giovedì 10 maggio 2012

Ventiquattro ore

"Stai calma... va tutto bene. Dobbiamo portarti un po' di roba su Horyzon, così parliamo"
"Ho voglia di vederti. Ho bisogno di vederti. Credo di... essere in un momento di disequilibrio"
"Sarò allo spazio porto di Capital City, ci vediamo presto"


Il portellone si apre ed esce Jack. Non c'è problema. Era previsto.
Quello che ho sempre cercato di far capire a Scott è esattamente quello che Brent ha capito.
Non c'è nessun motivo perché Jack non sappia che frequento Scott. E se non le va bene è perché è insicura, non certo perché ci sia qualcosa di sbagliato. Quindi, se non le va bene, non è un problema mio. Sarebbe poco leale da parte mia e da parte di Scott nasconderle che nonostante tutto continuiamo a sentirci ogni sacrosanto giorno. In fondo, non abbiamo niente da nascondere a nessuno.
Non sono l'amante di Cole e lui non è il mio.
Scendono Edwards e Sterling. Loro si mettono a lavorare con la ditta di traslochi, mentre Jack viene da me.
Se mi avesse sparato, mi avrebbe fatto meno male.

Ho avuto un disequilibrio, ieri, quella che in altre forme avrebbe potuto essere considerata una crisi isterica. Secondo i canoni comportamentali, avrei dovuto cercare Brent. Avrei dovuto cercare confronto, conforto e sfogo con quello che sulla carta dovrebbe essere qualcosa di simile al mio compagno.
Ma non potevo farlo. Non posso farlo. Non potrò farlo. Ci sono cose che lui non deve sapere. Ci sono cose, nei miei rapporti con la Almost Home e la sua gente, che non posso dire a Brent. Scott è l'unica persona con cui posso veramente parlare di tutto. Anche di Loro. Soprattutto di Loro.
Mi sono sfogata con lui, confrontata con lui. A distanza. Ed ho percepito la sua mancanza e la necessità di vederlo, in maniera diversa rispetto a quei due dannati giorni in cui io lo cercavo e lui vagava chissà dove in un pod.
Quando l'equilibrio è instabile, l'istinto è di cercare un appiglio che permetta di mantenere il baricentro in posizione sostenibile. Si tende una mano per afferrare qualcosa che funga da sostegno, sperando di trovarla.
Obiettivamente, in senso non solo figurato, l'appiglio che ho sempre trovato ogni volta che ho teso istintivamente la mano, anche senza guardare, è stato Scott.
Ed anche ieri, ieri che aveva ogni ragione lui solo e non gli altri, di arrabbiarsi con me... è stato il mio sostegno.
E mi ha detto che ci saremmo visti allo spazio porto.
Ma allo spazio porto... lui non c'è.

"Scott ha lasciato il mio equipaggio. Per quanto riguarda la Almost Home, da adesso rivolgiti direttamente a me"

Non è sceso da quella nave. Non era neppure a bordo.


C'è un oblò sullo Skyplex, lungo in corridoio, con una panca di metallo davanti, vicino al Casinò.
Scott ed io eravamo seduti lì, mentre lui cercava di spiegarmi come si sentiva perché Jack era partita. Non mi ha mai detto nulla della partenza di Jack. Non mi ha mai detto nulla delle motivazioni. Ma non ha mai avuto bisogno di dirmi a cosa era legata la sua partenza, perché sapeva che lo sapevo. E che non mi interessva sapere su che pianeta fosse andata a fare il soldato.
Mi interessava solo la percezione di assenza che lui stava provando. Una assenza pesante.
La sua donna ed il suo capitano, all'improvviso, lo avevano lasciato solo. E tale si sentiva.

"Non credo di poter spiegare come mi sento"
"Lo sai che se voglio posso sapere esattamente come ti senti, Cole"
"Non sarebbe giusto farti sentire questo peso"


