Fiducia
[fi-dù-cia]
s.f. (pl. -cie)
1 Sensazione di sicurezza basata sulla speranza o sulla stima riposta in qualcuno o qualcosa. La fiducia è un sentimento ottimistico che può essere rivolto a persone o eventi. Di norma la fiducia è associata alla speranza, ma in realtà chi ripone la propria fiducia in qualcuno o qualcosa non spera che questo rispetti le sue aspettative, ne è certo: f. limitata, illimitata; f. nel trionfo della verità, nella giustizia degli uomini; f. di vincere, di essere amato; avere, nutrire f. in qualcuno, in qualcosa; ispirare molta, poca f.; avere, godere, meritare la f. di qualcuno; perdere la f. in qualcuno; guardare all'avvenire con f.; abusare dell'altrui f.; tradire. l'altrui f.; riporre bene, male la propria f.
Non credo che basare una relazione sulla speranza possa essere saggio. La speranza è aleatoria, priva di basi per se stessa, inadatta quindi ad essere essa stessa base per qualcosa.
La fiducia, invece, offre sfumature più variegate, oltre che livelli stratificati e progressivi. Senza dimenticare i campi di applicazione.
Posso "fidarmi" limitatamente a specifici campi e specifiche situazioni. Posso valutare oggettivamente come gestire questa fiducia.
Ma sono particolarmente colpita dalla frase che ho usato, che viene usata, che molti usano: "Io mi fido di te".
Per quanto banalizzata dall'uso comune, reputo sia una frase di una grande forza e significato.
L'uso del "tu", tanto scontato in diversi ambiti, presuppone una confidenza di base. Una vicinanza di qualche tipo, che non posso nascondere di non riuscire a percepire molto spesso. Ma, come gli ho detto, ne abbiamo passate vearmente troppe, assieme, perché non percepisca una vicinanza con lui.
Ma il punto interessante è che dicendo che "io mi fido", sono soggetto attivo e passivo del verbo legato alla fiducia. Sono parte attiva in quanto sono io a fidarmi, ma anche passivo in quanto sono soggetta alla fiducia.
Lo trovo limpido, nella mia testa: la fiducia è qualcosa che, una volta elaborata, valutata, data a qualcuno... diventa qualcosa da subire. Con i pro ed i contro della situazione.
"Io mi fido di te" significa dichiarare una debolezza, rivelare di avere una situazione di sbilanciamento, un punto d'ombra nella propria obiettivita, una partita di poker a carte scoperte.
Ma gliel'ho rivelato, perché... in fondo... io mi fido.
Questo Blog è legato al gioco di ruolo online "Ballad of Serenity" (www.balladofserenity.net) e non rispecchia dati o fatti reali, bensì invenzioni di fantasia legati alla finzione narrativa del gioco.
venerdì 10 febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Desiderare e Volere
C'è qualcosa, nel saloon di Oak Town, che mi fa sentire meno legata al mio ruolo. E non credo sia l'alcool.
Non ieri sera, almeno.
Eppure resto perfettamente congrua a me stessa.
Ho messo le cose in chiaro, anche se so che le probabilità che lui non abbia valutato appieno la situazione sono molto alte.
Ho percepito chiaramente il concetto di "desiderio". La sensazione di chi desidera qualcosa.
Sono abituata cercare di capire a cosa mirano i miei interlocutori, per ottenere il massimo vantaggio dal far loro raggiungere l'obiettivo, anticipando le loro richieste con le mie offerte. Ma non ho mai indagato il concetto di "desiderio".
Se non una sola volta, in vita mia, in cui ho avuto un desiderio io stessa.
Desideravo la morte di un uomo. E, in un certo senso, l'ho ottenuta.
Ma forse, la differenza è nel trasporto emotivo. Ed io ne ho avuto tanto, troppo, inaspettatamente, in forma d'odio. E' questo che compone la sostanza della parola "desiderio": una componente emotiva.
Sì, la differenza sfuma nella declinazione emozionale della frase.
Lui lo desiderava. Desiderava quel momento, desiderava quella vicinanza, desiderava quel contatto.
Io lo volevo. Volevo quel momento, volevo quella vicinanza, volevo quel contatto.
