giovedì 24 maggio 2012

Alleanza

Non sa che io So e non le interessa. Mai come ieri mi sono chiesta cosa mi trattenga.
Arkan mi considera una amica. Non credo abbia capito nulla di me. Ma l'unica cosa importante è che Wolfe si sbaglia. Non intendo usare, raggirare, manipolare, né investigare su Arkan. Non lo frequento per convenienza. Ma Wolfe non può capire.
Lui vive dei suoi stereotipi.
Non si rende conto che in questo dannatissimo Verse sono l'unica persona che non si è presa gioco di lui.
Neville gli ha mentito.
Evans gli ha mentito.
Ross gli ha mentito.
Tutti mentono.
Alterano.
Io non ho mentito. Mai. Non ho mentito né a Ryan, né a Phillps, né a Wolfe. Non mento ad Arkan.
Io, al massimo, ometto.
Ma non mento.
Eppure io resto lo stereotipo dell'infido individuo.
Io che so perfettamente quanto ho rischiato personalmente per consegnare alla Flotta la nave e la collega di James Murdock.
Rachel Adams sa perfettamente che sono stata io a denunciarla.
Eppure io sono quella da "non frequentare". Visioni limitate di un uomo limitato.
Sono certa non si opporrebbe se Arkan frequentasse Miss Ross che altera le deposizioni di rinvenimento di corpi dei bambini, perché lei lavora alla Shouye e non su Hall Point.
Ma è male frequentare me che non ho mai nascosto di frequentare James Murdock.
Trovo sia un ragionamento ipocrita: la lealtà sta nel silenzio.
Cosa sarebbe accaduto se fossi rimasta zitta?
Se non avessi mai detto alcunché su James né su Rachel. Nè su Ryan. Nè su Phillps. Nè su Jacob.
Sarebbero stati tutti felici, probabilmente.

Mi manca Scott. Con lui avrei potuto sfogarmi sull'ipocrisia da corer della flotta. Lui non mi avrebbe rinfacciato che sono una corer anche io, perché lui sa che io non sono ipocrita.
...ma poi mi avrebbe rimproverato per avergli passato informazioni. Come ha già fatto Brent.

"Non hanno prove contro di te, se non sei tu a fornirgliele"

Non gliene fornirò ulteriormente. Gli ho già regalato più di quanto meritasse. Come ha detto lui... sono una privata cittadina.
Come tale... frequenterò chi voglio.
Se non gli va bene, che mi denunci.

In fondo, sono io che dovrei stare alla larga da un soldato sotto corte marziale. Sono io quella con una reputazione da difendere da Arkan.
Ma a questo non pensa nessuno.
Se non i manifesti scomparsi da Oak Town... lenta la giustizia, quando tocca le uniformi...

mercoledì 23 maggio 2012

Sotto i Riflettori

"Ti voglio bene, Donna"

Una frase che mi ha sorpreso, inattesa. Ma comprendo che lo stato di alterazione alcolica possa essere stato determinante nellaformulazione del concetto.
Il punto è che per un momento, per quel momento, mi sembrava una... bambina?
Sembrava più giovane, più insicura, più... fragile. Mi sono resa conto che percepisce il peso della sua responsabilità e del suo ruolo, degli sguardi, delle esigenze, delle richieste.
Ci sono dei parallelismi mondani, tra lei e me. Sarebbe ipocrita da parte mia non ammettere di essere famosa, come famosa è lei.
Il gossip, i riflettori, fanno parte della mia vita e della sua.
Ma non ho mai percepito alcun peso in questo. Nessuna necessità di essere all'altezza di quanto richiesto dal mio prestigio.
Mi rendo conto oggi che, forse, non tutti sono come me.
Che, forse, sono io ad essere diversa dalla normalità. Anche in questo caso.
La normalità è sentirsi gli occhi addosso e doverne essere all'altezza. Lei è la normalità.
Suppongo sia la mia poca empatia e la mia ancor minore suscettibilità emotiva a rendermi inadatta a percepire imbarazzo o competitività. Io so di essere me stessa.

Se al Verse piaccio così, vuol dire che il Verse è intelligente. Se non gli piaccio, non è colpa mia se il Verse è stupido.

Un ragionamento semplice e cristallino, ai miei occhi. Eppure percepisco che non è la percezione comune e collettiva.
Eppure oramai sono consapevole che devo studiare meglio chi mi circonda e scoprire sfumature di variabilità nel genere umano a cui spesso non riesco a pensare.

Una birra ed uno sfogo, al Crazy Horse Saloon di Oak Town, su Greenfield, sono una combinazione di eventi che ha fatto scattare una correlazione interpersonale.
Imprevedibile.
Ma reale.

"Quando vorrai sfogarti, cercami. Ti lascerò sfogare e poi ripartirai a mente lucida, leggera"

martedì 22 maggio 2012

All The Verse

Wolfe mi ha ringraziata. Deve essergli costato parecchio.
Io ho ringraziato lui, non mi è pesato farlo.

"Il signore vestito di blu di cui ti avevo parlato, Colin... quello che ti dissi sarebbe potuto venire ai servizi sociali... te lo ricordi?"
"L'ammiraglio?"
"Sì, lui. L'ha fatta pagare agli uomini cattivi"


Non è una cosa facile da affrontare, per lui, neppure in questa versione. Mi abbraccia e si nasconde addosso a me, zittendosi. Ma non scappa, non trema. Passerà anche questo, con calma, con pazienza. E' un bambino forte, ce la farà.

"...e poi ha salvato gli altri bambini, sai? Visto come sei stato bravo? Te lo avevo detto, Colin... che sarebbe finito tutto... bene..."