Quella sera, davanti a quell'oblò, ho saputo veramente quanto tenevo a Scott. Perché era vulnerabile. Avrei potuto fare di lui quello che volevo, in quel momento, oppure tentare di farlo. Avrei potuto fare leva sulla sua debolezza per sfruttarla a mio favore in qualunque modo.
E non ho pensato di farlo neppure per un momento.
Tutto quello che mi importava era... aiutarlo. Farlo sentire meglio.
Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che non lo avrei mai lasciato solo. Non ricordo se fu in quella occasione che gli dissi che doveva smettere di sottovalutarsi e rendersi conto di quanto fosse speciale. Non ricordo molte cose, perché oramai sono parte della mia vita come se lo fossero sempre state.
Come Scott.
C'era una vita prima di Scott? Come vivevo, quando Cole non era una costante della mia esistenza? Quando l'ho conosciuto?
Ricordo esattamente come ho conosciuto Ryan e dove ho incontrato Brent. Ma non ho memoria del mio primo incontro con Scott. Perché è come se... non fosse mai "arrivato". C'è semplicemente sempre "stato".
L'ho assunto su Hall Point perché è il migliore, in quello che fa. Ma soprattutto perché se ne rendesse conto lui stesso che è il migliore, in tutto quello che fa.
Era depresso. Si sentiva solo. In un certo qual modo, aveva paura. Ed una forma di rabbia.
Ed io ho fatto tutto ciò che potevo per renderlo più forte, meno solo, più consapevole delle sue potenzialità. Come Amica, come Capo. Anche come donna che lo Ama, sarebbe ipocrita negarlo.

"Di me non importa a nessuno"
"Importa a me, Scott"


Il punto è che oggi... sono io quella che percepisce un senso di vuoto. Una assenza pesante e silenziosa. Ha lasciato l'equipaggio.
Possono esistere tre scenari possibili.
Il primo, presuppone che sia altrove, com'era altrove Jack.
Il secondo, presuppone che sia altrove, per disaccordi con il resto dell'equipaggio.
Il terzo, presuppone che Jack mi abbia mentito quanto ha detto che "lui sta bene".
Solo nel terzo caso, troverei giustificabile il silenzio, tanto quanto l'assenza.
Ma nel 66,6% delle possibilità, lui ha cambiato la sua vita radicalmente... senza dirmi nulla.
Gli ho sempre detto di non dirmi niente di ciò che fanno come... Dust Devils. Ma non c'entrano i Dust Devils, qui. Lo sa che io non faccio domande. Bastava un messaggio "Parto. Non so quando tornerò, ma non preoccuparti se non mi sentirai per un po'". Non avrei fatto domande. "Ho lasciato la nave, ho bisogno di restare da solo, non cercarmi". Non avrei insistito. "Ho litigato con Jack per colpa tua. Ti odio, sparisci dalla mia vita". Lo avrei in un certo modo compreso.
Ma che senso ha il... silenzio?

Mi ha scritto che ci saremmo visti presto.
Mi ha scritto che sarebbe stato allo spazio porto.
Mi ha scritto che doveva portarmi la mia roba.
Mi ha scritto che avremmo parlato.

Poi, è successo qualcosa. Deve essere successo qualcosa. Perché altrimenti significherebbe che mi ha mentito, che mi ha promesso qualcosa che sapeva di non mantenere. Ed io non voglio concepire il pensiero che lui mi abbia mentito.
Ventiquattro ore dopo, lui non c'è. Jack mi dice che lui non c'è più. Che non ci vedremo, che non era allo spazio porto, che non deve portarmi la mia roba e che non gli parlerò.
Cosa può cambiare la vita di un uomo in ventiquattro ore?
Cosa può cambiare la mia vita in ventiquattro ore?

Sono immobile, nella mia casa sempre meno vuota. Non ho fatto cambiare il vetro rotto. Guardo Horyzon attraverso quella cicatrice di vetro.
Sollevo il cortex pad. Solo tre parole. Solo una speranza, leggera. Solo un messaggio, per lui che non me ne ha scritti.

"Cosa è successo?"

mercoledì 9 maggio 2012

Rimmers

"Dovresti parlarle"