Il concetto di "volere" presuppone una oggettività che lui non credo avesse. O che forse io non dovrei aver avuto. Il punto è che siamo arrivati a quel bancone, a quelle scale, a quella camera, dopo una ponderata valutazione delle variabili. Per quanto mi riguarda.
Il mio coefficiente di rischio si riduce alla valutazione di due componenti di potenziale danno, ma di contro i vantaggi sono certi e molteplici.
E mentre mi dedico ad uno shopping mattutino fatto di frutta e verdura per il mercato di Oak Town, mi scopro a rendermi conto la che la differenza tra "desiderare" e "volere" si fonda sul fatto che chi "desidera" non stila analisi semantiche dopo aver ottenuto ciò che desiderava.
Non ieri sera, almeno.
Eppure resto perfettamente congrua a me stessa.
Ho messo le cose in chiaro, anche se so che le probabilità che lui non abbia valutato appieno la situazione sono molto alte.
Ho percepito chiaramente il concetto di "desiderio". La sensazione di chi desidera qualcosa.
Sono abituata cercare di capire a cosa mirano i miei interlocutori, per ottenere il massimo vantaggio dal far loro raggiungere l'obiettivo, anticipando le loro richieste con le mie offerte. Ma non ho mai indagato il concetto di "desiderio".
Se non una sola volta, in vita mia, in cui ho avuto un desiderio io stessa.
Desideravo la morte di un uomo. E, in un certo senso, l'ho ottenuta.
Ma forse, la differenza è nel trasporto emotivo. Ed io ne ho avuto tanto, troppo, inaspettatamente, in forma d'odio. E' questo che compone la sostanza della parola "desiderio": una componente emotiva.
Sì, la differenza sfuma nella declinazione emozionale della frase.
Lui lo desiderava. Desiderava quel momento, desiderava quella vicinanza, desiderava quel contatto.
Io lo volevo. Volevo quel momento, volevo quella vicinanza, volevo quel contatto.
Il concetto di "volere" presuppone una oggettività che lui non credo avesse. O che forse io non dovrei aver avuto. Il punto è che siamo arrivati a quel bancone, a quelle scale, a quella camera, dopo una ponderata valutazione delle variabili. Per quanto mi riguarda.
Il mio coefficiente di rischio si riduce alla valutazione di due componenti di potenziale danno, ma di contro i vantaggi sono certi e molteplici.
E mentre mi dedico ad uno shopping mattutino fatto di frutta e verdura per il mercato di Oak Town, mi scopro a rendermi conto la che la differenza tra "desiderare" e "volere" si fonda sul fatto che chi "desidera" non stila analisi semantiche dopo aver ottenuto ciò che desiderava.
domenica 5 febbraio 2012
Giorni buoni ed aria lunga
Incontrare John mi ha fatto riflette sul tempo che passa. Sul Verse che cambia, ruotandoci intorno.
Scusa se non telefono
ma ho già il mio bel daffare
a non morire
Qui le donne non sanno più muovere
quel bellissimo mucchio di carne
che nasconde la Bella Speranza
...la Bella Speranza.
Ci sono stati momenti in cui credevo gli fosse accaduto qualcosa. Non rispondeva ai messaggi cortex. Beh, non che gliene abbia inviati molti... ma la quantità era comunque superiore a quella che avrei riservato a molti altri.
Mi ha detto di aver viaggiato. Di essere andato a Goldera credendo di trovarvi l'oro. Di aver imparato sul campo, di aver raggirato e minacciato persone. Di aver speso il mio nome senza il mio permesso, di avermi pensata. Di non sentirsi ancora pronto a tornare.
Adesso ho giorni buoni
e aria lunga
ma ho tanto desiderato essere nessuno...
Non vuole più essere "il ragazzino". Vuole essere un uomo dell'equipaggio, vuole sentire appagato quel senso di inadeguatezza di una infanzia sbagliata ed affrettata. C'è una logica perfetta in tutto questo, da una anche solo superficiale analisi psicologica del soggetto. E' per questo che provo affetto per lui, probabilmente. Perché la logica del suo modus vivendi è perfettamente coerente con il suo background culturale e personale. E perché non si fa troppi scrupoli a fare lavori che altri non farebbero, ovviamente.
