"Di solito le mogli sono gelose delle ex dei mariti"
Lucas sorride a Sandra, mentre continuano a preprarare i loro personalissimi regali di Natale. Piccoli biglietti di auguri contenenti l'invito al loro matrimonio. Una idea di Sandra.
Lui le ha detto spesso che si era innamorato di lei man mano che si accorgeva di quanto la sua creatività lo contagiava. Si era sempre giudicato un uomo pragmatico, professionale in un certo qual modo. Ed anche se aveva uno stile impeccabile nel vestire, indossare l'abito la mattina era un rituale della società moderna ed un requisito di lavoro, non certo un piacere estetico istintivo.
"Non vedo perché non invitarle... in fondo, sei ancora in ottimi rapporti con entrambe... mi fa piacere che vengano..."
Una donna di cuore, semplice, per certi versi generosa e secondo alcuni aspetti sicura di sé. Nessuna competizione, nessun dubbio sulla fedeltà o l'amore del suo futuro marito. Un uomo fortunato, Lucas.
"Milena vive sempre a Greenfield?" chiede la futura sposa prepando gli indirizzi.
"Sì, ancora a Jasonville..."
"Ed Anna sempre a Capiatl City? Potremmo portarglielo forse di persona..."
Lucas si ferma un attimo, riflettendo.
"Anna non ha mai vissuto a Capital City... Anna è di Yhan..."
Ora è Sandra a restare un attimo interdetta, mentre con la penna dorata ha finito dis crivere l'indirizzo sopra la busta del biglietto d'auguri e d'invito per Milena.
"Ero convinta risiedesse qui... non era lei quella che mi raccontasti esperta di tutte le sale da thé cittadine?"
Lucas scuote il capo, sorridendo, adesso che ha capito l'equivoco.
"No, quella era Donna..."
"Donna? Ah... sì... mi stavo dimenticando... ne parli sempre così poco..." scrolla le spalle, giustificandosi senza prendersela per l'errore "Quanto siete stati insieme? Due o tre mesi?" tanto per tener viva la conversazione.
"Qualche anno..." minimizza lui, inbustando l'invito per Anna.
Non pare che Lucas sia molto preso dalla conversazione, molto interessato all'argomento.
"Così tanto? E perché non me ne parli mai? Perché non la invitiamo?" una pausa, una rapida conclusione "Vi siete lasciati... male?"
"Ho solo perso i contatti... ha cambiato lavoro e non ci siamo più sentiti..." non c'è molto di cui discutere, per Lucas.
Le passa il biglietto perché scriva l'indirizzo di Anna con la sua bella calligrafia.
"Nel 2513 non è possibile perdere i contatti... a meno che... non si sarà mica trasferita nel Rim?" sgrana gli occhi, incredula davanti ad una simile ipotesi.
Che una ex del suo raffinato Lucas, originaria di Capital City ed amante del thé, adesso via nel Rim... è una scena così assurda, che Sandra stessa l'ha azzardata aspettandosi una smentita.
"Quasi... lavora per uno Skyplex..." scrolla le spalle, senza tono partecipe "Ti detto l'indirizzo di Anna?"
"Lei non ha qualcuno di speciale con cui passare il Natale?" chiede Arkan durante un fortuito incontro sotto al neve, ad Oak Town.
Donna scuote il capo, serena come sempre.
"Non ho interesse a festeggiare festività che non appartengono alla mia tradizione..." spiega lei, senza segreti, con la tranquillità di chi sta dicendo cosa ovvie, normali, quasi scontate "...e poi, non credo che Hall Point sarà chiuso durante il Natale, no?" un accenno di battuta, ironico senza essere troppo invadente.
Questo Blog è legato al gioco di ruolo online "Ballad of Serenity" (www.balladofserenity.net) e non rispecchia dati o fatti reali, bensì invenzioni di fantasia legati alla finzione narrativa del gioco.
mercoledì 21 dicembre 2011
lunedì 19 dicembre 2011
Storia di Natale
Un appartamento nei sobborghi di Capital City. E' ben più che decoroso, sebbene ben lontano dai lussi del centro cittadino. Una casa grande, con stanze ampie e luminose, mobili sapientemente scelti da qualcuno con gusto estetico.