Una parola volutamente sbagliata. Non è ancora finito nulla, ma va bene così. Per adesso.
Lo lascio calmare, mentre osservo come è mutata la mia camera. C'è un letto in più, ma questo è un dettaglio.
C'è la macchinina di Scott, che tutt'ora né io né Colin riusciamo a far andare avanti ed indietro sul braccio come riusciva a fare lui. Sempre in giro, quella macchinina. Sarebbe fatalisticamente sarcastico se Brent entrasse, ci mettesse un piede sopra e si facesse del male scivolando. Sulla macchinina di Scott. Ma il punto è che credo me la prenderei con Scott, se avvenisse.
C'è il cavallino di Jack. Intagliato apposta per lui, con il nome Colin inciso sopra. Non sapevo che Jack fosse così brava con l'intaglio. Colin non ci gioca con quel cavallino, ma lo tiene accanto al letto e se lo osserva rigirandolo tra le mani. Gli ho chiesto se vuole imparare ad intagliare o se vuole un cavallo, ma non mi ha risposto. Non ho insistito. Non ho intenzione di insistere su niente.
Non insisterò che indossi l'abito che gli ha regalato Josephine e che credo abbia confezionato o disegnato lei stessa. Ma verrà il tempo in cui dovrà farlo. Con calma. Con pazienza.
Evah vuole regalargli un modellino di un'auto di lusso, una delle sportive che piacciono tanto a Brent probabilmente. Sarebbe in metallo, probabilmente. Il metallo è freddo, al tatto, ma così dettagliato, preciso, realistico e reale, rispetto al legno.
Il metallo non ha fantasia, ma ha precisione. Forse, un po' di precisione farà bene alla sua testolina che necessita di nuovi dati per sovrascrivere i vecchi, quelli sbagliati tra i vecchi.
Brent lo porterà a vedere i Patriots. I Greenfield Patriots. La squadra locale, le figurine di Colin dal vivo, nell'arena fuori Jasonville.
Amelie vorrebbe insegnargli a dipingere, lo ha invitato a casa dei suoi genitori, su Eleria, assieme a me.
Roona Mei ha promesso che gli insegnerà a cavalcare.

Sono nata su Horyzon, a Capital City. Ho studiato all'università di Capital City. Ho avuto il mio primo impiego a Capital City. Finché non ho maturato la mia convinzione di partire per cercare una nuova vita su uno Skyplex, il mio mondo era Capital City.
Poi, il mio mondo è diventato il Verse.
Ed ora, posso permettere a Colin di scegliere. Può vedere ogni cosa e scegliere quali tenere per sé e quali no. Può vivere il suo mondo, plasmandolo delle sfumature che preferisce.
Può crescere ovunque, tenendo salde le sue radici ma allargando i suoi rami.

"Colin... hai voglia di fare un discorso serio?"
Annuisce, irrigidendosi un poco, ma fissandomi con occhi attenti.
"Te l'ho detto... che io viaggio. Che vivo anche in altri posti. Ti ho promesso che ti avrei portato con me, che ti avrei fatto vedere tanti pianeti, tante città..."
Mi ascolta, muto, iniziando forse a preoccuparsi. Forse, un minimo, ad incupirsi. Gli passo una mano sulla testa, tra i capelli.
"Tutti questi posti... tutti questi pianeti... sono diversi da qui. Sono diversi da Oak Town. E ci sono persone diverse, che si comportano in maniera diversa e che parlano lingue diverse... Ti ricordi Evah?"
Fa cenno di sì con la testa.
"Evah viene da un posto diverso da Greenfield. Viene dal Core e vive su uno Skyplex. Ma è venuta qui, con me, per portarti a casa con me... e si è vestita come la gente che vive a Greenfield, ed ha parlato la lingue di chi vive a Greenfield. Lo sai perché?"
Scuote il capo, ma continua a seguire il discorso.
"Perché quando si in casa di altri, è buona educazione rispettare i padroni di casa. E quando si va su pianeti diversi ed in città diverse... è giusto rispettare le regole e le abitudini di chi ci vive... per questo, mi vedrai vestirmi in modi diversi, parlare in modi diversi, vivere in case diverse... ogni volta che andremo in un posto diverso..."
Tace. Riflette.
"...e devo vestirmi in modo diverso anche io?", chiede, innocentemente.
Sì, è decisamente un bambino sveglio.

lunedì 21 maggio 2012

Variabile

Sono tutti così sorpresi dall'apprendere questa notizia, che mi chiedo se debba sorprendermi io stessa o se nessuno mi conosca.

"Cos'è questo inedito desiderio di maternità?"

E' stato il primo a saperlo. Perché avevo bisogno di chiedere la sua opinione. Ovviamente, prima ho chiesto l'affido e poi ho chiesto la sua opinione. Non avrei ritirato la domanda se mi avesse detto di "no". Avrei solo avuto più paure, più esitazioni, ma le avrei affrontate.
Ma anche lui, alla notizia, ha pensato che... dovesse esserci sotto qualcosa. Persino lui.
Ma in fondo credo che l'unica persona che avrebbe potuto capire chiaramente perché devo proteggere Colin e prendermi cura di lui sia da qualche parte nel Verse che io non saprò mai.
Ero terrorizzata. Ero confusa. Lui sa esattamente come mi sentivo e quanta forza abbia dovuto trovare per andare avanti. In misura minore, lo sa anche Heisenberg. Tranne loro, nessuno può comprendere quanto capisca Colin. Quanto sappia esattamente cosa ha passato e quanto dovrà esssere forte per lasciarselo alle spalle.

Quando Scott mi ha chiesto di usare il mio "potere" su Colin, avevamo timore. Sia lui che io. Timore che quello che avrei visto e provato sarebbe stato pesante anche per me. Ero pronta a sostenere le immagini delle peggiori sevizie.
Eppure, se per molti quello che ho visto sarebbe stato preferibile a ciò che pensavo di vedere, per me è stato devastante.
Ho rivisto la costrizione medica di qualcuno che non comprendi e che non vuole il tuo bene, che ti osserva come una cavia. Ho risentito la voce di Quell'Uomo nella mia testa, mentre mi spiegava che sarei morta tra atroci tormenti.
Cole mi ha portata fuori dalla stanza del bambino quasi di peso. Non mi sentivo così male da quando sono morta bruciata viva in un thor, per tre volte nello stesso momento.

Ho impiegato un giorno o poco più per razionalizzare che... non era accaduto a me. Ma ad un bambino di sei anni che adesso era solo, in una stanza di un palazzo anonimo dei servizi sociali, senza una famiglia, senza un Cole Scott a prendersi cura di lui, né un Jacob Heisenberg a rassicurarlo.

Io non sono stata lasciata sola con i miei demoni.
Non era giusto che lui dovesse combattere da solo i suoi.

Non potrò mai spiegare veramente a nessuno il mio legame con Colin. Perché se anche glielo spiegassi, non lo capirebbero.
Non mi hanno mai vista debole e confusa, terrorizzata ed esitante. Non possono veramente immaginare cosa ho passato, in quel tempo così lontano eppure sempre presente.

