Ogni volta che Arkan se ne esce con la storia delle microspie sui miei vestiti, l'istinto mi fa pensare ai mie satelliti spia.
E' abitudine. Poi mi ricordo che quelle battute appartenevano ad un altro mondo ed ad un altro uomo.
Ogni volta che faccio quella battuta, non posso fare a meno di pensare che resistere alle pallottole non significa necessariamente che non possa passarlo da parte a parte con una spada. E che vorrei tanto provarci per vedere se muore. Un puro esperimento scientifico. Ovviamente, non sto parlando di Arkan.
Se Summer sapesse che l'unico essere vivente sulla terra che sa veramente cosa provo per Lui è Gibbs, suppongo che non me lo perdonerebbe mai. Ad essere sincera non so neppure perché glielo abbia detto, ma Ryan è oggettivamente l'unica persona a sapere che spero che Lui sia vivo perché altrimenti non posso ucciderlo io.
Il punto è solo che ho affidato a Ryan il mio presente, come ho affidato a Scott il mio passato. Così posso essere certa che nessuno lo ricostruirà mai pur essendo riuscita a sfogarmi.
Non riesco minimamente ad immaginare Gibbs e Scott seduti al saloon a complottare alle mie spalle. E non perché io sia una persona estremamente adorabile... ma solo perché so scegliere bene come diversificare le mie confidenze tra le persone giuste.
Penso spesso all'inutilità della dicotomia, di questi tempi. Creo parallelismi che mi fanno sorridere.
Gibbs mi ha detto che, se fossi nei guai, verrebbe a riprendermi "nel buco del culo della nave madre indipendentista". Colorito per un alto graduato.
Scott mi ha detto che mi considera una alleata. Con la "A" minuscola e senza connotazioni unioniste.
Il punto è che, in una visione dicotomica del Verse, le due questioni dovrebbero essere opposte e contrarie.
John mi ha insegnato ad usare il coltello. Più ad evitare le coltellate che a darle, ma perché io gli ho chiesto di insegnarmi a difendermi. Carnifinde mi ha regalato dei sai per Natale.
La questione è che entrambi hanno seguito la stessa filosofia, anche se vedono il mondo con sguardi opposti.
Perché non si rendono conto di quanto c'è di sbagliato in tutto questo?
La loro visione partitaria dell'universo li rende fallaci. Il Bianco è il riflesso del Nero e viceversa, ma ogni altro colore percepibile da occhio umano nasce e muore nelle gradazioni tra luce ed ombra.
Sono limitati.
L'unica persona illimitata che frequento oggi è Terezia. La cosa appare quasi ridicola se superficialmente si pensa alle sue limitazioni prettamente fisiche e quindi solo marginalmente influenti.
Poi, ci sono le sfumature, ovviamente. Non commetto l'errore che biasimo negli altri. Summer, ad esempio, è limitata da limiti autoimposti, non da quelli convenzionali degli schieramenti e delle ideologie.
Non ho ancora capito se mi fa piacere che Arkan parli di microspie sui miei abiti oppure no.
Questo Blog è legato al gioco di ruolo online "Ballad of Serenity" (www.balladofserenity.net) e non rispecchia dati o fatti reali, bensì invenzioni di fantasia legati alla finzione narrativa del gioco.
giovedì 29 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
Racconto di Natale
"Di solito le mogli sono gelose delle ex dei mariti"
Lucas sorride a Sandra, mentre continuano a preprarare i loro personalissimi regali di Natale. Piccoli biglietti di auguri contenenti l'invito al loro matrimonio. Una idea di Sandra.
Lui le ha detto spesso che si era innamorato di lei man mano che si accorgeva di quanto la sua creatività lo contagiava. Si era sempre giudicato un uomo pragmatico, professionale in un certo qual modo. Ed anche se aveva uno stile impeccabile nel vestire, indossare l'abito la mattina era un rituale della società moderna ed un requisito di lavoro, non certo un piacere estetico istintivo.
"Non vedo perché non invitarle... in fondo, sei ancora in ottimi rapporti con entrambe... mi fa piacere che vengano..."
Una donna di cuore, semplice, per certi versi generosa e secondo alcuni aspetti sicura di sé. Nessuna competizione, nessun dubbio sulla fedeltà o l'amore del suo futuro marito. Un uomo fortunato, Lucas.
"Milena vive sempre a Greenfield?" chiede la futura sposa prepando gli indirizzi.
"Sì, ancora a Jasonville..."
"Ed Anna sempre a Capiatl City? Potremmo portarglielo forse di persona..."
Lucas si ferma un attimo, riflettendo.
"Anna non ha mai vissuto a Capital City... Anna è di Yhan..."
Ora è Sandra a restare un attimo interdetta, mentre con la penna dorata ha finito dis crivere l'indirizzo sopra la busta del biglietto d'auguri e d'invito per Milena.
"Ero convinta risiedesse qui... non era lei quella che mi raccontasti esperta di tutte le sale da thé cittadine?"
Lucas scuote il capo, sorridendo, adesso che ha capito l'equivoco.
"No, quella era Donna..."
"Donna? Ah... sì... mi stavo dimenticando... ne parli sempre così poco..." scrolla le spalle, giustificandosi senza prendersela per l'errore "Quanto siete stati insieme? Due o tre mesi?" tanto per tener viva la conversazione.
"Qualche anno..." minimizza lui, inbustando l'invito per Anna.
Non pare che Lucas sia molto preso dalla conversazione, molto interessato all'argomento.
"Così tanto? E perché non me ne parli mai? Perché non la invitiamo?" una pausa, una rapida conclusione "Vi siete lasciati... male?"
"Ho solo perso i contatti... ha cambiato lavoro e non ci siamo più sentiti..." non c'è molto di cui discutere, per Lucas.
Le passa il biglietto perché scriva l'indirizzo di Anna con la sua bella calligrafia.
"Nel 2513 non è possibile perdere i contatti... a meno che... non si sarà mica trasferita nel Rim?" sgrana gli occhi, incredula davanti ad una simile ipotesi.
Che una ex del suo raffinato Lucas, originaria di Capital City ed amante del thé, adesso via nel Rim... è una scena così assurda, che Sandra stessa l'ha azzardata aspettandosi una smentita.
"Quasi... lavora per uno Skyplex..." scrolla le spalle, senza tono partecipe "Ti detto l'indirizzo di Anna?"
"Lei non ha qualcuno di speciale con cui passare il Natale?" chiede Arkan durante un fortuito incontro sotto al neve, ad Oak Town.
Donna scuote il capo, serena come sempre.
"Non ho interesse a festeggiare festività che non appartengono alla mia tradizione..." spiega lei, senza segreti, con la tranquillità di chi sta dicendo cosa ovvie, normali, quasi scontate "...e poi, non credo che Hall Point sarà chiuso durante il Natale, no?" un accenno di battuta, ironico senza essere troppo invadente.
Lucas sorride a Sandra, mentre continuano a preprarare i loro personalissimi regali di Natale. Piccoli biglietti di auguri contenenti l'invito al loro matrimonio. Una idea di Sandra.
Lui le ha detto spesso che si era innamorato di lei man mano che si accorgeva di quanto la sua creatività lo contagiava. Si era sempre giudicato un uomo pragmatico, professionale in un certo qual modo. Ed anche se aveva uno stile impeccabile nel vestire, indossare l'abito la mattina era un rituale della società moderna ed un requisito di lavoro, non certo un piacere estetico istintivo.
"Non vedo perché non invitarle... in fondo, sei ancora in ottimi rapporti con entrambe... mi fa piacere che vengano..."
Una donna di cuore, semplice, per certi versi generosa e secondo alcuni aspetti sicura di sé. Nessuna competizione, nessun dubbio sulla fedeltà o l'amore del suo futuro marito. Un uomo fortunato, Lucas.
"Milena vive sempre a Greenfield?" chiede la futura sposa prepando gli indirizzi.
"Sì, ancora a Jasonville..."
"Ed Anna sempre a Capiatl City? Potremmo portarglielo forse di persona..."
Lucas si ferma un attimo, riflettendo.
"Anna non ha mai vissuto a Capital City... Anna è di Yhan..."
Ora è Sandra a restare un attimo interdetta, mentre con la penna dorata ha finito dis crivere l'indirizzo sopra la busta del biglietto d'auguri e d'invito per Milena.
"Ero convinta risiedesse qui... non era lei quella che mi raccontasti esperta di tutte le sale da thé cittadine?"
Lucas scuote il capo, sorridendo, adesso che ha capito l'equivoco.
"No, quella era Donna..."
"Donna? Ah... sì... mi stavo dimenticando... ne parli sempre così poco..." scrolla le spalle, giustificandosi senza prendersela per l'errore "Quanto siete stati insieme? Due o tre mesi?" tanto per tener viva la conversazione.
"Qualche anno..." minimizza lui, inbustando l'invito per Anna.
Non pare che Lucas sia molto preso dalla conversazione, molto interessato all'argomento.
"Così tanto? E perché non me ne parli mai? Perché non la invitiamo?" una pausa, una rapida conclusione "Vi siete lasciati... male?"
"Ho solo perso i contatti... ha cambiato lavoro e non ci siamo più sentiti..." non c'è molto di cui discutere, per Lucas.
Le passa il biglietto perché scriva l'indirizzo di Anna con la sua bella calligrafia.
"Nel 2513 non è possibile perdere i contatti... a meno che... non si sarà mica trasferita nel Rim?" sgrana gli occhi, incredula davanti ad una simile ipotesi.
Che una ex del suo raffinato Lucas, originaria di Capital City ed amante del thé, adesso via nel Rim... è una scena così assurda, che Sandra stessa l'ha azzardata aspettandosi una smentita.
"Quasi... lavora per uno Skyplex..." scrolla le spalle, senza tono partecipe "Ti detto l'indirizzo di Anna?"
"Lei non ha qualcuno di speciale con cui passare il Natale?" chiede Arkan durante un fortuito incontro sotto al neve, ad Oak Town.
Donna scuote il capo, serena come sempre.
"Non ho interesse a festeggiare festività che non appartengono alla mia tradizione..." spiega lei, senza segreti, con la tranquillità di chi sta dicendo cosa ovvie, normali, quasi scontate "...e poi, non credo che Hall Point sarà chiuso durante il Natale, no?" un accenno di battuta, ironico senza essere troppo invadente.
lunedì 19 dicembre 2011
Storia di Natale
Un appartamento nei sobborghi di Capital City. E' ben più che decoroso, sebbene ben lontano dai lussi del centro cittadino. Una casa grande, con stanze ampie e luminose, mobili sapientemente scelti da qualcuno con gusto estetico.
Come ogni anno, le feste di Natale vedranno la famiglia riunirsi nel salotto di quella casa, la più grande ed accogliente tra quelle di tutti i familiari. Non che tutti siano Cattolici. Anzi, la quasi totalità della famiglia è di credo Buddista, ma questo non significa che le tradizioni perdano valore. Al di là della credenza religiosa, Natale resta una occasione di riunione.
E' il momento in cui si riallacciano i contatti, si rivedono i parenti.
Maicol e Theresa si sono trasferiti da anni a New London per lavorare presso una compagnia di trasporti intra-sistemi. Non visitano Capital City che il giorno di Natale, per la cena a casa degli zii. Il loro primogenito Hugo oramai ha tre anni, inizierà a poter capire di trovarsi in un pianeta diverso.
Quest'anno, Theresa ha raggiunto Horyzon una settimana prima del marito, per aiutare con i preparativi. La zia Liza ha apprezzato molto il pensiero.
"Zia, dove tieni le candele?"
Liza sorride alla nipote, moglie di suo nipote, ma comunque oramai una di famiglia. Perché la famiglia, per lei, è una cosa importante "Quest'anno ci sarà anche la bambina di Lucy... l'anno scorso mi sono mancati molto..."
Theresa sorrire, mentre inizia a cercare le candele dove indicatole "L'anno scorso è stato il primo anno con una assenza..." un sospiro "...mi spiace, però. E' così bello avere un punto di riferimento annuale... è una tradizione che non avevamo nella mia famiglia..."
"Vedi, Theresa..." inizia la zia, con fare premuroso, mentre controlla il numero delle sedie preparate attorno al tavolo "...la famiglia è un valore importante, ma molti la limitano a padri e figli... mentre noi abbiamo la tradizione di considerare famiglia tutti i nostri parenti, tutto il nostro sangue... ed è molto, molto più difficile riuscire a tenere unito un gruppo così grande... Se non avessimo delle usanze, dei piccoli riti domestici... finiremmo per perderci..."
