"E' strano tu ti fidi di me. Io non mi fido di te"
Non ho mal di testa e non ho amnesie sue ieri sera. Mi sono svegliata stanza, con la voce di Richard.
"Vuoi un thè?"
Non un caffè. Richard non mi offre mai caffé. Richard sa molte più cose di quanto ammetta di sapere. E non ha mai sopportato Ryan. Ecco, non ho funzionato. Appena sveglia e già penso a Ryan.
Mi raddrizzo sul divano. Non ci sono letti veri e propri su questa navetta, ma i divani sono estremamente comodi.
Mi ha tolto il cappotto, i pugnali e le scarpe. Chi? Lui o lei? Non me lo ricordo. Ma di sicuro è stato lui. Non credo Jack sia salita sulla navetta.
"Allora? Hai finito di farti del male? Torniamo ad Hall Point?" sbuffa, infastidito.
"Non mi sono fatta del male. Me l'ha promesso... Mi ha promesso che mi aiuterà a ricordarmi che Ryan non era una... brava persona"
"Donna... questo potevo farlo anche io..."
Una pausa. Scuoto il capo.
"No, Richard... no. Tu lo avresti detto perché ti infastidiva che lo frequentassi. Lo avresti detto per la percezione di rapporto tra me e lui. Lei lo ha detto perché ci crede davvero e continuerà a ripetermelo perché ci crede davvero"
Jack è una stronza. Ma è leale, a modo suo. Lo sapevo che avrebbe accettato.
Ho parlato io, quasi tutto il tempo. Mi ci sono delle cose che ha detto che non riesco a non sentirmi rimbombare in testa.
"A te non te ne frega niente di Blackbourne"
Non è vero. A me Blackbourne piaceva. Ma lui piaceva a tutti... tutti lo hanno pianto, tutti lo hanno ricordato, tutti lo hanno accompagnato al cimitero dietro Saint Quentin.
Stanno facendo di Blackbourne un dannato eroe nazionale. Buono, perfetto, santo.
Blackbourne non era un santo. Era solo una persona coerente a se stessa. A me piaceva Blackbourne.
Mi ricordo quando esplose il patio del Black Oak Ranch. Mandai in regalo un dondolo, lo feci fare uguale a quello che c'era. Perché se Blackbourne fosse tornato e non avesse trovato il dondolo, magari non si sarebbe sentito a casa.
Ma io non faccio pubblicità alle cose. Io lavoro in maniere diverse. Nessuno mi dirà mai Grazie, per le cose buone che ho fatto. Perché nessuno saprà mai che le ho fatte.
Andai a chiedergli di parlare con James. Di fargli capire se stava sbagliando. Di farlo ragionare.
Oh, ma certo. E' facile allevare un pistolero, insegnargli le vie dello spazio. Poi lui impazzisce ed è facile urlargli contro e farlo arrabbiare ancora di più. Solo Blackbourne mi capiva, su questo.
O, almeno, credo...
"Cosa è successo in questi due mesi e mezzo tra te e Cole?"
Lei lo chiama Cole. A me non riesce farlo, non così spesso. E' veramente ridicolo che, di questa domanda, la prima riflessione sia che lei lo chiama "Cole". Ed io lo chiamo "Scott". Eppure forse questo delinea la risposta meglio di molte altre parole e frasi.
Ma la cosa che mi sconvolge, anche se non lo ammetterò mai, è quanto sia strano il mondo emotivo degli esseri umani.
Da un punto di vista obiettivo, Jack ed io siamo due persone completamente diverse. In alcuni versi, opposte. Quanto lei è rapida a passare ai fatti, io sono lo stereotipo della lentezza. Io valuto, statisticamente, ogni mossa. Lei si limita a muoversi e lo fa prima che io possa fare qualsiasi altra cosa. Lei non sa usare un cortex pad. Io non so cavalcare. Lei spara. Io parlo correntemente quattro lingue.
Eppure siamo riuscite non solo ad innamorarci dello stesso uomo, ma anche a fare lo stesso identico ragionamento su cosa sia meglio per lui. Siamo entrambe convinte che sarebbe estremamente meglio per lui stare con l'altra.
Come è possibile che Jack ed Io arriviamo alla stessa, identica, speculare conclusione?
Non c'è una base comune tra noi due. Nessuna. Percorro a ritroso la mia storia e le mie idee e non trovo nessun punto di contatto con la storia e le idee di Jack Rooster.
Guardo la mia immagine riflessa nello specchio sintetico del bagno del mio Evolution, dopo aver chiuso Richard fuori.
