L'Evolution viaggia verso Hall Point. Non ci sono rumori, né sensazioni di movimento. Mi sto abituando a viaggiare nello spazio. Mi sto abituando a molte cose. Aspetto di lasciare l'atmosfera di Safeport prima di sentirmi veramente sulla strada di casa.
Tolgo la giacca. Una giacca marrone, di cuoio. Sento nella testa la voce di Ryan.
"Vedi di stare attenta, tu... che magari qualche posto di blocco dal grilletto facile ti spara per errore"
Non mi rattristo, non ci faccio più caso a tutte le volte che penso a lui. So che devo levarmelo di testa. So che devo bere fino a perdere il lume della ragione, se voglio riuscire ad urlare veramente. E' una valutazione obiettiva: per non essere obiettiva, dovrò impegnarmi parecchio.
Lascio il cappotto su una sedia, ripiegato come se fosse una cosa a cui tengo o che ha valore. Ma anche quella è solo abitudine. Non è un cappotto marrone ed io non sono Scott.
Scucito e ricucito. Risistemato, riparato, curato. Qualcosa a cui tiene veramente. Lo guardo, fisso Scott mentre dà ordini a Mughain che è un suo superiore. Lo guardo mentre si volta verso di me e mi risponde malissimo. E tutto ciò che vedo e che percepisco è solo quanto sia legato a quel Cappotto Marrone.
Sfilo la coppia di sai dai fianchi. Un movimento che potrei fare ad occhi chiusi. Faccio perno sugli tsuba per ruotarli tra le dita senza neppure rendermene conto, abituata anche a questo. Li appoggio sul tavolo. Mi sono abituata anche a girare armata. Mi sono abituata anche alla temperatura del metallo tra le dita, all'equilibrio dei sai, al bilanciamento dei miei pugnali.
Probabilmente non sarebbero serviti a nulla contro un colpo di pistola. A nulla. Ma le pistole finiscono le munizioni, prima o poi. Le lame non perdono il filo, durante un combattimento. Ma non ho mai veramente combattuto. Non ne ho avuto mai bisogno. Ma penso che lo farei, prima di farmi ammazzare. Mi sono abituata anche all'idea di rischiare la vita...
Mi avvio verso la poltrona. Ho bisogno di sedermi, rilassarmi. Mi fermo giusto in tempo. un bel sospiro. Distratta, Donna distratta. Torno al tavolino portando le mani alla schiena. Sfilo i sai dalla cintura, quelli di riserva.
Il mio maestro mi disse che bisogno avere sempre tre sai, in modo da poterne lanciare uno senza restare disarmati. Io ne ho quattro, perché una volta sprecato spazio per un pugnale aggiuntivo non crea ulteriore aggravio strutturale inserirne un quarto incrociato al terzo. Non compromette l'equilibrio, non inficia i movimenti. Ha fatto una analisi tattica della disposizione delle lame e non crea svantaggio aggiungere un quarto sai.
O due o quattro. Il tre non è ottimizzazione.
In linea teorica sarebbe strutturalmente corretto aggiungerne altri due in fibbia. Ma lo troverei ridicolmente eccessivo.
Non mi troverò mai in situazioni da dover rischiare di perdere quattro sai e necessitare un quinto o sesto. E poi... parliamo di lame lunghe, di carico sulla postura e...
...che sto facendo?
Sospiro. Sfilo i sai da dietro la schiena e li appoggio accanto ai gemelli. Ecco... ora posso sedermi e rilassarmi.
"La prossima volta che sento qualcuno parlare dei rapporti tra me e te, James, non me la prenderò con il traditore, ma direttamente con chi se lo è scelto"
Lo fisso negli occhi. Quegli inespressivi occhi dannatamente grigi. Sono ad un passo da lui. Potrebbe tendere una mano a torcermi il collo senza problemi. Ma io so benissimo che non lo farà. Lo so.
Non per i sai. Lui ha più armi con sé di quante io possa anche solo pensare di trasportarne.
Non per la giacca marrone. Lui sa perfettamente com'è fatto un vero cappotto marrone.
Non per la mia bella faccia. Non ci sono rapporti emotivi o relazionali tra noi due.
No.
Perché io sono Donna Winter.
E non faccio più parte dei Buoni da molto, molto tempo. Anche a questo, mi sono abituata.