"E' una cosa... forte. Credo che Liam non sarebbe riuscito a risollevarsi se non avesse avuto voi"
"L'alcolismo e la depressione non sono certo colpa sua... Ha avuto un momento sfortunato, ma non potevamo lasciarlo solo a combatter la sua battaglia per cercare di tornare ad una vita normale..."
"So che adesso lavora con tuo fratello" commenta Theresa ricontrollando il centro tavola appena creato.
"Sì, è stato così carino da trovare un posto a mio nipote... così può anche tenerlo d'occhio e valutare i suoi progressi... Pare abbia anche uan fidanzata adesso..." sorride, zia Liza, felice del discorso, felice di avere una famiglia che si aiuta a vicenda. Poi termina il conto delle sedie e fa per toglierne una.
"Perchè?" chiede Theresa "Le ho contate, sono giuste"
"No, le ho contate... ne avanza una... Siamo in ventitre..."
"Ventiquattro, zia... guarda che Liam viene..."
"Lo so, l'ho contato"
Non esiste una lista scritta, non è mai esistita. Tutto sempre fatto a mente, dalle donne di casa, per abitudine, anno dopo anno. Le due iniziano a ripercorrere la lista degli invitati, cioè dei parenti, per capire dove sia l'errore e quale delle due stia sbagliando.
"Aspetta, zia..." si arrende Theresa "...chiamo Donna e chiedo conferma... è sempre stata lei la migliore negli elenchi..." sospira.
"Donna?" Liza si fa perplessa, per poi sorridere alla nipote "Donna non sarà alla cena di Natale... quindi probabilmente avevi contato questa sedia per lei..." problema risolto. Liza si avvia a portare via la seduta superflua, lasciando Theresa alla sua aria interrogativa.
"Donna non viene? Ha avuto problemi?"
"Cara... non sai che adesso lavora su un Skyplex?" risponde premurosa la zia dalla stanza accanto, mentre deposita la sedia inutile ad una scrivania.
"Troppo lavoro? Non è da lei non riuscire ad organizzarsi per essere libera a Natale..."
Non è un segreto che Theresa abbia sempre ammirato la sua cugina acquisita. Liza lo sa benissimo. Non è minimamente sorpresa.
"Thereza... Donna non è stata inviata alla cena di Natale... non vorrai far sedere tuo figlio accanto ad una trafficante di merci illegali, vero?" dolcemente premurosa.
Theresa non capisce, non riesce a capire.
"Ma è tua figlia..." le esce di bocca.
C'è qualcosa che le stride nel ragionamento della Zia. Nel concetto di Famiglia, nel carattere che le riconosce ed in quello che sta dicendo.
"E voi siete i miei nipoti. Ed i figli dei miei nipoti. Ed io di certo non vi metterò nella stessa stanza di una criminale, neppure se ha la fedina penale virtualmente pulita" ferma, ma con serena consapevolezza di non dover imporre la propria opinione.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Richard si congeda dopo l'ultimo briefing. Un cenno del capo per salutare l'Head e dirigersi alla porta, per poi voltarsi verso di lei colto da un pensiero "Donna... dove passerà il Natale? Devo organizzare un volo per Horyzon?"
Lei solleva lo sguardo dal deck per guardarlo mentre le parla. Con la sua solita aria tranquilla, scuote il capo "No, grazie... non festeggio il Natale... sono Buddista..." aggiunge un sorriso sull'ultima frase, a metà tra una battuta ed una spiegazione.
L'uomo della sicurezza annuisce e lascia la stanza, mentre lei torna serenamente al lavoro.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Come ogni anno, le feste di Natale vedranno la famiglia riunirsi nel salotto di quella casa, la più grande ed accogliente tra quelle di tutti i familiari. Non che tutti siano Cattolici. Anzi, la quasi totalità della famiglia è di credo Buddista, ma questo non significa che le tradizioni perdano valore. Al di là della credenza religiosa, Natale resta una occasione di riunione.
E' il momento in cui si riallacciano i contatti, si rivedono i parenti.
Maicol e Theresa si sono trasferiti da anni a New London per lavorare presso una compagnia di trasporti intra-sistemi. Non visitano Capital City che il giorno di Natale, per la cena a casa degli zii. Il loro primogenito Hugo oramai ha tre anni, inizierà a poter capire di trovarsi in un pianeta diverso.
Quest'anno, Theresa ha raggiunto Horyzon una settimana prima del marito, per aiutare con i preparativi. La zia Liza ha apprezzato molto il pensiero.
"Zia, dove tieni le candele?"
Liza sorride alla nipote, moglie di suo nipote, ma comunque oramai una di famiglia. Perché la famiglia, per lei, è una cosa importante "Quest'anno ci sarà anche la bambina di Lucy... l'anno scorso mi sono mancati molto..."
Theresa sorrire, mentre inizia a cercare le candele dove indicatole "L'anno scorso è stato il primo anno con una assenza..." un sospiro "...mi spiace, però. E' così bello avere un punto di riferimento annuale... è una tradizione che non avevamo nella mia famiglia..."
"Vedi, Theresa..." inizia la zia, con fare premuroso, mentre controlla il numero delle sedie preparate attorno al tavolo "...la famiglia è un valore importante, ma molti la limitano a padri e figli... mentre noi abbiamo la tradizione di considerare famiglia tutti i nostri parenti, tutto il nostro sangue... ed è molto, molto più difficile riuscire a tenere unito un gruppo così grande... Se non avessimo delle usanze, dei piccoli riti domestici... finiremmo per perderci..."
"E' una cosa... forte. Credo che Liam non sarebbe riuscito a risollevarsi se non avesse avuto voi"
"L'alcolismo e la depressione non sono certo colpa sua... Ha avuto un momento sfortunato, ma non potevamo lasciarlo solo a combatter la sua battaglia per cercare di tornare ad una vita normale..."
"So che adesso lavora con tuo fratello" commenta Theresa ricontrollando il centro tavola appena creato.
"Sì, è stato così carino da trovare un posto a mio nipote... così può anche tenerlo d'occhio e valutare i suoi progressi... Pare abbia anche uan fidanzata adesso..." sorride, zia Liza, felice del discorso, felice di avere una famiglia che si aiuta a vicenda. Poi termina il conto delle sedie e fa per toglierne una.
"Perchè?" chiede Theresa "Le ho contate, sono giuste"
"No, le ho contate... ne avanza una... Siamo in ventitre..."
"Ventiquattro, zia... guarda che Liam viene..."
"Lo so, l'ho contato"
Non esiste una lista scritta, non è mai esistita. Tutto sempre fatto a mente, dalle donne di casa, per abitudine, anno dopo anno. Le due iniziano a ripercorrere la lista degli invitati, cioè dei parenti, per capire dove sia l'errore e quale delle due stia sbagliando.
"Aspetta, zia..." si arrende Theresa "...chiamo Donna e chiedo conferma... è sempre stata lei la migliore negli elenchi..." sospira.
"Donna?" Liza si fa perplessa, per poi sorridere alla nipote "Donna non sarà alla cena di Natale... quindi probabilmente avevi contato questa sedia per lei..." problema risolto. Liza si avvia a portare via la seduta superflua, lasciando Theresa alla sua aria interrogativa.
"Donna non viene? Ha avuto problemi?"
"Cara... non sai che adesso lavora su un Skyplex?" risponde premurosa la zia dalla stanza accanto, mentre deposita la sedia inutile ad una scrivania.
"Troppo lavoro? Non è da lei non riuscire ad organizzarsi per essere libera a Natale..."
Non è un segreto che Theresa abbia sempre ammirato la sua cugina acquisita. Liza lo sa benissimo. Non è minimamente sorpresa.
"Thereza... Donna non è stata inviata alla cena di Natale... non vorrai far sedere tuo figlio accanto ad una trafficante di merci illegali, vero?" dolcemente premurosa.
Theresa non capisce, non riesce a capire.
"Ma è tua figlia..." le esce di bocca.
C'è qualcosa che le stride nel ragionamento della Zia. Nel concetto di Famiglia, nel carattere che le riconosce ed in quello che sta dicendo.
"E voi siete i miei nipoti. Ed i figli dei miei nipoti. Ed io di certo non vi metterò nella stessa stanza di una criminale, neppure se ha la fedina penale virtualmente pulita" ferma, ma con serena consapevolezza di non dover imporre la propria opinione.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Richard si congeda dopo l'ultimo briefing. Un cenno del capo per salutare l'Head e dirigersi alla porta, per poi voltarsi verso di lei colto da un pensiero "Donna... dove passerà il Natale? Devo organizzare un volo per Horyzon?"
Lei solleva lo sguardo dal deck per guardarlo mentre le parla. Con la sua solita aria tranquilla, scuote il capo "No, grazie... non festeggio il Natale... sono Buddista..." aggiunge un sorriso sull'ultima frase, a metà tra una battuta ed una spiegazione.
L'uomo della sicurezza annuisce e lascia la stanza, mentre lei torna serenamente al lavoro.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
sabato 17 dicembre 2011
Ambizioni
Un uomo ambizioso è un uomo affidabile. Sai cosa vuole e sai che ti tradirà solo quando non saprai darglielo.
Quindi puoi prevedere esattamente la sua fiducia, sulla base di una formula matematica di profitto, basata su vantaggi e ricavi. E' semplice.
Sono le persone che non basano la propria fedeltà sul denaro ed il potere ad essere complicate. Sono mondi strani, alieni alle mie esperienze. Ma come alieni, continuo a studiarli.
Priorità.
Ne analizzo le priorità e calcolo i potenziali punti di forza e di debolezza.
Analiticamente.
E divido il mondo non in "buoni e cattivi", ma in "utili ed inutili" ed in "comprabili e non comprabili".
Di tutto questo... io temo solo una cosa.
I non comprabili.
Quindi puoi prevedere esattamente la sua fiducia, sulla base di una formula matematica di profitto, basata su vantaggi e ricavi. E' semplice.
Sono le persone che non basano la propria fedeltà sul denaro ed il potere ad essere complicate. Sono mondi strani, alieni alle mie esperienze. Ma come alieni, continuo a studiarli.
Priorità.
Ne analizzo le priorità e calcolo i potenziali punti di forza e di debolezza.
Analiticamente.
E divido il mondo non in "buoni e cattivi", ma in "utili ed inutili" ed in "comprabili e non comprabili".
Di tutto questo... io temo solo una cosa.
I non comprabili.
lunedì 5 dicembre 2011
Invidia ed Odio
"Davvero crede che abbiano sbagliato tutto?"
Sì, lo credo sul serio. Credo che il Rim avrebbe dovuto invidiare il Core, che avrebbero dovuto guardarci con ammirazione ed ambire a diventare come noi.
Niente case distrutte, niente imposizioni. Li avremmo conquistati con la nostra superiorità, con il fascino della tecnologia e la bellezza della cultura. Sarebbero venuti da voi cercando la nostra efficienza. Avrebbero iniziato a lavorare autonomamente per essere come noi.
Ci sarebbero stati grati per i nostri ospedali. Ed un giorno si sarebbero svegliati senza ricordare che un tempo erano diversi, se non per ringraziare di... non esserlo più.
Invece... non è così. Imporre la civilizzazione con la forza ha portato il Rim ad odiarci, ad odiare il Core e tutto ciò che lo compone. Inclusa me.
Sheepdog ha ragione: sono prevenuta. Ma in senso opposto. Oramai do per scontato che la gente del Rim od anche solo del Border mi veda come una viziata e frivolà inutilità imbellettata. E li odio per la loro ciecità, per il loro insulto alla mia intelligenza, alla mia posizione, al mio lavoro.
L'Ingegnere mi ha delusa e neppure se ne rende conto. Ma probabilmente il fatto che la cosa continui a tornarmi in mente ed ad irritarmi significa che... beh... in qualche modo ci tenevo.
La Bambina dice che al cuore non si comanda, ma in fondo il cuore è un muscolo deputato alla circolazione sanguigna. Anche queste suppongo siano visioni differenti di mondi differenti.
Sì, lo credo sul serio. Credo che il Rim avrebbe dovuto invidiare il Core, che avrebbero dovuto guardarci con ammirazione ed ambire a diventare come noi.
Niente case distrutte, niente imposizioni. Li avremmo conquistati con la nostra superiorità, con il fascino della tecnologia e la bellezza della cultura. Sarebbero venuti da voi cercando la nostra efficienza. Avrebbero iniziato a lavorare autonomamente per essere come noi.
Ci sarebbero stati grati per i nostri ospedali. Ed un giorno si sarebbero svegliati senza ricordare che un tempo erano diversi, se non per ringraziare di... non esserlo più.
Invece... non è così. Imporre la civilizzazione con la forza ha portato il Rim ad odiarci, ad odiare il Core e tutto ciò che lo compone. Inclusa me.
