Ogni volta che Arkan se ne esce con la storia delle microspie sui miei vestiti, l'istinto mi fa pensare ai mie satelliti spia.
E' abitudine. Poi mi ricordo che quelle battute appartenevano ad un altro mondo ed ad un altro uomo.
Ogni volta che faccio quella battuta, non posso fare a meno di pensare che resistere alle pallottole non significa necessariamente che non possa passarlo da parte a parte con una spada. E che vorrei tanto provarci per vedere se muore. Un puro esperimento scientifico. Ovviamente, non sto parlando di Arkan.
Se Summer sapesse che l'unico essere vivente sulla terra che sa veramente cosa provo per Lui è Gibbs, suppongo che non me lo perdonerebbe mai. Ad essere sincera non so neppure perché glielo abbia detto, ma Ryan è oggettivamente l'unica persona a sapere che spero che Lui sia vivo perché altrimenti non posso ucciderlo io.
Il punto è solo che ho affidato a Ryan il mio presente, come ho affidato a Scott il mio passato. Così posso essere certa che nessuno lo ricostruirà mai pur essendo riuscita a sfogarmi.
Non riesco minimamente ad immaginare Gibbs e Scott seduti al saloon a complottare alle mie spalle. E non perché io sia una persona estremamente adorabile... ma solo perché so scegliere bene come diversificare le mie confidenze tra le persone giuste.
Penso spesso all'inutilità della dicotomia, di questi tempi. Creo parallelismi che mi fanno sorridere.
Gibbs mi ha detto che, se fossi nei guai, verrebbe a riprendermi "nel buco del culo della nave madre indipendentista". Colorito per un alto graduato.
Scott mi ha detto che mi considera una alleata. Con la "A" minuscola e senza connotazioni unioniste.
Il punto è che, in una visione dicotomica del Verse, le due questioni dovrebbero essere opposte e contrarie.
John mi ha insegnato ad usare il coltello. Più ad evitare le coltellate che a darle, ma perché io gli ho chiesto di insegnarmi a difendermi. Carnifinde mi ha regalato dei sai per Natale.
La questione è che entrambi hanno seguito la stessa filosofia, anche se vedono il mondo con sguardi opposti.
Perché non si rendono conto di quanto c'è di sbagliato in tutto questo?
La loro visione partitaria dell'universo li rende fallaci. Il Bianco è il riflesso del Nero e viceversa, ma ogni altro colore percepibile da occhio umano nasce e muore nelle gradazioni tra luce ed ombra.
Sono limitati.
L'unica persona illimitata che frequento oggi è Terezia. La cosa appare quasi ridicola se superficialmente si pensa alle sue limitazioni prettamente fisiche e quindi solo marginalmente influenti.
Poi, ci sono le sfumature, ovviamente. Non commetto l'errore che biasimo negli altri. Summer, ad esempio, è limitata da limiti autoimposti, non da quelli convenzionali degli schieramenti e delle ideologie.
Non ho ancora capito se mi fa piacere che Arkan parli di microspie sui miei abiti oppure no.
Questo Blog è legato al gioco di ruolo online "Ballad of Serenity" (www.balladofserenity.net) e non rispecchia dati o fatti reali, bensì invenzioni di fantasia legati alla finzione narrativa del gioco.
giovedì 29 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
Racconto di Natale
"Di solito le mogli sono gelose delle ex dei mariti"
Lucas sorride a Sandra, mentre continuano a preprarare i loro personalissimi regali di Natale. Piccoli biglietti di auguri contenenti l'invito al loro matrimonio. Una idea di Sandra.
Lui le ha detto spesso che si era innamorato di lei man mano che si accorgeva di quanto la sua creatività lo contagiava. Si era sempre giudicato un uomo pragmatico, professionale in un certo qual modo. Ed anche se aveva uno stile impeccabile nel vestire, indossare l'abito la mattina era un rituale della società moderna ed un requisito di lavoro, non certo un piacere estetico istintivo.
"Non vedo perché non invitarle... in fondo, sei ancora in ottimi rapporti con entrambe... mi fa piacere che vengano..."
Una donna di cuore, semplice, per certi versi generosa e secondo alcuni aspetti sicura di sé. Nessuna competizione, nessun dubbio sulla fedeltà o l'amore del suo futuro marito. Un uomo fortunato, Lucas.