"Quello che mi sorprende di più è che tu abbia deciso di prenderti cura di un bambino"
"Non so se saprò farlo, Jack... ma so che quel bambino ha bisogno di Me"

Una variabile in più nella mia esistenza. Dovrò controbilanciarla con l'aggiunta di una nuova equazione, che si spera riveli una costante.
Haine Stainer.
Una settimana ed un party di tempo per decidere se è una nuova variabile od una futura costante.

mercoledì 16 maggio 2012

A tavolino

Sei legato ad un letto, con delle strumentazioni mediche che ti circondano e che non sai assolutamente a cosa servano.
Le braccia e le gambe sono immobilizzate, qualcuno ti gira intorno e ti dice cose che non capisci, perché sei troppo occupato ad avere paura.
Hai un bavaglio sulla bocca, non puoi neppure gridare, né tentare di capire che succede, né chiedere pietà, magari a pagamento.
Credo che io capisca Colin meglio di molte, molte altre persone.
Io so esattamente cosa ha provato e so quanto deve essere difficile, per lui, andare avanti. Ma lo sta facendo. Ed ha solo sei anni.
Ha una forza, quel bambino, che molti adulti non riescono neppure a sognare di avere.
Quando ho presentato la domanda di affido, quando gli ho detto che lo avevo fatto... l'ho visto felice.
Felice di poter sperare di stare con me.
Ed in quel momento ho capito. Che qualcuno può vedere in me anche sfumature positive, fermo restando la mia univoca esistenza.
E' una sensazione strana quella di essere amata da un bambino. Non avrei mai pensato che un ragazzino potesse affezionarsi a me.
Eppure, obiettivamente, sono l'unica persona in ambito non ospedaliero che conosce. Dopo una crisi emotiva ed una forte carenza affettiva, sono il suo unico punto di riferimento privo di camice. E' normale.
E' altrettanto normale che io provi affetto verso un essere vivente che ha un vissuto simile al mio, seppur massimizzato.
La piega che prenderà gli eventi, da adesso in poi, non è predeterminata. Probabilmente, tra qualche tempo il bambino smetterà di provare affetto per me, quando avrà alternative. E' statisticamente probabile.
ma è altrettanto statisticamente improbabile che il mio legame affettivo verso di lui muti, viste le basi su cui è fondato. Questo mi basta.
Ho chiesto aiuto per "crescerlo" se mi verrà affidato. L'ho chiesto all'unica persona a cui potrei chiedere una cosa del genere.
E' strano quanto... normale sia stato chiederglielo.
Non siamo una coppia. Non abbiamo alcuna relazione quantificabile e definibile. Eppure... gli ho veramente chiesto di... fare da padre ad un bambino che potrebbe avere me come madre?
E' adatto a me, alla fine. Creare una famiglia a tavolino.
...ma l'ho veramente creata a tavolino?

lunedì 14 maggio 2012

Etichette

"Anche se non credo sia previsto per le procedure standard in caso di denuncia per tentato stupro, abbiamo un campione biologico del primo soggetto"
"Delimita il perimetro ed evita contaminazioni dell'area"


Mi ascolto parlare e ripenso a mia madre. Mia madre che, con le amiche, parlava di quanto fosse sagace sua figlia.
Sagace
[sa-gà-ce] agg.
1 Di persona, che possiede prontezza di mente, capacità di comprendere e affrontare le situazioni: s. detective; di cosa, che rivela sagacia: risposta s.
2 lett. Che ha un buon fiuto, in relazione perlopiù a cani
Ho maturato le mie abilità logiche lavorando al computer dalla più giovane età. Figlia di due informatici, ho sempre avuto ottimo hardware in giro per casa.
A tredici anni, ho crackato i blocchi della censura minorenni impostati da mio padre sulle macchine domestiche. Per il puro gusto di testare la mia abilità a farlo.
Il giorno dopo, ho impostato nuovi blocchi più stretti. Mio fratello è rimasto senza accesso ad alcuni videogiochi e si è lamentato.
Se non fosse stato per questo dettaglio dimenticato, non si sarebbero mai accorti della mia manomissione.
Ho imparato a non sottovalutare i dettagli più puerili, in quella occasione. Un ragazzino senza i suoi videogiochi.
I miei genitori hanno imparato che loro figlia era più "sagace" di quanto credessero. E già mi credevano molto sagace.
Non sono mai stati molto concordi sul mio futuro, ma erano perfettamente concordi sulle mie abilità.
Se mi guardo adesso, sono esattamente il frutto delle loro aspirazioni: una elegante analista.

Mio padre avrebbe sognato per me una carriera da Accompagnatrice. Avrebbe trovato prestigioso che sua figlia facesse parte della Shouye.
Le lezioni di solfeggio e pianoforte sono state elaborate da lui sotto questa procedura educativa. La mia maestria nel solfeggio mi ha spinta dal pianoforte al flauto, uno strumento che potessi trasportare agilmente e suonare più spesso. Una passione per musei ed arte che inizialmente ha fatto credere a mio padre che avrei avverato il suo sogno.
Quando la mia istruttice di musica gli ha spiegato che "a Donna manca la passione, quella affinità tra persona e musica che crea l'arte... Donna suona perfettamente, ma senza emozionarsi né emozionare", mio padre mi ha chiesto perché amassi l'arte. Gli ho parlato di teorie cromatiche e di bilanciamenti geometrici. Di equilibrio visivo e percettivo.
Lui ha capito che non sarei mai diventata una accompagnatrice.

Mia madre, aveva visto in me una giacca blu. Precisa, logica, analitica e completamente immersa nel mondo a cui appartenevamo. Il Core.
Nessuna arma in mano, non sarei mai stata il tipo.
Un impiegato, un analista, un membro dell'intelligence o dei reparti di ordine interno al sistema centrale. Uno di quei lavori militari da laureati.
Mi parlava della guerra, mia madre. Mi parlava del Rim, mi insegnava la storia contemporanea.
Ma lei è stata molto più rapida di mio padre a capire che non ero interessata a nessuna giacca di nessun colore.

"E' un approccio storicamente sbagliato. Nella Terra Che Fu la storia insegna che i conquistadores spagnoli, spacciandosi per divinità, hanno ottenuto molto più in maniera molto più semplice dalle popolazioni dell'America del Sud rispetto a quanto hanno ottenuto gli Europei nel Nord America con sanguinose guerre contro gli Indiani"

...è il discorso che ho fatto a Jack, l'ultimo prima che partisse. Il discorso con cui ho lasciato Capital City per raggiungere Hall Point.
E' strano. Se ci ripenso adesso... non condivido più questo discorso. Ma non lo nego.
E' obiettivamente dimostrato che la scelta bellica del'Unione non è stata la più ottimale delle scelte.
Ma questo non significa che quello che farei io, oggi, non è più la tattica dei conquistadores spagnoli.