Sheepdog ha ragione: sono prevenuta. Ma in senso opposto. Oramai do per scontato che la gente del Rim od anche solo del Border mi veda come una viziata e frivolà inutilità imbellettata. E li odio per la loro ciecità, per il loro insulto alla mia intelligenza, alla mia posizione, al mio lavoro.
L'Ingegnere mi ha delusa e neppure se ne rende conto. Ma probabilmente il fatto che la cosa continui a tornarmi in mente ed ad irritarmi significa che... beh... in qualche modo ci tenevo.
La Bambina dice che al cuore non si comanda, ma in fondo il cuore è un muscolo deputato alla circolazione sanguigna. Anche queste suppongo siano visioni differenti di mondi differenti.
giovedì 1 dicembre 2011
Assolo
Il Secondo vuole gli occhi a rilevamento di calore. Il Guerriero ha voluto il naso fino. Un tempo c'era Lui con la pelle resistente.
Rifletto sul fatto che siano tutti soldati, tutti militari, tutti... gradi e scarpe pulite del Core.
Mi chiedo se si rendano veramente conto di cosa significhi.
Sono quasi convinta che il Guerriero... sì.
Esattamente come sono convinta che Lui... no.
Mi chiedo quanto consapevole sia il Secondo.
Ma forse, nel loro ambiente... è tutto così normale.
Il Guerriero mi ha detto una cosa, ieri... una cosa per cui stavo per... stavo per fargli una confidenza. Stavo per dirgli un mio segreto. IL mio segreto.
Ricordo che i giorni dopo, cercai disperatamente Lui. Perché Lui ci era già passato, con Lui avrei potuto parlarne da pari, con cognizione di causa da entrambe le parti.
Ma Lui non c'era... e questo è ciò che non gli perdonerò mai, sebbene sia anche il motivo per cui non lo dimenticherò mai, checché se ne creda in giro.
E ieri stavo per dire al Guerriero che... che è vero che non siamo mostri. Stavo per.
Ma ho aperto bocca ed ho detto che è vero che non è un mostro.
C'è una strana solitudine nel sapere che ci sono altre persone come te, che parlano libearmente del loro essere diversi mente tu non lo fai.
Inizio a chiedermi se ci sono altri come me... diversi che tacciono.
Come la ragazzina dello spazio porto.
Mi ricordo perfettamente la sua paura, quella vecchia paura. La stessa che ebbi anche io.
Il Guerriero avrà avuto paura? Il Secondo ne avrà?
Guardo volti ignoli camminare lungo i corridoio di Hall Point e mi chiedo... quanti tra loro... l'hanno avuta?
Non potrò mai saperlo.
Nè loro lo sapranno mai.
Una affollata solitudine.
Rifletto sul fatto che siano tutti soldati, tutti militari, tutti... gradi e scarpe pulite del Core.
Mi chiedo se si rendano veramente conto di cosa significhi.
Sono quasi convinta che il Guerriero... sì.
Esattamente come sono convinta che Lui... no.
Mi chiedo quanto consapevole sia il Secondo.
Ma forse, nel loro ambiente... è tutto così normale.
Il Guerriero mi ha detto una cosa, ieri... una cosa per cui stavo per... stavo per fargli una confidenza. Stavo per dirgli un mio segreto. IL mio segreto.
Ricordo che i giorni dopo, cercai disperatamente Lui. Perché Lui ci era già passato, con Lui avrei potuto parlarne da pari, con cognizione di causa da entrambe le parti.
Ma Lui non c'era... e questo è ciò che non gli perdonerò mai, sebbene sia anche il motivo per cui non lo dimenticherò mai, checché se ne creda in giro.
E ieri stavo per dire al Guerriero che... che è vero che non siamo mostri. Stavo per.
Ma ho aperto bocca ed ho detto che è vero che non è un mostro.
C'è una strana solitudine nel sapere che ci sono altre persone come te, che parlano libearmente del loro essere diversi mente tu non lo fai.
Inizio a chiedermi se ci sono altri come me... diversi che tacciono.
Come la ragazzina dello spazio porto.
Mi ricordo perfettamente la sua paura, quella vecchia paura. La stessa che ebbi anche io.
Il Guerriero avrà avuto paura? Il Secondo ne avrà?
Guardo volti ignoli camminare lungo i corridoio di Hall Point e mi chiedo... quanti tra loro... l'hanno avuta?
Non potrò mai saperlo.
Nè loro lo sapranno mai.
Una affollata solitudine.
domenica 27 novembre 2011
Cani e Pecore
Il Ragazzino è una ventata d'aria fresca nella mia vita. Ha anche lui i suoi chiaro-scuri, ma amo la sua schiettezza, il suo essere ancora solare.
Vorrei essere come lui, ogni tanto. Ma in realtà adesso ho capito a cosa posso aspirare.
C'è una ballata che ho sentito su Greenfield.
Keep movin', movin', movin',
Though they're disapprovin',
Keep them doggies movin' Rawhide!
Don't try to understand 'em,
Just rope and throw and grab 'em,
Soon we'll be living high and wide.
Boy my heart's calculatin'
My true love will be waitin', be waiting at the end of my ride.
Ed è ridicolo che io, che non so cavalcare, sappia perfettamente cosa significhi cavalcare verso il tramonto.
Vorrei essere come lui, ogni tanto. Ma in realtà adesso ho capito a cosa posso aspirare.
C'è una ballata che ho sentito su Greenfield.
Keep movin', movin', movin',
Though they're disapprovin',
Keep them doggies movin' Rawhide!
Don't try to understand 'em,
Just rope and throw and grab 'em,
Soon we'll be living high and wide.
Boy my heart's calculatin'
My true love will be waitin', be waiting at the end of my ride.
Ed è ridicolo che io, che non so cavalcare, sappia perfettamente cosa significhi cavalcare verso il tramonto.
martedì 22 novembre 2011
Tales
C'è un Specchio.
Lo specchi conosce ogni cosa, risponde ad ogni domanda, senza mentire, mai. Ma devi conoscere la domanda giusta.
C'è una Principessa.
E' bella, innocente, ignara della complessità del mondo con cui dovrà avere a che fare.
C'è un Cacciatore.
Leale, ma giusto. Ligio al suo dovere eppure traditore davanti al suo concetto di giustizia. Gli vien chiesta una prova, e lui la falsifica perché non ha il coraggio di schierarsi veramente, pur volendo vivere nella giustizia in cui crede, nonché nella lealtà al potere per cui combatte.
Ci sono dei Nani.
Pensano solo al duro lavoro, non hanno chiesto loro di finir coinvolti in storie che non appartengono alla loro miniera.
C'è un Regina, od una Strega.
Che brama una cosa soltanto e non ha dubbi od esitazioni nel cercare di raggiungere il suo obiettivo, ad ogni costo.
C'è un Mela.
Tutti i sogni, tutti i tradimenti, ogni dolcezza e l'essenza del fiele sono racchiusi nella Mela, regalo e congiura, merce di scambio e legame indissolubile.
Credo che ognuno di noi, nella sua vita, ondeggi tra questi ruoli, equilibrando la sua esistenza dell'essere un poco di tutti e molto di ognuno. Una favola educativ, interessante, psicologica. Se analizzo ogni singola persona che conosco, vedo in lei una preponderanza di un singolo elemento della fiaba, ma anche ogni sfumatura di tutti gli altri. Nessuno escluso.
Qualcuno equilibra bene anche più aspetti. Ricordo che Lui era dannatamente bravo ad essere ogni singolo lato della storia.
Ma a parte Lui, tutti gli altri oscillano verso uno dei ruoli, come attori al casting per una pièce importante.
Il Guerriero è decisamente il Cacciatore, così come la Bambina è decisamente la Principessa. Eppure anche il Guerriero sa essere innocente, anche il Guerriero sa essere votato al suo obiettivo, anche la Bambina sa essere concentrata sul suo lavoro, anche la Bambina sa rispondere alle domande.
Quello che io cerco, però, è la Mela. Io, venditrice di Mele per definizione, Strega tentatrice per antonomasia, temo ogni sera le Mele altrui. Illusioni ed inganni nascosti nell'ombra di promesse suadenti. Io sono la Regina e la Strega, agli occhi degli altri, più di ogni altra cosa.
L'Ingegnere dice che sono la Regina di Cuori, con i miei ordini di tagliare la testa ai passanti.
Ma io non gioco a croquet. Io offro Mele agli affamati, e con essere reco veleno. Il punto è che lo faccio solo con chi lo merita, ma questo dettaglio viene spesso ignorato. Nessuna Strega ha mai offerto mele ai Nani, od allo Specchio, ma solo ed esclusivamente a Biancaneve. Una Principessa che agli occhi della Regina era una minaccia ed una traditrice.
Sì, il Guerriero è anche un po' Strega con la Bambina-Principessa.
E la cosa veramente comica, è che io non ho mai offerto Mele a nessuno, sebbene tutti se ne aspettino sempre una da me.
Dovrei veramente iniziare a fare come dice l'Ingegnere.
Ah, già. C'è un Principe.
Arriva, bacia la Principessa, dissolve gli incantesimi, rende tutti felici e contenti. Ma questa è la parte fiabesca ed immaginaria del tutto.
Lo specchi conosce ogni cosa, risponde ad ogni domanda, senza mentire, mai. Ma devi conoscere la domanda giusta.
C'è una Principessa.
E' bella, innocente, ignara della complessità del mondo con cui dovrà avere a che fare.
C'è un Cacciatore.
Leale, ma giusto. Ligio al suo dovere eppure traditore davanti al suo concetto di giustizia. Gli vien chiesta una prova, e lui la falsifica perché non ha il coraggio di schierarsi veramente, pur volendo vivere nella giustizia in cui crede, nonché nella lealtà al potere per cui combatte.
Ci sono dei Nani.
Pensano solo al duro lavoro, non hanno chiesto loro di finir coinvolti in storie che non appartengono alla loro miniera.
C'è un Regina, od una Strega.
Che brama una cosa soltanto e non ha dubbi od esitazioni nel cercare di raggiungere il suo obiettivo, ad ogni costo.
C'è un Mela.
Tutti i sogni, tutti i tradimenti, ogni dolcezza e l'essenza del fiele sono racchiusi nella Mela, regalo e congiura, merce di scambio e legame indissolubile.
Credo che ognuno di noi, nella sua vita, ondeggi tra questi ruoli, equilibrando la sua esistenza dell'essere un poco di tutti e molto di ognuno. Una favola educativ, interessante, psicologica. Se analizzo ogni singola persona che conosco, vedo in lei una preponderanza di un singolo elemento della fiaba, ma anche ogni sfumatura di tutti gli altri. Nessuno escluso.
Qualcuno equilibra bene anche più aspetti. Ricordo che Lui era dannatamente bravo ad essere ogni singolo lato della storia.
Ma a parte Lui, tutti gli altri oscillano verso uno dei ruoli, come attori al casting per una pièce importante.
Il Guerriero è decisamente il Cacciatore, così come la Bambina è decisamente la Principessa. Eppure anche il Guerriero sa essere innocente, anche il Guerriero sa essere votato al suo obiettivo, anche la Bambina sa essere concentrata sul suo lavoro, anche la Bambina sa rispondere alle domande.
Quello che io cerco, però, è la Mela. Io, venditrice di Mele per definizione, Strega tentatrice per antonomasia, temo ogni sera le Mele altrui. Illusioni ed inganni nascosti nell'ombra di promesse suadenti. Io sono la Regina e la Strega, agli occhi degli altri, più di ogni altra cosa.
L'Ingegnere dice che sono la Regina di Cuori, con i miei ordini di tagliare la testa ai passanti.
Ma io non gioco a croquet. Io offro Mele agli affamati, e con essere reco veleno. Il punto è che lo faccio solo con chi lo merita, ma questo dettaglio viene spesso ignorato. Nessuna Strega ha mai offerto mele ai Nani, od allo Specchio, ma solo ed esclusivamente a Biancaneve. Una Principessa che agli occhi della Regina era una minaccia ed una traditrice.
Sì, il Guerriero è anche un po' Strega con la Bambina-Principessa.
E la cosa veramente comica, è che io non ho mai offerto Mele a nessuno, sebbene tutti se ne aspettino sempre una da me.
Dovrei veramente iniziare a fare come dice l'Ingegnere.
Ah, già. C'è un Principe.
Arriva, bacia la Principessa, dissolve gli incantesimi, rende tutti felici e contenti. Ma questa è la parte fiabesca ed immaginaria del tutto.
venerdì 11 novembre 2011
From another point of view
"Devo nascondermi"
So esattamente che non ho mai avuto bisogno di nascondermi per proteggermi dal fuoco. Nessuna mitragliatrice ha mai sparato davanti a me. Eppure c'è gente che si nasconde non per paura ma per coraggio. Ed ugualmente non riesco a comprendere l'idea del nascondersi, pur capendo adesso l'istinto a farlo.