"Milena vive sempre a Greenfield?" chiede la futura sposa prepando gli indirizzi.
"Sì, ancora a Jasonville..."
"Ed Anna sempre a Capiatl City? Potremmo portarglielo forse di persona..."
Lucas si ferma un attimo, riflettendo.
"Anna non ha mai vissuto a Capital City... Anna è di Yhan..."
Ora è Sandra a restare un attimo interdetta, mentre con la penna dorata ha finito dis crivere l'indirizzo sopra la busta del biglietto d'auguri e d'invito per Milena.
"Ero convinta risiedesse qui... non era lei quella che mi raccontasti esperta di tutte le sale da thé cittadine?"
Lucas scuote il capo, sorridendo, adesso che ha capito l'equivoco.
"No, quella era Donna..."
"Donna? Ah... sì... mi stavo dimenticando... ne parli sempre così poco..." scrolla le spalle, giustificandosi senza prendersela per l'errore "Quanto siete stati insieme? Due o tre mesi?" tanto per tener viva la conversazione.
"Qualche anno..." minimizza lui, inbustando l'invito per Anna.
Non pare che Lucas sia molto preso dalla conversazione, molto interessato all'argomento.
"Così tanto? E perché non me ne parli mai? Perché non la invitiamo?" una pausa, una rapida conclusione "Vi siete lasciati... male?"
"Ho solo perso i contatti... ha cambiato lavoro e non ci siamo più sentiti..." non c'è molto di cui discutere, per Lucas.
Le passa il biglietto perché scriva l'indirizzo di Anna con la sua bella calligrafia.
"Nel 2513 non è possibile perdere i contatti... a meno che... non si sarà mica trasferita nel Rim?" sgrana gli occhi, incredula davanti ad una simile ipotesi.
Che una ex del suo raffinato Lucas, originaria di Capital City ed amante del thé, adesso via nel Rim... è una scena così assurda, che Sandra stessa l'ha azzardata aspettandosi una smentita.
"Quasi... lavora per uno Skyplex..." scrolla le spalle, senza tono partecipe "Ti detto l'indirizzo di Anna?"
"Lei non ha qualcuno di speciale con cui passare il Natale?" chiede Arkan durante un fortuito incontro sotto al neve, ad Oak Town.
Donna scuote il capo, serena come sempre.
"Non ho interesse a festeggiare festività che non appartengono alla mia tradizione..." spiega lei, senza segreti, con la tranquillità di chi sta dicendo cosa ovvie, normali, quasi scontate "...e poi, non credo che Hall Point sarà chiuso durante il Natale, no?" un accenno di battuta, ironico senza essere troppo invadente.
Lucas sorride a Sandra, mentre continuano a preprarare i loro personalissimi regali di Natale. Piccoli biglietti di auguri contenenti l'invito al loro matrimonio. Una idea di Sandra.
Lui le ha detto spesso che si era innamorato di lei man mano che si accorgeva di quanto la sua creatività lo contagiava. Si era sempre giudicato un uomo pragmatico, professionale in un certo qual modo. Ed anche se aveva uno stile impeccabile nel vestire, indossare l'abito la mattina era un rituale della società moderna ed un requisito di lavoro, non certo un piacere estetico istintivo.
"Non vedo perché non invitarle... in fondo, sei ancora in ottimi rapporti con entrambe... mi fa piacere che vengano..."
Una donna di cuore, semplice, per certi versi generosa e secondo alcuni aspetti sicura di sé. Nessuna competizione, nessun dubbio sulla fedeltà o l'amore del suo futuro marito. Un uomo fortunato, Lucas.
"Milena vive sempre a Greenfield?" chiede la futura sposa prepando gli indirizzi.
"Sì, ancora a Jasonville..."
"Ed Anna sempre a Capiatl City? Potremmo portarglielo forse di persona..."
Lucas si ferma un attimo, riflettendo.
"Anna non ha mai vissuto a Capital City... Anna è di Yhan..."
Ora è Sandra a restare un attimo interdetta, mentre con la penna dorata ha finito dis crivere l'indirizzo sopra la busta del biglietto d'auguri e d'invito per Milena.
"Ero convinta risiedesse qui... non era lei quella che mi raccontasti esperta di tutte le sale da thé cittadine?"
Lucas scuote il capo, sorridendo, adesso che ha capito l'equivoco.
"No, quella era Donna..."
