martedì 22 maggio 2012

All The Verse

Wolfe mi ha ringraziata. Deve essergli costato parecchio.
Io ho ringraziato lui, non mi è pesato farlo.

"Il signore vestito di blu di cui ti avevo parlato, Colin... quello che ti dissi sarebbe potuto venire ai servizi sociali... te lo ricordi?"
"L'ammiraglio?"
"Sì, lui. L'ha fatta pagare agli uomini cattivi"


Non è una cosa facile da affrontare, per lui, neppure in questa versione. Mi abbraccia e si nasconde addosso a me, zittendosi. Ma non scappa, non trema. Passerà anche questo, con calma, con pazienza. E' un bambino forte, ce la farà.

"...e poi ha salvato gli altri bambini, sai? Visto come sei stato bravo? Te lo avevo detto, Colin... che sarebbe finito tutto... bene..."

Una parola volutamente sbagliata. Non è ancora finito nulla, ma va bene così. Per adesso.
Lo lascio calmare, mentre osservo come è mutata la mia camera. C'è un letto in più, ma questo è un dettaglio.
C'è la macchinina di Scott, che tutt'ora né io né Colin riusciamo a far andare avanti ed indietro sul braccio come riusciva a fare lui. Sempre in giro, quella macchinina. Sarebbe fatalisticamente sarcastico se Brent entrasse, ci mettesse un piede sopra e si facesse del male scivolando. Sulla macchinina di Scott. Ma il punto è che credo me la prenderei con Scott, se avvenisse.
C'è il cavallino di Jack. Intagliato apposta per lui, con il nome Colin inciso sopra. Non sapevo che Jack fosse così brava con l'intaglio. Colin non ci gioca con quel cavallino, ma lo tiene accanto al letto e se lo osserva rigirandolo tra le mani. Gli ho chiesto se vuole imparare ad intagliare o se vuole un cavallo, ma non mi ha risposto. Non ho insistito. Non ho intenzione di insistere su niente.
Non insisterò che indossi l'abito che gli ha regalato Josephine e che credo abbia confezionato o disegnato lei stessa. Ma verrà il tempo in cui dovrà farlo. Con calma. Con pazienza.
Evah vuole regalargli un modellino di un'auto di lusso, una delle sportive che piacciono tanto a Brent probabilmente. Sarebbe in metallo, probabilmente. Il metallo è freddo, al tatto, ma così dettagliato, preciso, realistico e reale, rispetto al legno.
Il metallo non ha fantasia, ma ha precisione. Forse, un po' di precisione farà bene alla sua testolina che necessita di nuovi dati per sovrascrivere i vecchi, quelli sbagliati tra i vecchi.
Brent lo porterà a vedere i Patriots. I Greenfield Patriots. La squadra locale, le figurine di Colin dal vivo, nell'arena fuori Jasonville.
Amelie vorrebbe insegnargli a dipingere, lo ha invitato a casa dei suoi genitori, su Eleria, assieme a me.
Roona Mei ha promesso che gli insegnerà a cavalcare.

Sono nata su Horyzon, a Capital City. Ho studiato all'università di Capital City. Ho avuto il mio primo impiego a Capital City. Finché non ho maturato la mia convinzione di partire per cercare una nuova vita su uno Skyplex, il mio mondo era Capital City.
Poi, il mio mondo è diventato il Verse.
Ed ora, posso permettere a Colin di scegliere. Può vedere ogni cosa e scegliere quali tenere per sé e quali no. Può vivere il suo mondo, plasmandolo delle sfumature che preferisce.
Può crescere ovunque, tenendo salde le sue radici ma allargando i suoi rami.

"Colin... hai voglia di fare un discorso serio?"
Annuisce, irrigidendosi un poco, ma fissandomi con occhi attenti.
"Te l'ho detto... che io viaggio. Che vivo anche in altri posti. Ti ho promesso che ti avrei portato con me, che ti avrei fatto vedere tanti pianeti, tante città..."
Mi ascolta, muto, iniziando forse a preoccuparsi. Forse, un minimo, ad incupirsi. Gli passo una mano sulla testa, tra i capelli.
"Tutti questi posti... tutti questi pianeti... sono diversi da qui. Sono diversi da Oak Town. E ci sono persone diverse, che si comportano in maniera diversa e che parlano lingue diverse... Ti ricordi Evah?"
Fa cenno di sì con la testa.
"Evah viene da un posto diverso da Greenfield. Viene dal Core e vive su uno Skyplex. Ma è venuta qui, con me, per portarti a casa con me... e si è vestita come la gente che vive a Greenfield, ed ha parlato la lingue di chi vive a Greenfield. Lo sai perché?"
Scuote il capo, ma continua a seguire il discorso.
"Perché quando si in casa di altri, è buona educazione rispettare i padroni di casa. E quando si va su pianeti diversi ed in città diverse... è giusto rispettare le regole e le abitudini di chi ci vive... per questo, mi vedrai vestirmi in modi diversi, parlare in modi diversi, vivere in case diverse... ogni volta che andremo in un posto diverso..."
Tace. Riflette.
"...e devo vestirmi in modo diverso anche io?", chiede, innocentemente.
Sì, è decisamente un bambino sveglio.