mercoledì 29 febbraio 2012

CumPatior

Mio padre avrebbe voluto che diventassi una accompagnatrice. Aveva notato una predisposizione naturale alla diplomazia, ma soprattutto quella attitudine alla calma che faceva di me un'ottima programmatrice, secondo i suoi occhi di programmatore.
Ho imparato la Logica attraverso il linguaggio macchina, per poi trasformarla in numeri, in dati, in ricerca operativa, problem solving e process management... diventando qualcosa di completamente diverso da ciò che vedeva mio padre.
Il suo presupposto erroneo è che io fossi un'ottima analista in quanto calma di natura.
La realtà dei fatti è che sono estremamente calma in quanto ottima analista.
Comprendo che, costruendo tesi su un presupposto erroneo, abbia preso la deriva di tesi altrettanto fallaci. Non avrei dovuto essere una accompagnatrice.
Ma, forse, avrei potuto.
Sarebbe ipocrita non ammettere che mi reputerei una perfetta accompagnatrice, sebbene non abbia particolare propensione all'infatuazione. Ma credo che la propensione all'amare le lusinghe e la compagnia fine a se stessa non faccia parte degli standard qualitativi di una accompagnatrice.
Essere una professionista dell'emotività non dovrebbe presupporre un coinvolgimento emotivo, se non professionale, appunto.
La diplomazia non è fatta di coinvolgimenti personali, ma solo di compassione.
Compassione
[com-pas-sió-ne]
dal latino: [cum] insieme [patior] soffro.
Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà - una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro. Non un sentimento di pena che va dall'alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un'unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E' la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.
Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche -e soprattutto- di gioia vitale, e di entusiasmo.

La diplomazia prevede la neutralità. Se c'è un ideale in cui credo, è la neutralità. Assumere la "passione" dell'altro, presuppone il percepire una comunione di intenti volta al raggiungimento del "sollievo" o "piacere" altrui. Credo che sia la base del mestiere di Accompagnatrice, la differenza profonda tra sesso ed amore, tra meretrici ed accompagnatrici, tra verità e finzione, tra fallimento e vittoria.

Ora, guardo il mio pad e leggo il messaggio che ho mandandato a James. E' un messaggio di Compassione. Ho preso mia la visione di James e l'ho elaborata a mio modo,a ttraverso il mio vissuto e le mie nozioni, "patendola" con lui, per poi scrivere ciò che ho scritto con cognizione di causa. Questa è diplomazia, questo è il motivo per cui saprei essere un'ottima accompagnatrice, se volessi. Ma non voglio, perché... perché a monte del mio comportamento, mutano i presupposti.
Non ho "patito con" James per compenso, ma per scelta personale di...
...di cosa? Per chi o per cosa l'ho fatto?

Per James? E' indubbio il suo vantaggio nell'assumere il mio consiglio. Una percezione diversa ma interessante, per sua stessa ammissione. Una strategia che a medio termine risolverebbe i suoi problemi, sebbene presenti riscontri negativi nell'immediato.

Per Ryan? E' innegabile che avrebbe il suo preciso tornaconto nell'immediato, trovando la risposta ad una domanda precisa. Altrettanto innegabilmente, a medio termine questa soluzione gli chiuderebbe porte, senza creargli problemi, ma solo precludendogli alcuni percorsi.

Per Scott? Non mentirò a me stessa negando che non avrei mai scritto a James se non avessi prima parlato con con Scott. E' quello che lui mi ha detto che mi ha fatto percepire la necessità di "compatire" James... o... forse... di "compatire" Scott? Forse è così. Scott è l'unica persona che avrebbe solo vantaggi dall'elaborazione logica che ho proposto a James.

Per... Donna? Non c'è niente che io non faccia anche o solo per Donna Winter.

martedì 28 febbraio 2012

To Rest

Parlare di ideali non è... normale, su uno skyplex. Credo non lo sia.
Ma è difficile parlare di qualunque cosa senza avere come punti fermi i propri ideali.
Qualunque essi siano.
Non condivido gli ideali di James, ma se di ideali stiamo parlando posso provare a comprenderli, valutari, conoscerli. Il punto è che non condivido il modus operandi di James e che questo è un dato di fatto.