"Donna? Ah... sì... mi stavo dimenticando... ne parli sempre così poco..." scrolla le spalle, giustificandosi senza prendersela per l'errore "Quanto siete stati insieme? Due o tre mesi?" tanto per tener viva la conversazione.
"Qualche anno..." minimizza lui, inbustando l'invito per Anna.
Non pare che Lucas sia molto preso dalla conversazione, molto interessato all'argomento.
"Così tanto? E perché non me ne parli mai? Perché non la invitiamo?" una pausa, una rapida conclusione "Vi siete lasciati... male?"
"Ho solo perso i contatti... ha cambiato lavoro e non ci siamo più sentiti..." non c'è molto di cui discutere, per Lucas.
Le passa il biglietto perché scriva l'indirizzo di Anna con la sua bella calligrafia.
"Nel 2513 non è possibile perdere i contatti... a meno che... non si sarà mica trasferita nel Rim?" sgrana gli occhi, incredula davanti ad una simile ipotesi.
Che una ex del suo raffinato Lucas, originaria di Capital City ed amante del thé, adesso via nel Rim... è una scena così assurda, che Sandra stessa l'ha azzardata aspettandosi una smentita.
"Quasi... lavora per uno Skyplex..." scrolla le spalle, senza tono partecipe "Ti detto l'indirizzo di Anna?"
"Lei non ha qualcuno di speciale con cui passare il Natale?" chiede Arkan durante un fortuito incontro sotto al neve, ad Oak Town.
Donna scuote il capo, serena come sempre.
"Non ho interesse a festeggiare festività che non appartengono alla mia tradizione..." spiega lei, senza segreti, con la tranquillità di chi sta dicendo cosa ovvie, normali, quasi scontate "...e poi, non credo che Hall Point sarà chiuso durante il Natale, no?" un accenno di battuta, ironico senza essere troppo invadente.
lunedì 19 dicembre 2011
Storia di Natale
Un appartamento nei sobborghi di Capital City. E' ben più che decoroso, sebbene ben lontano dai lussi del centro cittadino. Una casa grande, con stanze ampie e luminose, mobili sapientemente scelti da qualcuno con gusto estetico.
Come ogni anno, le feste di Natale vedranno la famiglia riunirsi nel salotto di quella casa, la più grande ed accogliente tra quelle di tutti i familiari. Non che tutti siano Cattolici. Anzi, la quasi totalità della famiglia è di credo Buddista, ma questo non significa che le tradizioni perdano valore. Al di là della credenza religiosa, Natale resta una occasione di riunione.
E' il momento in cui si riallacciano i contatti, si rivedono i parenti.
Maicol e Theresa si sono trasferiti da anni a New London per lavorare presso una compagnia di trasporti intra-sistemi. Non visitano Capital City che il giorno di Natale, per la cena a casa degli zii. Il loro primogenito Hugo oramai ha tre anni, inizierà a poter capire di trovarsi in un pianeta diverso.
Quest'anno, Theresa ha raggiunto Horyzon una settimana prima del marito, per aiutare con i preparativi. La zia Liza ha apprezzato molto il pensiero.
"Zia, dove tieni le candele?"
Liza sorride alla nipote, moglie di suo nipote, ma comunque oramai una di famiglia. Perché la famiglia, per lei, è una cosa importante "Quest'anno ci sarà anche la bambina di Lucy... l'anno scorso mi sono mancati molto..."
Theresa sorrire, mentre inizia a cercare le candele dove indicatole "L'anno scorso è stato il primo anno con una assenza..." un sospiro "...mi spiace, però. E' così bello avere un punto di riferimento annuale... è una tradizione che non avevamo nella mia famiglia..."
"Vedi, Theresa..." inizia la zia, con fare premuroso, mentre controlla il numero delle sedie preparate attorno al tavolo "...la famiglia è un valore importante, ma molti la limitano a padri e figli... mentre noi abbiamo la tradizione di considerare famiglia tutti i nostri parenti, tutto il nostro sangue... ed è molto, molto più difficile riuscire a tenere unito un gruppo così grande... Se non avessimo delle usanze, dei piccoli riti domestici... finiremmo per perderci..."
"E' una cosa... forte. Credo che Liam non sarebbe riuscito a risollevarsi se non avesse avuto voi"
"L'alcolismo e la depressione non sono certo colpa sua... Ha avuto un momento sfortunato, ma non potevamo lasciarlo solo a combatter la sua battaglia per cercare di tornare ad una vita normale..."