No. Sono stanca di cercare di rimediare ad un rapporto inutile. Qualunque cosa faccia per Jack Rooster ed il suo gruppo di Indipendentisti, non varrà mai tanto quanto il fatto che sono nata nel Core e non ho combattuto alcuna guerra.
Lo trovo troppo ridicolo per continuare ad accettarlo.
Troppo ridicolo che il loro proclamarsi "indipendenti" debba constatare che ognuno è libero di essere rimmer e deve assere accettato come rimmer, mentre nessuno è libero di essere corer e accettato come corer.
Il loro riunirsi sotto l'egida della parola "Rimmer" è più unionista di quanto abbia mai preteso l'Alleanza. Ho tentato di spiegare ad Edwards che non esistono "Rimmer", ma solo "Persone singole con Singole storie". Ma lei continua a definirsi Rimmer, con una etichetta creata dal movimento unionista per definire tutto ciò che era ai margini dell'Alleanza. E' fiera di essere una etichetta inventata dagli Alleati?
Nella loro visione, io devo portare rispetto ai cacciatori di St. Andrews ed i cacciatori di St. Andrew devono essere liberi di non portarne a me.
Questa non è indipendenza... è una indipendenza sporca, fatta solo di rivalsa e di vendetta e non di giustizia.
Ma la novità che nessuno comprende è che io porto già più rispetto verso i cacciatori di St. Andrews che verso i manager di Capital City. Peccato che questo sia inconcepibile nella testa di Jack Rooster.
Io so di aver commesso un errore. So di essermi fidata della persona sbagliata. Ma non tollero che ogni mio errore sia un passo indietro mentre ogni mio pregio continui a non portare alcun passo avanti.
Il fatto che io abbia perso il mio lavoro, il mio regno, il mio mondo e la mia vita per proteggere loro, non vale tanto quanto essermi fidata della persona sbagliata, basandomi sul fatto che loro si sono fidati di lui.
Il fatto che io abbia dato ordine di uccidere il mio migliore amico e lo abbia visto morire davanti ai miei occhi, non vale tanto quanto aver creduto che una persona tenesse la bocca chiusa su un dettaglio che non ha niente a che vedere con nessuna bandiera.
Secondo la sua logica, quando McCorvin mi ha accusata di averlo venduto a Jack perché lei lo ha aggredito e denunciato di appartenenza al MAC, io avrei dovuto "prendermela con lei". Le ho affidato un dato. Le ho detto che sarebbe stato chiaro che glielo avevo dato io, ma ugualmente lei non si è limitata a malmenare McCorvin. Ha voluto dirgli perché lo faceva, mettendo nei guai me.
Eppure io non l'ho cercata, per il suo sbaglio.
Perché so che tutti possono sbagliare. Ho affrontato McCorvin da sola ed ho risolto il problema da sola.
Perché... perché mi frulla sempre in testa quella frase di Scott.
"Sì, ci sono. Ci sono pirati, assassini e teste di cazzo... ma ce li teniamo tutti"
...quindi capisco che devo prendere il buono con il cattivo. Io lo capisco.
Ma dimentico che nell'elenco di Scott ci sono i pirati, gli assassini e le teste di cazzo, ma non ci sono i corers. Prendono tutti, loro, ma solo tutti quelli come loro.
Prendono Vergil Neville, contrabbandiere e spacciatore di droga.
Prendono Roona Mei Wilson, che mi accusa ogni volta che mi incontra, ma non ha tempo di venirmi a cercare ed a fare domande perché deve "seppellire un morto" sepolto da più di un mese in cui intanto l'ho già incontrata ad un party della Shouye di Horyzon, evento probabilmente più importante che sapere la verità sulla morte di Buck Blackbourne.
Prendono Eleazar Ritter, che è veloce ad avvisare sul cortex gli amici di Greenfield, ma neppure pensa a chiedermi una opinione prima di parlare di accordi presi con me e pretende di farmi sentire in colpa perché il dramma di Colin è più importante di tutto.
La conosco il dramma di Colin, molto meglio di lui e di loro tutti. Ma questo non interessa a nessuno.
A loro interessano solo i miei errori e le mie colpe. Vere o false che siano.
Basta.
Non elemosinerò ulteriormente il loro rispetto.
Sono Donna Winter. Non subirò angherie da parte loro...
...perché non sono gracile quanto sembro.

martedì 8 maggio 2012

Heisenberg

Quarantena.
Ci sono persone da salvare.
Non ci sono persone da salvare.
E' tutto sotto controllo.
Odio il disordine.
Percepisco senza problemi la tranquillità di quest'uomo. Sa che andrà tutto a posto. Critica i giornalisti.
Credo sia una analisi fallata, la sua.
Il Verse deve concepire di essere legato ad interazioni più o meno vincolanti con ogni realtà. Se il dottor Varela è sicuro che andrà tutto bene, se miss Alcott è sicura che andrà tutto bene, io credo di potermi fidare della loro parola, nonostante le loro contraddizioni.