"Sto per morire"
Ho sempre avuto una via d'uscita, nella mia vita, anche quando avevo la canna di una pistola puntata al volto. Solo uan volta avevo le braccia e le gambe bloccate, il veleno che scorreva dalla flebo verso le mie vene e la rabbia e la paura di non poter fare nulla. Non è paura di morire, ma è l'ineluttabilità e l'impotenza. Ma non c'era urgenza, se non la rabbia. Il tempo non era contato quanto lo è per chi resta bloccato tra le fiamme, senza via d'uscita.
"Devo fare presto"
L'ansia non fa parte del mio stile di vita. Posso avere scadenze da rispettare, ma la fretta è sempre cattiva consigliera. Eppure adesso so cosa significa il terrore di non fare in tempo, la paura di arrivare in ritardo e di non poter fare nulla. Di poter solo subire le conseguenze senza apportare il mio contributo, senza poter magari tentare di risolvere la situazione.
"Solo Lavoro"
Ma io sono l'Head di Hall Point. So esattamente cosa significa fare ciò che facciamo... solo per lavoro. Niente di personale.
E' notevole pensare che di quattro punti di vista, solo uno è veramente il mio. L'ultimo.
So esattamente che non ho mai avuto bisogno di nascondermi per proteggermi dal fuoco. Nessuna mitragliatrice ha mai sparato davanti a me. Eppure c'è gente che si nasconde non per paura ma per coraggio. Ed ugualmente non riesco a comprendere l'idea del nascondersi, pur capendo adesso l'istinto a farlo.
"Sto per morire"
Ho sempre avuto una via d'uscita, nella mia vita, anche quando avevo la canna di una pistola puntata al volto. Solo uan volta avevo le braccia e le gambe bloccate, il veleno che scorreva dalla flebo verso le mie vene e la rabbia e la paura di non poter fare nulla. Non è paura di morire, ma è l'ineluttabilità e l'impotenza. Ma non c'era urgenza, se non la rabbia. Il tempo non era contato quanto lo è per chi resta bloccato tra le fiamme, senza via d'uscita.
"Devo fare presto"
L'ansia non fa parte del mio stile di vita. Posso avere scadenze da rispettare, ma la fretta è sempre cattiva consigliera. Eppure adesso so cosa significa il terrore di non fare in tempo, la paura di arrivare in ritardo e di non poter fare nulla. Di poter solo subire le conseguenze senza apportare il mio contributo, senza poter magari tentare di risolvere la situazione.
"Solo Lavoro"
Ma io sono l'Head di Hall Point. So esattamente cosa significa fare ciò che facciamo... solo per lavoro. Niente di personale.
E' notevole pensare che di quattro punti di vista, solo uno è veramente il mio. L'ultimo.
giovedì 10 novembre 2011
Variazioni sul Tema
Propositività e superficialità.
Mi chiedo quante realtà esistano, quanti mondi di priorità deviate o divergenti si affianchino ogni giorno.
Non riesco ad invidiare chi non ha urgenze nella vita che condizionino e dettino i loro tempi di reazione e la loro scala d'importanza degli eventi.
Vorrei avere collaboratori efficienti a cui demandare certe questioni, giacché più percorro la mia strada, più mi sembrano dettagli, minime sfumature in un mondo complicato. Adoro i dettagli, venero le sfumature. Non voglio lasciarli indietro, ma non posso neppure dedicare loro il tempo che non ho.
Devo ancora trovare da dove ritagliarmi il tempo per il tessenjutsu...
Mi chiedo quante realtà esistano, quanti mondi di priorità deviate o divergenti si affianchino ogni giorno.
Non riesco ad invidiare chi non ha urgenze nella vita che condizionino e dettino i loro tempi di reazione e la loro scala d'importanza degli eventi.
Vorrei avere collaboratori efficienti a cui demandare certe questioni, giacché più percorro la mia strada, più mi sembrano dettagli, minime sfumature in un mondo complicato. Adoro i dettagli, venero le sfumature. Non voglio lasciarli indietro, ma non posso neppure dedicare loro il tempo che non ho.
Devo ancora trovare da dove ritagliarmi il tempo per il tessenjutsu...
mercoledì 9 novembre 2011
Non Convenzionale
Ieri sera ho preso un thé con Richard, su Horyzon. Avevo bisogno di distrarmi, di fare mente locale. Amo le Terrazze Verdi. Richard è stato estremamente gentile a far finta, per una volta, di non essere la mia scorta ma il mio accompagnatore, comea i tempi di Darius.
E' così strano non avere nessuno con cui parlare. Mi ero abituata a riflettere a voce alta, a confrontarmi con qualcuno, ad ascoltare i miei pensieri ed a riornirli per esporli. Ma adesso non ho più nessuno con cui farlo, se non Richard ed il Dott. Foster.
Forse è per questo che l'Ingegnere non mi capisce mai quando parlo: non so più parlare.
Eccetto quando ho da minacciare qualcuno. Come il Guerriero. Con lui ci siamo capiti al volo.
Magari è la collaborazione che non è facile. Convivere con la mia testa. Con me.
Richard dice che sono io che giustamente non mi fido delle persone. Secondo lui, fuori dallo Skyplex, nessuno sa come interfacciarsi con la gente dello Skyplex.
Per loro siamo tutti degli infidi bastardi. In realtà, siamo solo bastardi, ma questo lo sappiamo solo noi, noi dello Skyplex.
"Come il discorso di Hannibal, miss Winter"
Hannibal. Darius Hannibal. Il Bestione.
Mi stava simpatico ed era bravo a fare il suo lavoro. Non è colpa sua, in termini diretti di quello che è successo a me ed allo Skyplex in queste settimane. E' colpa dell'inefficienza dei suoi uomini. Ma una testa doveva cadere, un responsabile doveva pagare.
Il fatto che lo trovassi simpatico ha discriminato il fatto che lo abbia licenziato e che gli sia proibito mettere piede ad Hall Point. Se Darius non mi fosse piaciuto, le mie azioni sarebbero state molto diverse e così quelle dello Skyplex.
Ma di sicuro non l'hanno preservato... nulla avrebbe potuto farlo. Chi deve pagare, paga. Sono le regole di Hall Point. E, spesso, paga anche chi non deve pagare, purché qualcuno alla fine paghi... e paghi il conto completo.
Forse non c'è onore in questo. I concetti di Lealtà del Guerriero probabilmente avrebbero difeso a spada tratta Darius davanti a chiunque, in quanto incolpevole.
Ma io non sono il Guerriero ed Hall Point non è la Flotta. Il mio concetto di Lealtà è devoto solo all'efficienza, alla produttività ed alla sicurezza di Hall Point.
Difenderò sino alla morte ciò che è mio, finché è mio, da qualunque minaccia interna ed esterna.
A modo mio.
Ripensandoci, proibire ad Hannibal di mettere piede sullo Skyplex è una sua garanzia. Perché se vi mette piede è morto.
Se la gente si rendesse conto che io faccio il loro bene, probabilmente guarderebbe le cose con occhi diversi. Ma neppure si rendono conto di quanto io faccia il loro bene.
Forse è solo perché lo faccio in maniera non convenzionale
E' così strano non avere nessuno con cui parlare. Mi ero abituata a riflettere a voce alta, a confrontarmi con qualcuno, ad ascoltare i miei pensieri ed a riornirli per esporli. Ma adesso non ho più nessuno con cui farlo, se non Richard ed il Dott. Foster.
Forse è per questo che l'Ingegnere non mi capisce mai quando parlo: non so più parlare.
Eccetto quando ho da minacciare qualcuno. Come il Guerriero. Con lui ci siamo capiti al volo.
Magari è la collaborazione che non è facile. Convivere con la mia testa. Con me.
Richard dice che sono io che giustamente non mi fido delle persone. Secondo lui, fuori dallo Skyplex, nessuno sa come interfacciarsi con la gente dello Skyplex.
Per loro siamo tutti degli infidi bastardi. In realtà, siamo solo bastardi, ma questo lo sappiamo solo noi, noi dello Skyplex.
"Come il discorso di Hannibal, miss Winter"
Hannibal. Darius Hannibal. Il Bestione.
Mi stava simpatico ed era bravo a fare il suo lavoro. Non è colpa sua, in termini diretti di quello che è successo a me ed allo Skyplex in queste settimane. E' colpa dell'inefficienza dei suoi uomini. Ma una testa doveva cadere, un responsabile doveva pagare.
Il fatto che lo trovassi simpatico ha discriminato il fatto che lo abbia licenziato e che gli sia proibito mettere piede ad Hall Point. Se Darius non mi fosse piaciuto, le mie azioni sarebbero state molto diverse e così quelle dello Skyplex.
Ma di sicuro non l'hanno preservato... nulla avrebbe potuto farlo. Chi deve pagare, paga. Sono le regole di Hall Point. E, spesso, paga anche chi non deve pagare, purché qualcuno alla fine paghi... e paghi il conto completo.
Forse non c'è onore in questo. I concetti di Lealtà del Guerriero probabilmente avrebbero difeso a spada tratta Darius davanti a chiunque, in quanto incolpevole.
Ma io non sono il Guerriero ed Hall Point non è la Flotta. Il mio concetto di Lealtà è devoto solo all'efficienza, alla produttività ed alla sicurezza di Hall Point.
Difenderò sino alla morte ciò che è mio, finché è mio, da qualunque minaccia interna ed esterna.
A modo mio.
Ripensandoci, proibire ad Hannibal di mettere piede sullo Skyplex è una sua garanzia. Perché se vi mette piede è morto.
Se la gente si rendesse conto che io faccio il loro bene, probabilmente guarderebbe le cose con occhi diversi. Ma neppure si rendono conto di quanto io faccia il loro bene.
Forse è solo perché lo faccio in maniera non convenzionale
martedì 8 novembre 2011
Zero
Ripartire.
E' interessante che il mondo che vedo io non somigli al mondo che vedono gli altri. Forse sono troppo buona, o troppo cattiva, con sfumature diverse e gradazioni di complessità differenti dal resto del genere umano.
Il Guerriero vive con estrema semplicità situazioni complesse. Mi ha minacciata dell'unica cosa per cui nessuno deve osare minacciarmi ed io ho minacciato lui dell'unica cosa che non dovrei aver bisogno di minacciare. E sulla base di questa minaccia reciproca, ci siamo stretti la mano. Strano.
Ho riflettuto a lungo sul perché abbia voluto specificare che Lui non mi aveva dato nulla. Credo che lo abbia fatto per preparare la strada ad un eventuale fallimento, in modo che il suo "qualcosa" abbia più valore. Ma non credo lo abbia fatto apposta. Sono convinta che sia stato un riflesso istintivo.
Mi manca un poco il Bestione. Forse non era all'altezza dell'incarico, ma almeno con lui potevo parlare liberamente di molte cose. E sarebbe stata la persona adatta con cui far interfacciare il Guerriero. Sarebbe stato profiquo e divertente.
Ma anche il Bestione non era adatto. Che sia io a pretendere troppo dalle persone?
Eppure non mi sembra di chiedere molto. Un capo della sicurezza che non faccia entrare sicari in camera mia, un uomo che capisca quando parlo e non fraintenda ogni parola che dico, una frequentazione che mi dia qualcosa in cambio di tutto ciò che prende da me, una conoscenza che cammini a testa alta senza costringermi ad alzargliela ogni volta.
Credo abbia ragione la Bambina. Nessuno è alla mia altezza.
E' interessante che il mondo che vedo io non somigli al mondo che vedono gli altri. Forse sono troppo buona, o troppo cattiva, con sfumature diverse e gradazioni di complessità differenti dal resto del genere umano.
Il Guerriero vive con estrema semplicità situazioni complesse. Mi ha minacciata dell'unica cosa per cui nessuno deve osare minacciarmi ed io ho minacciato lui dell'unica cosa che non dovrei aver bisogno di minacciare. E sulla base di questa minaccia reciproca, ci siamo stretti la mano. Strano.
Ho riflettuto a lungo sul perché abbia voluto specificare che Lui non mi aveva dato nulla. Credo che lo abbia fatto per preparare la strada ad un eventuale fallimento, in modo che il suo "qualcosa" abbia più valore. Ma non credo lo abbia fatto apposta. Sono convinta che sia stato un riflesso istintivo.
Mi manca un poco il Bestione. Forse non era all'altezza dell'incarico, ma almeno con lui potevo parlare liberamente di molte cose. E sarebbe stata la persona adatta con cui far interfacciare il Guerriero. Sarebbe stato profiquo e divertente.