Come ogni anno, le feste di Natale vedranno la famiglia riunirsi nel salotto di quella casa, la più grande ed accogliente tra quelle di tutti i familiari. Non che tutti siano Cattolici. Anzi, la quasi totalità della famiglia è di credo Buddista, ma questo non significa che le tradizioni perdano valore. Al di là della credenza religiosa, Natale resta una occasione di riunione.
E' il momento in cui si riallacciano i contatti, si rivedono i parenti.
Maicol e Theresa si sono trasferiti da anni a New London per lavorare presso una compagnia di trasporti intra-sistemi. Non visitano Capital City che il giorno di Natale, per la cena a casa degli zii. Il loro primogenito Hugo oramai ha tre anni, inizierà a poter capire di trovarsi in un pianeta diverso.
Quest'anno, Theresa ha raggiunto Horyzon una settimana prima del marito, per aiutare con i preparativi. La zia Liza ha apprezzato molto il pensiero.
"Zia, dove tieni le candele?"
Liza sorride alla nipote, moglie di suo nipote, ma comunque oramai una di famiglia. Perché la famiglia, per lei, è una cosa importante "Quest'anno ci sarà anche la bambina di Lucy... l'anno scorso mi sono mancati molto..."
Theresa sorrire, mentre inizia a cercare le candele dove indicatole "L'anno scorso è stato il primo anno con una assenza..." un sospiro "...mi spiace, però. E' così bello avere un punto di riferimento annuale... è una tradizione che non avevamo nella mia famiglia..."
"Vedi, Theresa..." inizia la zia, con fare premuroso, mentre controlla il numero delle sedie preparate attorno al tavolo "...la famiglia è un valore importante, ma molti la limitano a padri e figli... mentre noi abbiamo la tradizione di considerare famiglia tutti i nostri parenti, tutto il nostro sangue... ed è molto, molto più difficile riuscire a tenere unito un gruppo così grande... Se non avessimo delle usanze, dei piccoli riti domestici... finiremmo per perderci..."
"E' una cosa... forte. Credo che Liam non sarebbe riuscito a risollevarsi se non avesse avuto voi"
"L'alcolismo e la depressione non sono certo colpa sua... Ha avuto un momento sfortunato, ma non potevamo lasciarlo solo a combatter la sua battaglia per cercare di tornare ad una vita normale..."
"So che adesso lavora con tuo fratello" commenta Theresa ricontrollando il centro tavola appena creato.
"Sì, è stato così carino da trovare un posto a mio nipote... così può anche tenerlo d'occhio e valutare i suoi progressi... Pare abbia anche uan fidanzata adesso..." sorride, zia Liza, felice del discorso, felice di avere una famiglia che si aiuta a vicenda. Poi termina il conto delle sedie e fa per toglierne una.
"Perchè?" chiede Theresa "Le ho contate, sono giuste"
"No, le ho contate... ne avanza una... Siamo in ventitre..."
"Ventiquattro, zia... guarda che Liam viene..."
"Lo so, l'ho contato"
Non esiste una lista scritta, non è mai esistita. Tutto sempre fatto a mente, dalle donne di casa, per abitudine, anno dopo anno. Le due iniziano a ripercorrere la lista degli invitati, cioè dei parenti, per capire dove sia l'errore e quale delle due stia sbagliando.
"Aspetta, zia..." si arrende Theresa "...chiamo Donna e chiedo conferma... è sempre stata lei la migliore negli elenchi..." sospira.
"Donna?" Liza si fa perplessa, per poi sorridere alla nipote "Donna non sarà alla cena di Natale... quindi probabilmente avevi contato questa sedia per lei..." problema risolto. Liza si avvia a portare via la seduta superflua, lasciando Theresa alla sua aria interrogativa.
"Donna non viene? Ha avuto problemi?"