"So che adesso lavora con tuo fratello" commenta Theresa ricontrollando il centro tavola appena creato.
"Sì, è stato così carino da trovare un posto a mio nipote... così può anche tenerlo d'occhio e valutare i suoi progressi... Pare abbia anche uan fidanzata adesso..." sorride, zia Liza, felice del discorso, felice di avere una famiglia che si aiuta a vicenda. Poi termina il conto delle sedie e fa per toglierne una.
"Perchè?" chiede Theresa "Le ho contate, sono giuste"
"No, le ho contate... ne avanza una... Siamo in ventitre..."
"Ventiquattro, zia... guarda che Liam viene..."
"Lo so, l'ho contato"
Non esiste una lista scritta, non è mai esistita. Tutto sempre fatto a mente, dalle donne di casa, per abitudine, anno dopo anno. Le due iniziano a ripercorrere la lista degli invitati, cioè dei parenti, per capire dove sia l'errore e quale delle due stia sbagliando.
"Aspetta, zia..." si arrende Theresa "...chiamo Donna e chiedo conferma... è sempre stata lei la migliore negli elenchi..." sospira.
"Donna?" Liza si fa perplessa, per poi sorridere alla nipote "Donna non sarà alla cena di Natale... quindi probabilmente avevi contato questa sedia per lei..." problema risolto. Liza si avvia a portare via la seduta superflua, lasciando Theresa alla sua aria interrogativa.
"Donna non viene? Ha avuto problemi?"
"Cara... non sai che adesso lavora su un Skyplex?" risponde premurosa la zia dalla stanza accanto, mentre deposita la sedia inutile ad una scrivania.
"Troppo lavoro? Non è da lei non riuscire ad organizzarsi per essere libera a Natale..."
Non è un segreto che Theresa abbia sempre ammirato la sua cugina acquisita. Liza lo sa benissimo. Non è minimamente sorpresa.
"Thereza... Donna non è stata inviata alla cena di Natale... non vorrai far sedere tuo figlio accanto ad una trafficante di merci illegali, vero?" dolcemente premurosa.
Theresa non capisce, non riesce a capire.
"Ma è tua figlia..." le esce di bocca.
C'è qualcosa che le stride nel ragionamento della Zia. Nel concetto di Famiglia, nel carattere che le riconosce ed in quello che sta dicendo.
"E voi siete i miei nipoti. Ed i figli dei miei nipoti. Ed io di certo non vi metterò nella stessa stanza di una criminale, neppure se ha la fedina penale virtualmente pulita" ferma, ma con serena consapevolezza di non dover imporre la propria opinione.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Richard si congeda dopo l'ultimo briefing. Un cenno del capo per salutare l'Head e dirigersi alla porta, per poi voltarsi verso di lei colto da un pensiero "Donna... dove passerà il Natale? Devo organizzare un volo per Horyzon?"
Lei solleva lo sguardo dal deck per guardarlo mentre le parla. Con la sua solita aria tranquilla, scuote il capo "No, grazie... non festeggio il Natale... sono Buddista..." aggiunge un sorriso sull'ultima frase, a metà tra una battuta ed una spiegazione.
L'uomo della sicurezza annuisce e lascia la stanza, mentre lei torna serenamente al lavoro.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Come ogni anno, le feste di Natale vedranno la famiglia riunirsi nel salotto di quella casa, la più grande ed accogliente tra quelle di tutti i familiari. Non che tutti siano Cattolici. Anzi, la quasi totalità della famiglia è di credo Buddista, ma questo non significa che le tradizioni perdano valore. Al di là della credenza religiosa, Natale resta una occasione di riunione.
E' il momento in cui si riallacciano i contatti, si rivedono i parenti.
Maicol e Theresa si sono trasferiti da anni a New London per lavorare presso una compagnia di trasporti intra-sistemi. Non visitano Capital City che il giorno di Natale, per la cena a casa degli zii. Il loro primogenito Hugo oramai ha tre anni, inizierà a poter capire di trovarsi in un pianeta diverso.
Quest'anno, Theresa ha raggiunto Horyzon una settimana prima del marito, per aiutare con i preparativi. La zia Liza ha apprezzato molto il pensiero.
"Zia, dove tieni le candele?"