Ma anche il Bestione non era adatto. Che sia io a pretendere troppo dalle persone?
Eppure non mi sembra di chiedere molto. Un capo della sicurezza che non faccia entrare sicari in camera mia, un uomo che capisca quando parlo e non fraintenda ogni parola che dico, una frequentazione che mi dia qualcosa in cambio di tutto ciò che prende da me, una conoscenza che cammini a testa alta senza costringermi ad alzargliela ogni volta.
Credo abbia ragione la Bambina. Nessuno è alla mia altezza.
sabato 5 novembre 2011
La Cosa Giusta
Volevo fare la cosa giusta. Una volta, nella mia vita, volevo fare ciò che era giusto per qualcuno che non sono io e non è lo skyplex. Forse questo è un forte segnale di un problema. E forse so anche quale.
Il punto è che non volevo, ma devo.
Perché comunque il mio problema è che voglio fare quello che è giusto per lui. Non voglio usarlo, perché... perché lui è fuori dai miei giochi, dalla mia vita, dal mondo in cui vivo e gioco. Non ho mai voluto farlo. Adesso, se voglio che lui non sia una pedina, devo usarlo. Cielo quanto è ironico.
Sono stata dannatamente sincera e non ho ottenuto quello che volevo.
Probabilmente, non sono nata per la sincerità. Sono in grado di distruggere le persone, quando sono sincera. Quindi, è giusto che torni a mentire, a giocare, a smuovere carte e pedine.
Con la sincerità, ucciderei qualcuno. E' un'arma che non so usare.
Ed io devo usare le armi giuste, se voglio fare le cose giuste.
Il punto è che non volevo, ma devo.
Perché comunque il mio problema è che voglio fare quello che è giusto per lui. Non voglio usarlo, perché... perché lui è fuori dai miei giochi, dalla mia vita, dal mondo in cui vivo e gioco. Non ho mai voluto farlo. Adesso, se voglio che lui non sia una pedina, devo usarlo. Cielo quanto è ironico.
Sono stata dannatamente sincera e non ho ottenuto quello che volevo.
Probabilmente, non sono nata per la sincerità. Sono in grado di distruggere le persone, quando sono sincera. Quindi, è giusto che torni a mentire, a giocare, a smuovere carte e pedine.
Con la sincerità, ucciderei qualcuno. E' un'arma che non so usare.
Ed io devo usare le armi giuste, se voglio fare le cose giuste.
giovedì 3 novembre 2011
Lui (io)
Ciao Ektor,
ti scrivo dandoti del tu una lettera senza carta e penna, che non esisterà mai né mai leggerai. Mi scopro ogni giorno a pensare a te. Ma non c'è niente di romantico in tutto questo.
Sono diventata una anomalia genetica. Proprio come te. Ma tu lo hai scelto... io no. Ho subito qualcosa che non volevo e sto ancora combattendoci contro. Eppure non sono scappata, né mi sono suicidata. Ho avuto le mie crisi, ma sono ancora qui.
Mi avevi promesso una pallottola in fronte al reverendo Randolph. Ma non hai sparato tu il colpo, che comunque ho ottenuto lo stesso. Pare tu dovessi andare là sotto copertura, per indagare, come hai negato a me il permesso di fare. Pare comunque che tu non abbia raccolto abbastanza informazioni per fermarli, dopo tutte le informazioni che io ti ho regalato su di loro. Forse avrei dovuto lasciarti andare su Albany a perdere tempo.
Volevi un trattato tra Marina ed Hall Point ed in un certo qual modo ne avevamo messo uno in piedi... finché tu non hai deciso di lasciare perdere tutto e mi hai lasciata sola... con Gibbs. Una Diplomatica ed un Guerriero. Io me lo mangio a colazione, quello... se lui non mi spara prima. Ed adesso dovrà essere lui a pagare il conto di tutte le tue consumazioni, Ektor... e so già che sarà la fine di ogni barlume di collaborazione che abbiamo avuto sino ad adesso.
Penso a te ogni giorno. Ogni mattina, prima di alzarsi. Ogni sera, prima di addormentarmi.
Penso a quanto sono dannatamente più forte di te.
Volevi cambiare il mondo. Ammiraglio, politico, chissà che altro. Non sei riuscito a cambiare te stesso.
Volevo cambiare la mia vita. Horyzon, Hall Point, chissà che altro. Io cambierò il mondo.
Grazie.
ti scrivo dandoti del tu una lettera senza carta e penna, che non esisterà mai né mai leggerai. Mi scopro ogni giorno a pensare a te. Ma non c'è niente di romantico in tutto questo.
Sono diventata una anomalia genetica. Proprio come te. Ma tu lo hai scelto... io no. Ho subito qualcosa che non volevo e sto ancora combattendoci contro. Eppure non sono scappata, né mi sono suicidata. Ho avuto le mie crisi, ma sono ancora qui.
Mi avevi promesso una pallottola in fronte al reverendo Randolph. Ma non hai sparato tu il colpo, che comunque ho ottenuto lo stesso. Pare tu dovessi andare là sotto copertura, per indagare, come hai negato a me il permesso di fare. Pare comunque che tu non abbia raccolto abbastanza informazioni per fermarli, dopo tutte le informazioni che io ti ho regalato su di loro. Forse avrei dovuto lasciarti andare su Albany a perdere tempo.
Volevi un trattato tra Marina ed Hall Point ed in un certo qual modo ne avevamo messo uno in piedi... finché tu non hai deciso di lasciare perdere tutto e mi hai lasciata sola... con Gibbs. Una Diplomatica ed un Guerriero. Io me lo mangio a colazione, quello... se lui non mi spara prima. Ed adesso dovrà essere lui a pagare il conto di tutte le tue consumazioni, Ektor... e so già che sarà la fine di ogni barlume di collaborazione che abbiamo avuto sino ad adesso.
Penso a te ogni giorno. Ogni mattina, prima di alzarsi. Ogni sera, prima di addormentarmi.
Penso a quanto sono dannatamente più forte di te.
Volevi cambiare il mondo. Ammiraglio, politico, chissà che altro. Non sei riuscito a cambiare te stesso.
Volevo cambiare la mia vita. Horyzon, Hall Point, chissà che altro. Io cambierò il mondo.
Grazie.
martedì 1 novembre 2011
Boom
Senso di estremo deja vue. Il RoadHouse esplode. Il Rodeo esplode.
Un capanno esplode. Lo Skyplex no.
Diciamo che si sono presi la loro vendetta, anche se non se la sono presa su di me. Ho avuto un... inizio di sensi di colpa, ieri. Ma sono già passati.
A conti fatti, la tabella delle priorità è piuttosto semplice: ho salvato lo Skyplex, la Almost Home, Summer, Scott, un mezzo centinaio di utenti di Hall Point; ho perso Henry, un ranchero, un capanno pieno di macchine agricole di Black Oak.
Sì, decisamente... vinco io. Sto vincendo io.
Ma la partita è ancora aperta. E loro potrebbero segnare altri punti.
Intanto, Randolph sta diventando irritante. E' strano che odi più lui di Ekleston. Molto strano.
Mi fermo, fermo i pensieri. Guardo il soffitto di una stanza non mia.
Ekleston si è vendicato. Ha esagerato, ma ha una motivazione logica e mirata. Io gli ho fatto un torto e lui ha reagito. C'è una logica. perversa, ma c'è.
Randolph, invece, ha deciso di dichiararmi guerra per primo. Quindi sono io che devo vendicarmi.
Un capanno esplode. Lo Skyplex no.
Diciamo che si sono presi la loro vendetta, anche se non se la sono presa su di me. Ho avuto un... inizio di sensi di colpa, ieri. Ma sono già passati.
A conti fatti, la tabella delle priorità è piuttosto semplice: ho salvato lo Skyplex, la Almost Home, Summer, Scott, un mezzo centinaio di utenti di Hall Point; ho perso Henry, un ranchero, un capanno pieno di macchine agricole di Black Oak.
Sì, decisamente... vinco io. Sto vincendo io.
Ma la partita è ancora aperta. E loro potrebbero segnare altri punti.
Intanto, Randolph sta diventando irritante. E' strano che odi più lui di Ekleston. Molto strano.
Mi fermo, fermo i pensieri. Guardo il soffitto di una stanza non mia.
Ekleston si è vendicato. Ha esagerato, ma ha una motivazione logica e mirata. Io gli ho fatto un torto e lui ha reagito. C'è una logica. perversa, ma c'è.
Randolph, invece, ha deciso di dichiararmi guerra per primo. Quindi sono io che devo vendicarmi.
lunedì 31 ottobre 2011
Alcool
Ho scoperto che il secondo bicchiere è sufficiente. Credo di ricordarmi più o meno tutto quello che è successo. Spero.
Ricordo esattamente i punti fermi della discussione. Ho l'impressione che lui non abbia capito quello che gli ho detto. O forse mi sono spiegata male io. O forse ero troppo annebbiata, magari era troppo annebbiato lui.
L'importante è che non si sia accorto di come ho fatto a sapere ciò che so. No, non se ne è accorto. Sono ragionevolmente sicura che non se ne sia accorto. Non sono altrettanto ragionevolmente sicura che non si sia accorto che ho una vulnerabilità.
Ma non è scappato urlando. Ha più fegato di quanto credessi.
Ricordo esattamente i punti fermi della discussione. Ho l'impressione che lui non abbia capito quello che gli ho detto. O forse mi sono spiegata male io. O forse ero troppo annebbiata, magari era troppo annebbiato lui.
L'importante è che non si sia accorto di come ho fatto a sapere ciò che so. No, non se ne è accorto. Sono ragionevolmente sicura che non se ne sia accorto. Non sono altrettanto ragionevolmente sicura che non si sia accorto che ho una vulnerabilità.
Ma non è scappato urlando. Ha più fegato di quanto credessi.
domenica 30 ottobre 2011
Interessante, Meraviglioso, Affascinante
Ci sono diversi uomini che mi hanno definita interessante, meravigliosa ed affascinante. Che mi hanno guardata con interesse, che mi aspettavano con ansia in un ritardo.
Ma mai nessuno quanto lo Studioso. Anche perché lui, tutto questo, non lo rivolgeva a me... ma a quello che mi è successo. A quelle catene di dna mutate, a quelle anomalie sensoriali.
Sono qui, sono viva e sono... una cavia da laboratorio.
Adesso so esattamente cosa mi sta succedendo. Ma dal "saperlo" al "capirlo" la strada è lunga.
Percezioni extrasensoriali delle emozioni e pensieri altrui. Lo Studioso lo ha chiamato "un dono" ed ha parlato di problemi etici e morali dell'utilizzarlo.
Io sono qui e penso... penso al fatto che non sono una persona normale. Penso a Lui e vorrei tanto essere grigia, perché sarebbe estremamente più semplice da affrontare Devo imparare a controllare questa cosa, perché lo Studioso non si farà togliere il suo giocattolo tanto presto. Prima di curarmi, vorrà tutti i dati possibili ed immaginabili per studiare quello che mi è accaduto. E replicarlo, probabilmente.
Intanto, devo andare avanti. Devo controllare il panico, controllare le percezioni. Devo valutare cosa è vero e cosa è retaggio di questo assurdo scherzo genetico. Ho un indizio, importante. La stanchezza che mi prende dopo le visioni. Chiamarle "allucinazioni" sarebbe sbagliato adesso.
Sono Visioni.
Rielaboro i fatti.
Il sicario ha detto la verità. Lavorava veramente per Ekleston: li ho visti chiaramente concordare il prezzo. Solo lavoro, niente di personale.
Poi c'è l'Ingegnere. Qui la faccenda si fa complicata. Molto più complicata. Dilemmi etici e morali? No. Parole. Sa metà della storia, non so se devo dargli l'altra metà della storia. E se lo faccio... dovrei dirgli un'altra cosa. O potrei solo dirgliela senza spiegargli il tutto. Immagini. Solo immagini. Niente Emozioni, posso omettere questo dettaglio.
Altrimenti si metterebbe a balbettare e la discussione finirebbe lì.
Ma mai nessuno quanto lo Studioso. Anche perché lui, tutto questo, non lo rivolgeva a me... ma a quello che mi è successo. A quelle catene di dna mutate, a quelle anomalie sensoriali.
Sono qui, sono viva e sono... una cavia da laboratorio.
Adesso so esattamente cosa mi sta succedendo. Ma dal "saperlo" al "capirlo" la strada è lunga.
Percezioni extrasensoriali delle emozioni e pensieri altrui. Lo Studioso lo ha chiamato "un dono" ed ha parlato di problemi etici e morali dell'utilizzarlo.
