mercoledì 29 febbraio 2012

CumPatior

Mio padre avrebbe voluto che diventassi una accompagnatrice. Aveva notato una predisposizione naturale alla diplomazia, ma soprattutto quella attitudine alla calma che faceva di me un'ottima programmatrice, secondo i suoi occhi di programmatore.
Ho imparato la Logica attraverso il linguaggio macchina, per poi trasformarla in numeri, in dati, in ricerca operativa, problem solving e process management... diventando qualcosa di completamente diverso da ciò che vedeva mio padre.
Il suo presupposto erroneo è che io fossi un'ottima analista in quanto calma di natura.
La realtà dei fatti è che sono estremamente calma in quanto ottima analista.
Comprendo che, costruendo tesi su un presupposto erroneo, abbia preso la deriva di tesi altrettanto fallaci. Non avrei dovuto essere una accompagnatrice.
Ma, forse, avrei potuto.
Sarebbe ipocrita non ammettere che mi reputerei una perfetta accompagnatrice, sebbene non abbia particolare propensione all'infatuazione. Ma credo che la propensione all'amare le lusinghe e la compagnia fine a se stessa non faccia parte degli standard qualitativi di una accompagnatrice.
Essere una professionista dell'emotività non dovrebbe presupporre un coinvolgimento emotivo, se non professionale, appunto.
La diplomazia non è fatta di coinvolgimenti personali, ma solo di compassione.
Compassione
[com-pas-sió-ne]
dal latino: [cum] insieme [patior] soffro.
Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà - una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro. Non un sentimento di pena che va dall'alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un'unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E' la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.
Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche -e soprattutto- di gioia vitale, e di entusiasmo.

La diplomazia prevede la neutralità. Se c'è un ideale in cui credo, è la neutralità. Assumere la "passione" dell'altro, presuppone il percepire una comunione di intenti volta al raggiungimento del "sollievo" o "piacere" altrui. Credo che sia la base del mestiere di Accompagnatrice, la differenza profonda tra sesso ed amore, tra meretrici ed accompagnatrici, tra verità e finzione, tra fallimento e vittoria.

Ora, guardo il mio pad e leggo il messaggio che ho mandandato a James. E' un messaggio di Compassione. Ho preso mia la visione di James e l'ho elaborata a mio modo,a ttraverso il mio vissuto e le mie nozioni, "patendola" con lui, per poi scrivere ciò che ho scritto con cognizione di causa. Questa è diplomazia, questo è il motivo per cui saprei essere un'ottima accompagnatrice, se volessi. Ma non voglio, perché... perché a monte del mio comportamento, mutano i presupposti.
Non ho "patito con" James per compenso, ma per scelta personale di...
...di cosa? Per chi o per cosa l'ho fatto?

Per James? E' indubbio il suo vantaggio nell'assumere il mio consiglio. Una percezione diversa ma interessante, per sua stessa ammissione. Una strategia che a medio termine risolverebbe i suoi problemi, sebbene presenti riscontri negativi nell'immediato.

Per Ryan? E' innegabile che avrebbe il suo preciso tornaconto nell'immediato, trovando la risposta ad una domanda precisa. Altrettanto innegabilmente, a medio termine questa soluzione gli chiuderebbe porte, senza creargli problemi, ma solo precludendogli alcuni percorsi.

Per Scott? Non mentirò a me stessa negando che non avrei mai scritto a James se non avessi prima parlato con con Scott. E' quello che lui mi ha detto che mi ha fatto percepire la necessità di "compatire" James... o... forse... di "compatire" Scott? Forse è così. Scott è l'unica persona che avrebbe solo vantaggi dall'elaborazione logica che ho proposto a James.

Per... Donna? Non c'è niente che io non faccia anche o solo per Donna Winter.

martedì 28 febbraio 2012

To Rest

Parlare di ideali non è... normale, su uno skyplex. Credo non lo sia.
Ma è difficile parlare di qualunque cosa senza avere come punti fermi i propri ideali.
Qualunque essi siano.
Non condivido gli ideali di James, ma se di ideali stiamo parlando posso provare a comprenderli, valutari, conoscerli. Il punto è che non condivido il modus operandi di James e che questo è un dato di fatto.

