"Stai calma... va tutto bene. Dobbiamo portarti un po' di roba su Horyzon, così parliamo"
"Ho voglia di vederti. Ho bisogno di vederti. Credo di... essere in un momento di disequilibrio"
"Sarò allo spazio porto di Capital City, ci vediamo presto"
Il portellone si apre ed esce Jack. Non c'è problema. Era previsto.
Quello che ho sempre cercato di far capire a Scott è esattamente quello che Brent ha capito.
Non c'è nessun motivo perché Jack non sappia che frequento Scott. E se non le va bene è perché è insicura, non certo perché ci sia qualcosa di sbagliato. Quindi, se non le va bene, non è un problema mio. Sarebbe poco leale da parte mia e da parte di Scott nasconderle che nonostante tutto continuiamo a sentirci ogni sacrosanto giorno. In fondo, non abbiamo niente da nascondere a nessuno.
Non sono l'amante di Cole e lui non è il mio.
Scendono Edwards e Sterling. Loro si mettono a lavorare con la ditta di traslochi, mentre Jack viene da me.
Se mi avesse sparato, mi avrebbe fatto meno male.
Ho avuto un disequilibrio, ieri, quella che in altre forme avrebbe potuto essere considerata una crisi isterica. Secondo i canoni comportamentali, avrei dovuto cercare Brent. Avrei dovuto cercare confronto, conforto e sfogo con quello che sulla carta dovrebbe essere qualcosa di simile al mio compagno.
Ma non potevo farlo. Non posso farlo. Non potrò farlo. Ci sono cose che lui non deve sapere. Ci sono cose, nei miei rapporti con la Almost Home e la sua gente, che non posso dire a Brent. Scott è l'unica persona con cui posso veramente parlare di tutto. Anche di Loro. Soprattutto di Loro.
Mi sono sfogata con lui, confrontata con lui. A distanza. Ed ho percepito la sua mancanza e la necessità di vederlo, in maniera diversa rispetto a quei due dannati giorni in cui io lo cercavo e lui vagava chissà dove in un pod.
Quando l'equilibrio è instabile, l'istinto è di cercare un appiglio che permetta di mantenere il baricentro in posizione sostenibile. Si tende una mano per afferrare qualcosa che funga da sostegno, sperando di trovarla.
Obiettivamente, in senso non solo figurato, l'appiglio che ho sempre trovato ogni volta che ho teso istintivamente la mano, anche senza guardare, è stato Scott.
Ed anche ieri, ieri che aveva ogni ragione lui solo e non gli altri, di arrabbiarsi con me... è stato il mio sostegno.
E mi ha detto che ci saremmo visti allo spazio porto.
Ma allo spazio porto... lui non c'è.
"Scott ha lasciato il mio equipaggio. Per quanto riguarda la Almost Home, da adesso rivolgiti direttamente a me"
Non è sceso da quella nave. Non era neppure a bordo.
C'è un oblò sullo Skyplex, lungo in corridoio, con una panca di metallo davanti, vicino al Casinò.
Scott ed io eravamo seduti lì, mentre lui cercava di spiegarmi come si sentiva perché Jack era partita. Non mi ha mai detto nulla della partenza di Jack. Non mi ha mai detto nulla delle motivazioni. Ma non ha mai avuto bisogno di dirmi a cosa era legata la sua partenza, perché sapeva che lo sapevo. E che non mi interessva sapere su che pianeta fosse andata a fare il soldato.
Mi interessava solo la percezione di assenza che lui stava provando. Una assenza pesante.
La sua donna ed il suo capitano, all'improvviso, lo avevano lasciato solo. E tale si sentiva.
"Non credo di poter spiegare come mi sento"
"Lo sai che se voglio posso sapere esattamente come ti senti, Cole"
"Non sarebbe giusto farti sentire questo peso"
Quella sera, davanti a quell'oblò, ho saputo veramente quanto tenevo a Scott. Perché era vulnerabile. Avrei potuto fare di lui quello che volevo, in quel momento, oppure tentare di farlo. Avrei potuto fare leva sulla sua debolezza per sfruttarla a mio favore in qualunque modo.