"Non vado davanti alla stampa senza sapere cosa è successo"
"Dobbiamo occuparci di salvare le persone all'interno"


Due semplici frasi che, in mano ad un giormalista, creerebbero il panico. Ma io non sono un giornalista, sono una analista.
Nella mia analisi, la Blue Sun Corporation sta lasciando agire la Flotta, trincerandosi nel silenzio.
Attendono di avere risposte e questo è comprensibile, ma non comprendono che il Verse li guarda ed attende. E interpreta il loro silenzio esattamente: se tacciono, non sanno cosa dire.
Se non sanno cosa dire, non sanno cosa è successo.
Se non sanno cosa è successo, potrebbero esserci rischi per cose e persone.
...anche solo per le persone interne.

Miss Alcott sta collaborando con la Shouye per stendere un comunicato stampa. Interessante. Ma la Shouye è diplomazia, non marketing. Non è una corporazione interplanetaria. Non conosce le dinamiche del Verse.
Dovrei ignorare i fatti della Blue Sun. Non sono di mia competenza.
...o forse sì?
Heisenberg non era di mia competenza, quando l'hanno rapito. Eppure...
Devo qualcosa a Jacob Heisenberg?
Enumero diversi sviluppi. Ripenso a quello che mi ha detto Brent, su cosa sa fare la genetica.
Potrò mai essere sicurache la pistola di Fagin si sia inceppata veramente per errore?
Mughain e Sayuri... non avevano alcuna alterazione genetica. Lo so. Se non è stato un caso, solo Jacob Heisenberg può aver fatto inceppare quell'arma.
E lo avrebbe fatto.
Ha rotto la sua valigetta sulla testa di un sicario che voleva uccidermi senza che gli chiedessi nulla, senza che chiamassi aiuto.
Non mi interessa la Blue Sun Corporation. Ma posso lasciare i grattacieli di Heisenberg a se stessi?
Miss Alcott dice di avere tutto sotto controllo.
Ma ragiona da tecnico, non da Manager. Non ha tutto sotto controllo, le manca la valutazione delle variabili di interazione con altre realtà, cose e persone.
Quello che ha Brent. Meno adatto tecnicamente, forse, ma con la giusta visione d'insieme per dirigere un piccolo regno di metallo. E' perfetto, nonostante le sue imperfezioni. E le sue incertezze.

lunedì 7 maggio 2012

Statistiche

Una serata per locali con Josephine Leroux. Una serata raffinata, semplice nella sua perfezione, parlado di storia più che di arte e di moda più che di uomini.
Riuscire a combinare piacere e dovere, in una accezione di "dovere" che è un mio vezzo e capriccio, ma pur sempre un affare per quanto vanesio.

Nella stessa serata, Scott è in casa mia, nel mio attico, a fare il padrone di casa nei confronti della Blue Sun Corporation. Un ingegnere di Horyzon si è recato in uno dei più esclusivi grattacieli di Capital City per parlare con il delegato di una persona come Donna Winter. Sarebbe di sicuro interesse scientifico analizzare la sua reazione quando ha visto Scott. Dovrei prima valutare se il mio delegato avesse il cinturone e/o il browncoat.
Ma forse la Blue Sun sa fare il suo lavoro, quarantene e sparatorie a parte. Forse quando ho detto che il mio delegato era un "ex collega di Hall Point" si sono immaginati che su uno Skyplex non badiamo alla forma ma alla sostanza. Forse.

"Ho rotto una finestra con una sedia. L'impiegato sta bene"
"Spero tu non mirassi a lui, od inizierò a preoccuparmi per la tua mira"
"Non miravo a lui"
"Questo mi tranquillizza. Per la mira, intendo"


Oramai non mi scandalizzano più i suoi modi. Nell'80% delle proiezioni, ha lanciato la sedia contro il vetro per saggiarne la resistenza. In tal caso, aver rotto la finestra dimostra l'evidenza di una falla di sicurezza da colmare. Semplice elaborazione empirica dei dati.
Io non avrei mai lanciato una sedia contro la finestra. Avrei chiesto gli schemi tecnici del produttore ed analizzato in via comparativa le soglie di resistenza con studi fisici e balistici.
Ma avrei fatto lo stesso contro... ed avrei impiegato più tempo.
Nel restante 20% delle proiezioni, si è verificato un qualunque evento che sfugge alla mia logica ma è perfettamente coerente con la sua. Oramai, un cuscinetto del 20% di possibilità che lui faccia qualcosa che io non capisco è da considerarsi una costante di ogni calcolo. Credo che i nostri rapporti siano diventati meno burrascosi esattamente nel momento in cui entrambi abbiamo reciprocamente accettato di concedere all'altro un margine di aleatorietà del 20% circa.