Liza sorride alla nipote, moglie di suo nipote, ma comunque oramai una di famiglia. Perché la famiglia, per lei, è una cosa importante "Quest'anno ci sarà anche la bambina di Lucy... l'anno scorso mi sono mancati molto..."
Theresa sorrire, mentre inizia a cercare le candele dove indicatole "L'anno scorso è stato il primo anno con una assenza..." un sospiro "...mi spiace, però. E' così bello avere un punto di riferimento annuale... è una tradizione che non avevamo nella mia famiglia..."
"Vedi, Theresa..." inizia la zia, con fare premuroso, mentre controlla il numero delle sedie preparate attorno al tavolo "...la famiglia è un valore importante, ma molti la limitano a padri e figli... mentre noi abbiamo la tradizione di considerare famiglia tutti i nostri parenti, tutto il nostro sangue... ed è molto, molto più difficile riuscire a tenere unito un gruppo così grande... Se non avessimo delle usanze, dei piccoli riti domestici... finiremmo per perderci..."
"E' una cosa... forte. Credo che Liam non sarebbe riuscito a risollevarsi se non avesse avuto voi"
"L'alcolismo e la depressione non sono certo colpa sua... Ha avuto un momento sfortunato, ma non potevamo lasciarlo solo a combatter la sua battaglia per cercare di tornare ad una vita normale..."
"So che adesso lavora con tuo fratello" commenta Theresa ricontrollando il centro tavola appena creato.
"Sì, è stato così carino da trovare un posto a mio nipote... così può anche tenerlo d'occhio e valutare i suoi progressi... Pare abbia anche uan fidanzata adesso..." sorride, zia Liza, felice del discorso, felice di avere una famiglia che si aiuta a vicenda. Poi termina il conto delle sedie e fa per toglierne una.
"Perchè?" chiede Theresa "Le ho contate, sono giuste"
"No, le ho contate... ne avanza una... Siamo in ventitre..."
"Ventiquattro, zia... guarda che Liam viene..."
"Lo so, l'ho contato"
Non esiste una lista scritta, non è mai esistita. Tutto sempre fatto a mente, dalle donne di casa, per abitudine, anno dopo anno. Le due iniziano a ripercorrere la lista degli invitati, cioè dei parenti, per capire dove sia l'errore e quale delle due stia sbagliando.
"Aspetta, zia..." si arrende Theresa "...chiamo Donna e chiedo conferma... è sempre stata lei la migliore negli elenchi..." sospira.
"Donna?" Liza si fa perplessa, per poi sorridere alla nipote "Donna non sarà alla cena di Natale... quindi probabilmente avevi contato questa sedia per lei..." problema risolto. Liza si avvia a portare via la seduta superflua, lasciando Theresa alla sua aria interrogativa.
"Donna non viene? Ha avuto problemi?"
"Cara... non sai che adesso lavora su un Skyplex?" risponde premurosa la zia dalla stanza accanto, mentre deposita la sedia inutile ad una scrivania.
"Troppo lavoro? Non è da lei non riuscire ad organizzarsi per essere libera a Natale..."
Non è un segreto che Theresa abbia sempre ammirato la sua cugina acquisita. Liza lo sa benissimo. Non è minimamente sorpresa.
"Thereza... Donna non è stata inviata alla cena di Natale... non vorrai far sedere tuo figlio accanto ad una trafficante di merci illegali, vero?" dolcemente premurosa.
Theresa non capisce, non riesce a capire.
"Ma è tua figlia..." le esce di bocca.
C'è qualcosa che le stride nel ragionamento della Zia. Nel concetto di Famiglia, nel carattere che le riconosce ed in quello che sta dicendo.
"E voi siete i miei nipoti. Ed i figli dei miei nipoti. Ed io di certo non vi metterò nella stessa stanza di una criminale, neppure se ha la fedina penale virtualmente pulita" ferma, ma con serena consapevolezza di non dover imporre la propria opinione.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Richard si congeda dopo l'ultimo briefing. Un cenno del capo per salutare l'Head e dirigersi alla porta, per poi voltarsi verso di lei colto da un pensiero "Donna... dove passerà il Natale? Devo organizzare un volo per Horyzon?"
Lei solleva lo sguardo dal deck per guardarlo mentre le parla. Con la sua solita aria tranquilla, scuote il capo "No, grazie... non festeggio il Natale... sono Buddista..." aggiunge un sorriso sull'ultima frase, a metà tra una battuta ed una spiegazione.