"Cara... non sai che adesso lavora su un Skyplex?" risponde premurosa la zia dalla stanza accanto, mentre deposita la sedia inutile ad una scrivania.
"Troppo lavoro? Non è da lei non riuscire ad organizzarsi per essere libera a Natale..."
Non è un segreto che Theresa abbia sempre ammirato la sua cugina acquisita. Liza lo sa benissimo. Non è minimamente sorpresa.
"Thereza... Donna non è stata inviata alla cena di Natale... non vorrai far sedere tuo figlio accanto ad una trafficante di merci illegali, vero?" dolcemente premurosa.
Theresa non capisce, non riesce a capire.
"Ma è tua figlia..." le esce di bocca.
C'è qualcosa che le stride nel ragionamento della Zia. Nel concetto di Famiglia, nel carattere che le riconosce ed in quello che sta dicendo.
"E voi siete i miei nipoti. Ed i figli dei miei nipoti. Ed io di certo non vi metterò nella stessa stanza di una criminale, neppure se ha la fedina penale virtualmente pulita" ferma, ma con serena consapevolezza di non dover imporre la propria opinione.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Richard si congeda dopo l'ultimo briefing. Un cenno del capo per salutare l'Head e dirigersi alla porta, per poi voltarsi verso di lei colto da un pensiero "Donna... dove passerà il Natale? Devo organizzare un volo per Horyzon?"
Lei solleva lo sguardo dal deck per guardarlo mentre le parla. Con la sua solita aria tranquilla, scuote il capo "No, grazie... non festeggio il Natale... sono Buddista..." aggiunge un sorriso sull'ultima frase, a metà tra una battuta ed una spiegazione.
L'uomo della sicurezza annuisce e lascia la stanza, mentre lei torna serenamente al lavoro.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Come ogni anno, le feste di Natale vedranno la famiglia riunirsi nel salotto di quella casa, la più grande ed accogliente tra quelle di tutti i familiari. Non che tutti siano Cattolici. Anzi, la quasi totalità della famiglia è di credo Buddista, ma questo non significa che le tradizioni perdano valore. Al di là della credenza religiosa, Natale resta una occasione di riunione.
E' il momento in cui si riallacciano i contatti, si rivedono i parenti.
Maicol e Theresa si sono trasferiti da anni a New London per lavorare presso una compagnia di trasporti intra-sistemi. Non visitano Capital City che il giorno di Natale, per la cena a casa degli zii. Il loro primogenito Hugo oramai ha tre anni, inizierà a poter capire di trovarsi in un pianeta diverso.
Quest'anno, Theresa ha raggiunto Horyzon una settimana prima del marito, per aiutare con i preparativi. La zia Liza ha apprezzato molto il pensiero.
"Zia, dove tieni le candele?"
Liza sorride alla nipote, moglie di suo nipote, ma comunque oramai una di famiglia. Perché la famiglia, per lei, è una cosa importante "Quest'anno ci sarà anche la bambina di Lucy... l'anno scorso mi sono mancati molto..."
Theresa sorrire, mentre inizia a cercare le candele dove indicatole "L'anno scorso è stato il primo anno con una assenza..." un sospiro "...mi spiace, però. E' così bello avere un punto di riferimento annuale... è una tradizione che non avevamo nella mia famiglia..."
"Vedi, Theresa..." inizia la zia, con fare premuroso, mentre controlla il numero delle sedie preparate attorno al tavolo "...la famiglia è un valore importante, ma molti la limitano a padri e figli... mentre noi abbiamo la tradizione di considerare famiglia tutti i nostri parenti, tutto il nostro sangue... ed è molto, molto più difficile riuscire a tenere unito un gruppo così grande... Se non avessimo delle usanze, dei piccoli riti domestici... finiremmo per perderci..."
"E' una cosa... forte. Credo che Liam non sarebbe riuscito a risollevarsi se non avesse avuto voi"
"L'alcolismo e la depressione non sono certo colpa sua... Ha avuto un momento sfortunato, ma non potevamo lasciarlo solo a combatter la sua battaglia per cercare di tornare ad una vita normale..."