Nella stessa serata, Brent è nel suo alloggio, da solo, con una bottiglia di vino. Manda messaggi contrastanti. Non comprendo se sia depresso, se abbia esagerato con l'alcool, se sia arrabbiato. Il mezzo scritto è imperfetto.
Mi ha invitata ad un Rave Party, descrivendomelo come una festa di musica, alcool e droga. Mi ha invitata perché è il SUO Rave Party.
Mi ha invitata mentre sono in un locale di lusso di Capital City a degustare una splendida annata di vino con Josephine Leroux. Mi ha invitata mentre Scott sta lanciando una sedia contro i vetri di casa mia, che per stasera è sua.
Mi ha invitata a qualcosa che, due anni fa, sarebbe stata inconcepibile per la mia percezione.
Prima che percorressi tutte le rotte commerciali del Verse. Prima che mi innamorassi si St. Andrews e della fierezza della gente di Flame. Prima che risiedessi settimane a Greenfield. Prima che andassi a Koroleva in periodo di crisi. Prima che invitassi la Triade ad un concerto per pianoforte.
...prima che le mie percezioni si ampliassero oltre lo stereotipo.
Ora, oggi, credo che potrei andare ad un Rave Party. L'unica remora è legata alla mia reputazione. Non nego di tenere alla mia fama: è uno scudo importante della mia nuova esistenza.
Ma è la "sua festa". Quindi nella bilancia abbiamo il partecipare con lui a qualcosa che gli appartiene ed il rischiare la mia reputazione.
Il rischio rasenta il 75%. Ma con le opportune precauzioni, possono ridurlo al 50%. Con adeguato preavviso e oculata gestione, posso scendere ancora sotto alla soglia del 40%.
Mentre l'impatto della partecipazione, nel 90% dei casi, per lui sarebbe importante.

"Ogni tanto mi chiedo come reagiresti se ti chiedessi di lasciarci"
"Nel 95% dei casi accetterei per rispettare la tua volontà. Se la richiesta non fosse legata ad una specifica e circostanziata occasione, probabilmente avvertirei un senso di disagio dovuto all'incertezza ed alla senzazione caotica. Se invece fosse legata ad una specifica e circostanziata occasione, nell'80% dei casi le sensazioni negative legate alla suddetta occasione attuitirebbero al percezione di caos.
In entrambi i casi, percepire un forte senso di assenza/mancanza personale"
"Sperare che Donna Winter tenesse a me era troppo..."
"E' perché tengo a te che avrei una percezione di assenza e/o mancanza"
"Non sono abituato a sentir parlare di sentimenti come se fossero variabili matematiche..."
"I sentimenti sono reazioni chimiche istintive. Ma dato che non conosco la chimica, li analizzo con un approccio psicologico e matematico"

giovedì 3 maggio 2012

One Eyed Jack

[OFF: Dedicata al mio personaggio di gdr cartaceo Vampire Dark Ages 
Disclaimer: Contiene linguaggio scurrile]



"Ho sentito dire che avete perso gente, ma da che verso del fottuissimo Verse?"

Un messaggio tra gli altri ricevuti alla frequenza cortex fittizia. Ma conosco il mittente, come in altri. E lo conosco abbastanza bene. Avvio una chiamata usando quella linea. Perché di lui mi posso fidare, per queste cose.

"Capitano Jack? Sono Donna Winter"
Non ha un cognome, non lo ha mai avuto e se lo ha avuto lo ha lasciato su qualche pianeta anni fa e si è dimenticato di andarlo a riprendere.
"Ehilà, nobilDonna, che fai? Ti perdi hallpointini per il Verse?"
Conosco bene i suoi toni. Sta ridendo o sorridendo, mentre parla. C'è un ché di cristallino in One Eyed Jack. E' schietto, diretto, non mente mai. Non ne ha mai bisogno, così come non ha bisogno di un cognome o dell'occhio che deve aver lasciato su qualche altro pianeta.
"No, Jack. Una nave di miei contractors ha perso un membro dell'equipaggio, e sai che odio perdere forza lavoro"
Sono tranquilla, parlo lentamente, con tono basso. So che nessuno ascolta, so che Jack è riservato, ma è un istinto duro a morire, il mio.
"Stronzate" ghigna "Dai, chi è? Il tuo uomo?"
"Eir è un nome da donna"
"Cazzo... non lo sapevo che eri lesbica..."
"Non è la mia donna..."
"E di chi è?"