Solo un grande scrittore fa muovere insieme
i vivi e i morti
e solo un grande Dio può accudire i disperati
in un posto così...
Il Verse è un luogo strano, mutevole, perverso in maniera caotica. Lui ha detto che vuole "ampliare la sua rete di contatti". Che vuole conoscere i pianeti ed i loro abitanti, che vuole sapere chi cercare quando deve cercare qualcuno. Che vuole continuare ad essere un ragazzo di strada, ma rendendo la strada grande quanto il Verse stesso.
Ci sono luoghi dove il bisogno di violenza
è molto più forte della volontà
ci sono ore in cui il bisogno di violenza
è molto più in alto della volontà...
Ed è ben altro che bastoni e coltelli,
non essere visto e non vedere,
essere piombo caduto fuso
sulla terra.
Il Verse è un luogo strano, mutevole, perverso in maniera caotica. Un luogo pericoloso, a modo suo, tra i suoi meccanismi inquieti di sistema composto da infiniti cervelli ed infinite azioni di infinite variabili chiamate persone.
Reagire come un ragazzo di strada al Verse, non è reagire come Donna Winter. Lo comprendo.
Comprendo che un giorno Jhon potrebbe partire e non tornare. E non solo lui...
Quanto a me, vedi, le persone non cambiano
è che col tempo, il tempo le complica
più di un po'...
Forse sono diversa, dal suo punto di vista. McCarty ha dimostrato che la Me che conosceva non era la stessa Me che ha visto mentre parlavo con Jhon. Non sono cambiata. Sono solo diversa.
Diverse sfumature, diversi rapporti, diverse relazioni con il mondo, diverse frequentazioni. Diversità, non cambiamenti.
Perché mentre ero con lui, in quei pochi minuti, non c'era nulla di stonato. Mi soffermo per una ttimo e guardo indietro. Guardo i giorni in cui "Hall Point" non era "il mio Skyplex". In cui ero solo una minuscola rotella di ingranaggi enormi.
Di quei tempi, mi restano solo tre persone. Tutte e tre costantemente in viaggio. Una un tempo vicinissima ed adesso sempre lontana, una un tempo lontanissima ed adesso molto più vicina. Una che viaggia per mondi che non conosce ancora e che vuol diventare un Uomo.
Così rimando a farmi fischiare le orecchie
fra questi alberghi lontani e devastati,
in questi paesi poveri e salati...
John di sicuro non è andato su Koroleva, o su Albany, od in altri pianeti dal precario equilibrio geopolitico. O, se vi è andato, lo ha fatto come piccolo ragazzino di stiva. Quello che ha visto lui non è quello che ho visto e vedo io. Ci sono momenti e situazioni in cui dal mio punto di vista le guerre sono estremamente più lontane rispetto ad ogni altra persona. Ci sono momenti e situazioni in cui dal mio punto di vista le guerre sono estremamente più vicine rispetto ad ogni altra persona.
Vivo con prudenza
come un buon mercante in un grande affare...
Le cose sono più complicate oggi, rispetto a ieri. Più responsabilità, più potere, più nozioni, più segreti da proteggere. Più vantaggi e svantaggi ad ogni mossa. Ogni passo può essere decisivo nel bene e nel male.
Più spesso, come i topi
sento la mia ombra fra i muri
scivolare.
Scusa se non telefono
ma ho già il mio bel daffare
a non morire
Qui le donne non sanno più muovere
quel bellissimo mucchio di carne
che nasconde la Bella Speranza
...la Bella Speranza.
Ci sono stati momenti in cui credevo gli fosse accaduto qualcosa. Non rispondeva ai messaggi cortex. Beh, non che gliene abbia inviati molti... ma la quantità era comunque superiore a quella che avrei riservato a molti altri.
Mi ha detto di aver viaggiato. Di essere andato a Goldera credendo di trovarvi l'oro. Di aver imparato sul campo, di aver raggirato e minacciato persone. Di aver speso il mio nome senza il mio permesso, di avermi pensata. Di non sentirsi ancora pronto a tornare.
Adesso ho giorni buoni
e aria lunga
ma ho tanto desiderato essere nessuno...