L'uomo della sicurezza annuisce e lascia la stanza, mentre lei torna serenamente al lavoro.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
sabato 17 dicembre 2011
Ambizioni
Un uomo ambizioso è un uomo affidabile. Sai cosa vuole e sai che ti tradirà solo quando non saprai darglielo.
Quindi puoi prevedere esattamente la sua fiducia, sulla base di una formula matematica di profitto, basata su vantaggi e ricavi. E' semplice.
Sono le persone che non basano la propria fedeltà sul denaro ed il potere ad essere complicate. Sono mondi strani, alieni alle mie esperienze. Ma come alieni, continuo a studiarli.
Priorità.
Ne analizzo le priorità e calcolo i potenziali punti di forza e di debolezza.
Analiticamente.
E divido il mondo non in "buoni e cattivi", ma in "utili ed inutili" ed in "comprabili e non comprabili".
Di tutto questo... io temo solo una cosa.
I non comprabili.
Quindi puoi prevedere esattamente la sua fiducia, sulla base di una formula matematica di profitto, basata su vantaggi e ricavi. E' semplice.
Sono le persone che non basano la propria fedeltà sul denaro ed il potere ad essere complicate. Sono mondi strani, alieni alle mie esperienze. Ma come alieni, continuo a studiarli.
Priorità.
Ne analizzo le priorità e calcolo i potenziali punti di forza e di debolezza.
Analiticamente.
E divido il mondo non in "buoni e cattivi", ma in "utili ed inutili" ed in "comprabili e non comprabili".
Di tutto questo... io temo solo una cosa.
I non comprabili.
lunedì 5 dicembre 2011
Invidia ed Odio
"Davvero crede che abbiano sbagliato tutto?"
Sì, lo credo sul serio. Credo che il Rim avrebbe dovuto invidiare il Core, che avrebbero dovuto guardarci con ammirazione ed ambire a diventare come noi.
Niente case distrutte, niente imposizioni. Li avremmo conquistati con la nostra superiorità, con il fascino della tecnologia e la bellezza della cultura. Sarebbero venuti da voi cercando la nostra efficienza. Avrebbero iniziato a lavorare autonomamente per essere come noi.
Ci sarebbero stati grati per i nostri ospedali. Ed un giorno si sarebbero svegliati senza ricordare che un tempo erano diversi, se non per ringraziare di... non esserlo più.
Invece... non è così. Imporre la civilizzazione con la forza ha portato il Rim ad odiarci, ad odiare il Core e tutto ciò che lo compone. Inclusa me.
Sheepdog ha ragione: sono prevenuta. Ma in senso opposto. Oramai do per scontato che la gente del Rim od anche solo del Border mi veda come una viziata e frivolà inutilità imbellettata. E li odio per la loro ciecità, per il loro insulto alla mia intelligenza, alla mia posizione, al mio lavoro.
L'Ingegnere mi ha delusa e neppure se ne rende conto. Ma probabilmente il fatto che la cosa continui a tornarmi in mente ed ad irritarmi significa che... beh... in qualche modo ci tenevo.
La Bambina dice che al cuore non si comanda, ma in fondo il cuore è un muscolo deputato alla circolazione sanguigna. Anche queste suppongo siano visioni differenti di mondi differenti.
Sì, lo credo sul serio. Credo che il Rim avrebbe dovuto invidiare il Core, che avrebbero dovuto guardarci con ammirazione ed ambire a diventare come noi.
Niente case distrutte, niente imposizioni. Li avremmo conquistati con la nostra superiorità, con il fascino della tecnologia e la bellezza della cultura. Sarebbero venuti da voi cercando la nostra efficienza. Avrebbero iniziato a lavorare autonomamente per essere come noi.
Ci sarebbero stati grati per i nostri ospedali. Ed un giorno si sarebbero svegliati senza ricordare che un tempo erano diversi, se non per ringraziare di... non esserlo più.
Invece... non è così. Imporre la civilizzazione con la forza ha portato il Rim ad odiarci, ad odiare il Core e tutto ciò che lo compone. Inclusa me.
Sheepdog ha ragione: sono prevenuta. Ma in senso opposto. Oramai do per scontato che la gente del Rim od anche solo del Border mi veda come una viziata e frivolà inutilità imbellettata. E li odio per la loro ciecità, per il loro insulto alla mia intelligenza, alla mia posizione, al mio lavoro.
