sabato 31 marzo 2012

Assolo

"Ti ritengo una persona abbastanza intelligente da considerare ogni cosa"

Sì, Jack. Lo sono. Considero tutto, io.
Considero l'assalto ai neo luddisti di Jasonville.
Considero il tentativo di trappola di Phillps.
Considero i volantini di James.
Considero l'assunzione di Scott.
Considero i punti fermi dati a Ryan.
Considero l'embargo dell'Intelligence.
Considero tutto.
Io.
E tu, Jack?
Tu che dici che io non sono nella posizione di giudicare... tu consideri tutto, tu che giudichi?
O consideri solo che sono nata su Capital City, che indosso scarpe con il tacco e che non vesto di un Browncoat marrone?
Vedi solo che Buck è morto sul mio Skyplex, quindi è colpa mia. Mi chiedo quanti uomini siano morti nel tuo battaglione, nella tua guerra e quindi siano colpa tua.
Consideri che avrei potuto passarvi il lavoro di Phillps e farvi cadere nella sua trappola?
Consideri che ho depistato le indagini su James quando ancora non aveva tradito?
Consideri che vi ho coperti e vi copro tutt'ora per i fatti di Jasonville?
Consideri che il mio Skyplex perde denaro perché non faccio a Max il nome della tua dannata nave?
No, Jack. Tu non lo consideri. Tu consideri solo che io non ho combattuto la guerra. Che io sono nata ad Horyzon.

Quello che nessuno considera, in tutto il Verse, è che io continuo a proteggervi e voi ad additarmi. Che l'unica persona che mi era veramente amica e mi accettava per come ero è morta ed è stata uccisa perché ha sparato ad uno dei vostri. Che l'unica persona che veramente teneva a me l'ho sempre raggirata per difendere voi che mi odiate per partito preso.
Ha ragione Arkan. Io ho ucciso Ryan. L'ho ucciso nel momento in cui non ho preso a calci Blackbourne per difendere un mio amico, ma ho lasciato che si seguissero le regole dello Skyplex.
Sai la novità, Jack?
Io sono una persona intelligente. Considero ogni cosa.
Considero quella frase una minaccia. La minaccia che il tuo terrificante segreto che solo tu credi ancora segreto, sia solo in mano mia. Che se trapelasse, sarei stata sicuramente io. Peccato che il tuo segreto non è tale da tempo. I sospetti su di voi li hanno tutti. Tutti. Mancano solo le prove. Ed io non ne ho. Ma tu, questo, non lo hai considerato.
Considero che qualunque cosa faccia per voi, voi continuerete ad odiarmi.
Quindi, tanto vale che smetta di fare cose per voi. Almeno, mi odierete a ragione.

"Jack farà errori"

Mi compare nei pensieri questa frase. E' vero, Jack fa errori. Ne ha appena fatto uno.
Ha deciso di mettersi contro di me, di minacciarmi... esattamente come a fatto Max.
Ma sì, alziamo tutti la voce contro la donna di Horyzon. Noi siamo guerrieri, noi siamo "fazioni" e lei invece è solo una impiegata d'ufficio.
Peccato che io non sono la Shouye. Se a me rubano quindici milioni in opere d'arte, la Proprietà mi uccide. Non posso permettermi il lusso di prendermela con calma ed attendere che altri facciano il lavoro per me. Io lavoro per uno Skyplex.
E difenderò il mio Skyplex. Da tutto. Da Max. Da Jack Rooster. Da chiunque mi minacci.
Ad ogni costo.
...ogni costo?
Una pausa. Un pensiero.
Sono veramente sicura... di essere pronta a pagare... ogni prezzo?

Incazzata

"Non sei veramente incazzata, Winter. Se lo fossi, punteresti i cannoni di questa baracca contro le navi ed apriresti il fuoco"
"Ci ho pensato... ma le navi sono fuori dalla loro gittata..."

Fare due passi ti permette di capire chi ne compie uno solo, sebbene costoro non riescano a capire il tuo secondo movimento.
Quando ho visto gli Avengers, ho sperato che violassero il mio spazio aereo per dare l'ordine di sparare. Loro non sono Stevenson. Loro ce l'hanno veramente con me. Loro non sono Ryan. Loro stanno veramente attaccandomi... a modo loro.
E' questo il punto. Loro non mi hanno sparato. Se sparassi prima io?
Sono sola nella mia stanza. Nessuno può sentirmi ridere. Una risata breve, amara.
Oh cielo.
Un pensiero macabro. Un pensiero palpabile.

Buck minaccia Ryan. Ryan spara. Buck muore. Buck è l'eroe, Ryan l'assassino.
Max minaccia Donna. Donna spara. L'avenger di Max muore. Max è l'eroe, Donna l'assassina.