Mi ci voleva una notte di alcool con Jack Rooster per capire una cosa così lampante: i sentimenti e le emozioni sono univoche ed universali.
Non importa essere cresciuto a Capital City, avere tre fratelli morti a Serenity Valley, essere nella Flotta per imposizione familiare o contrabbandare droga per vivere. Non importa l'estrazione sociale, né l'educazione ricevuta. Non importa il tipo di vita e di idee e di variabili di ognuno. La sfera emotiva è insita nell'animo umano in maniera trascendente all'essere singolo. L'atto spontaneo della respirazione viene instillato naturalmente dai meccanismi corporei alla nascita. Su Horyzon come su Albany, i bambini nascono con lo stesso istinto vitale di respirale in quanto esseri umani.
I sentimenti sono altrettanto universalmente patrimonio del genere umano e non del singolo, parte della razza "uomo" e non dell'habitat specifico.
Sono reazioni ataviche, archetipi dell'essere umano in quanto tale.
Quindi, abbiamo due donne. Se le spogliamo del loro vissuto personale, restano due donne, due unità similari. Questo crea la base perché si verifichi la possibilità che le due donne maturino e gestiscano lo stesso sentimento nello stesso modo.
Devo parlarne ad Heisenberg, decisamente.
E' questa la base dell'empatia. E' questa la base della mia anomalia. Il fatto che l'emotività sia collettivamente intrinseca in ogni essere vivente allo stesso identico modo.
Per questo, continuo a dire che Max è un clone. Non può essere un essere umano. E' privo degli archetipi emozionali.
Mi fermo, esco dal bagno e cerco lo sguardo di Richard.
"Sto pensando a degli uomini e nessuno di loro è Ryan Gibbs", dichiaro, sorridendogli.
In fondo, il mio obiettivo della serata era non pensare a Ryan. Smettere di pensare a lui.
Non so se ci sono riuscita.
Ma so che almeno ho molte altre cose a cui pensare.
Richard torna in cabina per fingere di avere qualcosa da fare, per lscairmi sola. Devo cambairmi, indossare abiti più adatti a me.
E mi sorprende un nuovo pensiero, mentre inizio a spogliarmi.
"Ho passato al serata in compagnia di una donna che odia me ed ama lo stesso uomo che amo io... e l'unica cosa che riesco a pensare è... agli archetipi emotivi?
Decisamente sì. Scott... Cole starà sicuramente meglio con lei"
Non ho mal di testa e non ho amnesie sue ieri sera. Mi sono svegliata stanza, con la voce di Richard.
"Vuoi un thè?"
Non un caffè. Richard non mi offre mai caffé. Richard sa molte più cose di quanto ammetta di sapere. E non ha mai sopportato Ryan. Ecco, non ho funzionato. Appena sveglia e già penso a Ryan.
Mi raddrizzo sul divano. Non ci sono letti veri e propri su questa navetta, ma i divani sono estremamente comodi.
Mi ha tolto il cappotto, i pugnali e le scarpe. Chi? Lui o lei? Non me lo ricordo. Ma di sicuro è stato lui. Non credo Jack sia salita sulla navetta.
"Allora? Hai finito di farti del male? Torniamo ad Hall Point?" sbuffa, infastidito.
"Non mi sono fatta del male. Me l'ha promesso... Mi ha promesso che mi aiuterà a ricordarmi che Ryan non era una... brava persona"
"Donna... questo potevo farlo anche io..."
Una pausa. Scuoto il capo.
"No, Richard... no. Tu lo avresti detto perché ti infastidiva che lo frequentassi. Lo avresti detto per la percezione di rapporto tra me e lui. Lei lo ha detto perché ci crede davvero e continuerà a ripetermelo perché ci crede davvero"
Jack è una stronza. Ma è leale, a modo suo. Lo sapevo che avrebbe accettato.
Ho parlato io, quasi tutto il tempo. Mi ci sono delle cose che ha detto che non riesco a non sentirmi rimbombare in testa.
"A te non te ne frega niente di Blackbourne"
Non è vero. A me Blackbourne piaceva. Ma lui piaceva a tutti... tutti lo hanno pianto, tutti lo hanno ricordato, tutti lo hanno accompagnato al cimitero dietro Saint Quentin.
Stanno facendo di Blackbourne un dannato eroe nazionale. Buono, perfetto, santo.
Blackbourne non era un santo. Era solo una persona coerente a se stessa. A me piaceva Blackbourne.
Mi ricordo quando esplose il patio del Black Oak Ranch. Mandai in regalo un dondolo, lo feci fare uguale a quello che c'era. Perché se Blackbourne fosse tornato e non avesse trovato il dondolo, magari non si sarebbe sentito a casa.