Ha sparato ad un soldato e lo ha lasciato andare vivo. Solo questo denota una scansa lungimiranza. Ma i dati aggravano il quadro.
Ha sparato per non farsi fermare con i Volantini. Quindi ha reso un banalissimo reato di propaganda che non lo avrebbe ricondotto ai Dust Devils se non come simpatizzante in uno scontro a fuoco che lo rende un terrorista. Da un punto di vista legale, il diritto di non paralre in assenza di un avvocato non può essere sostituito dal diritto di aprire il fuoco.
Un rapido calcolo dei rischi avrebbe evidenziato che farsi fermare da Phillps e dichiarare di essere un simpatizzante dei Devils avrebbe dato alla Flotta informazioni già in suo possesso e minimizzato il reato.
Ma se proprio doveva aprire il fuoco, doveva farlo con il chiaro intento di uccidere e non lasciare testimoni. L'aver permesso a Phillps di sopravvivere denota una avventatezza ancora più spiccata dell'aver estratto l'arma. Quando si decide di iniziare una cosa, è necessario che vi siano i presupposti per terminarla, ivi inclusa la volontà e la determinazione necessaria.
Esplosi i fatti, resta la sostanza.
A questo punto deve essere analizzato il passato e pianificato il presente.
La scelta del luogo di permanenza attuale di James è ottimale. Nota, semplice, collegata a molte vie di fuga ed abbastanza defilata. La sua progettazione di mosse future, invece, non appare particolarmente efficace.

Non posso che concordare con Scott. Non c'è nulla in ciò che mi ha detto ieri, che non condivida, se non il suo ostinarsi a tralasciare il riposo personale, questione che comunque esula dalla contingenza di James.

...eppure stanotte non ho dormito molto. Ho riequilibrato il lavoro perso per il viaggio verso il Rim, risistemato gli abiti usati per lo sbarco, gestito la corrispondenza residua, elaborato l'agenda dei prossimi giorni, verificato l'ordinaria amministrazione altrui durante la mia assenza... e, marginalmente, dormito.
Adesso sono qui a constatare che il mancato riposo di Scott mi irrita più dei propositi di James, egoisticamente.
L'ennesima dimostrazione che non sono una brava persona.

venerdì 24 febbraio 2012

Rules

Se devi fare una cosa... falla bene oppure... non farla.


Se devi sparare ad un uomo, lascialo a terra morto. Altrimenti, non sparargli.

Se devi uccidere un ufficiale della Flotta, fai sparire il cadavere.

Se devi tendere un agguato ad un blindato, controlla il luogo con appostamenti ed esplora il terreno prima di agire. Altrimenti, non assaltare.

Se devi perquisire illegalmente la casa altrui, sii sicuro di disattivare ogni sistema di sicurezza. Altrimenti, non entrare in quella casa.

Se devi organizzare una festa, sii certo dei desideri del tuo cliente. Altrimenti, non accettare l'incarico,

Se devi stipulare un contratto, fissa ogni singola clausola. Altrimenti, non firmare.

Se devi presenziare ad un evento, curati di restare sino alla fine. Altrimenti, non mostrarti neppure.

Se devi minacciare un uomo, premurati di avere tutte le carte per farlo. Altrimenti, non minacciarlo.

Se devi puntualizzare la tua opinione, controlla che serva farlo. Altrimenti gli altri si riterranno offesi.

Se devi acquisire un incarico, sii sicuro di avere i mezzi per compierlo. Altrimenti, non acquisirlo.

Se devi mentire, fai sì che nessuno scopra mai la menzogna. Altrimenti, non mentire.

Se devi chiedere scusa, fallo solo se hai veramente sbagliato. Altrimenti, ti renderai ridicolo.

Se devi prendere in mano la situazione, fallo con classe e disinvoltura. Altrimenti, ti creerai solo nemici.


Se devi sceglierti un nemico, non scegliere me. Altrimenti, sarà solo peggio per te.

giovedì 23 febbraio 2012

Ciò che è Mio

...e nonostante tutto... mi considera ancora qualcosa di simile ad un'amica?
Non lo avrei detto. Non mi sarei mai aspettata quella frase, dopo tutta la "paternale".

paternale
[pa-ter-nà-le]
s.f.
Rimprovero, ammonimento severo fatto da un padre a un figlio o da un superiore a un sottoposto, con l'intento benevolo di correggere più che di punire (SIN ramanzina): fare, subire una p.