Possibile che non me ne sia accorta prima?
C'è della marcia ironia, resa più cupa dal fatto che neppure ucciderei Max.
Ma adesso capisco, capisco l'istinto di chi fa un passo, molto, molto meglio.
No, non permetterò a Max di diventare Buck Blackbourne. Ed io non sono e non sarò mai Ryan Gibbs.
Anche se inizio ad apprezzare il sapore del caffé.
Sapore. Ryan neppure li sentiva più i sapori...
Sbuffo, guardo la tazza vuota del caffè bevuto. Forse il caffé è una droga. Forse è la sensazione di caffeina in circolo, che piaceva a Ryan. Forse invece era solo un retaggio di un tempo in cui sentiva ancora i sapori. Non lo so. Non lo saprò mai. Avrei dovuto chiederglielo.
Posso bere caffè... è vero. Ma non sono Ryan Gibbs. Nè nulla che gli somigli.
Sono solo incazzata, come Donna Winter. E questo lo sanno solo due persone.
Jack Rooster.
Ryan Gibbs.
Sbaglio. Lo sapevano due persone. Lo sa solo una.
Ricordo quando parlai di Max a Ryan. Ricordo esattamente le parole che usai. Ricordo esattamente la sua reazione. Ricordo perfettamente il suo pensiero, ed il mio.
Se Anthony pensa che quando gli ho detto che "continuerò il progetto di Ryan" stessi mentendo, si sbaglia. Non ho mentito. Neppure a lui. Io non mento mai.
Ma il punto è che non lo continuerò come crede o può credere lui. Non sono il MAC né lo sarò mai. Non darò la caccia agli indipendentisti e non sparerò ai criminali. Sono sempre stata molto chiara con Ryan, su questo.
Quello che continuerò... è la guerra contro le scrivanie. Contro quelli come me che credono di essere migliori di me. Il motivo per cui Ryan ha disertato. Il motivo per cui ingaggiammo un assassino per fare fuori tre criminali che volevano morti lui ed Anthony. Ingaggiammo. Ryan ed io. Ai tempi in cui era ancora Ammiraglio.
Lui sapeva perfettamente che, chiededomelo, si metteva completamente nelle mani dei miei ricatti. Mi ha offerto il fianco... ed io non ho affondato il colpo. Mai.
Perché quella volta, Ryan mi dimostrò che anche gli Ammiragli si incazzano allo stesso modo degli Head degli Skyplex. O dei Rancheri di Greenfield.
Perché quando esplose il capanno dei macchinari, Buck non chiese allo sceriffo di arrestare nessuno. E' assurdo quanto la gente continui a non vedere quanto quei due fossero uguali.
Ed adesso tocca a me vendicarmi. Difendere ciò che è Mio.
E lo farò prendendos spunto dagli errori altrui. Non sarò io a sparare per prima.
Il piano di Scott non è male, ma... ma Max lo smonterebbe in un attimo. Lo so. Ha i mezzi per farlo. Ma io non mi arrenderò per così poco. Ho tante frecce nel mio arco... anche se non armo i cannoni...

"...ma sto armando tutte le altre armi che ho..."

venerdì 30 marzo 2012

Back

Qui, nel mio ufficio, perché ero l'unica persona che sapeva come rintracciare. Deve esserle costato molto dirmi "grazie" e non credo abbia mentito mentre lo diceva.
Io... io ho mentito?

No. Mentre le dicevo che Blackbourne è morto non ho mentito. Le ho raccontato cose che non ho detto a nessuno e che nessuno mi ha chiesto. A nessuno è interessato sapere cosa sia successo veramente. A loro interessa solo che Blackbourne è morto, che Ryan lo ha ucciso, che io non li ho fermati. Il resto, non interessa.
Le ho raccontato tutto perché, a modo suo, lo ha chiesto. Perché lo voleva sapere, anche se forse ha ascoltato solo quello che le interessava. Ma se vuole, ha tutta la storia.

No. Mentre le dicevo che James ha tradito non ho mentito. Le ho persino detto che l'ho incontrato e che ci ho parlato. Le ho persino detto la domanda fondamentale che gli ho fatto e la risposta fondamentale che mi ha dato. Lei non mi ha creduto, ma in fondo lei non si fiderà mai di me, neppure del fatto che io non le menta.

No. Mentre le dicevo che l'Intelligence mi ha messo sotto embargo io non ho mentito. Le ho detto la verità più schiacciante e semplice e la sua risposta è stata "brutta storia". Non sa che io so? Non sa che dicendole "Non ho venduto gli indipendentisti" le stavo dicendo che "Non ti ho venduto"? Forse non lo sapeva. Spero non lo sapesse. Perché se lo avesse saputo... non meriterebbe niente. Niente di tutto ciò che faccio, che ho fatto.