"So che adesso lavora con tuo fratello" commenta Theresa ricontrollando il centro tavola appena creato.
"Sì, è stato così carino da trovare un posto a mio nipote... così può anche tenerlo d'occhio e valutare i suoi progressi... Pare abbia anche uan fidanzata adesso..." sorride, zia Liza, felice del discorso, felice di avere una famiglia che si aiuta a vicenda. Poi termina il conto delle sedie e fa per toglierne una.
"Perchè?" chiede Theresa "Le ho contate, sono giuste"
"No, le ho contate... ne avanza una... Siamo in ventitre..."
"Ventiquattro, zia... guarda che Liam viene..."
"Lo so, l'ho contato"
Non esiste una lista scritta, non è mai esistita. Tutto sempre fatto a mente, dalle donne di casa, per abitudine, anno dopo anno. Le due iniziano a ripercorrere la lista degli invitati, cioè dei parenti, per capire dove sia l'errore e quale delle due stia sbagliando.
"Aspetta, zia..." si arrende Theresa "...chiamo Donna e chiedo conferma... è sempre stata lei la migliore negli elenchi..." sospira.
"Donna?" Liza si fa perplessa, per poi sorridere alla nipote "Donna non sarà alla cena di Natale... quindi probabilmente avevi contato questa sedia per lei..." problema risolto. Liza si avvia a portare via la seduta superflua, lasciando Theresa alla sua aria interrogativa.
"Donna non viene? Ha avuto problemi?"
"Cara... non sai che adesso lavora su un Skyplex?" risponde premurosa la zia dalla stanza accanto, mentre deposita la sedia inutile ad una scrivania.
"Troppo lavoro? Non è da lei non riuscire ad organizzarsi per essere libera a Natale..."
Non è un segreto che Theresa abbia sempre ammirato la sua cugina acquisita. Liza lo sa benissimo. Non è minimamente sorpresa.
"Thereza... Donna non è stata inviata alla cena di Natale... non vorrai far sedere tuo figlio accanto ad una trafficante di merci illegali, vero?" dolcemente premurosa.
Theresa non capisce, non riesce a capire.
"Ma è tua figlia..." le esce di bocca.
C'è qualcosa che le stride nel ragionamento della Zia. Nel concetto di Famiglia, nel carattere che le riconosce ed in quello che sta dicendo.
"E voi siete i miei nipoti. Ed i figli dei miei nipoti. Ed io di certo non vi metterò nella stessa stanza di una criminale, neppure se ha la fedina penale virtualmente pulita" ferma, ma con serena consapevolezza di non dover imporre la propria opinione.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
Richard si congeda dopo l'ultimo briefing. Un cenno del capo per salutare l'Head e dirigersi alla porta, per poi voltarsi verso di lei colto da un pensiero "Donna... dove passerà il Natale? Devo organizzare un volo per Horyzon?"
Lei solleva lo sguardo dal deck per guardarlo mentre le parla. Con la sua solita aria tranquilla, scuote il capo "No, grazie... non festeggio il Natale... sono Buddista..." aggiunge un sorriso sull'ultima frase, a metà tra una battuta ed una spiegazione.
L'uomo della sicurezza annuisce e lascia la stanza, mentre lei torna serenamente al lavoro.
E' così. Punto. Non serve discutere ulteriormente.
sabato 17 dicembre 2011
Ambizioni
Un uomo ambizioso è un uomo affidabile. Sai cosa vuole e sai che ti tradirà solo quando non saprai darglielo.
Quindi puoi prevedere esattamente la sua fiducia, sulla base di una formula matematica di profitto, basata su vantaggi e ricavi. E' semplice.
Sono le persone che non basano la propria fedeltà sul denaro ed il potere ad essere complicate. Sono mondi strani, alieni alle mie esperienze. Ma come alieni, continuo a studiarli.
Priorità.
Ne analizzo le priorità e calcolo i potenziali punti di forza e di debolezza.
Analiticamente.