Ha sparato ad un soldato e lo ha lasciato andare vivo. Solo questo denota una scansa lungimiranza. Ma i dati aggravano il quadro.
Ha sparato per non farsi fermare con i Volantini. Quindi ha reso un banalissimo reato di propaganda che non lo avrebbe ricondotto ai Dust Devils se non come simpatizzante in uno scontro a fuoco che lo rende un terrorista. Da un punto di vista legale, il diritto di non paralre in assenza di un avvocato non può essere sostituito dal diritto di aprire il fuoco.
Un rapido calcolo dei rischi avrebbe evidenziato che farsi fermare da Phillps e dichiarare di essere un simpatizzante dei Devils avrebbe dato alla Flotta informazioni già in suo possesso e minimizzato il reato.
Ma se proprio doveva aprire il fuoco, doveva farlo con il chiaro intento di uccidere e non lasciare testimoni. L'aver permesso a Phillps di sopravvivere denota una avventatezza ancora più spiccata dell'aver estratto l'arma. Quando si decide di iniziare una cosa, è necessario che vi siano i presupposti per terminarla, ivi inclusa la volontà e la determinazione necessaria.
Esplosi i fatti, resta la sostanza.
A questo punto deve essere analizzato il passato e pianificato il presente.
La scelta del luogo di permanenza attuale di James è ottimale. Nota, semplice, collegata a molte vie di fuga ed abbastanza defilata. La sua progettazione di mosse future, invece, non appare particolarmente efficace.

Non posso che concordare con Scott. Non c'è nulla in ciò che mi ha detto ieri, che non condivida, se non il suo ostinarsi a tralasciare il riposo personale, questione che comunque esula dalla contingenza di James.

...eppure stanotte non ho dormito molto. Ho riequilibrato il lavoro perso per il viaggio verso il Rim, risistemato gli abiti usati per lo sbarco, gestito la corrispondenza residua, elaborato l'agenda dei prossimi giorni, verificato l'ordinaria amministrazione altrui durante la mia assenza... e, marginalmente, dormito.
Adesso sono qui a constatare che il mancato riposo di Scott mi irrita più dei propositi di James, egoisticamente.
L'ennesima dimostrazione che non sono una brava persona.

venerdì 24 febbraio 2012

Rules

Se devi fare una cosa... falla bene oppure... non farla.


Se devi sparare ad un uomo, lascialo a terra morto. Altrimenti, non sparargli.

Se devi uccidere un ufficiale della Flotta, fai sparire il cadavere.

Se devi tendere un agguato ad un blindato, controlla il luogo con appostamenti ed esplora il terreno prima di agire. Altrimenti, non assaltare.

Se devi perquisire illegalmente la casa altrui, sii sicuro di disattivare ogni sistema di sicurezza. Altrimenti, non entrare in quella casa.

Se devi organizzare una festa, sii certo dei desideri del tuo cliente. Altrimenti, non accettare l'incarico,

Se devi stipulare un contratto, fissa ogni singola clausola. Altrimenti, non firmare.

Se devi presenziare ad un evento, curati di restare sino alla fine. Altrimenti, non mostrarti neppure.

Se devi minacciare un uomo, premurati di avere tutte le carte per farlo. Altrimenti, non minacciarlo.

Se devi puntualizzare la tua opinione, controlla che serva farlo. Altrimenti gli altri si riterranno offesi.

Se devi acquisire un incarico, sii sicuro di avere i mezzi per compierlo. Altrimenti, non acquisirlo.

Se devi mentire, fai sì che nessuno scopra mai la menzogna. Altrimenti, non mentire.

Se devi chiedere scusa, fallo solo se hai veramente sbagliato. Altrimenti, ti renderai ridicolo.

Se devi prendere in mano la situazione, fallo con classe e disinvoltura. Altrimenti, ti creerai solo nemici.