Non vuole più essere "il ragazzino". Vuole essere un uomo dell'equipaggio, vuole sentire appagato quel senso di inadeguatezza di una infanzia sbagliata ed affrettata. C'è una logica perfetta in tutto questo, da una anche solo superficiale analisi psicologica del soggetto. E' per questo che provo affetto per lui, probabilmente. Perché la logica del suo modus vivendi è perfettamente coerente con il suo background culturale e personale. E perché non si fa troppi scrupoli a fare lavori che altri non farebbero, ovviamente.
Solo un grande scrittore fa muovere insieme
i vivi e i morti
e solo un grande Dio può accudire i disperati
in un posto così...
Il Verse è un luogo strano, mutevole, perverso in maniera caotica. Lui ha detto che vuole "ampliare la sua rete di contatti". Che vuole conoscere i pianeti ed i loro abitanti, che vuole sapere chi cercare quando deve cercare qualcuno. Che vuole continuare ad essere un ragazzo di strada, ma rendendo la strada grande quanto il Verse stesso.
Ci sono luoghi dove il bisogno di violenza
è molto più forte della volontà
ci sono ore in cui il bisogno di violenza
è molto più in alto della volontà...
Ed è ben altro che bastoni e coltelli,
non essere visto e non vedere,
essere piombo caduto fuso
sulla terra.
Il Verse è un luogo strano, mutevole, perverso in maniera caotica. Un luogo pericoloso, a modo suo, tra i suoi meccanismi inquieti di sistema composto da infiniti cervelli ed infinite azioni di infinite variabili chiamate persone.
Reagire come un ragazzo di strada al Verse, non è reagire come Donna Winter. Lo comprendo.
Comprendo che un giorno Jhon potrebbe partire e non tornare. E non solo lui...
Quanto a me, vedi, le persone non cambiano
è che col tempo, il tempo le complica
più di un po'...
Forse sono diversa, dal suo punto di vista. McCarty ha dimostrato che la Me che conosceva non era la stessa Me che ha visto mentre parlavo con Jhon. Non sono cambiata. Sono solo diversa.
Diverse sfumature, diversi rapporti, diverse relazioni con il mondo, diverse frequentazioni. Diversità, non cambiamenti.
Perché mentre ero con lui, in quei pochi minuti, non c'era nulla di stonato. Mi soffermo per una ttimo e guardo indietro. Guardo i giorni in cui "Hall Point" non era "il mio Skyplex". In cui ero solo una minuscola rotella di ingranaggi enormi.
Di quei tempi, mi restano solo tre persone. Tutte e tre costantemente in viaggio. Una un tempo vicinissima ed adesso sempre lontana, una un tempo lontanissima ed adesso molto più vicina. Una che viaggia per mondi che non conosce ancora e che vuol diventare un Uomo.
Così rimando a farmi fischiare le orecchie
fra questi alberghi lontani e devastati,
in questi paesi poveri e salati...
John di sicuro non è andato su Koroleva, o su Albany, od in altri pianeti dal precario equilibrio geopolitico. O, se vi è andato, lo ha fatto come piccolo ragazzino di stiva. Quello che ha visto lui non è quello che ho visto e vedo io. Ci sono momenti e situazioni in cui dal mio punto di vista le guerre sono estremamente più lontane rispetto ad ogni altra persona. Ci sono momenti e situazioni in cui dal mio punto di vista le guerre sono estremamente più vicine rispetto ad ogni altra persona.
Vivo con prudenza
come un buon mercante in un grande affare...
Le cose sono più complicate oggi, rispetto a ieri. Più responsabilità, più potere, più nozioni, più segreti da proteggere. Più vantaggi e svantaggi ad ogni mossa. Ogni passo può essere decisivo nel bene e nel male.
Più spesso, come i topi
sento la mia ombra fra i muri
scivolare.
venerdì 3 febbraio 2012
Fire
There's a place just south of Witches' Valley
Where they say the wind don't blow
And they only speak in whispers of her name
There's a lady they say who feeds the darkness
It eats right from her hand
With a cry and shout, she'll search you out
And freeze you where you stand
Lady evil, evil
She's a magical, mystical woman
Lady evil, evil in my mind
She's the queen of the night
In a place just south of Witches' Valley
Where they say the rain won't fall
And thunder cracks the sky, and makes it bleed
There's a lady they say who needs the darkness
She can't face the light
With an awful shout, she'll find you out
And have you before the night
So if you ever get to Witches' Valley
Don't dream or close your eyes
And never trust your shadow in the dark
'Cause there's a lady I know who takes your vision
And turns it all around
The things you see, and what you'll be
Lost and never found
She's the queen of the night
Gonna do it all right
She's the queen of sin
Look out, she'll pull you in!