No. Mentre dicevo che se avesse voluto io "ero lì" o che l'avrei lasciata sola nel mio ufficio od in un qualunque alloggio di Hall Point, io non ho mentito. Lei non è il tipo, lo so. Ma se avesse avuto bisogno l'avrei persino abbracciata. Credo sia giusto che le persone abbiano dei sentimenti. Ma io sono assolutamente la persona più sbagliata per consolare qualcuno, figuriamoci per consolare Jack.

No. Mentre dicevo che ho tentato di dividerli non ho mentito. Ho pregato Ryan di smettere. L'ho pregato. Davanti al mio staff, alle telecamere, c'è una immagine di Donna Winter che prega qualcuno. Non è come mettersi nel mezzo o sparare un colpo, è vero. Ma non siamo tutti uguali. E questo Jack non lo capirà mai. Credo non lo capisca neppure Scott. Mi è rimasto impresso, più di quanto pensa, il discorso che mi ha fatto: abbiamo contrabbandieri, ladri e bugiardi... ma ce li teniamo tutti, tutti.
Però, se non hanno una giacca marrone, sono tutti dei bastardi. Se la hanno, anche se sono dei basatrdi, va bene così. Io non la ho. Per questo, il fatto che io abbia pregato un uomo... e autorizzato l'uccisione di un mio amico, non vale nulla. Per questo, lei crede che io menta.

No. Io non le ho mentito. E non mentirò a me stessa.

Jack Rooster è tornata.
Quando Scott diceva che non sarebbe tornata ed io gli rispondevo che lo avrebbe fatto...
Quando Ryan diceva che era morta ed io dicevo che era viva...
Quando Mughain mi chiedeva un perché ed io rispondevo che era un "per chi"...
Jack Rooster è tornata.
Mi sembra di tornare indietro di mille passi, di settimane, di mesi. Sensazioni vecchie. Ricordi vecchi.
Eppure... è un ritorno strano. Perché le cose non sono più come prima. Io non sono più come prima.
E lei?
Lei è pronta ad affrontare un mondo... diverso?

giovedì 29 marzo 2012

Boomerang

Signor Gibbs,
le porgo le mie più sentite condoglianze, ancora una volta.
Ho provveduto a contattare l'Alleanza come sua mediatrice per avere informazioni precise riguardo le esequie di suo figlio.
Appena decideranno di rilasciare la salma, provvederò a pagare un trasporto su Berishan. Cercherò di partecipare al funerale, ma come avrà letto tra le news in questo momento la mia vita professionale è purtoppo molto intensa. Lascaire lo Skyplex potrebbe non essermi possibile, ma non tema che avrò sempre tempo per coadiuvarla in ogni pratica e procedura necessaria perché Ryan riceva sepoltura sul suo pianeta.
Sar

"Miss Winter?"
La voce mi distoglie dalla scrittura. Sollevo il capo senza accorgermi di avere una faccia infastidita. Ma mentre lo invito a parlare, il tono è modulato come sempre.
L'uomo della sicurezza richiude la porta alle sue spalle.
"Volevo solo dirle che Miss McCarty risulta partita..."
Annuisco e lo congedo. Una semplice informazione. Banale, quasi. Non c'era bisogno di darmela di persona. Torno all'holodeck. Metto le mani sulla tastiera. Devo riprendere la frase. Ma ho perso il filo.
Un secondo.
Due secondi.
Tre secondi.
Abbasso lo sguardo alle mie mani ferme. Tre secondi di vita inutilmente buttati. Mi alzo in piedi, senza fretta, mi dirigo al bar. Per la prima volta in vita mia, desidero fumare.
Percepisco la necessità di avere una sigaretta tra le dita. Per un attimo.
Una pausa. Un break al RoadHouse. Sì.
Chiudo il computer, esco dall'ufficio digitando i codici di sicurezza, mi avvio per i corridoi.
Mughain McCarty è partita. Credo tutti sia spettassero che la uccidessi o facessi uccidere. Lei stessa lo immaginava. Invece, la ho solo... mandata via. Lontana. Come un boomerang lanciato.
Ma non lo ha capito, non lo capisce.
Suppongo abbia ragione lei.
"Non si capisce mai quale sia il tuo punto di vista, non si sa cosa ti passi per la testa nel tuo muovere pedine su una scacchiera che vedi solo tu"
Muove pedine. Non ho mai pensato a me stessa in questo modo. Provo un senso di delusione nel pensare che questo lei pensi di me. Pedine. Che brutta parola.
Le persone non sono pedine, non possono esserlo per definizione in quanto volubili e dotate di arbitrio. Sono variabili non considerabili. Sono anomalie. Non possono essere pedine.
Le azioni sono pedine. Semplici, con causa ed effetto. Quelle sì. Ma Mughain McCarty non è una pedina e non avrebbe mai potuto esserlo.
Odio le pedine.
Persone manipolabili da me, possono essere un domani manipolate da altri. Persone inutili, semplici esecutori. Così si sentiva McCarty?
Ho fatto bene, dunque... a lanciare il boomerang.
Adesso non si sentirà più manipolata.
Adesso si sentirà libera.
Ed io continuerò ad essere la solita bastarda a cui non importa di niente e nessuno. E' giusto così. Non vi è nulla di malinconico o triste. E' obiettivo.
Raggiungo il bancone del RoadHouse. Il barman annuisce per prepararmi il solito. Il thé di metà mattina. Gli sorrido, lo interrompo con un gesto della mano, senza problemi.
"No, grazie... niente thé. Un caffé"