Non credo assolutamente che lui ricada nella nozione di "superiore" né io di "sottoposto". Ma è innegabile l'intento benevolo nei miei confronti e quella dozzina d'anni di differenza d'età. Ho trovato necessario puntualizzare alcune questioni, non ultima la mia possessività. Sono stata chiara sul fatto che non ho intenzione di "dargli" ciò che è "mio", usando queste precise parole. Credo che, di persona, avrei usato altri termini. Ma dovendo farlo a distanza, sono stata particolarmente diretta.
Apprezzo che lui abbia accettato la mia posizione. Apprezzo che lui sappia ed accetti ciò che "sono". Ma non ho amato particolarmente il suo pensare anche solo per un attimo che il mio giudizio possa annebbiarsi o peggio ancora essere annebbiato da altri. Non dimenticherò facilmente questo suoa vermi attribuito una debolezza, sebbene il peso di questo dettaglio sia inferiore da un punto di vista di scala dei valori rispetto a quello di altre frasi ed azioni da lui dette o compiute.

"Credo di aver un nemico... forse è solo uno stupido, che non si rende conto di quello che fa. Ma se non è uno stupido, ma un nemico... reagirò a modo mio. Ma, tranquillo, lo farò in maniera che tu non debba arrestarmi..."
"Dimmi di chi parli... e ci penserò io..."

Ecco... non me lo aspettavo. Le mie frequentazioni continuano a sorprendermi. Ma questa volta, sebbene inattesa, capisco perfettamente questa sua frase. Ha svariate implicazioni logiche, tutte perfettamente coerenti alla sua persona. Quelle più rilevanti, sono il tentativo di aiutarmi, tipico di un rapporto amicale, e quello di limitarmi, tipico di chi sa esattamente fino a che punto potrei arrivare...
In definitiva: quell'uomo mi conosce, ma non abbastanza da smettere di frequentarmi.

mercoledì 22 febbraio 2012

Thé

Dovrei essere priva di scrupoli, secondo la definizione corretta del mio ruolo... Secondo il punto di vista altrui del mio ruolo.
Ma è un punto di vista limitato.
Credere che un individuo possa essere univocamente "disinteressato" oppure "interessato" è superficiale. Ma ho messo di aspettarmi che la gente veda le sfumature, quando non si parla di pure gradazioni di colore pretatmente estetiche.
Il fatto che odi Phillps, ad esempio, non implica che debba necessariamente ucciderlo. Probabilmente non lo odio tanto quanto odio Lui od i Luddisti di Greenfield... anzi, di quanto odiavo i luddisti prima che fossero uccisi... Ops...

Nota per me stessa: Quanto mi costerebbe mandare qualcuno ad uccidere Lui? Cercarlo, trovarlo, ucciderlo. La terza è abbastanza semplice, basta ricordarsi di essere creativi e non usare necessariamente una pistola. Il problema è che nella mia Lista, Lui inizia ad avere una classifica sempre più bassa...

