders è così diversa da noi? Perché noi non abbiamo mai vissuto in questo modo e perché loro vivono così ogni giorno? Interessante.
...e poi passiamo al mobilio distrutto. Continuo la lista, Miss Winter?
"Prego, Allison, continui..."
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