E divido il mondo non in "buoni e cattivi", ma in "utili ed inutili" ed in "comprabili e non comprabili".
Di tutto questo... io temo solo una cosa.
I non comprabili.
Quindi puoi prevedere esattamente la sua fiducia, sulla base di una formula matematica di profitto, basata su vantaggi e ricavi. E' semplice.
Sono le persone che non basano la propria fedeltà sul denaro ed il potere ad essere complicate. Sono mondi strani, alieni alle mie esperienze. Ma come alieni, continuo a studiarli.
Priorità.
Ne analizzo le priorità e calcolo i potenziali punti di forza e di debolezza.
Analiticamente.
E divido il mondo non in "buoni e cattivi", ma in "utili ed inutili" ed in "comprabili e non comprabili".
Di tutto questo... io temo solo una cosa.
I non comprabili.
lunedì 5 dicembre 2011
Invidia ed Odio
"Davvero crede che abbiano sbagliato tutto?"
Sì, lo credo sul serio. Credo che il Rim avrebbe dovuto invidiare il Core, che avrebbero dovuto guardarci con ammirazione ed ambire a diventare come noi.
Niente case distrutte, niente imposizioni. Li avremmo conquistati con la nostra superiorità, con il fascino della tecnologia e la bellezza della cultura. Sarebbero venuti da voi cercando la nostra efficienza. Avrebbero iniziato a lavorare autonomamente per essere come noi.
Ci sarebbero stati grati per i nostri ospedali. Ed un giorno si sarebbero svegliati senza ricordare che un tempo erano diversi, se non per ringraziare di... non esserlo più.
Invece... non è così. Imporre la civilizzazione con la forza ha portato il Rim ad odiarci, ad odiare il Core e tutto ciò che lo compone. Inclusa me.
Sheepdog ha ragione: sono prevenuta. Ma in senso opposto. Oramai do per scontato che la gente del Rim od anche solo del Border mi veda come una viziata e frivolà inutilità imbellettata. E li odio per la loro ciecità, per il loro insulto alla mia intelligenza, alla mia posizione, al mio lavoro.
L'Ingegnere mi ha delusa e neppure se ne rende conto. Ma probabilmente il fatto che la cosa continui a tornarmi in mente ed ad irritarmi significa che... beh... in qualche modo ci tenevo.
La Bambina dice che al cuore non si comanda, ma in fondo il cuore è un muscolo deputato alla circolazione sanguigna. Anche queste suppongo siano visioni differenti di mondi differenti.
Sì, lo credo sul serio. Credo che il Rim avrebbe dovuto invidiare il Core, che avrebbero dovuto guardarci con ammirazione ed ambire a diventare come noi.
Niente case distrutte, niente imposizioni. Li avremmo conquistati con la nostra superiorità, con il fascino della tecnologia e la bellezza della cultura. Sarebbero venuti da voi cercando la nostra efficienza. Avrebbero iniziato a lavorare autonomamente per essere come noi.
Ci sarebbero stati grati per i nostri ospedali. Ed un giorno si sarebbero svegliati senza ricordare che un tempo erano diversi, se non per ringraziare di... non esserlo più.
Invece... non è così. Imporre la civilizzazione con la forza ha portato il Rim ad odiarci, ad odiare il Core e tutto ciò che lo compone. Inclusa me.
Sheepdog ha ragione: sono prevenuta. Ma in senso opposto. Oramai do per scontato che la gente del Rim od anche solo del Border mi veda come una viziata e frivolà inutilità imbellettata. E li odio per la loro ciecità, per il loro insulto alla mia intelligenza, alla mia posizione, al mio lavoro.
L'Ingegnere mi ha delusa e neppure se ne rende conto. Ma probabilmente il fatto che la cosa continui a tornarmi in mente ed ad irritarmi significa che... beh... in qualche modo ci tenevo.
La Bambina dice che al cuore non si comanda, ma in fondo il cuore è un muscolo deputato alla circolazione sanguigna. Anche queste suppongo siano visioni differenti di mondi differenti.
giovedì 1 dicembre 2011
Assolo
Il Secondo vuole gli occhi a rilevamento di calore. Il Guerriero ha voluto il naso fino. Un tempo c'era Lui con la pelle resistente.