Lady wonder!
Non so se offendermi o lusingarmi.
In una valutazione obiettiva della situazione, giudicherei gli svantaggi superiori ai vantaggi. Ma mi rendo conto che probabilmente lui non sta attuando una valutazione logica, bensì istintiva.
Sono estremamente certa che non vi siano doppi fini di impatto economico o sociale. Sapere cosa la gente vuole esattamente da me mi permette di elaborare una perfetta strategia di marketing per far lievitare il prezzo del prodotto, l'aspettativa della soddisfazione personale ed infine organizzare un ottimo affare.
Il punto è che chi si avvicina troppo al fuoco, letteralmente, brucia.
Il punto è che non vorrei che lui bruciasse.
Devo elaborare una strategia.
Where they say the wind don't blow
And they only speak in whispers of her name
There's a lady they say who feeds the darkness
It eats right from her hand
With a cry and shout, she'll search you out
And freeze you where you stand
Lady evil, evil
She's a magical, mystical woman
Lady evil, evil in my mind
She's the queen of the night
In a place just south of Witches' Valley
Where they say the rain won't fall
And thunder cracks the sky, and makes it bleed
There's a lady they say who needs the darkness
She can't face the light
With an awful shout, she'll find you out
And have you before the night
So if you ever get to Witches' Valley
Don't dream or close your eyes
And never trust your shadow in the dark
'Cause there's a lady I know who takes your vision
And turns it all around
The things you see, and what you'll be
Lost and never found
She's the queen of the night
Gonna do it all right
She's the queen of sin
Look out, she'll pull you in!
Lady wonder!
Non so se offendermi o lusingarmi.
In una valutazione obiettiva della situazione, giudicherei gli svantaggi superiori ai vantaggi. Ma mi rendo conto che probabilmente lui non sta attuando una valutazione logica, bensì istintiva.
Sono estremamente certa che non vi siano doppi fini di impatto economico o sociale. Sapere cosa la gente vuole esattamente da me mi permette di elaborare una perfetta strategia di marketing per far lievitare il prezzo del prodotto, l'aspettativa della soddisfazione personale ed infine organizzare un ottimo affare.
Il punto è che chi si avvicina troppo al fuoco, letteralmente, brucia.
Il punto è che non vorrei che lui bruciasse.
Devo elaborare una strategia.
giovedì 2 febbraio 2012
Silenzi
Un viaggio in aree prive di rete cortex è un supplizio. Non tanto per la compagnia.
Bishop è un ottimo pilota, un fine conversatore, una scorta sufficiente per un piccolo viaggio d'affari. Ma essere completamente tagliata fuori dal Verse, anche solo per 24 ore prive di segnale radio... è una cosa che mi crea ansia.
Ho una pesantezza che mi opprime le spalle, un inquietante senso di caos dato dal "non conoscere".
Sono certa che Miss McCarty e Richard abbiano saputo gestire al meglio ogni cosa, incluso quello strano caso di follia culinaria al Roadhouse. Non ho dubbi di ritrovare lo Skyplex in perfetto ordine, come l'ho lasciato.
Mi chiedo se il signor Ratliff abbia dato seguito al suo proposito di viaggio a Seven Hills, o se sia partito con il signor Marston... chissà se la pratica su Baylong è stata chiusa e se ci sono novità su Whitmon e se hanno chiuso la questione a New London. Chissà se ci saranno state... nuove assunzioni...
"Miss Winter... sono solo 24 ore..." sorride Bishop.