"Sono convinto che se vi parlaste, voi due, alla fine trovereste un contatto"
"Ne dubito fortemente. Non credo riusciremmo a sostenere una singola discussione senza litigare"
"Anche noi abbiamo litigato. Ci siamo urlati contro. Ed alla fine ci siamo capiti"


Credo che sia mia madre che mio padre avessero ragione.
Sarei stata una perfetta accompagnatrice. Sarei stata una perfetta giacca blu.

Giovedì notte, ad Oak Town, ho risolto un problema d'ordine pubblico usando la dialettica ed i sorrisi. Il denaro, anche, ma questo è il mio stile personale.
Venerdì pomeriggio, a distanza, davo disposizioni di acquisire informazioni e delimitare aree di intervento.
Sarei stata perfetta in entrambi i ruoli.
Ma la mia perfezione è appunto essere perfetta per più ruoli.

Quello che non sono e non sarò mai... è l'Indipendentista. La Rimmer. Riesco a mala pena ad essere una Borderer.
Eppure la cosa bella di me, parte della mia perfezione, è che io sono l'unica Corer perfettamente consapevole di ogni singola sfumatura del Verse.
Perché un uomo ha deciso di non dare per scontato che io fossi una etichetta ed ha scelto di litigare con me ed urlarmi contro finché non mi ha fatto capire l'inutilità delle etichette.

Per questo, penso ai miei genitori che hanno cercato e scelto etichette che loro figlia non ha mantenuto. Ma non è colpa mia.
E' colpa loro.
Perché non hanno mai capito che io sono una ed una sola etichetta: Donna Winter.

venerdì 11 maggio 2012

Altre Ventiquattro Ore

Altre Ventiquattro Ore.
Silenzio.
Il mio cortex non vibra, non suona, non si accende.
Sono andata a trovare il bambino, a giocare con lui. Abbiamo giocato con la "macchinina di Scott".
Non sono brava quanto lui a tenerla in equilibrio sul braccio.

"Sono abituata a non vederti per settimane ed a pensarti intento a scalare campanili chissà dove, ma non a non avere risposta ai miei messaggi"

Il silenzio logora dentro, non crea dati su cui elaborare scenari.
Devo abituarmi al silenzio?
Devo abituarmi a... non avere più nessuno di cui potermi veramente fidare, né nessuno che veramente si fida di me?
Giochiamo con la macchinina, il ragazzino sorride e so che è, in qualche modo, felice. Lo è perché sono qui. Ma io non sarei mai stata qui senza Scott.
Quante guerre devo combattere da sola adesso?
Io che non ho mai fatto la Guerra di cui parlano tutti, ma ho combattuto in innumerevoli battaglie che i libri di storia non ricorderanno.
Non so cosa fare con Jack.
Non so se sputarle addosso tutto quello che ho fatto per loro con lui o se tacere e lasciar perdere. Non ho bisogno della sua approvazione, né del suo rispetto.
Ma ho bisogno del suo aiuto. Perché posso accettare di combattere le mie guerre senza Scott.
Ma non accetterò di combattere le guerre dei Dust Devils senza Scott.
A meno che i Dust Devils non le combattano con me.
Provo a far scorrere la macchinina sul braccio. Cade. Non sono capace.

"Credo questa volta di avere a che fare con qualcosa di più grande di me. Oltre la mia portata"
"Anche noi abbiamo dei limiti, Scott. Questa è solo la prima volta che abbiamo lo stesso limite, perché quando i nostri limiti sono diversi, siamo invincibili"


Sono più debole senza Scott.
E, per quanto non lo ammetterà mai, lo è anche Jack. Lo è anche Sterling. E quella bionda che non mi sopporta.

Raccolgo la macchinina da terra. Rinuncio a farla scorreresul braccio. Gioco con la macchinina di Scott, ma in un altro modo. A modo mio.

Ora so cosa devo fare.

giovedì 10 maggio 2012

Ventiquattro ore

"Stai calma... va tutto bene. Dobbiamo portarti un po' di roba su Horyzon, così parliamo"
"Ho voglia di vederti. Ho bisogno di vederti. Credo di... essere in un momento di disequilibrio"
"Sarò allo spazio porto di Capital City, ci vediamo presto"


Il portellone si apre ed esce Jack. Non c'è problema. Era previsto.
Quello che ho sempre cercato di far capire a Scott è esattamente quello che Brent ha capito.
Non c'è nessun motivo perché Jack non sappia che frequento Scott. E se non le va bene è perché è insicura, non certo perché ci sia qualcosa di sbagliato. Quindi, se non le va bene, non è un problema mio. Sarebbe poco leale da parte mia e da parte di Scott nasconderle che nonostante tutto continuiamo a sentirci ogni sacrosanto giorno. In fondo, non abbiamo niente da nascondere a nessuno.
Non sono l'amante di Cole e lui non è il mio.
Scendono Edwards e Sterling. Loro si mettono a lavorare con la ditta di traslochi, mentre Jack viene da me.
Se mi avesse sparato, mi avrebbe fatto meno male.

Ho avuto un disequilibrio, ieri, quella che in altre forme avrebbe potuto essere considerata una crisi isterica. Secondo i canoni comportamentali, avrei dovuto cercare Brent. Avrei dovuto cercare confronto, conforto e sfogo con quello che sulla carta dovrebbe essere qualcosa di simile al mio compagno.
Ma non potevo farlo. Non posso farlo. Non potrò farlo. Ci sono cose che lui non deve sapere. Ci sono cose, nei miei rapporti con la Almost Home e la sua gente, che non posso dire a Brent. Scott è l'unica persona con cui posso veramente parlare di tutto. Anche di Loro. Soprattutto di Loro.
Mi sono sfogata con lui, confrontata con lui. A distanza. Ed ho percepito la sua mancanza e la necessità di vederlo, in maniera diversa rispetto a quei due dannati giorni in cui io lo cercavo e lui vagava chissà dove in un pod.
Quando l'equilibrio è instabile, l'istinto è di cercare un appiglio che permetta di mantenere il baricentro in posizione sostenibile. Si tende una mano per afferrare qualcosa che funga da sostegno, sperando di trovarla.
Obiettivamente, in senso non solo figurato, l'appiglio che ho sempre trovato ogni volta che ho teso istintivamente la mano, anche senza guardare, è stato Scott.
Ed anche ieri, ieri che aveva ogni ragione lui solo e non gli altri, di arrabbiarsi con me... è stato il mio sostegno.
E mi ha detto che ci saremmo visti allo spazio porto.
Ma allo spazio porto... lui non c'è.

"Scott ha lasciato il mio equipaggio. Per quanto riguarda la Almost Home, da adesso rivolgiti direttamente a me"

Non è sceso da quella nave. Non era neppure a bordo.