Rifletto sul fatto che siano tutti soldati, tutti militari, tutti... gradi e scarpe pulite del Core.
Mi chiedo se si rendano veramente conto di cosa significhi.
Sono quasi convinta che il Guerriero... sì.
Esattamente come sono convinta che Lui... no.
Mi chiedo quanto consapevole sia il Secondo.
Ma forse, nel loro ambiente... è tutto così normale.
Il Guerriero mi ha detto una cosa, ieri... una cosa per cui stavo per... stavo per fargli una confidenza. Stavo per dirgli un mio segreto. IL mio segreto.
Ricordo che i giorni dopo, cercai disperatamente Lui. Perché Lui ci era già passato, con Lui avrei potuto parlarne da pari, con cognizione di causa da entrambe le parti.
Ma Lui non c'era... e questo è ciò che non gli perdonerò mai, sebbene sia anche il motivo per cui non lo dimenticherò mai, checché se ne creda in giro.
E ieri stavo per dire al Guerriero che... che è vero che non siamo mostri. Stavo per.
Ma ho aperto bocca ed ho detto che è vero che non è un mostro.
C'è una strana solitudine nel sapere che ci sono altre persone come te, che parlano libearmente del loro essere diversi mente tu non lo fai.
Inizio a chiedermi se ci sono altri come me... diversi che tacciono.
Come la ragazzina dello spazio porto.
Mi ricordo perfettamente la sua paura, quella vecchia paura. La stessa che ebbi anche io.
Il Guerriero avrà avuto paura? Il Secondo ne avrà?
Guardo volti ignoli camminare lungo i corridoio di Hall Point e mi chiedo... quanti tra loro... l'hanno avuta?
Non potrò mai saperlo.
Nè loro lo sapranno mai.
Una affollata solitudine.
Rifletto sul fatto che siano tutti soldati, tutti militari, tutti... gradi e scarpe pulite del Core.
Mi chiedo se si rendano veramente conto di cosa significhi.
Sono quasi convinta che il Guerriero... sì.
Esattamente come sono convinta che Lui... no.
Mi chiedo quanto consapevole sia il Secondo.
Ma forse, nel loro ambiente... è tutto così normale.
Il Guerriero mi ha detto una cosa, ieri... una cosa per cui stavo per... stavo per fargli una confidenza. Stavo per dirgli un mio segreto. IL mio segreto.
Ricordo che i giorni dopo, cercai disperatamente Lui. Perché Lui ci era già passato, con Lui avrei potuto parlarne da pari, con cognizione di causa da entrambe le parti.
Ma Lui non c'era... e questo è ciò che non gli perdonerò mai, sebbene sia anche il motivo per cui non lo dimenticherò mai, checché se ne creda in giro.
E ieri stavo per dire al Guerriero che... che è vero che non siamo mostri. Stavo per.
Ma ho aperto bocca ed ho detto che è vero che non è un mostro.
C'è una strana solitudine nel sapere che ci sono altre persone come te, che parlano libearmente del loro essere diversi mente tu non lo fai.
Inizio a chiedermi se ci sono altri come me... diversi che tacciono.
Come la ragazzina dello spazio porto.
Mi ricordo perfettamente la sua paura, quella vecchia paura. La stessa che ebbi anche io.
Il Guerriero avrà avuto paura? Il Secondo ne avrà?
Guardo volti ignoli camminare lungo i corridoio di Hall Point e mi chiedo... quanti tra loro... l'hanno avuta?
Non potrò mai saperlo.
Nè loro lo sapranno mai.
Una affollata solitudine.
domenica 27 novembre 2011
Cani e Pecore
Il Ragazzino è una ventata d'aria fresca nella mia vita. Ha anche lui i suoi chiaro-scuri, ma amo la sua schiettezza, il suo essere ancora solare.