lunedì 26 marzo 2012

Requiem

"Ricorda chi eravamo".
L'ordine più semplice che un re possa dare.
"Ricorda perché siamo morti".
Lui non desiderava tributi, o canzoni, o monumenti, o poemi di guerra e coraggio.
Il suo desiderio era semplice: "ricorda chi eravamo", così mi ha detto.
Era la sua speranza: se un anima libera dovesse arrivare in questo luogo, negli innumerevoli secoli di là da venire, possano tutte le nostre voci sussurrarti dalle pietre senza età: "va' a dire agli spartani, viandante, che qui, secondo la legge di Sparta, noi giacciamo".

La Guerra di Loro

Dormi sepolto in un campo di grano,
non è la rosa non è il tulipano,
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi...

Non sono mai stata Serenity Valley. Ma sono andata ad un cimitero militare di Horyzon. C'erano cadetti, c'erano ragazzi che non ci sono più. C'erano pochi fiori.
Fiori bianchi, su lapidi bianche di giornate nebbiose.

"Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente"
Così dicevi ed era inverno
e come gli altri, verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve.
Il vento ti sputa in faccia la neve

Rassegnazione. Buck era rassegnato. Era consapevole di morire, consapevole di finire all'inferno. Forse, ha solo rubato qualche anno ad una morte che avrebbe meritato altrove.
Non era un pacifista. Non lo era. Abbiamo condiviso una vendetta, assieme. Lo so.

Fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso,
dei morti in battaglia ti porti la voce:
chi diede la vita ebbe in cambio una croce.

Ho visto un cimitero militare. C'erano croci, tutte uguali. Croci bianche. Nomi, date, spesso troppo vicine tra loro.
Ryan sapeva benissimo come finiscono le guerre. E lo sapeva benissimo anche Buck, altrimenti non avrebbe preso tanto a cuore il volerla continuare.

Ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera...

Hai compiuto un passo lungo, molto lungo, Ryan. Sapevi quanto lungo, quanto lontano, quanta distanza tra i due mondi che hai attraversato.
Hai varcato il confine tra una uniforme ed un ideale, prima di perderti di vista dietro l'una e di non riuscire a vedere l'altro.

E mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore,
ma la divisa di un altro colore

So esattamente perché eri ad Hall Point, Buck. So perché c'era Ryan.Non sapevo che sarebbe successo, che vi sareste incontrati, in un luogo ed una condizione che rendono vane e nulle le barriere che vi hanno sempre trattenuto dall'arrivare sino in fondo.

Sparagli Piero, sparagli ora,
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
E se gli spari in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire...
ma il tempo a te resterà per vedere...
vedere gli occhi di un uomo che muore...

Spara, Buck. Hai estratto l'arma. Spara. Ti ho detto di non farlo, ma tu hai detto che "finiva lì". Buck, se hai deciso di ucciderlo... spara. Ryan non abbasserà l'arma, lo sai benissimo.
Sei un medico. Mira ad un organo vitale e spara. Hai estratto la pistola, lo hai minacciato... finalizza la minaccia, o la renderai vana.

E mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede e ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia.

Hai puntato l'arma, Buck. Ma non hai sparato. Non per primo. Questo cambia le cose, per tutti.
Ryan, sapevi benissimo che Buck non è un guerriero. Ma sapevi che non avrebbe avuto pietà Ha avuto l'esitazione di molti motivi. Forse quella di non spararti a bruciapelo.

Cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato...