Io sono qui e penso... penso al fatto che non sono una persona normale. Penso a Lui e vorrei tanto essere grigia, perché sarebbe estremamente più semplice da affrontare Devo imparare a controllare questa cosa, perché lo Studioso non si farà togliere il suo giocattolo tanto presto. Prima di curarmi, vorrà tutti i dati possibili ed immaginabili per studiare quello che mi è accaduto. E replicarlo, probabilmente.
Intanto, devo andare avanti. Devo controllare il panico, controllare le percezioni. Devo valutare cosa è vero e cosa è retaggio di questo assurdo scherzo genetico. Ho un indizio, importante. La stanchezza che mi prende dopo le visioni. Chiamarle "allucinazioni" sarebbe sbagliato adesso.
Sono Visioni.
Rielaboro i fatti.
Il sicario ha detto la verità. Lavorava veramente per Ekleston: li ho visti chiaramente concordare il prezzo. Solo lavoro, niente di personale.
Poi c'è l'Ingegnere. Qui la faccenda si fa complicata. Molto più complicata. Dilemmi etici e morali? No. Parole. Sa metà della storia, non so se devo dargli l'altra metà della storia. E se lo faccio... dovrei dirgli un'altra cosa. O potrei solo dirgliela senza spiegargli il tutto. Immagini. Solo immagini. Niente Emozioni, posso omettere questo dettaglio.
Altrimenti si metterebbe a balbettare e la discussione finirebbe lì.
Evoluzioni
Ho cambiato camera. Ma ugualmente non riesco a dormire. Guardo il pavimento, sdraiata sul mio letto, avvolta dalle lenzuola anche se non ho freddo.
Lui se ne è andato. E' fuggito, dicono. Una elaborata strategia? No... non è adatto allo Sceriffo bluffare. A meno che lo Sceriffo stesso non sappia nulla. Perché se ne è andato, se veramente se ne è andato? Che lo Sceriffo creda ciò che vuole. Che creda che ho perso il controllo perché tutte le dannate voci di me e Lui sono vere. Meglio creda questo che... che sappia la realtà.
Sono terrorizzata. E se fosse un effetto collaterale di quello che ha subito? E se... se quella roba portasse alla pazzia? Non c'è alcuna correlazione logica o scientifica tra ciò che hanno iniettato i militari a Lui e cosa può aver iniettato un dannato sicario a me... ma in fondo quando si parla di genetica, Lui è il mio unico riferiento valido, l'unica esperienza a cui possa appigliarmi.
O, forse, lo era.
Continuo a dover pendere dalle labbra dello Studioso. E la cosa non mi piace. Mi sento debole, fragile, a dover dipendere da un uomo. Se Lui fosse qui, avrei due strade da percorrere. Ma Lui non c'è ed io non ho un piano di riserva. Odio non avere piani di riserva, mi fa sentire nuda ed indifesa.
Non era in programma che l'Ingegnere sapesse. Non era in programma neppure che dovessi avere un'altra dannata allucinazione. Molte cose non erano in programma. Ma forse, tra tutte le persone che conosco. L'Ingegnere è l'unica che manterrà il segreto. Lui e la Bambina. Non credo esistano altre persone che possano avere interesse e volontà di farlo.
Mi ha sorpreso quando ha chiesto chi fosse stato il mandante del mio attentato. Mi ha sorpreso che non mi abbia dato alcun prezzo, ma abbia solo voluto nomi e dati. Non credevo che nel 'Verse potessero esistere persone con una etica ed una morale. Ma più frequento l'Ingegnere e più mi rendo conto che è un personaggio peculiare.
Ho il terrore che prima o poi riuscirà sul serio a farmi ubriacare.
Lui se ne è andato. E' fuggito, dicono. Una elaborata strategia? No... non è adatto allo Sceriffo bluffare. A meno che lo Sceriffo stesso non sappia nulla. Perché se ne è andato, se veramente se ne è andato? Che lo Sceriffo creda ciò che vuole. Che creda che ho perso il controllo perché tutte le dannate voci di me e Lui sono vere. Meglio creda questo che... che sappia la realtà.
Sono terrorizzata. E se fosse un effetto collaterale di quello che ha subito? E se... se quella roba portasse alla pazzia? Non c'è alcuna correlazione logica o scientifica tra ciò che hanno iniettato i militari a Lui e cosa può aver iniettato un dannato sicario a me... ma in fondo quando si parla di genetica, Lui è il mio unico riferiento valido, l'unica esperienza a cui possa appigliarmi.
O, forse, lo era.
Continuo a dover pendere dalle labbra dello Studioso. E la cosa non mi piace. Mi sento debole, fragile, a dover dipendere da un uomo. Se Lui fosse qui, avrei due strade da percorrere. Ma Lui non c'è ed io non ho un piano di riserva. Odio non avere piani di riserva, mi fa sentire nuda ed indifesa.
Non era in programma che l'Ingegnere sapesse. Non era in programma neppure che dovessi avere un'altra dannata allucinazione. Molte cose non erano in programma. Ma forse, tra tutte le persone che conosco. L'Ingegnere è l'unica che manterrà il segreto. Lui e la Bambina. Non credo esistano altre persone che possano avere interesse e volontà di farlo.
Mi ha sorpreso quando ha chiesto chi fosse stato il mandante del mio attentato. Mi ha sorpreso che non mi abbia dato alcun prezzo, ma abbia solo voluto nomi e dati. Non credevo che nel 'Verse potessero esistere persone con una etica ed una morale. Ma più frequento l'Ingegnere e più mi rendo conto che è un personaggio peculiare.
Ho il terrore che prima o poi riuscirà sul serio a farmi ubriacare.
venerdì 28 ottobre 2011
Cavia Volontaria
Ho messo la mia vita in mano ad un uomo. Non parlo di morte o di sopravvivenza. Parlo della vera cosa importante, della cosa che può veramente distruggere la mia vita: mente, controllo, padronanza. Sanità mentale.
Ho preso tutto questo e l'ho consegnato ad un uomo che conosce pochissimo, di cui so solo una cosa. So cosa vuole. La cosa fondamentale.
Se esattamente che Lo Studioso vuole studiare e studiarmi. So che vuole conoscere, so che vuole capire, so che vuole scoprire. So che la sua droga si chiama scienza, così come quella di Lui è la logica. Ne sono consapevole.
Ed io mi sono offerta volontariamente come dose della sua droga. In cambio di questo, voglio risposte. Esattamente quello che vuole anche lui, per altri motivi. Comunione d'intenti incentrati sul mio corpo, su un dannato sciacallo e sul ronzare delle macchine mediche.
Non sono sicura di aver fatto la scelta giusta. Non conosco Lo Studioso abbastanza bene da capire veramente se ci possa essere altro, un'altra droga più importante, obiettivi primari che sovrastano la voglia di ricerca e conoscenza. Ma non credo di avere molte alternative.
Quindi, che lui prenda il mio corpo e ci faccia ciò che vuole. Ma che mi restituisca l'unica cosa che per me conta veramente: fiducia nella mia mente.
Sto iniziando a ritrovare la forza di provare rabbia.
Ho preso tutto questo e l'ho consegnato ad un uomo che conosce pochissimo, di cui so solo una cosa. So cosa vuole. La cosa fondamentale.
Se esattamente che Lo Studioso vuole studiare e studiarmi. So che vuole conoscere, so che vuole capire, so che vuole scoprire. So che la sua droga si chiama scienza, così come quella di Lui è la logica. Ne sono consapevole.
Ed io mi sono offerta volontariamente come dose della sua droga. In cambio di questo, voglio risposte. Esattamente quello che vuole anche lui, per altri motivi. Comunione d'intenti incentrati sul mio corpo, su un dannato sciacallo e sul ronzare delle macchine mediche.
Non sono sicura di aver fatto la scelta giusta. Non conosco Lo Studioso abbastanza bene da capire veramente se ci possa essere altro, un'altra droga più importante, obiettivi primari che sovrastano la voglia di ricerca e conoscenza. Ma non credo di avere molte alternative.
Quindi, che lui prenda il mio corpo e ci faccia ciò che vuole. Ma che mi restituisca l'unica cosa che per me conta veramente: fiducia nella mia mente.
Sto iniziando a ritrovare la forza di provare rabbia.
mercoledì 26 ottobre 2011
Viva e Vegeta
"Dopo aver affrontato in rapida successione una molotov e due pistole puntate contro, in casa mia, credo di sapere cosa voglia dire aver paura..."
Sarò stata punita per tanta superbia? Ma io ne ero veramente convinta. Ero veramente convinta che non potesse accedermi niente di peggiore... ero.
Non posso ammettere di aver paura. Per Foster sono stanca e arrabbiata, per Dorris sono arrabbiata e stanca.
Nessun processo degenerativo in corso. Non ho avuto altre allucinazioni. Forse era lo stress, la paura del momento. Paura... terrore. Terrore puro.
Terrore di impazzire. Dannazione, uccidetemi, ma non fatemi impazzire. E se i tormenti di cui parlava l'Ustionato fossero questi? E se fosse una degenerazione non fisica, ma mentale? Avrebbe ragione, perché mi porterebbe alla morte. Al suicidio, probabilmente.
Il dottor Foster non può aiutarmi. E' in gamba, ma non fino a questo punto.
Ho fissato per degli accetramenti all'ospedale di Horyzon, per un generico avvelenamento. Non ho il coraggio di... approfondire. Anche se dovrei. Anche se vorrei.
Ho voglia di spaccare qualcosa. Ma se ne accorgerebbero, qualcuno se ne accorgerebbe.
Non posso dare segni di debolezza, non posso dare segni di cedimento. Non voglio.
C'è già troppo Caos, troppo Caos.
Devo mantenere l'ordine, dove lo posso mantenere. Fuori dalla mia testa, lo posso mantenere.
Ed il fatto di non essere più sicura di riuscire a mantenerlo nella mia testa, continua a terrorizzarmi.
Voglio cambiare camera. Non voglio più dormire.
Sarò stata punita per tanta superbia? Ma io ne ero veramente convinta. Ero veramente convinta che non potesse accedermi niente di peggiore... ero.
Non posso ammettere di aver paura. Per Foster sono stanca e arrabbiata, per Dorris sono arrabbiata e stanca.
Nessun processo degenerativo in corso. Non ho avuto altre allucinazioni. Forse era lo stress, la paura del momento. Paura... terrore. Terrore puro.
Terrore di impazzire. Dannazione, uccidetemi, ma non fatemi impazzire. E se i tormenti di cui parlava l'Ustionato fossero questi? E se fosse una degenerazione non fisica, ma mentale? Avrebbe ragione, perché mi porterebbe alla morte. Al suicidio, probabilmente.
Il dottor Foster non può aiutarmi. E' in gamba, ma non fino a questo punto.
Ho fissato per degli accetramenti all'ospedale di Horyzon, per un generico avvelenamento. Non ho il coraggio di... approfondire. Anche se dovrei. Anche se vorrei.
Ho voglia di spaccare qualcosa. Ma se ne accorgerebbero, qualcuno se ne accorgerebbe.
Non posso dare segni di debolezza, non posso dare segni di cedimento. Non voglio.
C'è già troppo Caos, troppo Caos.
Devo mantenere l'ordine, dove lo posso mantenere. Fuori dalla mia testa, lo posso mantenere.
Ed il fatto di non essere più sicura di riuscire a mantenerlo nella mia testa, continua a terrorizzarmi.
Voglio cambiare camera. Non voglio più dormire.
lunedì 24 ottobre 2011
Toni di Grigio
"Foster? Ha un attimo?"
"Mi dica..."
"Non è una questione di lavoro... è più... un parere... personale, diciamo"
Prima era solo il "dottor Foster". Ma il tempo passa, le persone si conoscono meglio e lui è uno degli elementi più affidabili di tutto lo Skyplex. Preciso, puntuale, instancabile. E' esattamente tutto quello che io vorrei essere alla sua età. Produttiva al 100%. Ed è estremamente riservato.
Forse è l'unica persona in tutto il 'Verse con cui possa veramente parlare liberamente.
"Ho incontrato un uomo... che ha subito una mutazione genetica... uno di quegli esperimenti dell'esercito, che ti manipolano il DNA e la vita..."
Non faccio nomi. Non sono rilevanti. O forse sì. Ma se facessi nomi, lui ricomincerebbe con le sue raccomandazioni sul non diventare amica di gente "schierata", specie se "palesemente schierata". Già accetta poco che frequenti il dottor Blackbourne, dopo il suo arresto. Di miss Rooster non sa che l'ho incontrata più volte e di Scott... beh, di Scott non sa l'orientamente "politico". Gli argomenti Sheperd e Gibbs sono da evitare assolutamente, se non voglio che il discorso diventi un suo monologo sulla neutralità dello Skyplex.