Le sfumature sono il senso della vita, professionalmente parlando. Il fatto che tutto abbia il giusto prezzo, non deve implicare necessariamente che io non abbia scrupoli.
Ne ho avuti, sinceramente, quando Brent mi ha offerto quell'atto di proprietà. Non c'era alcun motivo logico per cui avrei dovuto accettarlo. Non faceva parte di alcun patto, né di alcun accordo, né di alcun affare, né di alcuna scommessa.
La sfida che mi aveva prioposto comportava due semplici implicazioni:
"scoprire la provenienza del thé = essere accompagnata nel luogo di coltivazione e produzione"
In nessuna parte di questa equazione compare una fase in cui quel luogo mi viene assegnato.
Quindi, in definitiva, si tratta di un regalo. Ma non vi erano ricorrenze adatte.
Che senso ha un Regalo privo di contesto? Su quale base avrei dovuto accettarlo? Semplice profitto, probabilmente, secondo alcuni. Ma non è così che funziona.
Lui non è innamorato di me. Lo dice e lo dimostra. Ma avverto chiaramente una sfumatura di desiderio di possesso, di esclusività. Ha sentito il bisogno di testare se vi fosse in me traccia di gelosia. Lo ha fatto in maniera estremamente abile.
Apprezzo la diplomazia con cui ha sondato il terreno, ma il fatto che lui giochi al mio stesso gioco mi rende una avversaria piuttosto temibile per questo genere di cose. Ho imparato ad andare oltre, a guardare non uno, ma due passi più avanti.
Dalla sua indagine sulla mia gelosia, lui ha ottenuto di sapere che non solo non sono gelosa, ma che io stessa sono pronta a spingerlo tra le braccia di un'altra.
Io, invece, so che lui è interessato alle mie reazioni e sensazioni nei suoi confronti, che non si aspetta che io provi necessità di esclusività e che sarebbe pronto a portarsi una donna tra le lenzuola pur di ottenere ciò che vuole.
Se so che non faccio parte del gruppo di donne che si porterebbe a letto per vantaggio, è perché sono estremamente brava a sondare le persone. Estremamente.
Quindi, non c'è nulla che giustifichi il regalo, dato che devo escludere sia il coinvolgimento emotivo da innamoramento, sia un tentativo di lusingarmi ed aver vantaggio dal mio favore, sia un proposito di creare un luogo di privata esclusività. Non riesco a trovare alcuna motivazione logica perché lui volesse che io avessi quella piantagione.
Potrebbe essere un tentativo di allontanare la piantagione da sé, in quanto legata a ricordi non particolarmente attraenti. Ma ho avvertito chiaramente un pesante distacco tra lui ed i ricordi legati a quel luogo e so benissimo che il dolore nasce solo da una componente affettiva e che si odia solo ciò che si ama.
Perché, allora?
Detesto non avere chiare le motivazioni del mio interlocutore. Detesterei ancora di più scoprire che è stato un gesto irrazionale e privo di motivazioni, giacché denoterebbe una penosa caduta di stile e di prestigio ai miei occhi.

Non so perché... mi viene in mente Scott. Quell'incontro che abbiamo fatto, quella frase che gli ho scritto...
"So di aver esagerato... ma il modo migliore per capire una persona, è provocarla..."
Che sia questo, il motivo di Brent? Provocarmi con un gesto a sorpresa, inatteso. Non c'erano basi che lo giustificassero, non potevo essere preparata ad affrontarlo. Se è così, quell'uomo è geniale e sciocco al tempo stesso.
Brent mi sta... studiando?

giovedì 16 febbraio 2012

Listino Prezzi

Forse avrei dovuto sconvolgermi. Scandalizzarmi. Preoccuparmi. Innervosirmi. Qualunque altro sinonimo o parola affine. Ma non ho provato alcuna di queste emozioni o reazioni.
Rifletto mentre scorre l'acqua della doccia. Il rituale mattutino è importante per la lucidità. Spengo le luci, lasciando solo il tepore dell'acqua e l'aroma dell'incenso.
Un tempo, amavo variare fragranza quasi ogni giorno, ma da quanto Miss Pyropie entrò nella mia quotidinatità, adottai come mio il profumo del sandalo. Ed anche se lei oggi non c'è più, credo di essermi abituata all'odore del sandalo... o lo faccio per Gibbs?
Ammetto di pensare spesso al fatto che ci sono affinità tra mantenere la solita colonia per Terezia o per Ryan... e che forse credere di farlo per lui mi ricorda dei tempi in cui lo facevo per lei. Reputo di provare affetto per Miss Pyropie.
Eppure, se qualcuno mi chiedesse di ucciderla e ne pagasse il giusto prezzo... credo che la farei uccidere. Certo... il prezzo sarebbe estremamene alto, dato che provo affetto per lei e per l'innegabile utilità che ha avuto, ha ed avrà. Credo sarebbe un prezzo altissimo, insostenibile, ma pur sempre un prezzo.
Questo, forse, agli occhi degli altri è sbagliato?
Comprendo lo scetticismo di alcuni nel pensare che sia ingiusto che una vita abbia un prezzo. Eppure, se la mia vita ha avuto un prezzo, contrattato con un sicario, non vedo perché non debba ogni vita avere un prezzo.
Forse... forse il prezzo di una vita è il metro di calcolo dell'affetto, della stima e dell'utilità di una persona.
Quanto sarei disposta da accettare, come compenso, per la vita di Ryan? Di Brent? Di Mughain? Di Cole? Di Summer? Di Anthony? Di James? Di Buck? Di Silas? Creo una scala delle variabili che condizionano il valore e regolano il prezzo e l'affare. L'acqua calda scorre sulla mia pelle ed io elaboro cifre, numeri, posizionando compensi in una scala graduata.
...ed adesso, finalmente, so veramente il peso da dare all'affetto. E posso vedere chiaramente a chi tengo e perché. Ora so che il peso dei sentimenti è una variabile in una equazione di rapporto qualità/prezzo.
Sono soddisfatta.
Era così semplice... ed io non lo avevo mai visto. Adesso posso veramente vedere e calcolare in maniera inoppugnabile molte cose.
Ho un metro di giudizio e paragone.