C'è un oblò sullo Skyplex, lungo in corridoio, con una panca di metallo davanti, vicino al Casinò.
Scott ed io eravamo seduti lì, mentre lui cercava di spiegarmi come si sentiva perché Jack era partita. Non mi ha mai detto nulla della partenza di Jack. Non mi ha mai detto nulla delle motivazioni. Ma non ha mai avuto bisogno di dirmi a cosa era legata la sua partenza, perché sapeva che lo sapevo. E che non mi interessva sapere su che pianeta fosse andata a fare il soldato.
Mi interessava solo la percezione di assenza che lui stava provando. Una assenza pesante.
La sua donna ed il suo capitano, all'improvviso, lo avevano lasciato solo. E tale si sentiva.

"Non credo di poter spiegare come mi sento"
"Lo sai che se voglio posso sapere esattamente come ti senti, Cole"
"Non sarebbe giusto farti sentire questo peso"


Quella sera, davanti a quell'oblò, ho saputo veramente quanto tenevo a Scott. Perché era vulnerabile. Avrei potuto fare di lui quello che volevo, in quel momento, oppure tentare di farlo. Avrei potuto fare leva sulla sua debolezza per sfruttarla a mio favore in qualunque modo.
E non ho pensato di farlo neppure per un momento.
Tutto quello che mi importava era... aiutarlo. Farlo sentire meglio.
Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che non lo avrei mai lasciato solo. Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che doveva smettere di sottovalutarsi e rendersi conto di quanto fosse speciale. Non ricordo molte cose, perché oramai sono parte della mia vita come se lo fossero sempre state.
Come Scott.
C'era una vita prima di Scott? Come vivevo, quando Cole non era una costante della mia esistenza? Quando l'ho conosciuto?
Ricordo esattamente come ho conosciuto Ryan e dove ho incontrato Brent. Ma non ho memoria del mio primo incontro con Scott. Perché è come se... non fosse mai "arrivato". C'è semplicemente sempre "stato".
L'ho assunto su Hall Point perché è il migliore, in quello che fa. Ma soprattutto perché se ne rendesse conto lui stesso che è il migliore, in tutto quello che fa.
Era depresso. Si sentiva solo. In un certo qual modo, aveva paura. Ed una forma di rabbia.
Ed io ho fatto tutto ciò che potevo per renderlo più forte, meno solo, più consapevole delle sue potenzialità. Come Amica, come Capo. Anche come donna che lo Ama, sarebbe ipocrita negarlo.

"Di me non importa a nessuno"
"Importa a me, Scott"


Il punto è che oggi... sono io quella che percepisce un senso di vuoto. Una assenza pesante e silenziosa. Ha lasciato l'equipaggio.
Possono esistere tre scenari possibili.
Il primo, presuppone che sia altrove, com'era altrove Jack.
Il secondo, presuppone che sia altrove, per disaccordi con il resto dell'equipaggio.
Il terzo, presuppone che Jack mi abbia mentito quanto ha detto che "lui sta bene".
Solo nel terzo caso, troverei giustificabile il silenzio, tanto quanto l'assenza.
Ma nel 66,6% delle possibilità, lui ha cambiato la sua vita radicalmente... senza dirmi nulla.
Gli ho sempre detto di non dirmi niente di ciò che fanno come... Dust Devils. Ma non c'entrano i Dust Devils, qui. Lo sa che io non faccio domande. Bastava un messaggio "Parto. Non so quando tornerò, ma non preoccuparti se non mi sentirai per un po'". Non avrei fatto domande. "Ho lasciato la nave, ho bisogno di restare da solo, non cercarmi". Non avrei insistito. "Ho litigato con Jack per colpa tua. Ti odio, sparisci dalla mia vita". Lo avrei in un certo modo compreso.
Ma che senso ha il... silenzio?

Mi ha scritto che ci saremmo visti presto.
Mi ha scritto che sarebbe stato allo spazio porto.
Mi ha scritto che doveva portarmi la mia roba.
Mi ha scritto che avremmo parlato.

Poi, è successo qualcosa. Deve essere successo qualcosa. Perché altrimenti significherebbe che mi ha mentito, che mi ha promesso qualcosa che sapeva di non mantenere. Ed io non voglio concepire il pensiero che lui mi abbia mentito.
Ventiquattro ore dopo, lui non c'è. Jack mi dice che lui non c'è più. Che non ci vedremo, che non era allo spazio porto, che non deve portarmi la mia roba e che non gli parlerò.
Cosa può cambiare la vita di un uomo in ventiquattro ore?
Cosa può cambiare la mia vita in ventiquattro ore?

Sono immobile, nella mia casa sempre meno vuota. Non ho fatto cambiare il vetro rotto. Guardo Horyzon attraverso quella cicatrice di vetro.
Sollevo il cortex pad. Solo tre parole. Solo una speranza, leggera. Solo un messaggio, per lui che non me ne ha scritti.

"Cosa è successo?"

mercoledì 9 maggio 2012

Rimmers

"Dovresti parlarle"