Ti usciva il sangue dal collo... una ferita letale. Ma non hai emesso un grido. Hai sparato, Buck. In ritardo, ma hai sparato. Avresti potuto fuggire. Nasconderti. Non lo hai fatto.
Avevi la tua guerra da combattere, vero?

Cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno...

Sangue. Ti ha ferito, forse in maniera non letale. Ma è come se non ti avesse sfiorato, Ryan. Neppure tu ti sei fermato. Non hai neppure sentito che ti parlavo... che ti imploravo. "Ti prego". Ho pronunciato queste parole. E tu non le hai sentite. Non ho mai pregato nessuno.

Ninetta mia, crepare di maggio
ci vuole tanto, troppo coraggio
Ninetta bella... dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno...
E mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

Colpito alla schiena. Sapevi che lui era qui, Ryan. Non potevi averl... o forse sì? Lo avevi dimenticato? Così come non ascoltavi la mia voce, così cieco eri nella tua vendetta?

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.

Dicono che ci sia un modo per riportare in vita i morti. Non ho mai studiato il procedimento nei dettagli.
Ma farò ogni cosa in mio potere, ogni singola azione in mio potere, per impedire che avvenga.
Lo ha detto Blackbourne, per entrambi: "No, Winter. Finisce qui"

Due Uomini

Comunicato stampa. Troppi testimoni, occorre una versione ufficiale.
L'analisi attuale dell'opinione pubblica tende in una nota accezione positiva nei confronti di Blackbourne, mentre la popolarità di Ryan è in costante declino.
Fulham Ranch. Il "nemico" storico di Mason, del Black Oak. Interazione interessante.
Troppi testimoni, fatti inalterabili, ma manipolabili. Lingua inglese, padronanza del mezzo mediatico, psicologia delle masse. Verità filtrata.
Buck Blackbourne ha affrontato un ricercato. La Sicurezza l'ha finito. Restare sul vago. Niente nomi, non deve trapelare il nome di chi ha premuto il grilletto.
Era uno della sicurezza. Nessuno potrà negarlo, neppure lui. Se poi vorrà chiarire il punto, il nome, potrà farlo ed io non avrò mentito. Logico.
Diffonderlo prima della notizia. Non rimedio, ma precauzione.
Chiedere i visti per il trasporto della salma. Avviare le pratiche sanitarie.
Defilarsi. Il centro del discorso devono essere Ryan e Blackbourne. Devo sfilare Hall Point dall'equazione, Restano due uomini, che si odiano palesemente, da sempre, che si sono uccisi a vicenda. Sarebbe potuto accadere ovunque. Due uomini.

Ho sbagliato a scrivere. Non mi capita mai. Un errore di battitura durante la seconda bozza del comunicato.
C'è solo una luce accesa, oltre a quella dell'holodeck. L'incenso è finito da tempo, ma permane un vago odore di sandalo.
Sandalo.
Mi fermo, stavolta volutamente.
Sandalo. Terezia. Olfatto. Ryan.
Dovrei percepire tristezza.

Provo odio. Un odio sottile, di sottofondo, dietro alla consapevolezza che quel dannato unionista mi ha ammazzato.

Continuo a chiedermi cosa si aspettasse Ryan da me. Mi ha guardato. Prima di morire. Mi ha detto che Blackbourne lo voleva uccidere.
La differenza tra volontà ed azione è fuorviante. Blackbourne ha avuto la volontà di iniziare lo scontro, volontà che Ryan non aveva. Comprensibile.
Ma i colpi li ha esplosi prima Ryan. Il cadavere, era tra le mani di Ryan.
Inoppugnabile.
Non vedo alcuna pecca logica, ma Ryan non è mai stato un tipo logico. E' sempre stato troppo passionale per essere un militare.

Sono soddisfatto di essere morto combattendo.

Mi alzo in piedi. Ho bisogno di una tazza di thé. Dolce, fruttato, come non piaceva a Ryan. Continuo a riflettere su di lui, sui dettagli del nostro rapporto. E continuo a non provare dolore.
Quello che è accaduto è perfetto. Vedo un equilibrio quasi artistico in quello che è accaduto al RoadHouse.
Ci sono due uomini. Tutto si riconduce a due uomini.

Un uomo, viene da me per litigare. Per arrabbiarsi, per accusarmi. Lo so, sono preparata. Sono serena. So gestire la situazione. So cosa e come dirglielo. Lo invito a sedersi, gli offro da bere. Sono tranquilla.

Un uomo viene da me per lavorare. Cerca supporto dall'unica istituzione che potrebbe darglielo e da quella che obiettivamente considera l'unica persona di cui potersi fidare. Lo so, sono preparata. Sono serena. So gestire la situazione. So cosa e come dirglielo. Lo invito a cena, una sera, al RoadHouse. Sono tranquilla.