Se devi sceglierti un nemico, non scegliere me. Altrimenti, sarà solo peggio per te.

giovedì 23 febbraio 2012

Ciò che è Mio

...e nonostante tutto... mi considera ancora qualcosa di simile ad un'amica?
Non lo avrei detto. Non mi sarei mai aspettata quella frase, dopo tutta la "paternale".

paternale
[pa-ter-nà-le]
s.f.
Rimprovero, ammonimento severo fatto da un padre a un figlio o da un superiore a un sottoposto, con l'intento benevolo di correggere più che di punire (SIN ramanzina): fare, subire una p.

Non credo assolutamente che lui ricada nella nozione di "superiore" né io di "sottoposto". Ma è innegabile l'intento benevolo nei miei confronti e quella dozzina d'anni di differenza d'età. Ho trovato necessario puntualizzare alcune questioni, non ultima la mia possessività. Sono stata chiara sul fatto che non ho intenzione di "dargli" ciò che è "mio", usando queste precise parole. Credo che, di persona, avrei usato altri termini. Ma dovendo farlo a distanza, sono stata particolarmente diretta.
Apprezzo che lui abbia accettato la mia posizione. Apprezzo che lui sappia ed accetti ciò che "sono". Ma non ho amato particolarmente il suo pensare anche solo per un attimo che il mio giudizio possa annebbiarsi o peggio ancora essere annebbiato da altri. Non dimenticherò facilmente questo suoa vermi attribuito una debolezza, sebbene il peso di questo dettaglio sia inferiore da un punto di vista di scala dei valori rispetto a quello di altre frasi ed azioni da lui dette o compiute.

"Credo di aver un nemico... forse è solo uno stupido, che non si rende conto di quello che fa. Ma se non è uno stupido, ma un nemico... reagirò a modo mio. Ma, tranquillo, lo farò in maniera che tu non debba arrestarmi..."
"Dimmi di chi parli... e ci penserò io..."

Ecco... non me lo aspettavo. Le mie frequentazioni continuano a sorprendermi. Ma questa volta, sebbene inattesa, capisco perfettamente questa sua frase. Ha svariate implicazioni logiche, tutte perfettamente coerenti alla sua persona. Quelle più rilevanti, sono il tentativo di aiutarmi, tipico di un rapporto amicale, e quello di limitarmi, tipico di chi sa esattamente fino a che punto potrei arrivare...
In definitiva: quell'uomo mi conosce, ma non abbastanza da smettere di frequentarmi.

mercoledì 22 febbraio 2012

Thé

Dovrei essere priva di scrupoli, secondo la definizione corretta del mio ruolo... Secondo il punto di vista altrui del mio ruolo.
Ma è un punto di vista limitato.
Credere che un individuo possa essere univocamente "disinteressato" oppure "interessato" è superficiale. Ma ho messo di aspettarmi che la gente veda le sfumature, quando non si parla di pure gradazioni di colore pretatmente estetiche.
Il fatto che odi Phillps, ad esempio, non implica che debba necessariamente ucciderlo. Probabilmente non lo odio tanto quanto odio Lui od i Luddisti di Greenfield... anzi, di quanto odiavo i luddisti prima che fossero uccisi... Ops...

Nota per me stessa: Quanto mi costerebbe mandare qualcuno ad uccidere Lui? Cercarlo, trovarlo, ucciderlo. La terza è abbastanza semplice, basta ricordarsi di essere creativi e non usare necessariamente una pistola. Il problema è che nella mia Lista, Lui inizia ad avere una classifica sempre più bassa...