No. Sono stanca di cercare di rimediare ad un rapporto inutile. Qualunque cosa faccia per Jack Rooster ed il suo gruppo di Indipendentisti, non varrà mai tanto quanto il fatto che sono nata nel Core e non ho combattuto alcuna guerra.
Lo trovo troppo ridicolo per continuare ad accettarlo.
Troppo ridicolo che il loro proclamarsi "indipendenti" debba constatare che ognuno è libero di essere rimmer e deve assere accettato come rimmer, mentre nessuno è libero di essere corer e accettato come corer.
Il loro riunirsi sotto l'egida della parola "Rimmer" è più unionista di quanto abbia mai preteso l'Alleanza. Ho tentato di spiegare ad Edwards che non esistono "Rimmer", ma solo "Persone singole con Singole storie". Ma lei continua a definirsi Rimmer, con una etichetta creata dal movimento unionista per definire tutto ciò che era ai margini dell'Alleanza. E' fiera di essere una etichetta inventata dagli Alleati?
Nella loro visione, io devo portare rispetto ai cacciatori di St. Andrews ed i cacciatori di St. Andrew devono essere liberi di non portarne a me.
Questa non è indipendenza... è una indipendenza sporca, fatta solo di rivalsa e di vendetta e non di giustizia.
Ma la novità che nessuno comprende è che io porto già più rispetto verso i cacciatori di St. Andrews che verso i manager di Capital City. Peccato che questo sia inconcepibile nella testa di Jack Rooster.
Io so di aver commesso un errore. So di essermi fidata della persona sbagliata. Ma non tollero che ogni mio errore sia un passo indietro mentre ogni mio pregio continui a non portare alcun passo avanti.
Il fatto che io abbia perso il mio lavoro, il mio regno, il mio mondo e la mia vita per proteggere loro, non vale tanto quanto essermi fidata della persona sbagliata, basandomi sul fatto che loro si sono fidati di lui.
Il fatto che io abbia dato ordine di uccidere il mio migliore amico e lo abbia visto morire davanti ai miei occhi, non vale tanto quanto aver creduto che una persona tenesse la bocca chiusa su un dettaglio che non ha niente a che vedere con nessuna bandiera.
Secondo la sua logica, quando McCorvin mi ha accusata di averlo venduto a Jack perché lei lo ha aggredito e denunciato di appartenenza al MAC, io avrei dovuto "prendermela con lei". Le ho affidato un dato. Le ho detto che sarebbe stato chiaro che glielo avevo dato io, ma ugualmente lei non si è limitata a malmenare McCorvin. Ha voluto dirgli perché lo faceva, mettendo nei guai me.
Eppure io non l'ho cercata, per il suo sbaglio.
Perché so che tutti possono sbagliare. Ho affrontato McCorvin da sola ed ho risolto il problema da sola.
Perché... perché mi frulla sempre in testa quella frase di Scott.
"Sì, ci sono. Ci sono pirati, assassini e teste di cazzo... ma ce li teniamo tutti"
...quindi capisco che devo prendere il buono con il cattivo. Io lo capisco.
Ma dimentico che nell'elenco di Scott ci sono i pirati, gli assassini e le teste di cazzo, ma non ci sono i corers. Prendono tutti, loro, ma solo tutti quelli come loro.
Prendono Vergil Neville, contrabbandiere e spacciatore di droga.
Prendono Roona Mei Wilson, che mi accusa ogni volta che mi incontra, ma non ha tempo di venirmi a cercare ed a fare domande perché deve "seppellire un morto" sepolto da più di un mese in cui intanto l'ho già incontrata ad un party della Shouye di Horyzon, evento probabilmente più importante che sapere la verità sulla morte di Buck Blackbourne.
Prendono Eleazar Ritter, che è veloce ad avvisare sul cortex gli amici di Greenfield, ma neppure pensa a chiedermi una opinione prima di parlare di accordi presi con me e pretende di farmi sentire in colpa perché il dramma di Colin è più importante di tutto.
La conosco il dramma di Colin, molto meglio di lui e di loro tutti. Ma questo non interessa a nessuno.
A loro interessano solo i miei errori e le mie colpe. Vere o false che siano.
Basta.
Non elemosinerò ulteriormente il loro rispetto.
Sono Donna Winter. Non subirò angherie da parte loro...
...perché non sono gracile quanto sembro.

martedì 8 maggio 2012

Heisenberg

Quarantena.
Ci sono persone da salvare.
Non ci sono persone da salvare.
E' tutto sotto controllo.
Odio il disordine.
Percepisco senza problemi la tranquillità di quest'uomo. Sa che andrà tutto a posto. Critica i giornalisti.
Credo sia una analisi fallata, la sua.
Il Verse deve concepire di essere legato ad interazioni più o meno vincolanti con ogni realtà. Se il dottor Varela è sicuro che andrà tutto bene, se miss Alcott è sicura che andrà tutto bene, io credo di potermi fidare della loro parola, nonostante le loro contraddizioni.

"Non vado davanti alla stampa senza sapere cosa è successo"
"Dobbiamo occuparci di salvare le persone all'interno"


Due semplici frasi che, in mano ad un giormalista, creerebbero il panico. Ma io non sono un giornalista, sono una analista.
Nella mia analisi, la Blue Sun Corporation sta lasciando agire la Flotta, trincerandosi nel silenzio.
Attendono di avere risposte e questo è comprensibile, ma non comprendono che il Verse li guarda ed attende. E interpreta il loro silenzio esattamente: se tacciono, non sanno cosa dire.
Se non sanno cosa dire, non sanno cosa è successo.
Se non sanno cosa è successo, potrebbero esserci rischi per cose e persone.
...anche solo per le persone interne.

Miss Alcott sta collaborando con la Shouye per stendere un comunicato stampa. Interessante. Ma la Shouye è diplomazia, non marketing. Non è una corporazione interplanetaria. Non conosce le dinamiche del Verse.
Dovrei ignorare i fatti della Blue Sun. Non sono di mia competenza.
...o forse sì?
Heisenberg non era di mia competenza, quando l'hanno rapito. Eppure...
Devo qualcosa a Jacob Heisenberg?
Enumero diversi sviluppi. Ripenso a quello che mi ha detto Brent, su cosa sa fare la genetica.
Potrò mai essere sicurache la pistola di Fagin si sia inceppata veramente per errore?
Mughain e Sayuri... non avevano alcuna alterazione genetica. Lo so. Se non è stato un caso, solo Jacob Heisenberg può aver fatto inceppare quell'arma.
E lo avrebbe fatto.
Ha rotto la sua valigetta sulla testa di un sicario che voleva uccidermi senza che gli chiedessi nulla, senza che chiamassi aiuto.
Non mi interessa la Blue Sun Corporation. Ma posso lasciare i grattacieli di Heisenberg a se stessi?
Miss Alcott dice di avere tutto sotto controllo.
Ma ragiona da tecnico, non da Manager. Non ha tutto sotto controllo, le manca la valutazione delle variabili di interazione con altre realtà, cose e persone.
Quello che ha Brent. Meno adatto tecnicamente, forse, ma con la giusta visione d'insieme per dirigere un piccolo regno di metallo. E' perfetto, nonostante le sue imperfezioni. E le sue incertezze.

lunedì 7 maggio 2012

Statistiche

Una serata per locali con Josephine Leroux. Una serata raffinata, semplice nella sua perfezione, parlado di storia più che di arte e di moda più che di uomini.
Riuscire a combinare piacere e dovere, in una accezione di "dovere" che è un mio vezzo e capriccio, ma pur sempre un affare per quanto vanesio.

Nella stessa serata, Scott è in casa mia, nel mio attico, a fare il padrone di casa nei confronti della Blue Sun Corporation. Un ingegnere di Horyzon si è recato in uno dei più esclusivi grattacieli di Capital City per parlare con il delegato di una persona come Donna Winter. Sarebbe di sicuro interesse scientifico analizzare la sua reazione quando ha visto Scott. Dovrei prima valutare se il mio delegato avesse il cinturone e/o il browncoat.
Ma forse la Blue Sun sa fare il suo lavoro, quarantene e sparatorie a parte. Forse quando ho detto che il mio delegato era un "ex collega di Hall Point" si sono immaginati che su uno Skyplex non badiamo alla forma ma alla sostanza. Forse.

