Ho imparato la Logica attraverso il linguaggio macchina, per poi trasformarla in numeri, in dati, in ricerca operativa, problem solving e process management... diventando qualcosa di completamente diverso da ciò che vedeva mio padre.
Il suo presupposto erroneo è che io fossi un'ottima analista in quanto calma di natura.
La realtà dei fatti è che sono estremamente calma in quanto ottima analista.
Comprendo che, costruendo tesi su un presupposto erroneo, abbia preso la deriva di tesi altrettanto fallaci. Non avrei dovuto essere una accompagnatrice.
Ma, forse, avrei potuto.
Sarebbe ipocrita non ammettere che mi reputerei una perfetta accompagnatrice, sebbene non abbia particolare propensione all'infatuazione. Ma credo che la propensione all'amare le lusinghe e la compagnia fine a se stessa non faccia parte degli standard qualitativi di una accompagnatrice.
Essere una professionista dell'emotività non dovrebbe presupporre un coinvolgimento emotivo, se non professionale, appunto.
La diplomazia non è fatta di coinvolgimenti personali, ma solo di compassione.
Compassione
[com-pas-sió-ne]
dal latino: [cum] insieme [patior] soffro.
Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà - una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro. Non un sentimento di pena che va dall'alto in basso. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che se percorsa porta ad un'unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E' la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.
Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche -e soprattutto- di gioia vitale, e di entusiasmo.
La diplomazia prevede la neutralità. Se c'è un ideale in cui credo, è la neutralità. Assumere la "passione" dell'altro, presuppone il percepire una comunione di intenti volta al raggiungimento del "sollievo" o "piacere" altrui. Credo che sia la base del mestiere di Accompagnatrice, la differenza profonda tra sesso ed amore, tra meretrici ed accompagnatrici, tra verità e finzione, tra fallimento e vittoria.
Ora, guardo il mio pad e leggo il messaggio che ho mandandato a James. E' un messaggio di Compassione. Ho preso mia la visione di James e l'ho elaborata a mio modo,a ttraverso il mio vissuto e le mie nozioni, "patendola" con lui, per poi scrivere ciò che ho scritto con cognizione di causa. Questa è diplomazia, questo è il motivo per cui saprei essere un'ottima accompagnatrice, se volessi. Ma non voglio, perché... perché a monte del mio comportamento, mutano i presupposti.
Non ho "patito con" James per compenso, ma per scelta personale di...
...di cosa? Per chi o per cosa l'ho fatto?
Per James? E' indubbio il suo vantaggio nell'assumere il mio consiglio. Una percezione diversa ma interessante, per sua stessa ammissione. Una strategia che a medio termine risolverebbe i suoi problemi, sebbene presenti riscontri negativi nell'immediato.
Per Ryan? E' innegabile che avrebbe il suo preciso tornaconto nell'immediato, trovando la risposta ad una domanda precisa. Altrettanto innegabilmente, a medio termine questa soluzione gli chiuderebbe porte, senza creargli problemi, ma solo precludendogli alcuni percorsi.
Per Scott? Non mentirò a me stessa negando che non avrei mai scritto a James se non avessi prima parlato con con Scott. E' quello che lui mi ha detto che mi ha fatto percepire la necessità di "compatire" James... o... forse... di "compatire" Scott? Forse è così. Scott è l'unica persona che avrebbe solo vantaggi dall'elaborazione logica che ho proposto a James.
Per... Donna? Non c'è niente che io non faccia anche o solo per Donna Winter.