L'Ingegnere mi ha delusa e neppure se ne rende conto. Ma probabilmente il fatto che la cosa continui a tornarmi in mente ed ad irritarmi significa che... beh... in qualche modo ci tenevo.
La Bambina dice che al cuore non si comanda, ma in fondo il cuore è un muscolo deputato alla circolazione sanguigna. Anche queste suppongo siano visioni differenti di mondi differenti.
giovedì 1 dicembre 2011
Assolo
Il Secondo vuole gli occhi a rilevamento di calore. Il Guerriero ha voluto il naso fino. Un tempo c'era Lui con la pelle resistente.
Rifletto sul fatto che siano tutti soldati, tutti militari, tutti... gradi e scarpe pulite del Core.
Mi chiedo se si rendano veramente conto di cosa significhi.
Sono quasi convinta che il Guerriero... sì.
Esattamente come sono convinta che Lui... no.
Mi chiedo quanto consapevole sia il Secondo.
Ma forse, nel loro ambiente... è tutto così normale.
Il Guerriero mi ha detto una cosa, ieri... una cosa per cui stavo per... stavo per fargli una confidenza. Stavo per dirgli un mio segreto. IL mio segreto.
Ricordo che i giorni dopo, cercai disperatamente Lui. Perché Lui ci era già passato, con Lui avrei potuto parlarne da pari, con cognizione di causa da entrambe le parti.
Ma Lui non c'era... e questo è ciò che non gli perdonerò mai, sebbene sia anche il motivo per cui non lo dimenticherò mai, checché se ne creda in giro.
E ieri stavo per dire al Guerriero che... che è vero che non siamo mostri. Stavo per.
Ma ho aperto bocca ed ho detto che è vero che non è un mostro.
C'è una strana solitudine nel sapere che ci sono altre persone come te, che parlano libearmente del loro essere diversi mente tu non lo fai.
Inizio a chiedermi se ci sono altri come me... diversi che tacciono.
Come la ragazzina dello spazio porto.
Mi ricordo perfettamente la sua paura, quella vecchia paura. La stessa che ebbi anche io.
Il Guerriero avrà avuto paura? Il Secondo ne avrà?
Guardo volti ignoli camminare lungo i corridoio di Hall Point e mi chiedo... quanti tra loro... l'hanno avuta?
Non potrò mai saperlo.
Nè loro lo sapranno mai.
Una affollata solitudine.
Rifletto sul fatto che siano tutti soldati, tutti militari, tutti... gradi e scarpe pulite del Core.
Mi chiedo se si rendano veramente conto di cosa significhi.
Sono quasi convinta che il Guerriero... sì.
Esattamente come sono convinta che Lui... no.
Mi chiedo quanto consapevole sia il Secondo.
Ma forse, nel loro ambiente... è tutto così normale.
Il Guerriero mi ha detto una cosa, ieri... una cosa per cui stavo per... stavo per fargli una confidenza. Stavo per dirgli un mio segreto. IL mio segreto.
Ricordo che i giorni dopo, cercai disperatamente Lui. Perché Lui ci era già passato, con Lui avrei potuto parlarne da pari, con cognizione di causa da entrambe le parti.
Ma Lui non c'era... e questo è ciò che non gli perdonerò mai, sebbene sia anche il motivo per cui non lo dimenticherò mai, checché se ne creda in giro.
E ieri stavo per dire al Guerriero che... che è vero che non siamo mostri. Stavo per.
Ma ho aperto bocca ed ho detto che è vero che non è un mostro.
C'è una strana solitudine nel sapere che ci sono altre persone come te, che parlano libearmente del loro essere diversi mente tu non lo fai.
Inizio a chiedermi se ci sono altri come me... diversi che tacciono.
Come la ragazzina dello spazio porto.
Mi ricordo perfettamente la sua paura, quella vecchia paura. La stessa che ebbi anche io.
Il Guerriero avrà avuto paura? Il Secondo ne avrà?
Guardo volti ignoli camminare lungo i corridoio di Hall Point e mi chiedo... quanti tra loro... l'hanno avuta?
Non potrò mai saperlo.
Nè loro lo sapranno mai.
Una affollata solitudine.
Iscriviti a:
Post (Atom)