Vorrei essere come lui, ogni tanto. Ma in realtà adesso ho capito a cosa posso aspirare.
C'è una ballata che ho sentito su Greenfield.
Keep movin', movin', movin',
Though they're disapprovin',
Keep them doggies movin' Rawhide!
Don't try to understand 'em,
Just rope and throw and grab 'em,
Soon we'll be living high and wide.
Boy my heart's calculatin'
My true love will be waitin', be waiting at the end of my ride.
Ed è ridicolo che io, che non so cavalcare, sappia perfettamente cosa significhi cavalcare verso il tramonto.
Vorrei essere come lui, ogni tanto. Ma in realtà adesso ho capito a cosa posso aspirare.
C'è una ballata che ho sentito su Greenfield.
Keep movin', movin', movin',
Though they're disapprovin',
Keep them doggies movin' Rawhide!
Don't try to understand 'em,
Just rope and throw and grab 'em,
Soon we'll be living high and wide.
Boy my heart's calculatin'
My true love will be waitin', be waiting at the end of my ride.
Ed è ridicolo che io, che non so cavalcare, sappia perfettamente cosa significhi cavalcare verso il tramonto.
martedì 22 novembre 2011
Tales
C'è un Specchio.
Lo specchi conosce ogni cosa, risponde ad ogni domanda, senza mentire, mai. Ma devi conoscere la domanda giusta.
C'è una Principessa.
E' bella, innocente, ignara della complessità del mondo con cui dovrà avere a che fare.
C'è un Cacciatore.
Leale, ma giusto. Ligio al suo dovere eppure traditore davanti al suo concetto di giustizia. Gli vien chiesta una prova, e lui la falsifica perché non ha il coraggio di schierarsi veramente, pur volendo vivere nella giustizia in cui crede, nonché nella lealtà al potere per cui combatte.
Ci sono dei Nani.
Pensano solo al duro lavoro, non hanno chiesto loro di finir coinvolti in storie che non appartengono alla loro miniera.
C'è un Regina, od una Strega.
Che brama una cosa soltanto e non ha dubbi od esitazioni nel cercare di raggiungere il suo obiettivo, ad ogni costo.
C'è un Mela.
Tutti i sogni, tutti i tradimenti, ogni dolcezza e l'essenza del fiele sono racchiusi nella Mela, regalo e congiura, merce di scambio e legame indissolubile.
Credo che ognuno di noi, nella sua vita, ondeggi tra questi ruoli, equilibrando la sua esistenza dell'essere un poco di tutti e molto di ognuno. Una favola educativ, interessante, psicologica. Se analizzo ogni singola persona che conosco, vedo in lei una preponderanza di un singolo elemento della fiaba, ma anche ogni sfumatura di tutti gli altri. Nessuno escluso.
Qualcuno equilibra bene anche più aspetti. Ricordo che Lui era dannatamente bravo ad essere ogni singolo lato della storia.
Ma a parte Lui, tutti gli altri oscillano verso uno dei ruoli, come attori al casting per una pièce importante.
Il Guerriero è decisamente il Cacciatore, così come la Bambina è decisamente la Principessa. Eppure anche il Guerriero sa essere innocente, anche il Guerriero sa essere votato al suo obiettivo, anche la Bambina sa essere concentrata sul suo lavoro, anche la Bambina sa rispondere alle domande.
Quello che io cerco, però, è la Mela. Io, venditrice di Mele per definizione, Strega tentatrice per antonomasia, temo ogni sera le Mele altrui. Illusioni ed inganni nascosti nell'ombra di promesse suadenti. Io sono la Regina e la Strega, agli occhi degli altri, più di ogni altra cosa.
L'Ingegnere dice che sono la Regina di Cuori, con i miei ordini di tagliare la testa ai passanti.
Ma io non gioco a croquet. Io offro Mele agli affamati, e con essere reco veleno. Il punto è che lo faccio solo con chi lo merita, ma questo dettaglio viene spesso ignorato. Nessuna Strega ha mai offerto mele ai Nani, od allo Specchio, ma solo ed esclusivamente a Biancaneve. Una Principessa che agli occhi della Regina era una minaccia ed una traditrice.