"Solo", secondo la sua concezione. Nella mia testa, il concetto somiglia più ad un "ben". In 24 ore può essere impostata una guerra o trattata una pace, può essere elaborato un composto chimico o possono essere stati stipulati accordi milionari. Una navetta carica di esplosivo, in 24 ore, può aver fatto esplodere un heavy cruiser. Un abile falsario, in 24 ore, può aver prodotto milioni in pesos ed aver proceduto ad acquisire beni nel Rim, per poi partire per rivenderli nel Border e trasformarli in dollari.
In 24 ore, potrei acculumare senza muovermi dal mio ufficio abbastanza informazioni per mutare l'assetto politico di una città. Fossi meno modesta, direi "di un pianeta".
24 ore senza agganci con il mondo sono un supplizio di incertezza, una perdita di controllo sul mondo cui appartengo e su quello che mi appartiene.
Lo trovo inconcepibile.
Siamo nel 2514. Non è possibile che esistano ancora porzioni di universo in cui la rete cortex è carente.
O... forse sono io che dovrei smettere di andare... tanto lontano?
Bishop è un ottimo pilota, un fine conversatore, una scorta sufficiente per un piccolo viaggio d'affari. Ma essere completamente tagliata fuori dal Verse, anche solo per 24 ore prive di segnale radio... è una cosa che mi crea ansia.
Ho una pesantezza che mi opprime le spalle, un inquietante senso di caos dato dal "non conoscere".
Sono certa che Miss McCarty e Richard abbiano saputo gestire al meglio ogni cosa, incluso quello strano caso di follia culinaria al Roadhouse. Non ho dubbi di ritrovare lo Skyplex in perfetto ordine, come l'ho lasciato.
Mi chiedo se il signor Ratliff abbia dato seguito al suo proposito di viaggio a Seven Hills, o se sia partito con il signor Marston... chissà se la pratica su Baylong è stata chiusa e se ci sono novità su Whitmon e se hanno chiuso la questione a New London. Chissà se ci saranno state... nuove assunzioni...
"Miss Winter... sono solo 24 ore..." sorride Bishop.
"Solo", secondo la sua concezione. Nella mia testa, il concetto somiglia più ad un "ben". In 24 ore può essere impostata una guerra o trattata una pace, può essere elaborato un composto chimico o possono essere stati stipulati accordi milionari. Una navetta carica di esplosivo, in 24 ore, può aver fatto esplodere un heavy cruiser. Un abile falsario, in 24 ore, può aver prodotto milioni in pesos ed aver proceduto ad acquisire beni nel Rim, per poi partire per rivenderli nel Border e trasformarli in dollari.
In 24 ore, potrei acculumare senza muovermi dal mio ufficio abbastanza informazioni per mutare l'assetto politico di una città. Fossi meno modesta, direi "di un pianeta".
24 ore senza agganci con il mondo sono un supplizio di incertezza, una perdita di controllo sul mondo cui appartengo e su quello che mi appartiene.
Lo trovo inconcepibile.
Siamo nel 2514. Non è possibile che esistano ancora porzioni di universo in cui la rete cortex è carente.
O... forse sono io che dovrei smettere di andare... tanto lontano?
lunedì 30 gennaio 2012
Vampiri
I vampiri esistono
sono tra noi ma non si nascondono
anzi appena possono si mostrano,
protetti dal consenso che trovano presso coloro i quali sbranano
che più che volentieri si prestano
porgendo le giugulari,
sperando di diventare loro pari
aspirando al rango di maiali
un pò più uguali degli altri animali,
fedeli al capobranco
ma pronti ad azzannare chiunque si trovino affianco.
Fin dai tempi del banco i vampiri li allevano,
assecondandone l'indole
usando un dio idolo fatto di simboli
ed illudendoli di lottare per un ideale per cui sognare,
per il quale magari morire
se c'è un vampiro da saziare
Bell'affare,
ti rubano l'anima un pezzo per volta
condizionano ogni tua scelta
sono in agguato ad ogni tua svolta
Il nemico ti ascolta
pronto a succhiare ogni singola stilla del tuo ego in rivolta
Loro masticano sentenze da far sputare al prossimo
affinchè pensi di esserne l'artefice
così si impegna al massimo a diffonderle,
a farne una bandiera in cui avvolgere il cadavere del libero pensiero
Il metodo che adottano per controllare l'opinione pubblica è antico come il mondo ed infallibile,
ne aumentano le fazioni
riducendo le interazioni
moltiplicando le incomprensioni
e dividendo le persone
Rivoluzione
resta un vocabolo impronunciabile
se l'unico scontro possibile è tra parti di popolo
che vivono gomito a gomito
e non si accorgono di essere identiche
e non vedono i denti che i vampiri piantano
in quanti credono obbediscono e combattono,
camerati o compagni che siano fanno piatto unico,
con una carota e tanti bastoni come contorno
per dei commensali con troppi canini e una fame d'inferno...