Ma io non faccio pubblicità alle cose. Io lavoro in maniere diverse. Nessuno mi dirà mai Grazie, per le cose buone che ho fatto. Perché nessuno saprà mai che le ho fatte.
Andai a chiedergli di parlare con James. Di fargli capire se stava sbagliando. Di farlo ragionare.
Oh, ma certo. E' facile allevare un pistolero, insegnargli le vie dello spazio. Poi lui impazzisce ed è facile urlargli contro e farlo arrabbiare ancora di più. Solo Blackbourne mi capiva, su questo.
O, almeno, credo...
"Cosa è successo in questi due mesi e mezzo tra te e Cole?"
Lei lo chiama Cole. A me non riesce farlo, non così spesso. E' veramente ridicolo che, di questa domanda, la prima riflessione sia che lei lo chiama "Cole". Ed io lo chiamo "Scott". Eppure forse questo delinea la risposta meglio di molte altre parole e frasi.
Ma la cosa che mi sconvolge, anche se non lo ammetterò mai, è quanto sia strano il mondo emotivo degli esseri umani.
Da un punto di vista obiettivo, Jack ed io siamo due persone completamente diverse. In alcuni versi, opposte. Quanto lei è rapida a passare ai fatti, io sono lo stereotipo della lentezza. Io valuto, statisticamente, ogni mossa. Lei si limita a muoversi e lo fa prima che io possa fare qualsiasi altra cosa. Lei non sa usare un cortex pad. Io non so cavalcare. Lei spara. Io parlo correntemente quattro lingue.
Eppure siamo riuscite non solo ad innamorarci dello stesso uomo, ma anche a fare lo stesso identico ragionamento su cosa sia meglio per lui. Siamo entrambe convinte che sarebbe estremamente meglio per lui stare con l'altra.
Come è possibile che Jack ed Io arriviamo alla stessa, identica, speculare conclusione?
Non c'è una base comune tra noi due. Nessuna. Percorro a ritroso la mia storia e le mie idee e non trovo nessun punto di contatto con la storia e le idee di Jack Rooster.
Guardo la mia immagine riflessa nello specchio sintetico del bagno del mio Evolution, dopo aver chiuso Richard fuori.
Mi ci voleva una notte di alcool con Jack Rooster per capire una cosa così lampante: i sentimenti e le emozioni sono univoche ed universali.
Non importa essere cresciuto a Capital City, avere tre fratelli morti a Serenity Valley, essere nella Flotta per imposizione familiare o contrabbandare droga per vivere. Non importa l'estrazione sociale, né l'educazione ricevuta. Non importa il tipo di vita e di idee e di variabili di ognuno. La sfera emotiva è insita nell'animo umano in maniera trascendente all'essere singolo. L'atto spontaneo della respirazione viene instillato naturalmente dai meccanismi corporei alla nascita. Su Horyzon come su Albany, i bambini nascono con lo stesso istinto vitale di respirale in quanto esseri umani.
I sentimenti sono altrettanto universalmente patrimonio del genere umano e non del singolo, parte della razza "uomo" e non dell'habitat specifico.
Sono reazioni ataviche, archetipi dell'essere umano in quanto tale.
Quindi, abbiamo due donne. Se le spogliamo del loro vissuto personale, restano due donne, due unità similari. Questo crea la base perché si verifichi la possibilità che le due donne maturino e gestiscano lo stesso sentimento nello stesso modo.
Devo parlarne ad Heisenberg, decisamente.
E' questa la base dell'empatia. E' questa la base della mia anomalia. Il fatto che l'emotività sia collettivamente intrinseca in ogni essere vivente allo stesso identico modo.
Per questo, continuo a dire che Max è un clone. Non può essere un essere umano. E' privo degli archetipi emozionali.
Mi fermo, esco dal bagno e cerco lo sguardo di Richard.
"Sto pensando a degli uomini e nessuno di loro è Ryan Gibbs", dichiaro, sorridendogli.
In fondo, il mio obiettivo della serata era non pensare a Ryan. Smettere di pensare a lui.
Non so se ci sono riuscita.
Ma so che almeno ho molte altre cose a cui pensare.
Richard torna in cabina per fingere di avere qualcosa da fare, per lscairmi sola. Devo cambairmi, indossare abiti più adatti a me.
E mi sorprende un nuovo pensiero, mentre inizio a spogliarmi.
"Ho passato al serata in compagnia di una donna che odia me ed ama lo stesso uomo che amo io... e l'unica cosa che riesco a pensare è... agli archetipi emotivi?
Decisamente sì. Scott... Cole starà sicuramente meglio con lei"