martedì 3 aprile 2012

Berishan 02.04.2514

Nessun funerale militare. Una lapide bianca in un cimitero civile. Non ci sono divise... solo una veglia di pioppi lungo il viale che divide due campi costellati di croci e marmi. Non piove, su Berishan.
Sarei dovuta andare su Greenfield, cercare la base del MAC, cercare Anthony. Avrei potuto passare la giornata su Horyzon, parlare con Heisenberg, vedermi con Phillps. Non l'ho fatto: sono venuta qui.
Una cerimonia spoglia.
Una sola corona di fiori da "La Famiglia". Un solo mazzo di fiori, bianco come la lapide, come i miei vestiti.

Tre lapidi bianche ed anonime in un cimitero militare, tre mazzi di fiori, io vestita di bianco e lui che riconosce il colore del lutto. Si stupisce, forse non crede veramente che possa essere io. Forse non crede che io abbia pensieri e sentimenti di commiato per quattro cadetti morti in un blindato in fiamme. Eravamo in un cimitero, la prima volta che non abbiamo parlato di lavoro, di accordi, di equilibri e disequilibri. Abbiamo parlato di tre ragazzi morti, di come ci si sente a morire.
Tre ragazzi uccisi dai mercenari del Fulham Ranch. Tre ragazzi per cui lui ha disertato... pur di vendicarli. Se li ricorda ancora, quei tre ragazzi. Anche se lui non era lì dentro a morire con loro. Io sì.

C'è un prete, od un pastore, che presiede una funzione con tre persone.
Il padre di Ryan non piange, l'altro uomo accanto a lui non gli somiglia abbastanza per essere un parente, ma forse mi sbaglio.
Solo quest'uomo ha gli occhi arrossati, come se stesse per scoppiare in lacrime da un momento all'altro.
Io? No. Sono seria, sono serena.
Guardo una manciata di terra su una bara. Terra, un senso di origine, forse.
Non so se Ryan volesse tornare su Berishan. Ma Buck voleva tornare su Greenfield. Credo Ryan pensasse la stessa cosa, di casa sua. Spero.
Casa.
Non c'è terra su uno Skyplex, dove potermi seppellire.
Il padre di Ryan non mi accusa di aver ucciso suo figlio. Non lo ha fatto neppure una volta. Me ne domando il motivo. Ma non lo chiederò a lui, né ad altri. Mi ha rivolto parola solo per le formalità di rito, ma non percepisco ostilità. Forse, se è degno padre di degno figlio, verrà a cercarmi dopo domani per piantarmi una pallottola in fronte.

"Chi ha ucciso Ryan?"

Me lo ha chiesto solo Arkan. E' l'unico a cui è interessato avere un nome. Forse, per cercare vendetta. Forse, per capire. Forse, per curiosità. Ma lo ha chiesto.

"Secondo l'autopsia, sarebbe morto a breve per i colpi di Blackbourne... gli altri colpi hanno solo accelerato la cosa".

Non lo so se è vero. E' questo il bello: non ho mentito. Ho solo dato la versione a cui credo. A cui voglio credere. Eppure, Donna Winter non ha fatto domande, sull'autopsia, a nessuno. Donna Winter non vuole sapere chi ha veramente ucciso Ryan tra Blackbourne e Scott.
Perché saperlo non cambia lo stato delle cose: una bara, niente bandiere, niente musica.
Isabel non è venuta. Lo immaginavo. Sono l'unica a cui non interesse veramente perdere reputazione. O che saprebbe esattamente come gestire determinate domande scomode sulla questione.
Anthony non è venuto. Credevo di vederlo, accucciato dietro un albero, ma se per questo credevo di vedere anche un presidio alleato ad aspettarlo qui per arrestarlo. Né l'uno, né gli altri.
Arkan non è venuto. Ha da nascondersi, lui. Ha da proteggersi. Sospettano di lui, dice. E' comprensibile che prenda le distanze. E' autoconservazione. Eppure sono certa che se fosse morto Arkan... Ryan sarebbe venuto al funerale. Ad ogni costo.

Il becchino fa calare la bara nella fossa. Osservo, senza una parola, immobile. Non mi sento stringere il petto, non provo dolore neppure adesso. Non ho potuto chiedere a nessuno di portare i miei ultimi saluti all'ultimo viaggio di Ryan Gibbs. Quindi, sono venuta io stessa. Semplice, logico.
Prima pala di terra. Suo padre ha voluto far fare le cose a mano, come ai vecchi tempi. Non ne capisco il motivo, ma percepisco debba essere una specie di rituale. Lentezza.
Ryan non era lento. Non mi piace salutarlo con un rito lento. Mi concentro, senza chiudere gli occhi.
Sento l'odore della terra, dell'erba tagliata. Sento il mio profumo di sandalo, che non mettevo da giorni. Forse, la sua mutazione gentica èa ncora attiva, anche da morto. Non posso saperlo.
Forse, adesso, sta percendo gli odori della terra, dell'erba tagliata e del sandalo. Ma non c'è afflusso sanguigno al cervello per poterli elaborare.

Ricordo le parole di Silas. Adesso, in questo momento, penso alla discussione che ho avuto con lui. Con l'unica persona non emotivamente coinvolta nell'evento. Con l'unica persona che mi ha fatto sentire emotivamente coinvolta nell'evento, per antitesi. Solo adesso mi rendo conto che non provare dolore non significa non provare emozioni. Che non piangere la morte di Ryan non significa non avergli voluto bene. A modo mio. In una maniera diversa da tutti gli altri.
Ma "in una maniera". Perché io sono emotivamente coinvolta. A modo mio, lo sono.
Il mondo, vive in gradi di freddezza ed in gradi di calore. Il freddo di Silas è più freddo del mio. Quindi, da qualche altro punto di vista, ho calore.
Verso questa storia.