Non ho previsto le interazioni. Non tutte.
Ho previsto l'interazione Scott-Ryan. Analizzata, preparata, minimizzato i danni. Ma non avevo calcolato Blackbourne. E' stato un mio errore.
Lascio scaldare l'acqua sulla piastra per il bollitore e rifletto. La base di tutto è un mio errore? No. Non lo è.
Esistono infinite variabili chiamate "persone". Non è umano riuscire a calcolarle tutte. E' un ambito aleatorio di calcolata incertezza.
Nel momento in cui hanno estratto le pistole, ho percepito l'istinto di piantare un sai nella spalla destra di ognuno dei due, di buttarli in un magazzino disarmati e di chiuderli dentro perché si sfogassero da soli. E' stato il mio primo, unico, esatto pensiero.
Provo rimpianto ed insoddisfazione per la sparatoria al RoadHouse. Ma provo soddisfazione per l'esito. Non capisco il dolore, non capisco la rabbia.
Mi fermo. Verso l'acqua nella tazza di ceramica con le foglie di thé essicato. Lentamente, come va fatto.
Capisco la rabbia. Guardo l'acqua fumante scorrere e capisco il dolore.
Loro, loro tutti, là fuori, non sono Me. Vedono con il cuore, non con la testa.
Ma non vedono veramente tutto quello che vedo io. Non vedono altri cuori ed altre teste. Sono limitati dal loro essere emotivamente coinvolti.

La guerra non è mai finita. La Flotta è diventata un inutile crogiuolo di burocrazie e cravatte. I ladri e gli assassini finiscono in galera per essere ributtati nelle strade poco dopo. Koroleva ci ride dietro, la gente non si sente sicura. Noi stessi tutori dell'ordine abbiamo le mani legate, davanti ad un Sistema che non combatte per ideali, ma per privilegi e sotterfugi. Io non voglio più farne parte.
Sono pronto a correre il rischio, pur di seguire ciò in cui credo. Semper Fidelis. Anche contro le regole, se serve.
Una scelta consapevole. Una presa di posizione forte, con forti conseguenze. Gliele ho dette tutte, non può ignorarle.
Dolore. Odio. La guerra non è finita, finché ci sono ancora i guerrieri in piedi. Non è un pezzo di carta firmato a chiudere le guerre.
Ma io sono pronto a combattere, anche contro le probabilità di vittoria. Non importa se non indossa più una giacca blu. E' un assassino, un vigliacco, un guerriero della parte sbagliata di ogni guerra, finita o non. Perché finché c'è chi la combatte, nessuna guerra è finita.
E se devo morire, me lo porto dietro, dannazione.
Io morirò combattendo, non dietro una scrivania. E di sicuro, se muoio, ti porto all'inferno con me.
Sono due specchi. Perché nessuno lo vede?

Due uomini. Non ne rimane neppure uno. Ed io sono certa che entrambi non volessero morire. Eppure, se glielo avessi chiesto, avrebbero dato la stessa risposta: voglio morire combattendo contro un dannato bastardo, portandomelo dietro.
Lo avrebbero detto, anche se poi una parte di loro avrebbe tremato sperando in un letto di morte, da vecchi, circondati dai nipoti. Ma loro, entrambi, sapevano benissimo che la guerra non è finita.

Porto il thé alle labbra. Odore di rosa, leggerissimo. Io lo vedo. Io lo Sento.
Percepisco emozioni che non sono mie. E' un toccasana, quando non ne hai di tue, quando ti sembra di guardare il mondo in cui vivi da un oblò, seduta davanti all'holotv.
Io lo Sento.
Sento che si soffre, morendo, anche se morendo combattendo. Sento l'ansia, la disperazione, il fatto che so che è finita.
Ma sento che ho creduto in ogni singolo passo che mi ha portato alla morte. Che, se rinascessi, compirei gli stessi identici passi. Credo che questo sia un privilegio.
Credo che Ryan e Blackbourne siano due privilegiati.
Credo che chi soffre per loro lo faccia solo perché non lo Vede.
Quanta gente piangerà per Blackbourne? Tutta Greenfield. Lo so.
Ryan, invece, non verrà compianto. Se mai ci fosse un funerale, Anthony non potrebbe andarci. E forse, Isabel non si farà vedere.
Sorseggio il thé, sedendomi di nuovo alla scrivania. Forse dovrei soffrire per Ryan. Forse sono nella posizione di poterlo fare. Se mi concentro, se mi impegno, forse potrei essere l'unica persona al suo funerale. Forse posso provare dolore. Un senso di perdita. Chiudo gli occhi e mi concentro. Devo pensare alla mancanza.
Caffè. Battute sul caffé. Ballare. Pessimo ballerino. Preoccupazioni. Rimproveri. "Ti vengo a riprendere nel buco del culo della nave madre indipendentista". Confidenze. Informalità. Chiamarsi per nome, in pubblico. "Stai bene?". Collaborare, parlare, essere sempre in contatto. Sempre. "Cosa sai di Baylong?". Fiducia, in un certo senso. Amicizia, in un certo modo.
Riapro gli occhi. Poso la tazza di thé vuota sulla scrivania. Non provo dolore, non avverto carenza.
Penso solo che devo parlare con Anthony. Devo dirgli che Ryan è morto come voleva morire. E devo chiedergli quel dannato archivio.