lunedì 13 febbraio 2012

Valutazioni carenti di dati

Tutti esattamente concordi sul fatto che potrei e dovrei frequentare chiunque, tranne un'unica persona. In una spietata ed obiettiva analisi, quella persona è allo stato delle cose il vantaggio che ho rispetto ad ogni altro Skyplex e moltre altre compagnie del Verse.
Io ho dati, voci, informazioni. Io ho un canale aperto e bidirezionale.
Io ho la possibilità di guardare cosa accade lontano dal Mio Mondo.
Penso spesso a due momenti fondamentali del mio rapporto con lui, di due chiarimenti particolarmente schietti, per i miei standard.

"Tu hai un potere, sul tuo Skyplex, che non è neppure paragonabile a quello che ho io fuori di qui... ma fuori di qui, tu non hai alcun potere... mentre io posso arrivare ovunque"

Lui sa esattamente come funzionano le leggi sul mio territorio, così come io so esattamente come funzionano le leggi nel suo. Su questa base... come fanno a vedere qualcosa di sbagliato nel mio continuare a parlare con lui?
Temono forse che io venga influenzata, in qualche modo, dalla sua presenza?

"Ricordati che tutte le spillette che hai appuntate al petto non ti danno il potere di dirmi cosa fare o cosa non fare..."

Dovrei quindi dedurre che i loro timori riguardo la mia frequentazione siano mancanze di fiducia nel mio raziocinio. E' l'unica soluzione adatta a giustificare la loro premura a sottolineare quanto detestino che io continui a vederlo ed a restare in fitto contatto con lui.
Quindi, la cosa più logica da fare sarebbe offendermi per i loro dubbi sul mio operato. Eppure non posso che dare un maggior peso, duarnte l'analisi, ad un valore fondamentale della valutazione: Loro lo conoscono?
La risposta è "No". Non lo conoscono bene quanto me. Suppongo che senza una serie di dati sul soggetto sia facile che loro non vedano la questione dal mio punto di vista, né da uno simile. E la cosa fondamentale, obiettivamente, che mi porta ad intrattere un rapporto con lui è esattamente l'unica cosa di lui che non credo di poter rivelare a nessuno senza creare danni... definendo come "danno" un qualunque evento di portata tale da riverberare su più pianeti.
...definendo come "danno" un qualunque evento che non sono attualmente attrezzata per affrontare...

venerdì 10 febbraio 2012

Trust

Fiducia
[fi-dù-cia]
s.f. (pl. -cie)
1 Sensazione di sicurezza basata sulla speranza o sulla stima riposta in qualcuno o qualcosa. La fiducia è un sentimento ottimistico che può essere rivolto a persone o eventi. Di norma la fiducia è associata alla speranza, ma in realtà chi ripone la propria fiducia in qualcuno o qualcosa non spera che questo rispetti le sue aspettative, ne è certo: f. limitata, illimitata; f. nel trionfo della verità, nella giustizia degli uomini; f. di vincere, di essere amato; avere, nutrire f. in qualcuno, in qualcosa; ispirare molta, poca f.; avere, godere, meritare la f. di qualcuno; perdere la f. in qualcuno; guardare all'avvenire con f.; abusare dell'altrui f.; tradire. l'altrui f.; riporre bene, male la propria f.