Penso sempre più spesso a Terezia. Penso all'Inferno.
E continuo a sorridere al suadente calore delle fiamme.
sono tra noi ma non si nascondono
anzi appena possono si mostrano,
protetti dal consenso che trovano presso coloro i quali sbranano
che più che volentieri si prestano
porgendo le giugulari,
sperando di diventare loro pari
aspirando al rango di maiali
un pò più uguali degli altri animali,
fedeli al capobranco
ma pronti ad azzannare chiunque si trovino affianco.
Fin dai tempi del banco i vampiri li allevano,
assecondandone l'indole
usando un dio idolo fatto di simboli
ed illudendoli di lottare per un ideale per cui sognare,
per il quale magari morire
se c'è un vampiro da saziare
Bell'affare,
ti rubano l'anima un pezzo per volta
condizionano ogni tua scelta
sono in agguato ad ogni tua svolta
Il nemico ti ascolta
pronto a succhiare ogni singola stilla del tuo ego in rivolta
Loro masticano sentenze da far sputare al prossimo
affinchè pensi di esserne l'artefice
così si impegna al massimo a diffonderle,
a farne una bandiera in cui avvolgere il cadavere del libero pensiero
Il metodo che adottano per controllare l'opinione pubblica è antico come il mondo ed infallibile,
ne aumentano le fazioni
riducendo le interazioni
moltiplicando le incomprensioni
e dividendo le persone
Rivoluzione
resta un vocabolo impronunciabile
se l'unico scontro possibile è tra parti di popolo
che vivono gomito a gomito
e non si accorgono di essere identiche
e non vedono i denti che i vampiri piantano
in quanti credono obbediscono e combattono,
camerati o compagni che siano fanno piatto unico,
con una carota e tanti bastoni come contorno
per dei commensali con troppi canini e una fame d'inferno...
Penso sempre più spesso a Terezia. Penso all'Inferno.
E continuo a sorridere al suadente calore delle fiamme.
sabato 28 gennaio 2012
Creatività
Non mi sentivo così viva da quando Terezia se n'è andata. Progettare, ipotizzare, elaborare dati... analizzare problemi e calcolare soluzioni.
Non mi sentivo così viva da quando Ektor mi portava i suoi problemi ed io glieli risolvevo mentre lui dormiva sul letto accanto alla scrivania. Sono felice non russasse. Mi dicevo che glieli risolvevo per poterli conoscere, per sapere cosa avrebbe fatto e come. Beh, anche quello.
Ma anche per la verve creativa di una sessione di brainstorming su qualcosa che non sia l'analisi del consuntivo trimestrale. Sfide, caos, sessioni di disordine da rimettere in fila.
Domande che vagano nel vuoto, da recuperare, sezionare, censire... dare risposta.
Cercare il caos negli ordini altrui significa scoprire che non sono ordini. E cercare nuovi equilibri.
Equilibri stabili.
I miei equilibri.
Non mi sentivo così viva da quando Ektor mi portava i suoi problemi ed io glieli risolvevo mentre lui dormiva sul letto accanto alla scrivania. Sono felice non russasse. Mi dicevo che glieli risolvevo per poterli conoscere, per sapere cosa avrebbe fatto e come. Beh, anche quello.
Ma anche per la verve creativa di una sessione di brainstorming su qualcosa che non sia l'analisi del consuntivo trimestrale. Sfide, caos, sessioni di disordine da rimettere in fila.
Domande che vagano nel vuoto, da recuperare, sezionare, censire... dare risposta.
Cercare il caos negli ordini altrui significa scoprire che non sono ordini. E cercare nuovi equilibri.
Equilibri stabili.
I miei equilibri.
Iscriviti a:
Post (Atom)