E non ho pensato di farlo neppure per un momento.
Tutto quello che mi importava era... aiutarlo. Farlo sentire meglio.
Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che non lo avrei mai lasciato solo. Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che doveva smettere di sottovalutarsi e rendersi conto di quanto fosse speciale. Non ricordo molte cose, perché oramai sono parte della mia vita come se lo fossero sempre state.
Come Scott.
C'era una vita prima di Scott? Come vivevo, quando Cole non era una costante della mia esistenza? Quando l'ho conosciuto?
Ricordo esattamente come ho conosciuto Ryan e dove ho incontrato Brent. Ma non ho memoria del mio primo incontro con Scott. Perché è come se... non fosse mai "arrivato". C'è semplicemente sempre "stato".
L'ho assunto su Hall Point perché è il migliore, in quello che fa. Ma soprattutto perché se ne rendesse conto lui stesso che è il migliore, in tutto quello che fa.
Era depresso. Si sentiva solo. In un certo qual modo, aveva paura. Ed una forma di rabbia.
Ed io ho fatto tutto ciò che potevo per renderlo più forte, meno solo, più consapevole delle sue potenzialità. Come Amica, come Capo. Anche come donna che lo Ama, sarebbe ipocrita negarlo.
"Di me non importa a nessuno"
"Importa a me, Scott"
Il punto è che oggi... sono io quella che percepisce un senso di vuoto. Una assenza pesante e silenziosa. Ha lasciato l'equipaggio.
Possono esistere tre scenari possibili.
Il primo, presuppone che sia altrove, com'era altrove Jack.
Il secondo, presuppone che sia altrove, per disaccordi con il resto dell'equipaggio.
Il terzo, presuppone che Jack mi abbia mentito quanto ha detto che "lui sta bene".
Solo nel terzo caso, troverei giustificabile il silenzio, tanto quanto l'assenza.
Ma nel 66,6% delle possibilità, lui ha cambiato la sua vita radicalmente... senza dirmi nulla.
Gli ho sempre detto di non dirmi niente di ciò che fanno come... Dust Devils. Ma non c'entrano i Dust Devils, qui. Lo sa che io non faccio domande. Bastava un messaggio "Parto. Non so quando tornerò, ma non preoccuparti se non mi sentirai per un po'". Non avrei fatto domande. "Ho lasciato la nave, ho bisogno di restare da solo, non cercarmi". Non avrei insistito. "Ho litigato con Jack per colpa tua. Ti odio, sparisci dalla mia vita". Lo avrei in un certo modo compreso.
Ma che senso ha il... silenzio?
Mi ha scritto che ci saremmo visti presto.
Mi ha scritto che sarebbe stato allo spazio porto.
Mi ha scritto che doveva portarmi la mia roba.
Mi ha scritto che avremmo parlato.
Poi, è successo qualcosa. Deve essere successo qualcosa. Perché altrimenti significherebbe che mi ha mentito, che mi ha promesso qualcosa che sapeva di non mantenere. Ed io non voglio concepire il pensiero che lui mi abbia mentito.
Ventiquattro ore dopo, lui non c'è. Jack mi dice che lui non c'è più. Che non ci vedremo, che non era allo spazio porto, che non deve portarmi la mia roba e che non gli parlerò.
Cosa può cambiare la vita di un uomo in ventiquattro ore?
Cosa può cambiare la mia vita in ventiquattro ore?
Sono immobile, nella mia casa sempre meno vuota. Non ho fatto cambiare il vetro rotto. Guardo Horyzon attraverso quella cicatrice di vetro.
Sollevo il cortex pad. Solo tre parole. Solo una speranza, leggera. Solo un messaggio, per lui che non me ne ha scritti.