Sì, il Guerriero è anche un po' Strega con la Bambina-Principessa.
E la cosa veramente comica, è che io non ho mai offerto Mele a nessuno, sebbene tutti se ne aspettino sempre una da me.
Dovrei veramente iniziare a fare come dice l'Ingegnere.
Ah, già. C'è un Principe.
Arriva, bacia la Principessa, dissolve gli incantesimi, rende tutti felici e contenti. Ma questa è la parte fiabesca ed immaginaria del tutto.
Lo specchi conosce ogni cosa, risponde ad ogni domanda, senza mentire, mai. Ma devi conoscere la domanda giusta.
C'è una Principessa.
E' bella, innocente, ignara della complessità del mondo con cui dovrà avere a che fare.
C'è un Cacciatore.
Leale, ma giusto. Ligio al suo dovere eppure traditore davanti al suo concetto di giustizia. Gli vien chiesta una prova, e lui la falsifica perché non ha il coraggio di schierarsi veramente, pur volendo vivere nella giustizia in cui crede, nonché nella lealtà al potere per cui combatte.
Ci sono dei Nani.
Pensano solo al duro lavoro, non hanno chiesto loro di finir coinvolti in storie che non appartengono alla loro miniera.
C'è un Regina, od una Strega.
Che brama una cosa soltanto e non ha dubbi od esitazioni nel cercare di raggiungere il suo obiettivo, ad ogni costo.
C'è un Mela.
Tutti i sogni, tutti i tradimenti, ogni dolcezza e l'essenza del fiele sono racchiusi nella Mela, regalo e congiura, merce di scambio e legame indissolubile.
Credo che ognuno di noi, nella sua vita, ondeggi tra questi ruoli, equilibrando la sua esistenza dell'essere un poco di tutti e molto di ognuno. Una favola educativ, interessante, psicologica. Se analizzo ogni singola persona che conosco, vedo in lei una preponderanza di un singolo elemento della fiaba, ma anche ogni sfumatura di tutti gli altri. Nessuno escluso.
Qualcuno equilibra bene anche più aspetti. Ricordo che Lui era dannatamente bravo ad essere ogni singolo lato della storia.
Ma a parte Lui, tutti gli altri oscillano verso uno dei ruoli, come attori al casting per una pièce importante.
Il Guerriero è decisamente il Cacciatore, così come la Bambina è decisamente la Principessa. Eppure anche il Guerriero sa essere innocente, anche il Guerriero sa essere votato al suo obiettivo, anche la Bambina sa essere concentrata sul suo lavoro, anche la Bambina sa rispondere alle domande.
Quello che io cerco, però, è la Mela. Io, venditrice di Mele per definizione, Strega tentatrice per antonomasia, temo ogni sera le Mele altrui. Illusioni ed inganni nascosti nell'ombra di promesse suadenti. Io sono la Regina e la Strega, agli occhi degli altri, più di ogni altra cosa.
L'Ingegnere dice che sono la Regina di Cuori, con i miei ordini di tagliare la testa ai passanti.
Ma io non gioco a croquet. Io offro Mele agli affamati, e con essere reco veleno. Il punto è che lo faccio solo con chi lo merita, ma questo dettaglio viene spesso ignorato. Nessuna Strega ha mai offerto mele ai Nani, od allo Specchio, ma solo ed esclusivamente a Biancaneve. Una Principessa che agli occhi della Regina era una minaccia ed una traditrice.
Sì, il Guerriero è anche un po' Strega con la Bambina-Principessa.
E la cosa veramente comica, è che io non ho mai offerto Mele a nessuno, sebbene tutti se ne aspettino sempre una da me.
Dovrei veramente iniziare a fare come dice l'Ingegnere.
Ah, già. C'è un Principe.
Arriva, bacia la Principessa, dissolve gli incantesimi, rende tutti felici e contenti. Ma questa è la parte fiabesca ed immaginaria del tutto.
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