"Ho rotto una finestra con una sedia. L'impiegato sta bene"
"Spero tu non mirassi a lui, od inizierò a preoccuparmi per la tua mira"
"Non miravo a lui"
"Questo mi tranquillizza. Per la mira, intendo"


Oramai non mi scandalizzano più i suoi modi. Nell'80% delle proiezioni, ha lanciato la sedia contro il vetro per saggiarne la resistenza. In tal caso, aver rotto la finestra dimostra l'evidenza di una falla di sicurezza da colmare. Semplice elaborazione empirica dei dati.
Io non avrei mai lanciato una sedia contro la finestra. Avrei chiesto gli schemi tecnici del produttore ed analizzato in via comparativa le soglie di resistenza con studi fisici e balistici.
Ma avrei fatto lo stesso contro... ed avrei impiegato più tempo.
Nel restante 20% delle proiezioni, si è verificato un qualunque evento che sfugge alla mia logica ma è perfettamente coerente con la sua. Oramai, un cuscinetto del 20% di possibilità che lui faccia qualcosa che io non capisco è da considerarsi una costante di ogni calcolo. Credo che i nostri rapporti siano diventati meno burrascosi esattamente nel momento in cui entrambi abbiamo reciprocamente accettato di concedere all'altro un margine di aleatorietà del 20% circa.

Nella stessa serata, Brent è nel suo alloggio, da solo, con una bottiglia di vino. Manda messaggi contrastanti. Non comprendo se sia depresso, se abbia esagerato con l'alcool, se sia arrabbiato. Il mezzo scritto è imperfetto.
Mi ha invitata ad un Rave Party, descrivendomelo come una festa di musica, alcool e droga. Mi ha invitata perché è il SUO Rave Party.
Mi ha invitata mentre sono in un locale di lusso di Capital City a degustare una splendida annata di vino con Josephine Leroux. Mi ha invitata mentre Scott sta lanciando una sedia contro i vetri di casa mia, che per stasera è sua.
Mi ha invitata a qualcosa che, due anni fa, sarebbe stata inconcepibile per la mia percezione.
Prima che percorressi tutte le rotte commerciali del Verse. Prima che mi innamorassi si St. Andrews e della fierezza della gente di Flame. Prima che risiedessi settimane a Greenfield. Prima che andassi a Koroleva in periodo di crisi. Prima che invitassi la Triade ad un concerto per pianoforte.
...prima che le mie percezioni si ampliassero oltre lo stereotipo.
Ora, oggi, credo che potrei andare ad un Rave Party. L'unica remora è legata alla mia reputazione. Non nego di tenere alla mia fama: è uno scudo importante della mia nuova esistenza.
Ma è la "sua festa". Quindi nella bilancia abbiamo il partecipare con lui a qualcosa che gli appartiene ed il rischiare la mia reputazione.
Il rischio rasenta il 75%. Ma con le opportune precauzioni, possono ridurlo al 50%. Con adeguato preavviso e oculata gestione, posso scendere ancora sotto alla soglia del 40%.
Mentre l'impatto della partecipazione, nel 90% dei casi, per lui sarebbe importante.

"Ogni tanto mi chiedo come reagiresti se ti chiedessi di lasciarci"
"Nel 95% dei casi accetterei per rispettare la tua volontà. Se la richiesta non fosse legata ad una specifica e circostanziata occasione, probabilmente avvertirei un senso di disagio dovuto all'incertezza ed alla senzazione caotica. Se invece fosse legata ad una specifica e circostanziata occasione, nell'80% dei casi le sensazioni negative legate alla suddetta occasione attuitirebbero al percezione di caos.
In entrambi i casi, percepire un forte senso di assenza/mancanza personale"
"Sperare che Donna Winter tenesse a me era troppo..."
"E' perché tengo a te che avrei una percezione di assenza e/o mancanza"
"Non sono abituato a sentir parlare di sentimenti come se fossero variabili matematiche..."
"I sentimenti sono reazioni chimiche istintive. Ma dato che non conosco la chimica, li analizzo con un approccio psicologico e matematico"

giovedì 3 maggio 2012

One Eyed Jack

[OFF: Dedicata al mio personaggio di gdr cartaceo Vampire Dark Ages 
Disclaimer: Contiene linguaggio scurrile]



"Ho sentito dire che avete perso gente, ma da che verso del fottuissimo Verse?"

Un messaggio tra gli altri ricevuti alla frequenza cortex fittizia. Ma conosco il mittente, come in altri. E lo conosco abbastanza bene. Avvio una chiamata usando quella linea. Perché di lui mi posso fidare, per queste cose.

"Capitano Jack? Sono Donna Winter"
Non ha un cognome, non lo ha mai avuto e se lo ha avuto lo ha lasciato su qualche pianeta anni fa e si è dimenticato di andarlo a riprendere.
"Ehilà, nobilDonna, che fai? Ti perdi hallpointini per il Verse?"
Conosco bene i suoi toni. Sta ridendo o sorridendo, mentre parla. C'è un ché di cristallino in One Eyed Jack. E' schietto, diretto, non mente mai. Non ne ha mai bisogno, così come non ha bisogno di un cognome o dell'occhio che deve aver lasciato su qualche altro pianeta.
"No, Jack. Una nave di miei contractors ha perso un membro dell'equipaggio, e sai che odio perdere forza lavoro"
Sono tranquilla, parlo lentamente, con tono basso. So che nessuno ascolta, so che Jack è riservato, ma è un istinto duro a morire, il mio.
"Stronzate" ghigna "Dai, chi è? Il tuo uomo?"
"Eir è un nome da donna"
"Cazzo... non lo sapevo che eri lesbica..."
"Non è la mia donna..."
"E di chi è?"

...schietto, diretto, volgare e privo di ogni concetto di "educazione". Ma furbo, sotto quella massa di muscoli e parolacce da rimmer.
"Di un mio amico", non ho motivo di mentirgli.
"Puttana eva... tu hai amici? Se vendo questa news ad un fottuto giornaletto di gossip delle tue parti mi ci ripago tutte le spese di un paio di mesi di manutenzione delle mie navi"
"Hai usato il plurale?"
"Cazzo sì... sono un fottuto ammiraglio di una flotta di tre navi cazzute. Ora sono tutte un po' ognuna in culo al Verse da parti diverse, ma se le metto assieme ho una potenza di fuoco da fondere un heavy cruiser"
"Sei stato tu a derubare l'Orient abbordato due settimane fa?"