Se fossi una persona più emotiva, mi odierei.
Ma non essendo una persona emotiva, non provo odio.

martedì 13 marzo 2012

Ecosistema

Doccia calda.
Bollente.
Buio, incenso alla cannella.
Niente musica, esigo il silenzio.
Amo il silenzio.
Amo il buio.
Amo il calore.
Sì, contrariamente a quello che si pensa, provo sentimenti.
Provo invidia, fortissima, per quell'uomo che non ne prova.
L'invidia è un sentimento.
Ma il più forte di tutti, il più potente, in me è sempre stato uno solo.
Rabbia.
Continuo a strofinare le mani sul sapone importato da Cap City.
Sento ancora di avere del grasso sulla pelle. Grasso di motori.
Non mi sembrava tanto importante, quel grasso, quando ero preoccupata, né quando ero arrabbiata.
Soprattutto quando ero arrabbiata.
Ora, mi infastidisce.
Fastidio. E' un sentimento?
Sì, il figlio della rabbia.
Mi infastidisce che io mi sporchi di grasso e lui non si metta acqua di colonia, e pretenda di avere ragione.
Mi infastidisce che io finisca per perdonarlo sempre, sempre, sempre... fino alla volta dopo. E poi lo riperdono. Ma almeno questo, lo fa anche lui.
Mi infastidisce l'odore di grasso sulle mani, odore che pure non sento più con il naso, avvolta da acqua, sapone, cannella.
Mi infastidisce essere certa che domani, litigheremo di nuovo.
Ma tutto questo mi infastidisce perché sono arrabbiata.
Non con lui.
E la rabbia mi rende meno tollerante... è come se una parte di me pretendesse che gli altri cessino ogni atteggiamento fastidioso in questo periodo di rabbia, in modo che io possa gestire un sentimento alla volta.
Non sono brava con le emozioni, devono darmi il tempo necessario a valutarle, analizzarle, organizzarle e gestirle.
E da quando mi sono trovata davanti a quell'uomo, non posso fare a meno di pensare ancora una volta a dove possa essere andato a nascondersi Lui.
Ed alla rabbia si aggiunge una punta d'odio.
Troppi sentimenti tutti assieme.
Chiudo gli occhi, lascio perdere il sapone. Lascio ricadere le braccia lungo il fianco, chino il capo all'indietro e mi godo l'acqua. Acqua.
Scolo.
Fogne.
Coccodrilli.
Condotta.
Igienizzazione.
Purificazione.
Cisterna.
Debatterizzazione.
Filtraggio.
Pompaggio.
Acqua.
Lo Skyplex è un ecosistema. Chiuso, nella sua costante apertura.
Ecosistema
[e-co-si-stè-ma]
s.m. (pl. -mi)

Unità ecologica costituita dalla condizione di equilibrio delle relazioni fra gli esseri viventi e l'ambiente chimico-fisico in cui si trovano.

Equilibrio. Max persegue l'ordine. Io perseguo l'equilibrio. Sembrano la stessa cosa... ma non lo sono.
Nell'ordine non c'è grasso di motori. Nell'equilibrio ci sono sia il grasso per motori che l'acqua di colonia.
Il caos non può essere sconfitto. Il concetto di ordine presuppone l'esistenza del concetto di caos. Conseguenza od effetto gli uni degli altri.
Ciclicità.
L'Alleanza ha creato gli Indipendentisti.
Se adesso li distrugge, qualcosa prenderà il loro posto.
Qualcosa di diverso, qualcosa che potrebbe alimentare un caos che muterebbe gli equilibri.
Il caos non può essere sconfitto. Ma solo regolato. Max è destinato a fallire.
Io no.

lunedì 12 marzo 2012

Neutralità

Neutralità. Esistono molti modi di essere neutrali.
Io ho sempre scelto il mio. Quello che nessuno ha mai capito.
Ogni volta in cui mi è stato chiesto di "schierarmi" ho sempre risposto che "schierarsi" presuppone rinunciare ai privilegi della neutralità, che valgono sia per i neutrali che per gli schierati. Anche loro hanno vantaggi nella mia neutralità.
Tutti ne hanno.
Ora, capisco perfettamente Jack Rooster. Sebbene lei continuerà per sempre, probabilmente, a non capire me.
Ricordo perfettamente l'ultimo scambio di battute tra me e lei, l'ultima sua frase.