Non credo che basare una relazione sulla speranza possa essere saggio. La speranza è aleatoria, priva di basi per se stessa, inadatta quindi ad essere essa stessa base per qualcosa.
La fiducia, invece, offre sfumature più variegate, oltre che livelli stratificati e progressivi. Senza dimenticare i campi di applicazione.
Posso "fidarmi" limitatamente a specifici campi e specifiche situazioni. Posso valutare oggettivamente come gestire questa fiducia.
Ma sono particolarmente colpita dalla frase che ho usato, che viene usata, che molti usano: "Io mi fido di te".
Per quanto banalizzata dall'uso comune, reputo sia una frase di una grande forza e significato.
L'uso del "tu", tanto scontato in diversi ambiti, presuppone una confidenza di base. Una vicinanza di qualche tipo, che non posso nascondere di non riuscire a percepire molto spesso. Ma, come gli ho detto, ne abbiamo passate vearmente troppe, assieme, perché non percepisca una vicinanza con lui.
Ma il punto interessante è che dicendo che "io mi fido", sono soggetto attivo e passivo del verbo legato alla fiducia. Sono parte attiva in quanto sono io a fidarmi, ma anche passivo in quanto sono soggetta alla fiducia.
Lo trovo limpido, nella mia testa: la fiducia è qualcosa che, una volta elaborata, valutata, data a qualcuno... diventa qualcosa da subire. Con i pro ed i contro della situazione.
"Io mi fido di te" significa dichiarare una debolezza, rivelare di avere una situazione di sbilanciamento, un punto d'ombra nella propria obiettivita, una partita di poker a carte scoperte.
Ma gliel'ho rivelato, perché... in fondo... io mi fido.

martedì 7 febbraio 2012

Desiderare e Volere

C'è qualcosa, nel saloon di Oak Town, che mi fa sentire meno legata al mio ruolo. E non credo sia l'alcool.
Non ieri sera, almeno.
Eppure resto perfettamente congrua a me stessa.
Ho messo le cose in chiaro, anche se so che le probabilità che lui non abbia valutato appieno la situazione sono molto alte.
Ho percepito chiaramente il concetto di "desiderio". La sensazione di chi desidera qualcosa.
Sono abituata cercare di capire a cosa mirano i miei interlocutori, per ottenere il massimo vantaggio dal far loro raggiungere l'obiettivo, anticipando le loro richieste con le mie offerte. Ma non ho mai indagato il concetto di "desiderio".
Se non una sola volta, in vita mia, in cui ho avuto un desiderio io stessa.
Desideravo la morte di un uomo. E, in un certo senso, l'ho ottenuta.
Ma forse, la differenza è nel trasporto emotivo. Ed io ne ho avuto tanto, troppo, inaspettatamente, in forma d'odio. E' questo che compone la sostanza della parola "desiderio": una componente emotiva.
Sì, la differenza sfuma nella declinazione emozionale della frase.
Lui lo desiderava. Desiderava quel momento, desiderava quella vicinanza, desiderava quel contatto.
Io lo volevo. Volevo quel momento, volevo quella vicinanza, volevo quel contatto.
Il concetto di "volere" presuppone una oggettività che lui non credo avesse. O che forse io non dovrei aver avuto. Il punto è che siamo arrivati a quel bancone, a quelle scale, a quella camera, dopo una ponderata valutazione delle variabili. Per quanto mi riguarda.
Il mio coefficiente di rischio si riduce alla valutazione di due componenti di potenziale danno, ma di contro i vantaggi sono certi e molteplici.
E mentre mi dedico ad uno shopping mattutino fatto di frutta e verdura per il mercato di Oak Town, mi scopro a rendermi conto la che la differenza tra "desiderare" e "volere" si fonda sul fatto che chi "desidera" non stila analisi semantiche dopo aver ottenuto ciò che desiderava.

domenica 5 febbraio 2012

Giorni buoni ed aria lunga

Incontrare John mi ha fatto riflette sul tempo che passa. Sul Verse che cambia, ruotandoci intorno.

Scusa se non telefono
ma ho già il mio bel daffare
a non morire
Qui le donne non sanno più muovere
quel bellissimo mucchio di carne
che nasconde la Bella Speranza
...la Bella Speranza.