"Cosa è successo?"
"Ho voglia di vederti. Ho bisogno di vederti. Credo di... essere in un momento di disequilibrio"
"Sarò allo spazio porto di Capital City, ci vediamo presto"
Il portellone si apre ed esce Jack. Non c'è problema. Era previsto.
Quello che ho sempre cercato di far capire a Scott è esattamente quello che Brent ha capito.
Non c'è nessun motivo perché Jack non sappia che frequento Scott. E se non le va bene è perché è insicura, non certo perché ci sia qualcosa di sbagliato. Quindi, se non le va bene, non è un problema mio. Sarebbe poco leale da parte mia e da parte di Scott nasconderle che nonostante tutto continuiamo a sentirci ogni sacrosanto giorno. In fondo, non abbiamo niente da nascondere a nessuno.
Non sono l'amante di Cole e lui non è il mio.
Scendono Edwards e Sterling. Loro si mettono a lavorare con la ditta di traslochi, mentre Jack viene da me.
Se mi avesse sparato, mi avrebbe fatto meno male.
Ho avuto un disequilibrio, ieri, quella che in altre forme avrebbe potuto essere considerata una crisi isterica. Secondo i canoni comportamentali, avrei dovuto cercare Brent. Avrei dovuto cercare confronto, conforto e sfogo con quello che sulla carta dovrebbe essere qualcosa di simile al mio compagno.
Ma non potevo farlo. Non posso farlo. Non potrò farlo. Ci sono cose che lui non deve sapere. Ci sono cose, nei miei rapporti con la Almost Home e la sua gente, che non posso dire a Brent. Scott è l'unica persona con cui posso veramente parlare di tutto. Anche di Loro. Soprattutto di Loro.
Mi sono sfogata con lui, confrontata con lui. A distanza. Ed ho percepito la sua mancanza e la necessità di vederlo, in maniera diversa rispetto a quei due dannati giorni in cui io lo cercavo e lui vagava chissà dove in un pod.
Quando l'equilibrio è instabile, l'istinto è di cercare un appiglio che permetta di mantenere il baricentro in posizione sostenibile. Si tende una mano per afferrare qualcosa che funga da sostegno, sperando di trovarla.
Obiettivamente, in senso non solo figurato, l'appiglio che ho sempre trovato ogni volta che ho teso istintivamente la mano, anche senza guardare, è stato Scott.
Ed anche ieri, ieri che aveva ogni ragione lui solo e non gli altri, di arrabbiarsi con me... è stato il mio sostegno.
E mi ha detto che ci saremmo visti allo spazio porto.
Ma allo spazio porto... lui non c'è.
"Scott ha lasciato il mio equipaggio. Per quanto riguarda la Almost Home, da adesso rivolgiti direttamente a me"
Non è sceso da quella nave. Non era neppure a bordo.
C'è un oblò sullo Skyplex, lungo in corridoio, con una panca di metallo davanti, vicino al Casinò.
Scott ed io eravamo seduti lì, mentre lui cercava di spiegarmi come si sentiva perché Jack era partita. Non mi ha mai detto nulla della partenza di Jack. Non mi ha mai detto nulla delle motivazioni. Ma non ha mai avuto bisogno di dirmi a cosa era legata la sua partenza, perché sapeva che lo sapevo. E che non mi interessva sapere su che pianeta fosse andata a fare il soldato.
Mi interessava solo la percezione di assenza che lui stava provando. Una assenza pesante.
La sua donna ed il suo capitano, all'improvviso, lo avevano lasciato solo. E tale si sentiva.
"Non credo di poter spiegare come mi sento"
"Lo sai che se voglio posso sapere esattamente come ti senti, Cole"
"Non sarebbe giusto farti sentire questo peso"
Quella sera, davanti a quell'oblò, ho saputo veramente quanto tenevo a Scott. Perché era vulnerabile. Avrei potuto fare di lui quello che volevo, in quel momento, oppure tentare di farlo. Avrei potuto fare leva sulla sua debolezza per sfruttarla a mio favore in qualunque modo.