Lui è furbo. Ma lo sono anche io.
"Trasportava un carico di merda. Ci stiamo rompendo i coglioni a smerciarlo in giro..." sbuffa "...quindi stiamo girando parecchio. Dico anche agli altri figli di puttana del mio gruppo che se mentre trottolano nello spazio beccano un pod, lo tirino a bordo e ti chiamino in tempo zero. Poi vediamo come sta. Se regge i fili con i denti, si vola all'ospedale più vicino, sennò si punta su Hall Point e ti si scarica in infermeria..."
"Grazie Jack..."
"Dovere bella mora. Mi devi una scopata"
"Solo se la trovi"
"Ovvio. Lo sai che sono un fottuto gentiluomo"

La conversazione termina.
Peculiare indivuo, Jack. Non finge di essere rozzo, lo è. Parla senza filtro tra pensiero e parola, dicendo sempre esattamente quello che pensa.

Jack avvia una chiamata ai suoi uomini, ai suoi capitani, ai suoi compagni.
"Muovete il culo, cani rognosi... avete delle casse di roba di merda da smerciare e vi giuro su Dio che se me ne riportate una indietro vi faccio rimpiangere di non essere schiattati in guerra...
C'è un cazzo di pod con dentro una tipa in giro per il Verse. E' un marinaio e quindi è una dei nostri.
Ci saranno mille pod con dentro mille marinai, in giro per il Verse e sono tutti fottuti fratelli di ciurma. Quindi tenete gli occhi aperti, voi che ne avete due, e trovate quel cazzo di pod e qualunque altro cazzo di pod come se dentro ci fosse vostra sorella.
E quando ci finirete voi, in un cazzo di pod, maledetti figli di puttana, state sicuri che ci saranno i vostri fratelli di mille navette e mezzo a rivoltare questo fottutissimo Verse come un calzino per ritrovarvi, anche se è il cazzo di calzino di Kevin che non si lava dal 2512"

Chiude la conversazione. Robert, il secondo in comando, lo guarda. Sospira.
"Capitano... dubito che qualcuno la prenderebbe a cuore per noi quanto lei se la prende per gli altri"
Non è una critica. E' una obiettiva considerazione.
"Non ho mai perso un uomo, Rob... né una donna. Nè quelle con le contropalle che lavorano sulle mie navi, né quelle con le contropuppe che lavorano nelle mie lenzuola. Ma se capitasse, vai sicuro che lo ritrovo, a costo di prendere a calci in culo l'inferno finché non me lo risputa fuori.
E non me ne frega un beneamato cazzo che gli altri capitani non lo farebbero. Io lo faccio perché sono un fottuto idealista romantico. Ho un cazzo di cuore, sai?"
sbuffa "Adesso gira il culo e fila a far cagare sudore all'equipaggio, che non è che possiamo restare qui tutto il giorno a farci le seghe..."

One Eyed Jack non è una brava persona. Ma ha una morale forte, fortissima, che segue con testarda convinzione.
Neppure io sono una brava persona. Ma ho una lista di priorità salde, saldissime, che seguo con limpida convinzione.

mercoledì 2 maggio 2012

Mancanza

"Ti sono mancato?"
"Sono abituata a non vederti ed immaginarti intento a scalare campanili da qualche parte. Ma non vedere risposta ai miei messaggi mi ha fatto percepire uno stato di ansia e preoccupazione. Quindi credo che... sì, mi sei mancato"


Non gli ho chiesto cosa sia successo. Volontariamente.
So perfettamente che nell'80% dei casi non avrebbe potuto rispondermi.
So altrettanto perfettamente che stavo controllando le news giudiziarie e di cronaca nera con un intervallo di dieci minuti, per essere sicura di non leggere di alcuna operazione alleata contro equipaggi indipendentisti, mentre contattavo i miei agganci in diversi spazioporti utilizzando la scusa del trasporto che devo fare per rintracciare la loro nave, mentre elaboravo le informazioni in mio possesso su Fargate, mentre costruivo una scusa per contattare gli ospedali e le cliniche di Greenfield...
...la mia mente elabora troppe informazioni secondo gli standard collettivi. Avevo creato già diversi scenari possibili e li stavo analizzando uno ad uno, valutando l'azione più adatta ad escluderlo secondo il metodo dia nalisi matematico, al fine di delimitare il range di possibilità e di necessità di intervento.
Il tutto senza chiedermi se lui "mi mancava". Oramai dovrebbero smettersi di sorprendersi del mio basso tasso di empatia. Non ho avuto tempo per percepire l'assenza, perché ogni singolo estante era dedicato all'elaborazione dati.

"Qualunque cosa accada, io continuerò sempre a preoccuparmi per lui. E questo è un dato di fatto, da considerare oggettivamente"

Credo comunque che questo sia, a modo mio, percepire una assenza. Quindi trovo logico definire che "mi mancava".
Quando mi ha risposto, il primo pensiero logico è stato "terminare le elaborazioni di scenari"; il primo pensiero istintivo è stato "fortuna non è su Fargate, non ho agganci laggiù"; il primo pensiero emotivo è stato "meno male che sta bene".
Posso chiudere questo paragrafo. Respirare. Passare ai successivi.

Blue Sun Corporation.
Accordi commerciali, visioni d'insieme, proposte di collaborazione. Burocrazia, regole, deleghe. Logistica. Devo dare la chiave elettronica a Scott, avvisare il portiere e gli operai, pianificare la visita.

...eppure, c'è un pensiero in sottofondo.

Cosmesi.
Pianificazione tecnica ed amministativa, gestione legale, deposito marchi, stesura piano di marketing, briefing con la Shouye, elaborare l'agenda con la Blue Sun.

...eppure, c'è un dubbio in sottofondo.

Corona.
Prendere contatti, cercare persone del luogoq uali appoggi, decidere il nome da usare od il delegato da usare, coinvolgere gli interessati.

...eppure, c'è una tensione in sottofondo.

Mentre lascio scorrere le mie sinapsi come fossero proiezioni holografiche davanti a me, mi fermo a riflettere.
Non conosco Sterling se non come "invitata alla mia cena". Ma è venuta con Ritter, so che ha un legame con lui. Sterling è nel 75% dei casi la donna del dottore. Fa parte dell'equipaggio di Jack, ci sono un buon 90% di possibilità che sia una indipendentista anche lei, un membro del loro Gruppo, amica e collega di Jack e Scott. Non conosco Sterling.
Ma conosco chi conosce lei.
Presuppongo sia normale che mi preoccupi per lei.
Prendendo per vera questa supposizione, la priorità del suo ritrovamento è chiaramente precedente ad ogni altro progetto in corso.