Ci sono stati momenti in cui credevo gli fosse accaduto qualcosa. Non rispondeva ai messaggi cortex. Beh, non che gliene abbia inviati molti... ma la quantità era comunque superiore a quella che avrei riservato a molti altri.
Mi ha detto di aver viaggiato. Di essere andato a Goldera credendo di trovarvi l'oro. Di aver imparato sul campo, di aver raggirato e minacciato persone. Di aver speso il mio nome senza il mio permesso, di avermi pensata. Di non sentirsi ancora pronto a tornare.

Adesso ho giorni buoni
e aria lunga
ma ho tanto desiderato essere nessuno...

Non vuole più essere "il ragazzino". Vuole essere un uomo dell'equipaggio, vuole sentire appagato quel senso di inadeguatezza di una infanzia sbagliata ed affrettata. C'è una logica perfetta in tutto questo, da una anche solo superficiale analisi psicologica del soggetto. E' per questo che provo affetto per lui, probabilmente. Perché la logica del suo modus vivendi è perfettamente coerente con il suo background culturale e personale. E perché non si fa troppi scrupoli a fare lavori che altri non farebbero, ovviamente.

Solo un grande scrittore fa muovere insieme
i vivi e i morti
e solo un grande Dio può accudire i disperati
in un posto così...

Il Verse è un luogo strano, mutevole, perverso in maniera caotica. Lui ha detto che vuole "ampliare la sua rete di contatti". Che vuole conoscere i pianeti ed i loro abitanti, che vuole sapere chi cercare quando deve cercare qualcuno. Che vuole continuare ad essere un ragazzo di strada, ma rendendo la strada grande quanto il Verse stesso.

Ci sono luoghi dove il bisogno di violenza
è molto più forte della volontà
ci sono ore in cui il bisogno di violenza
è molto più in alto della volontà...
Ed è ben altro che bastoni e coltelli,
non essere visto e non vedere,
essere piombo caduto fuso
sulla terra.

Il Verse è un luogo strano, mutevole, perverso in maniera caotica. Un luogo pericoloso, a modo suo, tra i suoi meccanismi inquieti di sistema composto da infiniti cervelli ed infinite azioni di infinite variabili chiamate persone.
Reagire come un ragazzo di strada al Verse, non è reagire come Donna Winter. Lo comprendo.
Comprendo che un giorno Jhon potrebbe partire e non tornare. E non solo lui...

Quanto a me, vedi, le persone non cambiano
è che col tempo, il tempo le complica
più di un po'...

Forse sono diversa, dal suo punto di vista. McCarty ha dimostrato che la Me che conosceva non era la stessa Me che ha visto mentre parlavo con Jhon. Non sono cambiata. Sono solo diversa.
Diverse sfumature, diversi rapporti, diverse relazioni con il mondo, diverse frequentazioni. Diversità, non cambiamenti.
Perché mentre ero con lui, in quei pochi minuti, non c'era nulla di stonato. Mi soffermo per una ttimo e guardo indietro. Guardo i giorni in cui "Hall Point" non era "il mio Skyplex". In cui ero solo una minuscola rotella di ingranaggi enormi.
Di quei tempi, mi restano solo tre persone. Tutte e tre costantemente in viaggio. Una un tempo vicinissima ed adesso sempre lontana, una un tempo lontanissima ed adesso molto più vicina. Una che viaggia per mondi che non conosce ancora e che vuol diventare un Uomo.

Così rimando a farmi fischiare le orecchie
fra questi alberghi lontani e devastati,
in questi paesi poveri e salati...

John di sicuro non è andato su Koroleva, o su Albany, od in altri pianeti dal precario equilibrio geopolitico. O, se vi è andato, lo ha fatto come piccolo ragazzino di stiva. Quello che ha visto lui non è quello che ho visto e vedo io. Ci sono momenti e situazioni in cui dal mio punto di vista le guerre sono estremamente più lontane rispetto ad ogni altra persona. Ci sono momenti e situazioni in cui dal mio punto di vista le guerre sono estremamente più vicine rispetto ad ogni altra persona.

Vivo con prudenza
come un buon mercante in un grande affare...