Le sfumature sono il senso della vita, professionalmente parlando. Il fatto che tutto abbia il giusto prezzo, non deve implicare necessariamente che io non abbia scrupoli.
Ne ho avuti, sinceramente, quando Brent mi ha offerto quell'atto di proprietà. Non c'era alcun motivo logico per cui avrei dovuto accettarlo. Non faceva parte di alcun patto, né di alcun accordo, né di alcun affare, né di alcuna scommessa.
La sfida che mi aveva prioposto comportava due semplici implicazioni:
"scoprire la provenienza del thé = essere accompagnata nel luogo di coltivazione e produzione"
In nessuna parte di questa equazione compare una fase in cui quel luogo mi viene assegnato.
Quindi, in definitiva, si tratta di un regalo. Ma non vi erano ricorrenze adatte.
Che senso ha un Regalo privo di contesto? Su quale base avrei dovuto accettarlo? Semplice profitto, probabilmente, secondo alcuni. Ma non è così che funziona.
Lui non è innamorato di me. Lo dice e lo dimostra. Ma avverto chiaramente una sfumatura di desiderio di possesso, di esclusività. Ha sentito il bisogno di testare se vi fosse in me traccia di gelosia. Lo ha fatto in maniera estremamente abile.
Apprezzo la diplomazia con cui ha sondato il terreno, ma il fatto che lui giochi al mio stesso gioco mi rende una avversaria piuttosto temibile per questo genere di cose. Ho imparato ad andare oltre, a guardare non uno, ma due passi più avanti.
Dalla sua indagine sulla mia gelosia, lui ha ottenuto di sapere che non solo non sono gelosa, ma che io stessa sono pronta a spingerlo tra le braccia di un'altra.
Io, invece, so che lui è interessato alle mie reazioni e sensazioni nei suoi confronti, che non si aspetta che io provi necessità di esclusività e che sarebbe pronto a portarsi una donna tra le lenzuola pur di ottenere ciò che vuole.
Se so che non faccio parte del gruppo di donne che si porterebbe a letto per vantaggio, è perché sono estremamente brava a sondare le persone. Estremamente.
Quindi, non c'è nulla che giustifichi il regalo, dato che devo escludere sia il coinvolgimento emotivo da innamoramento, sia un tentativo di lusingarmi ed aver vantaggio dal mio favore, sia un proposito di creare un luogo di privata esclusività. Non riesco a trovare alcuna motivazione logica perché lui volesse che io avessi quella piantagione.
Potrebbe essere un tentativo di allontanare la piantagione da sé, in quanto legata a ricordi non particolarmente attraenti. Ma ho avvertito chiaramente un pesante distacco tra lui ed i ricordi legati a quel luogo e so benissimo che il dolore nasce solo da una componente affettiva e che si odia solo ciò che si ama.
Perché, allora?
Detesto non avere chiare le motivazioni del mio interlocutore. Detesterei ancora di più scoprire che è stato un gesto irrazionale e privo di motivazioni, giacché denoterebbe una penosa caduta di stile e di prestigio ai miei occhi.

Non so perché... mi viene in mente Scott. Quell'incontro che abbiamo fatto, quella frase che gli ho scritto...
"So di aver esagerato... ma il modo migliore per capire una persona, è provocarla..."
Che sia questo, il motivo di Brent? Provocarmi con un gesto a sorpresa, inatteso. Non c'erano basi che lo giustificassero, non potevo essere preparata ad affrontarlo. Se è così, quell'uomo è geniale e sciocco al tempo stesso.
Brent mi sta... studiando?