Ormai neanche mi offendo più, non quando è lui a parlarne. Perché so che, in fondo, si fida di quello che faccio. Ma stavolta non ho voglia di digressioni.
"Non sapeva che esistevano queste cose?"
"No, dottore... ne avevo sentito parlare. Ma vederle di persona è diverso"
"E' rimasta scioccata?"
Ecco la domanda attorno a cui ruota il tutto. Ecco la risposta che mi ronza in testa. Sì, un poco. All'inizio. Ma poi ho pensato a qualcosa di più grosso, che ha superato l'essere scioccata.
"Ho visto come la gente si relaziona con le uniformi, nei pianeti del Border. Credo che potrebbero avere le corna, gli occhi rossi od essere di carnagione grigia ed ugualmente la gente li guarderebbe come alieni. Anzi, forse almeno è meglio così. Almeno la gente ha un motivo per guardarlo di traverso, che non sia il fatto di avere un'uniforme o di essere nato su Horyzon..."
"Sta prendendo le parti dell'Alleanza o di qualcuno in particolare, Donna?"
Una pausa, non rispondo subito. Mi prendo il tempo di chiarirmi il concetto in testa prima di esprimerlo.
"Sto prendendo le mie parti, dottore. Secondo lei... se diventassi grigia, la gente inizierebbe a mostrarmi veramente quanto mi disprezza?"
"Mi dica..."
"Non è una questione di lavoro... è più... un parere... personale, diciamo"
Prima era solo il "dottor Foster". Ma il tempo passa, le persone si conoscono meglio e lui è uno degli elementi più affidabili di tutto lo Skyplex. Preciso, puntuale, instancabile. E' esattamente tutto quello che io vorrei essere alla sua età. Produttiva al 100%. Ed è estremamente riservato.
Forse è l'unica persona in tutto il 'Verse con cui possa veramente parlare liberamente.
"Ho incontrato un uomo... che ha subito una mutazione genetica... uno di quegli esperimenti dell'esercito, che ti manipolano il DNA e la vita..."
Non faccio nomi. Non sono rilevanti. O forse sì. Ma se facessi nomi, lui ricomincerebbe con le sue raccomandazioni sul non diventare amica di gente "schierata", specie se "palesemente schierata". Già accetta poco che frequenti il dottor Blackbourne, dopo il suo arresto. Di miss Rooster non sa che l'ho incontrata più volte e di Scott... beh, di Scott non sa l'orientamente "politico". Gli argomenti Sheperd e Gibbs sono da evitare assolutamente, se non voglio che il discorso diventi un suo monologo sulla neutralità dello Skyplex.
Ormai neanche mi offendo più, non quando è lui a parlarne. Perché so che, in fondo, si fida di quello che faccio. Ma stavolta non ho voglia di digressioni.
"Non sapeva che esistevano queste cose?"
"No, dottore... ne avevo sentito parlare. Ma vederle di persona è diverso"
"E' rimasta scioccata?"
Ecco la domanda attorno a cui ruota il tutto. Ecco la risposta che mi ronza in testa. Sì, un poco. All'inizio. Ma poi ho pensato a qualcosa di più grosso, che ha superato l'essere scioccata.
"Ho visto come la gente si relaziona con le uniformi, nei pianeti del Border. Credo che potrebbero avere le corna, gli occhi rossi od essere di carnagione grigia ed ugualmente la gente li guarderebbe come alieni. Anzi, forse almeno è meglio così. Almeno la gente ha un motivo per guardarlo di traverso, che non sia il fatto di avere un'uniforme o di essere nato su Horyzon..."
"Sta prendendo le parti dell'Alleanza o di qualcuno in particolare, Donna?"
Una pausa, non rispondo subito. Mi prendo il tempo di chiarirmi il concetto in testa prima di esprimerlo.
"Sto prendendo le mie parti, dottore. Secondo lei... se diventassi grigia, la gente inizierebbe a mostrarmi veramente quanto mi disprezza?"
venerdì 21 ottobre 2011
Sbagliare mira
Sbagliare mira può determinare la sconfitta, la fine infelice di una guerra, l'esito peggiore di una disputa. Può portare alla morte, alla perdita di tutto ciò che di più caro si ha a mondo.
Ma solo se si preme il grilletto.
Avevo sbagliato mira. Stavo puntando il mirino contro un volto inesatto ed avrei ucciso l'uomo sbagliato con la mia pallottola d'odio. Ma non ho sparato. Ho atteso, ho controllato, ho... aggiustato la mira. Ed adesso so a chi sparare. Ho un altro nome, un altro volto, una mira migliore.
E più odio.
Lo odio anche per tutto l'odio inutilmente speso sul bersaglio sbagliato. Lo odio perché dovrò andare da Sheperd per dirgli "hai ragione", che significa "avevo torto". Ma almeno su una cosa avevo ragione io. Il posto in cui cercare, l'istinto.
Mi ha detto che... che potevo proseguire in quella direzione. Mi ha detto che mi avrebbe portata con lui nella sua ricerca. Mi ha detto tante cose ed io non ho creduto ad una sola parola, perché so che lui non crede alle mie. E' una catena più forte delle più moderne manette e delle più salde prigioni.
In ogni modo, io ho fatto esattamente quello che avevo detto avrei fatto. Ed ho ottenuto più di quanto speravo. Il mio piano era già corretto, devo solo raffinarlo.
"Non vada da sola"
Non sarei mai andata da sola. Ma adesso giungo alla domanda più forte e roboante di tutte. Di chi posso fidarmi? Con chi sarei pronta ad addentrarmi nella tana del lupo?
Il primo nome che mi viene in mente è esattamente il nome di chi ha già rischiato troppo e non posso continuare a coinvolgere. Questo è disarmante.
Il secondo nome è quello di una persona che mi serve più da viva che da morta. Ed il fatto che pensi questo mi allarma. Non ho la minima intenzione di andare a morire, con lui o senza di lui.
"Ti fidi ad andare sola con quel tizio? Ti accompagno io!"
Notevole. Discorsi che si intrecciano. Mi fido? Voglio che tu mi accompagni?
Mi sento un artificiere davanti ad una bomba atomica.
Il timer è già avviato
Ma solo se si preme il grilletto.
Avevo sbagliato mira. Stavo puntando il mirino contro un volto inesatto ed avrei ucciso l'uomo sbagliato con la mia pallottola d'odio. Ma non ho sparato. Ho atteso, ho controllato, ho... aggiustato la mira. Ed adesso so a chi sparare. Ho un altro nome, un altro volto, una mira migliore.
E più odio.
Lo odio anche per tutto l'odio inutilmente speso sul bersaglio sbagliato. Lo odio perché dovrò andare da Sheperd per dirgli "hai ragione", che significa "avevo torto". Ma almeno su una cosa avevo ragione io. Il posto in cui cercare, l'istinto.
Mi ha detto che... che potevo proseguire in quella direzione. Mi ha detto che mi avrebbe portata con lui nella sua ricerca. Mi ha detto tante cose ed io non ho creduto ad una sola parola, perché so che lui non crede alle mie. E' una catena più forte delle più moderne manette e delle più salde prigioni.
In ogni modo, io ho fatto esattamente quello che avevo detto avrei fatto. Ed ho ottenuto più di quanto speravo. Il mio piano era già corretto, devo solo raffinarlo.
"Non vada da sola"
Non sarei mai andata da sola. Ma adesso giungo alla domanda più forte e roboante di tutte. Di chi posso fidarmi? Con chi sarei pronta ad addentrarmi nella tana del lupo?
Il primo nome che mi viene in mente è esattamente il nome di chi ha già rischiato troppo e non posso continuare a coinvolgere. Questo è disarmante.
Il secondo nome è quello di una persona che mi serve più da viva che da morta. Ed il fatto che pensi questo mi allarma. Non ho la minima intenzione di andare a morire, con lui o senza di lui.
"Ti fidi ad andare sola con quel tizio? Ti accompagno io!"
Notevole. Discorsi che si intrecciano. Mi fido? Voglio che tu mi accompagni?
Mi sento un artificiere davanti ad una bomba atomica.
Il timer è già avviato
giovedì 20 ottobre 2011
Whatever I say I am
Frasi che tornano a galla senza preavviso.
"Ha mai pensato a dove potremmo essere se avessimo fatto scelte differenti?"
"Ogni sera, prima di addormentarmi"
Sono certa che non mi abbia creduta. Anche Lui fa parte delle persone che non si fidano di me, mai. Eppure è probabilmente la cosa più sincera che abbia mai detto a voce alta.
Penso a mio padre, a mia madre, al mio professore del liceo, alla professoressa con cui discussi la tesi di laurea, a Lucas, persino a mr. Camus. Penso a tutte le persone che hanno fatto progetti su di me e con me. Penso ad ogni progetto, ad ogni variabile.
Creo un flowchart della mia vita, scandendo il mio passato in rombi, infiniti rombi in un diagramma immenso. Ogni sera, prima di addormentarmi, analizzo ogni singolo rombo e guardo dove porta la freccia che non ho scelto.
In un'altra vita, sono una madre di famiglia. Non posso dire che vorrei dei figli, oggi, che vorrei una casa vera ed un marito a cui preparare la cena. Ma oggettivamente, se non avessi attraversato determinati rombi seguendo determinate freccie, forse non avrei maturato le consaevolezze che oggi non mi fanno desiderare tutto questo.
C'è un'altra vita ancora in cui non ho mai lasciato Horyzon, in cui non ho mai assaggiato il "miele millefiori" ed in cui parlo ancora meno rispetto al parlar poco di cui già sono accusata oggi.
Ci sono infinite altre vite, persino una in cui devo mettermi sull'attenti per parlare con Sheperd.
Ma il punto è che ci sono infinite altre Donna, una per ogni singola scelta fatta, con una esperienza in più ed in meno, con una lezione in più od in meno lungo il suo percorso.
Ed io... io mi piaccio. Così come sono, so di essere una persona che voglio essere. Se ripercorro il flowchart dall'inizio, ripercorro la stessa identica strada ogni volta. Ed anche alle esitazioni ed ai rimpianti, pago il prezzo di tutto ciò che ho ottenuto dalla scelta sbagliata o giusta che ho fatto.
Mi addormento ogni notte pensando che il mondo, senza di me, non sarebbe il mondo che voglio vivere. Perché io non ci sarei. Non così, almeno. Non sarei io. Sarebbe un'altra Donna, un'altra persona.
Ed io mi debbo rispetto.
"Ha mai pensato a dove potremmo essere se avessimo fatto scelte differenti?"
"Ogni sera, prima di addormentarmi"
Sono certa che non mi abbia creduta. Anche Lui fa parte delle persone che non si fidano di me, mai. Eppure è probabilmente la cosa più sincera che abbia mai detto a voce alta.
Penso a mio padre, a mia madre, al mio professore del liceo, alla professoressa con cui discussi la tesi di laurea, a Lucas, persino a mr. Camus. Penso a tutte le persone che hanno fatto progetti su di me e con me. Penso ad ogni progetto, ad ogni variabile.
Creo un flowchart della mia vita, scandendo il mio passato in rombi, infiniti rombi in un diagramma immenso. Ogni sera, prima di addormentarmi, analizzo ogni singolo rombo e guardo dove porta la freccia che non ho scelto.
In un'altra vita, sono una madre di famiglia. Non posso dire che vorrei dei figli, oggi, che vorrei una casa vera ed un marito a cui preparare la cena. Ma oggettivamente, se non avessi attraversato determinati rombi seguendo determinate freccie, forse non avrei maturato le consaevolezze che oggi non mi fanno desiderare tutto questo.
C'è un'altra vita ancora in cui non ho mai lasciato Horyzon, in cui non ho mai assaggiato il "miele millefiori" ed in cui parlo ancora meno rispetto al parlar poco di cui già sono accusata oggi.
Ci sono infinite altre vite, persino una in cui devo mettermi sull'attenti per parlare con Sheperd.
Ma il punto è che ci sono infinite altre Donna, una per ogni singola scelta fatta, con una esperienza in più ed in meno, con una lezione in più od in meno lungo il suo percorso.
Ed io... io mi piaccio. Così come sono, so di essere una persona che voglio essere. Se ripercorro il flowchart dall'inizio, ripercorro la stessa identica strada ogni volta. Ed anche alle esitazioni ed ai rimpianti, pago il prezzo di tutto ciò che ho ottenuto dalla scelta sbagliata o giusta che ho fatto.
Mi addormento ogni notte pensando che il mondo, senza di me, non sarebbe il mondo che voglio vivere. Perché io non ci sarei. Non così, almeno. Non sarei io. Sarebbe un'altra Donna, un'altra persona.
