Ci sono diversi uomini che mi hanno definita interessante, meravigliosa ed affascinante. Che mi hanno guardata con interesse, che mi aspettavano con ansia in un ritardo.
Ma mai nessuno quanto lo Studioso. Anche perché lui, tutto questo, non lo rivolgeva a me... ma a quello che mi è successo. A quelle catene di dna mutate, a quelle anomalie sensoriali.
Sono qui, sono viva e sono... una cavia da laboratorio.
Adesso so esattamente cosa mi sta succedendo. Ma dal "saperlo" al "capirlo" la strada è lunga.
Percezioni extrasensoriali delle emozioni e pensieri altrui. Lo Studioso lo ha chiamato "un dono" ed ha parlato di problemi etici e morali dell'utilizzarlo.
Io sono qui e penso... penso al fatto che non sono una persona normale. Penso a Lui e vorrei tanto essere grigia, perché sarebbe estremamente più semplice da affrontare Devo imparare a controllare questa cosa, perché lo Studioso non si farà togliere il suo giocattolo tanto presto. Prima di curarmi, vorrà tutti i dati possibili ed immaginabili per studiare quello che mi è accaduto. E replicarlo, probabilmente.
Intanto, devo andare avanti. Devo controllare il panico, controllare le percezioni. Devo valutare cosa è vero e cosa è retaggio di questo assurdo scherzo genetico. Ho un indizio, importante. La stanchezza che mi prende dopo le visioni. Chiamarle "allucinazioni" sarebbe sbagliato adesso.
Sono Visioni.
Rielaboro i fatti.
Il sicario ha detto la verità. Lavorava veramente per Ekleston: li ho visti chiaramente concordare il prezzo. Solo lavoro, niente di personale.
Poi c'è l'Ingegnere. Qui la faccenda si fa complicata. Molto più complicata. Dilemmi etici e morali? No. Parole. Sa metà della storia, non so se devo dargli l'altra metà della storia. E se lo faccio... dovrei dirgli un'altra cosa. O potrei solo dirgliela senza spiegargli il tutto. Immagini. Solo immagini. Niente Emozioni, posso omettere questo dettaglio.
Altrimenti si metterebbe a balbettare e la discussione finirebbe lì.