...schietto, diretto, volgare e privo di ogni concetto di "educazione". Ma furbo, sotto quella massa di muscoli e parolacce da rimmer.
"Di un mio amico", non ho motivo di mentirgli.
"Puttana eva... tu hai amici? Se vendo questa news ad un fottuto giornaletto di gossip delle tue parti mi ci ripago tutte le spese di un paio di mesi di manutenzione delle mie navi"
"Hai usato il plurale?"
"Cazzo sì... sono un fottuto ammiraglio di una flotta di tre navi cazzute. Ora sono tutte un po' ognuna in culo al Verse da parti diverse, ma se le metto assieme ho una potenza di fuoco da fondere un heavy cruiser"
"Sei stato tu a derubare l'Orient abbordato due settimane fa?"

Lui è furbo. Ma lo sono anche io.
"Trasportava un carico di merda. Ci stiamo rompendo i coglioni a smerciarlo in giro..." sbuffa "...quindi stiamo girando parecchio. Dico anche agli altri figli di puttana del mio gruppo che se mentre trottolano nello spazio beccano un pod, lo tirino a bordo e ti chiamino in tempo zero. Poi vediamo come sta. Se regge i fili con i denti, si vola all'ospedale più vicino, sennò si punta su Hall Point e ti si scarica in infermeria..."
"Grazie Jack..."
"Dovere bella mora. Mi devi una scopata"
"Solo se la trovi"
"Ovvio. Lo sai che sono un fottuto gentiluomo"

La conversazione termina.
Peculiare indivuo, Jack. Non finge di essere rozzo, lo è. Parla senza filtro tra pensiero e parola, dicendo sempre esattamente quello che pensa.

Jack avvia una chiamata ai suoi uomini, ai suoi capitani, ai suoi compagni.
"Muovete il culo, cani rognosi... avete delle casse di roba di merda da smerciare e vi giuro su Dio che se me ne riportate una indietro vi faccio rimpiangere di non essere schiattati in guerra...
C'è un cazzo di pod con dentro una tipa in giro per il Verse. E' un marinaio e quindi è una dei nostri.
Ci saranno mille pod con dentro mille marinai, in giro per il Verse e sono tutti fottuti fratelli di ciurma. Quindi tenete gli occhi aperti, voi che ne avete due, e trovate quel cazzo di pod e qualunque altro cazzo di pod come se dentro ci fosse vostra sorella.
E quando ci finirete voi, in un cazzo di pod, maledetti figli di puttana, state sicuri che ci saranno i vostri fratelli di mille navette e mezzo a rivoltare questo fottutissimo Verse come un calzino per ritrovarvi, anche se è il cazzo di calzino di Kevin che non si lava dal 2512"

Chiude la conversazione. Robert, il secondo in comando, lo guarda. Sospira.
"Capitano... dubito che qualcuno la prenderebbe a cuore per noi quanto lei se la prende per gli altri"
Non è una critica. E' una obiettiva considerazione.
"Non ho mai perso un uomo, Rob... né una donna. Nè quelle con le contropalle che lavorano sulle mie navi, né quelle con le contropuppe che lavorano nelle mie lenzuola. Ma se capitasse, vai sicuro che lo ritrovo, a costo di prendere a calci in culo l'inferno finché non me lo risputa fuori.
E non me ne frega un beneamato cazzo che gli altri capitani non lo farebbero. Io lo faccio perché sono un fottuto idealista romantico. Ho un cazzo di cuore, sai?"
sbuffa "Adesso gira il culo e fila a far cagare sudore all'equipaggio, che non è che possiamo restare qui tutto il giorno a farci le seghe..."

One Eyed Jack non è una brava persona. Ma ha una morale forte, fortissima, che segue con testarda convinzione.
Neppure io sono una brava persona. Ma ho una lista di priorità salde, saldissime, che seguo con limpida convinzione.

mercoledì 2 maggio 2012

Mancanza

"Ti sono mancato?"
"Sono abituata a non vederti ed immaginarti intento a scalare campanili da qualche parte. Ma non vedere risposta ai miei messaggi mi ha fatto percepire uno stato di ansia e preoccupazione. Quindi credo che... sì, mi sei mancato"