giovedì 16 febbraio 2012

Listino Prezzi

Forse avrei dovuto sconvolgermi. Scandalizzarmi. Preoccuparmi. Innervosirmi. Qualunque altro sinonimo o parola affine. Ma non ho provato alcuna di queste emozioni o reazioni.
Rifletto mentre scorre l'acqua della doccia. Il rituale mattutino è importante per la lucidità. Spengo le luci, lasciando solo il tepore dell'acqua e l'aroma dell'incenso.
Un tempo, amavo variare fragranza quasi ogni giorno, ma da quanto Miss Pyropie entrò nella mia quotidinatità, adottai come mio il profumo del sandalo. Ed anche se lei oggi non c'è più, credo di essermi abituata all'odore del sandalo... o lo faccio per Gibbs?
Ammetto di pensare spesso al fatto che ci sono affinità tra mantenere la solita colonia per Terezia o per Ryan... e che forse credere di farlo per lui mi ricorda dei tempi in cui lo facevo per lei. Reputo di provare affetto per Miss Pyropie.
Eppure, se qualcuno mi chiedesse di ucciderla e ne pagasse il giusto prezzo... credo che la farei uccidere. Certo... il prezzo sarebbe estremamene alto, dato che provo affetto per lei e per l'innegabile utilità che ha avuto, ha ed avrà. Credo sarebbe un prezzo altissimo, insostenibile, ma pur sempre un prezzo.
Questo, forse, agli occhi degli altri è sbagliato?
Comprendo lo scetticismo di alcuni nel pensare che sia ingiusto che una vita abbia un prezzo. Eppure, se la mia vita ha avuto un prezzo, contrattato con un sicario, non vedo perché non debba ogni vita avere un prezzo.
Forse... forse il prezzo di una vita è il metro di calcolo dell'affetto, della stima e dell'utilità di una persona.
Quanto sarei disposta da accettare, come compenso, per la vita di Ryan? Di Brent? Di Mughain? Di Cole? Di Summer? Di Anthony? Di James? Di Buck? Di Silas? Creo una scala delle variabili che condizionano il valore e regolano il prezzo e l'affare. L'acqua calda scorre sulla mia pelle ed io elaboro cifre, numeri, posizionando compensi in una scala graduata.
...ed adesso, finalmente, so veramente il peso da dare all'affetto. E posso vedere chiaramente a chi tengo e perché. Ora so che il peso dei sentimenti è una variabile in una equazione di rapporto qualità/prezzo.
Sono soddisfatta.
Era così semplice... ed io non lo avevo mai visto. Adesso posso veramente vedere e calcolare in maniera inoppugnabile molte cose.
Ho un metro di giudizio e paragone.

lunedì 13 febbraio 2012

Valutazioni carenti di dati

Tutti esattamente concordi sul fatto che potrei e dovrei frequentare chiunque, tranne un'unica persona. In una spietata ed obiettiva analisi, quella persona è allo stato delle cose il vantaggio che ho rispetto ad ogni altro Skyplex e moltre altre compagnie del Verse.
Io ho dati, voci, informazioni. Io ho un canale aperto e bidirezionale.
Io ho la possibilità di guardare cosa accade lontano dal Mio Mondo.
Penso spesso a due momenti fondamentali del mio rapporto con lui, di due chiarimenti particolarmente schietti, per i miei standard.

"Tu hai un potere, sul tuo Skyplex, che non è neppure paragonabile a quello che ho io fuori di qui... ma fuori di qui, tu non hai alcun potere... mentre io posso arrivare ovunque"

Lui sa esattamente come funzionano le leggi sul mio territorio, così come io so esattamente come funzionano le leggi nel suo. Su questa base... come fanno a vedere qualcosa di sbagliato nel mio continuare a parlare con lui?
Temono forse che io venga influenzata, in qualche modo, dalla sua presenza?

"Ricordati che tutte le spillette che hai appuntate al petto non ti danno il potere di dirmi cosa fare o cosa non fare..."

Dovrei quindi dedurre che i loro timori riguardo la mia frequentazione siano mancanze di fiducia nel mio raziocinio. E' l'unica soluzione adatta a giustificare la loro premura a sottolineare quanto detestino che io continui a vederlo ed a restare in fitto contatto con lui.
Quindi, la cosa più logica da fare sarebbe offendermi per i loro dubbi sul mio operato. Eppure non posso che dare un maggior peso, duarnte l'analisi, ad un valore fondamentale della valutazione: Loro lo conoscono?
La risposta è "No". Non lo conoscono bene quanto me. Suppongo che senza una serie di dati sul soggetto sia facile che loro non vedano la questione dal mio punto di vista, né da uno simile. E la cosa fondamentale, obiettivamente, che mi porta ad intrattere un rapporto con lui è esattamente l'unica cosa di lui che non credo di poter rivelare a nessuno senza creare danni... definendo come "danno" un qualunque evento di portata tale da riverberare su più pianeti.
...definendo come "danno" un qualunque evento che non sono attualmente attrezzata per affrontare...