E non ho pensato di farlo neppure per un momento.
Tutto quello che mi importava era... aiutarlo. Farlo sentire meglio.
Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che non lo avrei mai lasciato solo. Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che doveva smettere di sottovalutarsi e rendersi conto di quanto fosse speciale. Non ricordo molte cose, perché oramai sono parte della mia vita come se lo fossero sempre state.
Come Scott.
C'era una vita prima di Scott? Come vivevo, quando Cole non era una costante della mia esistenza? Quando l'ho conosciuto?
Ricordo esattamente come ho conosciuto Ryan e dove ho incontrato Brent. Ma non ho memoria del mio primo incontro con Scott. Perché è come se... non fosse mai "arrivato". C'è semplicemente sempre "stato".
L'ho assunto su Hall Point perché è il migliore, in quello che fa. Ma soprattutto perché se ne rendesse conto lui stesso che è il migliore, in tutto quello che fa.
Era depresso. Si sentiva solo. In un certo qual modo, aveva paura. Ed una forma di rabbia.
Ed io ho fatto tutto ciò che potevo per renderlo più forte, meno solo, più consapevole delle sue potenzialità. Come Amica, come Capo. Anche come donna che lo Ama, sarebbe ipocrita negarlo.
"Di me non importa a nessuno"
"Importa a me, Scott"
Il punto è che oggi... sono io quella che percepisce un senso di vuoto. Una assenza pesante e silenziosa. Ha lasciato l'equipaggio.
Possono esistere tre scenari possibili.
Il primo, presuppone che sia altrove, com'era altrove Jack.
Il secondo, presuppone che sia altrove, per disaccordi con il resto dell'equipaggio.
Il terzo, presuppone che Jack mi abbia mentito quanto ha detto che "lui sta bene".
Solo nel terzo caso, troverei giustificabile il silenzio, tanto quanto l'assenza.
Ma nel 66,6% delle possibilità, lui ha cambiato la sua vita radicalmente... senza dirmi nulla.
Gli ho sempre detto di non dirmi niente di ciò che fanno come... Dust Devils. Ma non c'entrano i Dust Devils, qui. Lo sa che io non faccio domande. Bastava un messaggio "Parto. Non so quando tornerò, ma non preoccuparti se non mi sentirai per un po'". Non avrei fatto domande. "Ho lasciato la nave, ho bisogno di restare da solo, non cercarmi". Non avrei insistito. "Ho litigato con Jack per colpa tua. Ti odio, sparisci dalla mia vita". Lo avrei in un certo modo compreso.
Ma che senso ha il... silenzio?
Mi ha scritto che ci saremmo visti presto.
Mi ha scritto che sarebbe stato allo spazio porto.
Mi ha scritto che doveva portarmi la mia roba.
Mi ha scritto che avremmo parlato.
Poi, è successo qualcosa. Deve essere successo qualcosa. Perché altrimenti significherebbe che mi ha mentito, che mi ha promesso qualcosa che sapeva di non mantenere. Ed io non voglio concepire il pensiero che lui mi abbia mentito.
Ventiquattro ore dopo, lui non c'è. Jack mi dice che lui non c'è più. Che non ci vedremo, che non era allo spazio porto, che non deve portarmi la mia roba e che non gli parlerò.
Cosa può cambiare la vita di un uomo in ventiquattro ore?
Cosa può cambiare la mia vita in ventiquattro ore?
Sono immobile, nella mia casa sempre meno vuota. Non ho fatto cambiare il vetro rotto. Guardo Horyzon attraverso quella cicatrice di vetro.
Sollevo il cortex pad. Solo tre parole. Solo una speranza, leggera. Solo un messaggio, per lui che non me ne ha scritti.
"Cosa è successo?"