Non gli ho chiesto cosa sia successo. Volontariamente.
So perfettamente che nell'80% dei casi non avrebbe potuto rispondermi.
So altrettanto perfettamente che stavo controllando le news giudiziarie e di cronaca nera con un intervallo di dieci minuti, per essere sicura di non leggere di alcuna operazione alleata contro equipaggi indipendentisti, mentre contattavo i miei agganci in diversi spazioporti utilizzando la scusa del trasporto che devo fare per rintracciare la loro nave, mentre elaboravo le informazioni in mio possesso su Fargate, mentre costruivo una scusa per contattare gli ospedali e le cliniche di Greenfield...
...la mia mente elabora troppe informazioni secondo gli standard collettivi. Avevo creato già diversi scenari possibili e li stavo analizzando uno ad uno, valutando l'azione più adatta ad escluderlo secondo il metodo dia nalisi matematico, al fine di delimitare il range di possibilità e di necessità di intervento.
Il tutto senza chiedermi se lui "mi mancava". Oramai dovrebbero smettersi di sorprendersi del mio basso tasso di empatia. Non ho avuto tempo per percepire l'assenza, perché ogni singolo estante era dedicato all'elaborazione dati.

"Qualunque cosa accada, io continuerò sempre a preoccuparmi per lui. E questo è un dato di fatto, da considerare oggettivamente"

Credo comunque che questo sia, a modo mio, percepire una assenza. Quindi trovo logico definire che "mi mancava".
Quando mi ha risposto, il primo pensiero logico è stato "terminare le elaborazioni di scenari"; il primo pensiero istintivo è stato "fortuna non è su Fargate, non ho agganci laggiù"; il primo pensiero emotivo è stato "meno male che sta bene".
Posso chiudere questo paragrafo. Respirare. Passare ai successivi.

Blue Sun Corporation.
Accordi commerciali, visioni d'insieme, proposte di collaborazione. Burocrazia, regole, deleghe. Logistica. Devo dare la chiave elettronica a Scott, avvisare il portiere e gli operai, pianificare la visita.

...eppure, c'è un pensiero in sottofondo.

Cosmesi.
Pianificazione tecnica ed amministativa, gestione legale, deposito marchi, stesura piano di marketing, briefing con la Shouye, elaborare l'agenda con la Blue Sun.

...eppure, c'è un dubbio in sottofondo.

Corona.
Prendere contatti, cercare persone del luogoq uali appoggi, decidere il nome da usare od il delegato da usare, coinvolgere gli interessati.

...eppure, c'è una tensione in sottofondo.

Mentre lascio scorrere le mie sinapsi come fossero proiezioni holografiche davanti a me, mi fermo a riflettere.
Non conosco Sterling se non come "invitata alla mia cena". Ma è venuta con Ritter, so che ha un legame con lui. Sterling è nel 75% dei casi la donna del dottore. Fa parte dell'equipaggio di Jack, ci sono un buon 90% di possibilità che sia una indipendentista anche lei, un membro del loro Gruppo, amica e collega di Jack e Scott. Non conosco Sterling.
Ma conosco chi conosce lei.
Presuppongo sia normale che mi preoccupi per lei.
Prendendo per vera questa supposizione, la priorità del suo ritrovamento è chiaramente precedente ad ogni altro progetto in corso.

lunedì 30 aprile 2012

Fili

"Perché ti interessa?"

Rispondo alla domanda senza approfondire. Non è importante il "perché".
So perfettamente perché me lo ha chiesto.
Lei non si fida di me, ma soprattutto non si fida del fatto che io possa essere disinteressata... che io possa non avere un doppio fine... che io possa non avere un tornaconto personale.
Quello che lei non capisce è che non deve cercare alcun inganno, non deve cercare alcun raggiro. Deve solo prendere ciò che le do, gratuitamente, perché ci sono poche persone che mi hanno gratis.
In fondo, non può non riconoscere il buono in quello che dico. Le miei idee sono oggettivamente valide, senza stare a perdere tempo nel chiedersi... perché le persegua.
Sono convinta che creda che le abbia parlato di lui per darle una frecciatina, una gomitata immaginaria.
Io le ho parlato di lui solo perché si ricordi sempre che c'è un motivo preciso per cui non la raggirerò. Lui, appunto.
Se analizzo i fatti, oggettivamente e de-personalizzandomi, non posso non notare che la mia esistenza è pesantemente sbilanciata. Mi sembra assurdo che nessuno lo abbia mai notato. Io stessa, però, me ne sono veramente accorta solo quando gli ho inviato quel messaggio ed ho ricevuto la sua risposta.