Ed io mi debbo rispetto.
martedì 18 ottobre 2011
La Semplicità
"Cosa vuole in cambio per questo regalo, Winter?"
Una delle poche persone che ha capito che nessuno fa niente per niente e che bisogna sempre diffidare da chi reca doni senza chiedere qualcosa in cambio. I disinteressati non esistono.
Il mondo si muove per scambi, volontari od involontari. La generosità è solo l'acquisto di soddisfazione per il proprio ego, sempre che non abbia un altro secondo fine.
Ma la cosa che neppure lui ha capito è che spesso le cose più semplici sono le migliori. Che spesso lo scambio è una collaborazione per il semplice fatto che vogliamo entrambi la stessa cosa è possiamo dividerla, raggiungendola assieme, invece di rischiare di perderla entrambi.
Ed in questo momento, io desidero qualcosa, ardentemente. Se vogliono aiutarmi a prenderla, sarò la loro migliore amica. Non vedo cosa ci sia di così difficile in tutto questo.
Anzi. Lo so perfettamente. Il punto è che non ci si può mai fidare di uno Skyplex.
Non ci si può mai fidare di una Donna.
...e poi dicono che quelle complicate siamo noi...
Una delle poche persone che ha capito che nessuno fa niente per niente e che bisogna sempre diffidare da chi reca doni senza chiedere qualcosa in cambio. I disinteressati non esistono.
Il mondo si muove per scambi, volontari od involontari. La generosità è solo l'acquisto di soddisfazione per il proprio ego, sempre che non abbia un altro secondo fine.
Ma la cosa che neppure lui ha capito è che spesso le cose più semplici sono le migliori. Che spesso lo scambio è una collaborazione per il semplice fatto che vogliamo entrambi la stessa cosa è possiamo dividerla, raggiungendola assieme, invece di rischiare di perderla entrambi.
Ed in questo momento, io desidero qualcosa, ardentemente. Se vogliono aiutarmi a prenderla, sarò la loro migliore amica. Non vedo cosa ci sia di così difficile in tutto questo.
Anzi. Lo so perfettamente. Il punto è che non ci si può mai fidare di uno Skyplex.
Non ci si può mai fidare di una Donna.
...e poi dicono che quelle complicate siamo noi...
domenica 16 ottobre 2011
To Bee
Credo Blackbourne abbia frainteso. Suppongo pensi io mi senta l'Ape Regina di un alveare fluttuate nello spazio. Penso che questo sia quello che quasi tutti pensano di me. Oltre al fatto che io parli poco.
E con chi dovrei parlare? Con persone politicamente schierate che non compredono la differenza tra essere ovunque e non essere in nessun luogo? Con persone che credono io non sia un essere umano?
Amo parlare con Lui. E' stimolante, quanto da tempo non trovavo in giro. Come due studenti della stessa scuola sopravvissuti alle stesse interrogazioni degli stessi professori. Ma con Lui non parlerò mai, veramente.
Amo parlare con Il Combattente. Forse tra tutti è l'unica persona con cui possa essere veramente sincera, in ogni parola. Ma Il Combattente non parla la mia stessa lingua, lo vedo nei suoi occhi quando traduciamo l'un l'altra i nostri discorsi.
Amo parlare con L'Ingegnere. Anche se ogni tanto i fili dei nostri discorsi si perdono lungo la strada della discussione stessa, sebbene neppure con L'Ingegnere potrò mai parlare veramente.
E sorrido ripensando al Medico. E' divertente che l'niverso non si veda come lo vedo io, ma è interessante vedere che anche le arnie ce lo insegnerebbero, se sapessimo osservarle.
Mi piace anche parlare con la Bambina. Ma non è lo scambio che cerco, quello che ho con lei.
Blackbourne ha ragione. Io parlo poco. Smith ha ragione. Io parlo troppo poco.
Il punto è che non capiscono che è inutile parlare con chi non ha orecchie per ascoltare e che è inutile parlare quando si hanno orecchie per ascoltare.
Guarda quanto è perfetta la società delle api. Spietata e perfetta.
"E quello che vediamo noi, dall'esterno, è tanto lavoro e tanto miele"
E con chi dovrei parlare? Con persone politicamente schierate che non compredono la differenza tra essere ovunque e non essere in nessun luogo? Con persone che credono io non sia un essere umano?
Amo parlare con Lui. E' stimolante, quanto da tempo non trovavo in giro. Come due studenti della stessa scuola sopravvissuti alle stesse interrogazioni degli stessi professori. Ma con Lui non parlerò mai, veramente.
Amo parlare con Il Combattente. Forse tra tutti è l'unica persona con cui possa essere veramente sincera, in ogni parola. Ma Il Combattente non parla la mia stessa lingua, lo vedo nei suoi occhi quando traduciamo l'un l'altra i nostri discorsi.
Amo parlare con L'Ingegnere. Anche se ogni tanto i fili dei nostri discorsi si perdono lungo la strada della discussione stessa, sebbene neppure con L'Ingegnere potrò mai parlare veramente.
E sorrido ripensando al Medico. E' divertente che l'niverso non si veda come lo vedo io, ma è interessante vedere che anche le arnie ce lo insegnerebbero, se sapessimo osservarle.
Mi piace anche parlare con la Bambina. Ma non è lo scambio che cerco, quello che ho con lei.
Blackbourne ha ragione. Io parlo poco. Smith ha ragione. Io parlo troppo poco.
Il punto è che non capiscono che è inutile parlare con chi non ha orecchie per ascoltare e che è inutile parlare quando si hanno orecchie per ascoltare.
Guarda quanto è perfetta la società delle api. Spietata e perfetta.
"E quello che vediamo noi, dall'esterno, è tanto lavoro e tanto miele"
sabato 15 ottobre 2011
Percezioni
Sto rendendomi conto che le persone hanno di e una percezione interessante.
Tanti, infiniti specchi, composti da occhi che mi guardano e non sono i miei. Non avevo mai pensato seriamente a questa cosa, pur non avendola mai sottovalutata.
Credo che sarà un nuovo campo di studi, forse ben più utile di molti altri.
"Chi è Donna Winter?"
Non è la domanda che posso porre alle persone, ma è la risposta che inizierò a collezionare, molto meno banale ma molto più complicata di una raccolta di francobolli.
Tanti, infiniti specchi, composti da occhi che mi guardano e non sono i miei. Non avevo mai pensato seriamente a questa cosa, pur non avendola mai sottovalutata.
Credo che sarà un nuovo campo di studi, forse ben più utile di molti altri.
"Chi è Donna Winter?"
Non è la domanda che posso porre alle persone, ma è la risposta che inizierò a collezionare, molto meno banale ma molto più complicata di una raccolta di francobolli.
venerdì 14 ottobre 2011
Specchio delle Mie Brame
"Di cosa si occupa?"
"Faccio in modo che vi siano scorte al bar e che le fiches siano pulite"
Ero pronta a questa responsabilità? Sì. Ne sono profondamente convinta, ogni giorno di più. Io sono la persona adatta per questo lavoro e questo lavoro è il lavoro adatto a me.
Eppure c'è un dettaglio sbagliato. Il più semplice e sottile dettaglio. Guardo lo specchio e vedo l'unica persona su cui so che posso sempre contare, di cui posso fidarmi al cento per cento.
Ho collaboratori affidabili. Pochissimi, che si contano sulle punte delle dita. Ma non ci conosciamo abbastanza da lavorare all'unisono. Condividiamo la visione finale, ma ho ancora dubbi che perseguiamo esattamente la stessa strada per raggiungere ciò che vogliamo conseguire.
Mi chiedo quando potrò iniziare a togliere alcuni fascicoli dalla pila delle cose da controllare, dando per scontato che siano già perfetti.
Forse, mai.
"Faccio in modo che vi siano scorte al bar e che le fiches siano pulite"
Ero pronta a questa responsabilità? Sì. Ne sono profondamente convinta, ogni giorno di più. Io sono la persona adatta per questo lavoro e questo lavoro è il lavoro adatto a me.
Eppure c'è un dettaglio sbagliato. Il più semplice e sottile dettaglio. Guardo lo specchio e vedo l'unica persona su cui so che posso sempre contare, di cui posso fidarmi al cento per cento.
Ho collaboratori affidabili. Pochissimi, che si contano sulle punte delle dita. Ma non ci conosciamo abbastanza da lavorare all'unisono. Condividiamo la visione finale, ma ho ancora dubbi che perseguiamo esattamente la stessa strada per raggiungere ciò che vogliamo conseguire.
Mi chiedo quando potrò iniziare a togliere alcuni fascicoli dalla pila delle cose da controllare, dando per scontato che siano già perfetti.
Forse, mai.
giovedì 13 ottobre 2011
To Feel
Mi fermo davanti ad uno degli oblò di uno dei corridoio di una delle sezioni dello Skyplex. Guardo lo spazio e trovo facile proiettare i miei pensieri oltre al riflesso sfumato della mia immagine nel vetro.
Eppure, per quante idee si affollino, priorità si affaccino e nodi si sciolgano, pensiero dopo pensiero, ce n'è uno che resta immobile. Incrollabile come una immagine di sfondo e roboante come il più importante dei suoni.
Non ho mai provato un sentimento tanto forte verso un uomo
Eppure, per quante idee si affollino, priorità si affaccino e nodi si sciolgano, pensiero dopo pensiero, ce n'è uno che resta immobile. Incrollabile come una immagine di sfondo e roboante come il più importante dei suoni.
Non ho mai provato un sentimento tanto forte verso un uomo
mercoledì 12 ottobre 2011
Con il Sari Rosa
Cinque bottiglie di cognac, sei di whisky...
Ho gettato il sari nell'inceneritore. Se anche fosse stato possibile recuperarlo, non lo avrei mai più indossato.
...tre casse di birra di SafePort, due scatole di biscotti Russel...
Probabilmente non ero neppure consapevole di essere a rischio. Di aver rischiato di morire. Non mi era mai successa una cosa simile... una minaccia, un pericolo per la mia incolumità. Eppure non ricordo di aver avuto paura. Suppongo sia l'effetto della famosa "scarica di adrenalina" di cui ho sentito parlare.
...sette chili di carne di manzo, tre di vitello...
Però ci sono attimi che non riesco a focalizzare, di quella sera. Ricordo di essere stata in piedi davanti al bancone e ricordo di essere stata sdraiata a terra dietro il bancone. So esattamente che tra una scena e l'altra c'è stata la transazione di Scott che mi ha gettata a terra, che mi ha fatto da scudo durante l'impatto della molotov e che si è rialzato ed allontanato. Deve aver impiegato del tempo a fare una cosa simile, eppure non riesco a rivedere nella mia testa nessuna di queste scene. Eppure so che sono avvenute.
...otto servizi di bicchieri da birra, tre di bicchieri di vino...
Sono strane reazioni mentali a cui non avevo mai fatto caso. Probabilmente non le avevo mai sperimentate prima. Forse è per questo che la gente dei borders è così diversa da noi? Perché noi non abbiamo mai vissuto in questo modo e perché loro vivono così ogni giorno? Interessante.
...e poi passiamo al mobilio distrutto. Continuo la lista, Miss Winter?
"Prego, Allison, continui..."
Ho gettato il sari nell'inceneritore. Se anche fosse stato possibile recuperarlo, non lo avrei mai più indossato.
...tre casse di birra di SafePort, due scatole di biscotti Russel...
Probabilmente non ero neppure consapevole di essere a rischio. Di aver rischiato di morire. Non mi era mai successa una cosa simile... una minaccia, un pericolo per la mia incolumità. Eppure non ricordo di aver avuto paura. Suppongo sia l'effetto della famosa "scarica di adrenalina" di cui ho sentito parlare.
...sette chili di carne di manzo, tre di vitello...
Però ci sono attimi che non riesco a focalizzare, di quella sera. Ricordo di essere stata in piedi davanti al bancone e ricordo di essere stata sdraiata a terra dietro il bancone. So esattamente che tra una scena e l'altra c'è stata la transazione di Scott che mi ha gettata a terra, che mi ha fatto da scudo durante l'impatto della molotov e che si è rialzato ed allontanato. Deve aver impiegato del tempo a fare una cosa simile, eppure non riesco a rivedere nella mia testa nessuna di queste scene. Eppure so che sono avvenute.
...otto servizi di bicchieri da birra, tre di bicchieri di vino...
Sono strane reazioni mentali a cui non avevo mai fatto caso. Probabilmente non le avevo mai sperimentate prima. Forse è per questo che la gente dei borders è così diversa da noi? Perché noi non abbiamo mai vissuto in questo modo e perché loro vivono così ogni giorno? Interessante.
...e poi passiamo al mobilio distrutto. Continuo la lista, Miss Winter?
"Prego, Allison, continui..."
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