"Noi volevamo solo restarcene in pace nelle nostre case... sono loro che ce le hanno distrutte"

E' un complicato meccanismo umano, ma perfettamente logico, come l'equilibrio delle forze tenda e bilanciare ogni turbamento. Io continuo a perseverare nella ricerca perfetta della neutralità.
E se uno schieramente pretende pesantemente il mio appoggio, è innegabile equilibrio che io dia volontariamente un pesante appoggio anche all'altro schieramento. Non ci vedo nulla di strano.
Trovo solo amarezza nel rendermi conto che non posso continuare a giocare la partita con le mie regole. Ma era normale che prima o poi sarebbe accaduto.
Adesso giocherò con le Loro regole.
Probabilmente credono che questo cambierà il mio gioco...
...e chi sono io per deluderli?

venerdì 2 marzo 2012

Volontà

Voglio. Il verbo "Volere" ha un senso chiaro, semplice, privo di sfumature e pienamente espressivo di una placida determinazione.

Voglio un braccio destro che non crolli in preda ad una crisi da astinenza da dexepam durante il lavoro. Se non posso avere un braccio destro che non ha bisogno di dexepam, devo averne uno che non ha difficoltà a rintracciarne.
Debiti. Operazioni. Innaturalezza. Ogni volta continuo a sorprendermi delle sfide che vengono portate alla fisicità biologica umana.
La Genetica è un processo evolutivo innestato. Accelera di secoli la mutazione umana avviando sviluppi non avviati dalla natura. Sebbene non sia una fan appassionata della Natura, se non a tavola, detesto la "fretta" molto più di altre cose. Detesto i bari al tavolo da gioco. Accetto chi conta le carte, finché non esagera, ma non chi bara al poker. La Genetica è "barare". E' qualcosa di alieno... ma soprattutto di non controllabile. Non mi sento a mio agio con il caos. Ma mi sento ancora meno tranquilla davanti all'incertezza.
La Genetica è Incertezza. E' Fretta. E' barare. E' troppe cose che odio.
Eppure... vedo il mondo gestirla con leggerezza.
James ha subito due operazioni, per ciò in cui crede.
Ryan ha subito due operazioni, per ciò in cui crede.
Trovo sempre ironico il parallelismo tra gli "schierati", che mi fa capire la bontà e l'onestà intellettuale della mia sincera neutralità.
Anthony vorrebbe farsi operare.
Mughain si è fatta operare.
Phillps si è fatto operare.
Sono diventata talmente paranoica che ho pensato anche Scott si fosse operato. Mi basta una mezza parola perché i miei timori prendano il sopravvendo sulla logica analitica, quando si parla di Genetica.
So di non poter desiderare un mondo senza Genetica. Vorrei almeno un mondo in cui la gente prendesse la Genetica con meno leggerezza.
Un mondo senza altri Ektor Shepard.

Voglio trasparenza. Voglio che l'unica persona che sa veramente tutto di me, avesse il fegato di dimostrarmi che vale la pena lui lo sappia. Vorrei che si rendesse conto che nascondermi le cose non equivale al tenermele nascoste, ma solo al farmele scoprire da sola. Se crede che il silenzio sia la migliore strategia, denota insicurezza o sfiducia nei miei confronti. In entrambi i casi, denota un difetto. Come minimo, il difetto di avermi sottovalutata.

Voglio rispetto. Se il mio braccio destro reputa sbagliate le mie scelte personali, voglio che lo dica a me e non a terzi più o meno interessati. Così come io non approvo ma accetto le sue scelte per se stessa, voglio che non approvi ma accetti le mie scelte per me stessa.

Voglio.
Non "pretendo" perché sarebbe utopico tentare di arginare il libero arbitrio dei singoli, cosa che porterebbe ineluttabilmente a coercizioni, insofferenze, ribellione. Solo la libertà di scelta può dare il pieno ottenimento dei propri obiettivi.
Come dissi a Jack. Se l'Alleanza non avesse "preteso" l'unione, ma l'avesse solo "voluta"... l'avrebbe ottenuta. E tutti ne sarebbero stati felici... perché sarebbero stati liberi di scegliere.
O, almeno, avrebbero creduto di esserlo.


È la volontà che fa l'uomo grande o piccolo.
(Friedrich Schiller)