"Tu ne capisci sicuramente più di me sul lato tecnico... supervisionerai il loro lavoro per conto mio"
"Se non li monto io, non possiamo essere sicuri che non installerano qualcosa che non vogliamo"
"Dipende dagli accordi che riuscirò a prendere. Io mi occupo del lato commerciale, poi passo tutto a te per la parte pratica..."


Sono fili che ci reggono,
fili che ci strangolano
e come ragnatele corrono
fra te e me.

Ci sono infiniti dettagli che ci legano, nonostante tutto. Il fatto che lui sia decisamente il migliore in quello che fa così come io sono decisamente la migliore in quello che faccio. Ed entrambi ne siamo vicendevolmente consapevoli. E per quanto non lavoriamo più assieme, continuiamo ad usare il "plurale". Mi piace sapere che nonostante tutto... nonostante le litigate, le differenze, le vicinanze quando sono state troppo vicine, i ritorni e gli allontanamenti... nonostante tutto, restiamo in contatto.

Sono fili che sostengono
parole in equilibrio instabile,
come tante ballerine tra le nuvole.

Qualcuno potrebbe pensare che il fragile equilibrio tra i membri di questa storia sia un plot da telenovela. Sarebbe troppo semplice. Ci sono implicazioni che riverberano nel Verse. C'è Hall Point, in mezzo, ci sono gli Indipendentisti, in mezzo. C'è il Core nei suoi fragili rapporti con il Border ed il Rim. Ci sono tutti i nostri problemi di comunicazione e tutte le nostre visioni del mondo.

Fili elastici ci uniscono
e più ci allontaniamo più ci attraggono...

Ho una specie di relazione, adesso, con un uomo che mi considera la sua donna. Ed anche lui ha la sua relazione con la donna adatta a lui. E questo, toglie molti fraintendimenti, toglie quella tensione sessuale che infastidiva Mughain. Toglie il desiderio, la gelosia, toglie quello che "lega" le persone. E resta il semplice ed inappuntabile fatto che lui sia persona di cui mi fido ciecamente... e che io sia certa che lui non cerchi il doppio fine in quello che faccio.

Elettroni intorno a un nucleo
s'incrociano soltanto per un attimo
e con un fil di voce si sussurrano qualcosa e poi ripartono.

Vivere vite opposte, in luoghi opposti del Verse. Eppure non l'ho mai sentito così vicino. Quando ho capito che Ryan era il mio "migliore amico", l'ho capito per l'assenza del contatto quotidiano. Ed anche se non ho alcun rapporto quotidiano con lui, ogni singolo istante in cui ci scambiamo una frase, anche il più impersonale dei messaggi, ha la stessa reazione emotiva di una presenza costante.

Fili della tela di Penelope
tessuti e poi disfatti io e te,
distanti come i capi di una corda
che le nostre dita pizzicano
e vibra come un organo
di note silenziose ad ogni battito...

Tic... Tac...
Oscilliamo come un pendolo...
Burattini appesi a fili
che le nostre mani tirano,
che si annodano e a volte sfuggono...
Fili d'erba calpestati che a fatica si rialzano...

Due gradi verso l'alto,
due a sinistra e in mezzo fili troppo tesi,
fili di discorsi persi e poi ripresi
senza mai venirne a capo,
fili rosso cupo che ricamano
indecifrabili messaggi in codice.
Fili che riunisci in trecce che io adoro scioglierti,
che legano i tuoi polsi docili a ricordi semplici.

Fili d'oro tracciano parabole
nel buio dell'estate
dando ai desideri un'anima...
E tu diventi musica,
suoni in metrica,
armonia ipnotica:
stregato da te che sei la mela della favola.

Perduti nello stesso dedalo
facciamo su un gomitolo
ma il filo che inseguiamo
è il medesimo.

Ed è questa la cosa assurda... che alla fin fine, pur seguendo strade diverse... ad un certo punto convergiamo verso un unico obiettivo.
Un obiettivo che adesso, adesso che sono tornata a vivere nel Core, vedo benissimo. Un obiettivo chiaro, l'obiettivo che Jack non capisce... ma che è dannatamente simile al loro. Identico e differente.

E un giorno taglieremo insieme il filo del traguardo
e resteremo finalmente
senza fili tra di noi...
Guinzagli d'aquiloni insofferenti che strattonano
per liberarsi e perdersi
e rincorrersi nel vento...