Le cose sono più complicate oggi, rispetto a ieri. Più responsabilità, più potere, più nozioni, più segreti da proteggere. Più vantaggi e svantaggi ad ogni mossa. Ogni passo può essere decisivo nel bene e nel male.

Più spesso, come i topi
sento la mia ombra fra i muri
scivolare.

venerdì 3 febbraio 2012

Fire

There's a place just south of Witches' Valley
Where they say the wind don't blow
And they only speak in whispers of her name
There's a lady they say who feeds the darkness
It eats right from her hand
With a cry and shout, she'll search you out
And freeze you where you stand

Lady evil, evil
She's a magical, mystical woman
Lady evil, evil in my mind
She's the queen of the night

In a place just south of Witches' Valley
Where they say the rain won't fall
And thunder cracks the sky, and makes it bleed
There's a lady they say who needs the darkness
She can't face the light
With an awful shout, she'll find you out
And have you before the night

So if you ever get to Witches' Valley
Don't dream or close your eyes
And never trust your shadow in the dark
'Cause there's a lady I know who takes your vision
And turns it all around
The things you see, and what you'll be
Lost and never found

She's the queen of the night
Gonna do it all right
She's the queen of sin
Look out, she'll pull you in!
Lady wonder!


Non so se offendermi o lusingarmi.
In una valutazione obiettiva della situazione, giudicherei gli svantaggi superiori ai vantaggi. Ma mi rendo conto che probabilmente lui non sta attuando una valutazione logica, bensì istintiva.
Sono estremamente certa che non vi siano doppi fini di impatto economico o sociale. Sapere cosa la gente vuole esattamente da me mi permette di elaborare una perfetta strategia di marketing per far lievitare il prezzo del prodotto, l'aspettativa della soddisfazione personale ed infine organizzare un ottimo affare.
Il punto è che chi si avvicina troppo al fuoco, letteralmente, brucia.
Il punto è che non vorrei che lui bruciasse.
Devo elaborare una strategia.

giovedì 2 febbraio 2012

Silenzi

Un viaggio in aree prive di rete cortex è un supplizio. Non tanto per la compagnia.
Bishop è un ottimo pilota, un fine conversatore, una scorta sufficiente per un piccolo viaggio d'affari. Ma essere completamente tagliata fuori dal Verse, anche solo per 24 ore prive di segnale radio... è una cosa che mi crea ansia.
Ho una pesantezza che mi opprime le spalle, un inquietante senso di caos dato dal "non conoscere".
Sono certa che Miss McCarty e Richard abbiano saputo gestire al meglio ogni cosa, incluso quello strano caso di follia culinaria al Roadhouse. Non ho dubbi di ritrovare lo Skyplex in perfetto ordine, come l'ho lasciato.
Mi chiedo se il signor Ratliff abbia dato seguito al suo proposito di viaggio a Seven Hills, o se sia partito con il signor Marston... chissà se la pratica su Baylong è stata chiusa e se ci sono novità su Whitmon e se hanno chiuso la questione a New London. Chissà se ci saranno state... nuove assunzioni...

"Miss Winter... sono solo 24 ore..." sorride Bishop.

"Solo", secondo la sua concezione. Nella mia testa, il concetto somiglia più ad un "ben". In 24 ore può essere impostata una guerra o trattata una pace, può essere elaborato un composto chimico o possono essere stati stipulati accordi milionari. Una navetta carica di esplosivo, in 24 ore, può aver fatto esplodere un heavy cruiser. Un abile falsario, in 24 ore, può aver prodotto milioni in pesos ed aver proceduto ad acquisire beni nel Rim, per poi partire per rivenderli nel Border e trasformarli in dollari.
In 24 ore, potrei acculumare senza muovermi dal mio ufficio abbastanza informazioni per mutare l'assetto politico di una città. Fossi meno modesta, direi "di un pianeta".
24 ore senza agganci con il mondo sono un supplizio di incertezza, una perdita di controllo sul mondo cui appartengo e su quello che mi appartiene.
Lo trovo inconcepibile.
Siamo nel 2514. Non è possibile che esistano ancora porzioni di universo in cui la rete cortex è carente.
O... forse sono io che dovrei smettere di andare... tanto lontano?